Un insegnamento zen per superare la paura del tempo che passa

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Il passare del tempo è inesorabile. Non si può fermare, non si può alterare. Provarci è come provare a fermare un fiume in piena a mani nude: un tentativo goffo e pericoloso, ma anche assolutamente inutile.

Il tempo passa e noi non possiamo farci niente. Per moltissime persone questa consapevolezza è come una ferita sempre aperta. Non accettano questa verità e così passano un’intera vita a preoccuparsi, invece di fare l’unica cosa che noi esseri umani possiamo fare nel nostro piccolo: valorizzare il nostro tempo, riempiendolo di felicità.

Di fronte allo scorrere del tempo, nascono molte paure. Una delle più comuni è la paura di invecchiare.

La paura di invecchiare

Milioni di persone vivono in una preoccupazione quasi paralizzante all’idea che un giorno saranno anziane. Temono di avere un brutto aspetto o di non avere più forze, sviluppando quindi una convinzione logorante: quella per cui invecchiando perderanno lentamente il loro valore umano, fino a non valere più niente.

Questo modo di ragionare è tipicamente occidentale, perché è tipico della nostra società consumista e materialista dare tutta questa importanza ad aspetti esteriori e meramente superficiali. Il modo in cui appariamo, ad esempio, oppure ciò che possiamo ostentare per suscitare l’invidia altrui.

Viaggiare è utile a tante cose, tra cui sviluppare la capacità di uscire da certi schemi mentali. Come scrivo nel mio libro, l’ho scoperto volgendo il mio sguardo verso Oriente e trovando modi di intendere la vita completamente diversi dai nostri. Forse più adatti ad affrontare i nostri dubbi esistenziali e le nostre paure.

L’ossessione per la gioventù

Come chiunque altro, sono cresciuto con l’idea che invecchiare sia una brutta cosa. Come se fosse una specie di condanna, mi è sempre stato detto: “Goditi gli anni della tua gioventù perché poi da vecchio li rimpiangerai!

Viaggiando, ho scoperto che altrove non la si pensa in questo modo. Per molti cinesi, ad esempio, un buon obiettivo di vita è quello di dedicare la propria gioventù a lavorare sodo, per poi invecchiare bene, ovvero arrivare a una certa età con un bell’aspetto. L’esatto contrario di quello che avevo sempre visto con i miei occhi in Occidente: uomini e donne attentissimi al loro aspetto da giovani e senza un briciolo di amor proprio da anziani.

Ma di tutte le interpretazioni sull’invecchiare che ho trovato finora, quella che più mi ha colpito me l’ha offerta ancora una volta il Buddhismo. In realtà quello che sto per descrivere non riguarda propriamente l’invecchiare, ma la capacità di adattarsi in base al passare del tempo.

Una vera e propria arte zen praticata dai monaci di tutto il mondo, che può risultare molto utile anche alle nostre latitudini.

L’arte zen di ottenere il massimo da ciò che si ha

I monaci buddhisti hanno una mentalità che amo profondamente: in qualsiasi ambito della vita, cercano di ottenere il massimo da ciò che hanno. È anche uno dei capisaldi del Minimalismo, uno stile di vita che ho adottato negli ultimi anni e mi ha letteralmente cambiato la vita.

Ottenere il massimo da ciò che si ha significa cercare di sprecare il meno possibile. I monaci buddhisti sono maestri in questa pratica.

In Giappone, ad esempio, esiste una varietà di ravanello che per secoli è andata in parte sprecata perché si credeva che le sue foglie non fossero buone da mangiare. Poi i monaci buddhisti, amareggiati all’idea di buttare via chili di foglie, hanno provato a valorizzarle. E hanno scoperto che tenerle sotto aceto per diverse settimane le trasformava in un delizioso contorno.

Questa impostazione si trova agli antipodi rispetto a quella più comune in Occidente, dove nulla è mai abbastanza e tutto va consumato per poi essere rimpiazzato, che si tratti di oggetti o delle relazioni. Ed è molto utile per smettere di aver paura di invecchiare.

Il dolore per il passare del tempo

Moltissime persone in Occidente si aggrappano alla loro immagine di giovani nel pieno delle forze e provano a trascinarla con sé anche quando invecchiano.

In altre parole, non accettano il passare del tempo e vivono in uno stato di costante turbamento, celato da tentativi spesso maldestri di apparire sempre giovani.

