Il Minimalismo ti insegna a valorizzare le persone della tua vita invece di sostituirle

Photo by Toa Heftiba

In quest’epoca dominata dal consumismo sfrenato, dalle apparenze e da un’idea di felicità preconfezionata, che si basa quasi esclusivamente sul materialismo, la risposta di noi romantici sognatori si chiama Minimalismo.

Ho già avuto modo di parlarne in due articoli (qui spiego cos’è, qui spiego perché sta diventando un antidoto a un certo malessere tipico dei nostri tempi) e mi sembra sempre più chiaro che il Minimalismo diventerà una sorta di ribellione nei confronti di ciò che ci viene suggerito come “giusto” ogni singolo giorno, attraverso un bombardamento mediatico su tv, giornali e social media.

Perché chi crede nel Minimalismo è convinto che la rappresentazione di una vita felice non sia quella fatta di oggetti che costano quanto lo stipendio annuale di una persona comune e dell’ostentazione continua di ciò che si possiede. Credere nel Minimalismo vuol dire smettere di associare la felicità al possesso.

Adottare questa mentalità ha tanti risvolti. Ce n’è uno in particolare che ritengo molto interessante e sottovalutato: il Minimalismo ti può aiutare molto nel migliorare i rapporti con le altre persone. In particolare nel farti capire che spesso si possono riparare invece di distruggerli, proprio come avviene con gli oggetti.

Il Minimalismo: ripara, non sostituire

Al giorno d’oggi ci sembra normale buttare un oggetto non appena diventa “datato”. Ci sbarazziamo di cose perfettamente funzionanti e utili solo perché sono passate di moda. Vale per tutti i tipi di oggetti, dall’automobile alla tecnologia ai vestiti.

Se adotti il Minimalismo ti imponi di smettere di essere così “sprecone”.

I tuoi pantaloni hanno un piccolo buco? Li puoi rattoppare invece di comprarne altri. Il tuo smartphone non è il modello più potente sul mercato? Finché funziona e si adatta alle tue esigenze puoi continuare a utilizzarlo. La tua automobile è vecchia? Se realizza il suo scopo (portarti dal punto A al punto B) non ha senso spendere soldi per averne un’altra.

Questa mentalità del “ripara invece di sostituire” può cambiarti la vita, perché non si applica solo agli oggetti ma anche alle relazioni con le persone.

Abbiamo cibo, mezzi di trasporto, opportunità, benessere e tecnologia avanzata. Ci sono tutti i presupposti per essere felici. Eppure, in questa società apparentemente così evoluta, per molti la felicità è solo un miraggio. Tante persone si sentono in gabbia e hanno l’impressione di non riuscire a respirare, senza neppure conoscere il motivo di questo malessere.  C’è un fondo di insoddisfazione diffuso e immotivato, considerando che c’è chi dall’altra parte del mondo non ha niente eppure prende la vita con molta più leggerezza, trovando la felicità in una situazione che noi occidentali definiamo “povera”. Incredibilmente, in un’epoca nella quale c’è un’abbondanza mai vissuta prima, i livelli di stress, ansia e insicurezza sono altissimi. Da dove nasce questo paradosso? Da un eccesso. Un eccesso di informazioni, stimoli e soprattutto oggetti.

Dal mio libro, “Le coordinate della felicità

Giudica le persone in base a ciò che sono, non in base a ciò che hanno

Quando ti liberi dalle catene del materialismo che annebbiano la tua mente, smetti di giudicare il valore degli altri in base a ciò che hanno e inizi a farlo in base a ciò che sono. Ritorni ad apprezzare, amare e voler scoprire le persone.

Così, una volta libero e lucido, ti può capitare di notare quanto il consumismo dei nostri giorni non riguardi solo gli oggetti ma anche le relazioni. Consumiamo le relazioni (che siano di amore, di amicizia o famigliari) come se fossero carta straccia e quando ce ne stufiamo le buttiamo via, proprio come facciamo con le cose.

In questo modo passiamo da una relazione a un’altra sperando di trovare sempre qualcosa di meglio, proprio come ci succede con gli oggetti: abbiamo uno smartphone perfettamente funzionante ma vogliamo quello nuovo, solo perché è nuovo e quindi ci sembra automaticamente migliore.

“Consumare” le persone

Credo che il consumo delle relazioni riguardi soprattutto i rapporti d’amore.

