Una tecnica per imparare a vivere nel “qui e ora”

Photo by Toa Heftiba

Se segui il mio blog o hai letto il mio libro sai bene come la penso: il tempo è il bene più prezioso che abbiamo. Più del denaro, più degli oggetti, perché il tempo è l’unica cosa che non possiamo in alcun modo aumentare o mettere da parte. Puoi lavorare duramente per aumentare i tuoi soldi ma non puoi fare nulla per aumentare il tuo tempo.

Per questo motivo sono convinto che uno dei metodi più efficaci per avere una vita felice sia imparare a valorizzare il proprio tempo, riempiendo le proprie giornate di momenti per cui vale davvero la pena vivere e i propri anni di ricordi indimenticabili.

Ma come si fa a valorizzare il proprio tempo? Ci sono molti modi e sono convinto che uno dei più efficaci sia imparare a vivere nel qui e ora.  È importante perché senza l’ansia per il futuro e senza la nostalgia del passato riesci a vivere pienamente nel presente. In questo modo valorizzi il tuo tempo perché ti concentri sull’unica cosa su cui hai davvero potere: il “qui e ora” appunto.

L’importanza di vivere nel “qui e ora”

Viaggiando ho avuto modo di ascoltare il parere di molte persone interessanti sul qui e ora. Un monaco buddhista, ad esempio, mi disse che “la felicità, per come la intendete voi, è tutta una questione di imparare a vivere nel “qui e ora”. Quando ti immergi nel momento presente e non esiste né ieri né domani, hai trovato una forma di pace che la maggior parte delle persone potrebbe chiamare felicità”.

Tutto il concetto di “qui e ora” è molto affascinante ma per moltissime persone c’è un problema: come diavolo si impara a vivere nel qui e ora? Come si fa a non permettere alla scimmia impazzita che abbiamo nella testa di prendere il sopravvento portandoci verso momenti del passato (che non tornano più) e momenti del futuro (di cui non abbiamo alcuna certezza)?

C’è una tecnica che ho scoperto viaggiando e che ritengo molto efficace, non solo per imparare a vivere a pieno il momento ma anche per riprendere il controllo sulla tua mente.

La schiavitù delle abitudini

Me ne parlò la prima volta un ragazzo conosciuto nella comune di Bali che menziono anche nel mio libro. Era un grande appassionato di meditazione ed era convinto che la maggior parte dei problemi dell’uomo occidentale derivino dalla schiavitù delle abitudini.

Dal suo punto di vista, diventiamo così abituati a ripetere certe azioni ogni giorno da arrivare al punto di vivere con il pilota automatico, senza nemmeno renderci conto di quello che stiamo facendo. Il nostro cervello, impigrito da situazioni sempre uguali che non ci mettono mai alla prova, inizia a girare ai minimi, come un motore in folle.

Così ci svegliamo ogni mattina e iniziamo la nostra routine senza alcuna consapevolezza: ci alziamo dal letto, andiamo in bagno, facciamo colazione, ci vestiamo per andare in ufficio, prendiamo l’automobile in garage, accendiamo la radio, guidiamo sulla solita strada, salutiamo i soliti colleghi e ci mettiamo al lavoro, quando, forse, riaccendiamo il cervello.

In questo modo le giornate passano senza che ci rendiamo conto di ciò che stiamo facendo. Infatti attivando questa modalità “pilota automatico”, abbiamo la sensazione che il tempo sia passato troppo velocemente e senza lasciare il segno.

È successo a tutti: arrivi a fine giornata e hai l’impressione di non ricordare nulla di quanto successo nelle ultime ore. L’ultima cosa che ricordi è di esserti svegliato, poi il vuoto fino a sera. Cosa c’è stato in mezzo? In che modo hai riempito quelle ore? Non lo ricordi e il motivo è proprio dovuto alla routine: a furia di compiere sempre le stesse azioni, non stai più vivendo davvero. Se non la ricordi, non è vita.