Il Buddhismo offre un meraviglioso antidoto a questa forma di dolore interiore. È un messaggio semplice e immediato: la vera bellezza non è determinata dall’età ma dal modo in cui ci si riesce ad adattare al passare del tempo.

Come si riesce a farlo concretamente? Come si supera la paura di invecchiare?

Cambiando la mentalità unidirezionale e strettissima con cui siamo stati cresciuti, per adottarne invece una più ampia. Come quella dell’antico concetto giapponese del “mitate“.

“Mitate”, ovvero ogni cosa ha più scopi

È un termine che indica che qualsiasi strumento non ha un solo scopo e un solo uso, ma può averne infiniti.

Mitate” è un concetto molto diffuso tra i monaci buddhisti giapponesi ed è strettamente collegato alla mentalità minimalista e anti-spreco di cui scrivevo poco fa. Un buon esempio arriva dalla Thailandia, dove pochi monaci hanno costruito un intero tempio utilizzando bottiglie di vetro raccolte in strada.

Ma non è una questione esclusiva del Buddhismo, è una mentalità ampiamente diffusa in tutto l’Oriente. A Bali, dove vivo per una parte dell’anno, ho notato che la popolazione locale utilizza vecchie scarpe da ginnastica (spesso abbandonate dai turisti) come vasi per le piantine da giardino.

Assumere il punto di vista per cui ogni cosa ha molteplici scopi è utilissimo per superare la paura di invecchiare, perché si può benissimo applicare anche a noi stessi.

Infatti, così come una tazza di tè serve originariamente solo per berci il tè ma quando si scheggia può anche diventare un contenitore per le penne, anche noi possiamo benissimo avere scopi sempre nuovi.

Come ci si adatta quando si invecchia?

Magari quando sei giovane senti che il modo migliore di utilizzare il tuo corpo è scalare montagne, correre, nuotare e sfruttare al massimo tutta la forza fisica di cui disponi.

Ma invecchiare non vuol dire smettere di vivere. Quando avrai meno forze, non dovrai pensare di non avere più alcuno scopo, dovrai semplicemente adattarti e adattare il tuo stile di vita alla nuova situazione.

Reinventarsi, insomma. Dar sfogo alla propria creatività, che non conosce età. Tenere giovane la mente. Ascoltare il proprio corpo per farsi stupire da tutto ciò che è ancora in grado di fare. Dedicarsi agli altri, che siano i propri figli o nipoti o dei perfetti sconosciuti in cerca di aiuto. Sfruttare ciò che di più prezioso si possiede quando si invecchia: l’esperienza.

Ma anche continuare a viaggiare, a muoversi, a esplorare: tutto questo si può fare sempre, cambia semplicemente l’intensità.

Magari a 20 anni hai tante energie ma pochi soldi e allora viaggi con lo zaino in spalla, dormi negli ostelli e mangi solo ai banchetti dello street food. Magari a 60 anni hai meno energie ma la possibilità di viaggiare più lentamente, con più comfort. Invece del sud-est asiatico zaino in spalla, visiti il Giappone con grande calma.

Molte persone hanno paura di invecchiare perché temono di essere costrette a smettere di viaggiare. In realtà la soluzione è semplicemente adattarsi.

Diventi vecchio solo quando smetti di essere felice e positivo

Una grande fonte di infelicità per molte persone si genera quando si rendono conto di non avere più la forma fisica e/o la “bellezza” (concetto astratto e fortemente soggettivo) che apparteneva loro da giovani. La paura di invecchiare è logorante.

Se sono infelici, però, è esclusivamente perché non riescono a fare proprio il concetto di “mitate“, per cui ogni cosa e ogni persona ha infiniti scopi. Da giovani ne abbiamo alcuni, da anziani ne avremo altri. L’importante è non convincersi di non averne più.

E infine ricorda sempre le parole di un uomo dalla saggezza infinita, il monaco buddhista vietnamita Thích Nhất Hạnh: “Essere belli significa essere se stessi“.

Prenditi cura della tua immagine, ma solo per far felice te stesso/a. Cura il tuo corpo e la tua mente, ma soprattutto mantieni vivo il tuo spirito di adattamento: non si smette di essere positivi quando si diventa vecchi; si diventa vecchi quando si smette di essere positivi.

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