Oggi, con l’immediatezza dei social network, è molto facile rivolgere immediatamente le proprie attenzioni altrove, spesso costruendo scenari puramente illusori. Si pensa di avere infinite possibilità e quindi in molte persone nasce il desiderio di andare a cercare nuove persone non appena si verifica un piccolo problema nella relazione attuale.

È un modo di ragione che ereditiamo dal materialismo: proprio come per gli oggetti, ci sono persone nuove “a portata di social” che ci sembrano migliori di quelle che abbiamo nella nostra vita solo perché sono nuove e tutte da “consumare“.

Il Minimalismo ti aiuta molto a capire quanto sia assurdo questo modo di ragionare, perché quando hai compreso il valore di aggiustare, riparare e recuperare gli oggetti, capisci che quel valore è ancora più grande quando lo applichi alle persone e alle relazioni.

Riscoprire il valore delle persone che abbiamo intorno

È molto facile non accorgersi del valore delle persone che abbiamo di fianco, che siano parenti, partner o amici. Perché in quest’epoca storica caratterizzata dall’abbondanza diventiamo esigenti, pigri, egoisti ed estremamente cinici. Pensiamo che se una persona (proprio come un oggetto) non ci dà tutto ciò che desideriamo, allora possiamo “buttarla” e passare alla prossima.

Diamo per scontate le persone che abbiamo vicino e guardiamo con ammirazione e desiderio chi è lontano, solo perché rappresenta una novità che stuzzica la nostra mente consumista. Cerchiamo il piacere immediato senza renderci conto che la felicità è tutt’altro ed è un insieme di sensazioni che possiamo raggiungere solo dedicando tempo ed energie ogni singolo giorno. Non ci sono scorciatoie per la felicità.

Essere minimalista ti insegna ad essere paziente. Ti fa venir voglia di aggiustare le cose invece di buttarle e quindi ti fa venir voglia di ricostruire un rapporto invece di arrenderti e spostare subito la tua attenzione altrove. Ti spinge a prenderti cura di ciò che hai costruito con un’altra persona e arrenderti definitivamente solo quando sei sicuro di aver fatto tutto il possibile.

Adottare questa filosofia di vita ti porta a riscoprire il valore delle persone. Riscopri, ad esempio, perché ti sei innamorato della tua compagna e se vedi che nel tempo è cambiata non ti concentri in altre direzioni ma cerchi di risolvere il problema, di aggiustare la relazione, di parlare e ragionare insieme. Cerchi di tenere in vita un rapporto che ha ancora tanto da dare.

Oppure riscopri l’amore che provi per i tuoi genitori. Magari avete avuto tante incomprensioni, tante cose del loro modo di fare che ti fanno infuriare, ti senti incompresa, ma alla fine quando ti imponi di provare ad aggiustare un rapporto invece di buttarlo, riesci a distinguere le buone intenzioni dalle cattive intenzioni. Riesci a capire quando una persona ti fa male involontariamente, perché in realtà le sue intenzioni erano solo di aiutarti.

Concentrati su ciò che hai, non su ciò che non hai

Sia chiaro: ci sono relazioni che sono irrecuperabili e continuare a tenerle in vita non fa altro che rovinare la tua, di vita.

Se non c’è verso di aggiustare un rapporto, ovviamente è giusto passare oltre. Come dico sempre, essere felici viene prima del rendere felici gli altri a tuo discapito. Ma è importante essere sicuri di aver fatto proprio tutto, perché non c’è niente di peggio di ritrovarsi un giorno, tra vent’anni, a rimpiangere ciò che sarebbe potuto essere. A maledirsi per aver perso la donna della propria vita perché accecato dal desiderio di concentrarsi su altre persone, attraenti solo superficialmente e per il semplice fatto di essere “nuove”.

Il Minimalismo cambia il tuo modo di ragionare: invece di pensare a ciò che non hai, ti porta a concentrarti su ciò che hai. E a recuperare, aggiustare e riportare in vita non solo gli oggetti ma anche le relazioni. Spesso non hai bisogno di qualcosa o qualcuno di nuovo: hai solo bisogno di riscoprire il valore di ciò che già fa parte della tua vita.

(trovi parte di questa riflessione anche nel capitolo “Minimalista” del mio libro “Le coordinate della felicità“)

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