Una tecnica particolare per riportare la mente al qui e ora

Il primo passo per riuscire a vivere nel “qui e ora” è quindi spezzare questa schiavitù delle abitudini. Ci sono molti modi per farlo, da quelli più semplici a quelli più estremi. Ad esempio ci si può promettere di fare ogni giorno qualcosa di nuovo, che è anche un ottimo metodo per rendere memorabile ogni singola giornata. Poi ci sono soluzioni più forti, come licenziarsi, vendere tutto e fare il giro del mondo. Non ti sconsiglio nessuna delle due.

Il ragazzo incontrato a Bali mi suggerì però qualcosa di diverso. A suo dire era il metodo più semplice e immediato per non essere schiavo della routine e soprattutto per riportare velocemente la mente al “qui e ora”. È utile soprattutto per superare quei momenti di “incanto” che tutti noi proviamo quando facciamo un’azione che conosciamo a memoria.

Ciò che devi fare è molto semplice e si suddivide in due step.

Il primo è fermarsi. Completamente. Non importa cosa tu stia facendo, molla tutto e fermati. Devi importi di farlo, quindi puoi anche mettere una serie di sveglie sul tuo smartphone per attivare quel momento di stop oppure puoi prendere come punto di riferimento un’azione abitudinaria, come ad esempio alzarti dalla sedia dell’ufficio o aprire una porta, e fermarti ogni volta che lo fai.

In ogni caso, quando arriva quel momento devi fermarti. Non importa che tu stia camminando, parlando con qualcuno, pulendo casa, lavorando o mangiando.

Il secondo step è concentrarti sui dettagli. Ti sei fermato e ora devi concentrarti su tutti quei dettagli che dai per scontato: cosa si trova intorno a te? Quali suoni senti? Quali profumi ci sono? Quali colori riempiono i tuoi occhi? Che sensazione ti danno i vestiti che hai sopra la tua pelle?

Un esercizio di Mindfulness per immergerti nel “qui e ora”

È un esercizio di Minduflness, ovvero una tecnica di consapevolezza utilizzata da molte persone per riprendere il controllo sulla propria vita. Per questo viene anche suggerito per curare alcuni problemi psicologici che ti portano a perdere la calma: ti fermi e inizi a registrare tutto ciò che ti circonda. Tutto ciò che percepisci, dal ritmo del tuo respiro al rumore di un treno lontano.

Questo momento di pura consapevolezza non dev’essere lungo, basta anche solo un minuto. So che può sembrarti una sciocchezza, una roba da fricchettoni. Non ti nego che la prima volta lo sembrava anche a me quando quel ragazzo sotto il sole di Bali mi parlava con aria sognante di quanto questo “break” (così la chiamava lui) lo avesse aiutato a costruirsi una vita molto più serena.

Eppure funziona. Lo so per certo perché l’ho provato sulla mia pelle. Alcune settimane dopo, mentre stavo finendo il cibo che avevo nel piatto e che quasi non mi ero reso nemmeno conto di aver cucinato, mi sono fermato.

Ho alzato la testa, ho appoggiato la schiena alla sedia e ho smesso di fare qualsiasi cosa. Ho ripreso controllo del mio respiro, ho osservato i colori, ho dato tutta la mia attenzione ai dettagli, ho osservato le persone e le cose che avevo intorno. Mi sono imposto di vivere esclusivamente nel momento presente.

Basta un minuto

Un minuto. Un semplice minuto a registrare la realtà che avevo intorno ha interrotto una sequenza di pensieri confusionari che mi stava portando prima nel passato, poi nel futuro, poi di nuovo nel passato, poi di nuovo nel futuro. È stato un po’ brutale ma è stato necessario e bellissimo, perché con questo piccolo gesto di ribellione verso la comfort zone delle abitudini mi sono ritrovato improvvisamente nel qui e ora.

E così ho sentito il silenzio nella mente, un suono che porta a una totale pace interiore.

Provaci. Prova a riportare la tua mente di colpo al “qui e ora”. È un cambiamento brusco ma rimette ordine nella tua testa placa la tua scimmia impazzita e ti permette di apprezzare il momento presente, l’unica cosa che davvero possiedi.

Nel mio caso, quando sono tornato a mangiare dopo quel minuto di stop l’ho fatto più lentamente, con più consapevolezza del cibo, della realtà, di me stesso. Sono tornato a mangiare con l’impressione di essere maggiormente padrone della mia vita.

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