Se non ti fa stare bene, non ne hai bisogno: il minimalismo applicato alla felicità

Molte delle persone che hanno letto il mio ultimo libro “Succede sempre qualcosa di meraviglioso” mi hanno chiesto come mi sono avvicinato al Buddhismo. La mia risposta è sempre la stessa: viaggi e libri.

Durante il mio primo viaggio in Thailandia incontrai un monaco buddhista. Scambiare poche parole con quell’uomo pieno di pace e serenità mi affascinò e mi invogliò ad approfondire ciò che per lui non era solo una religione, ma anche una filosofia e uno stile di vita.

Fu un concetto in particolare che catturò immediatamente la mia attenzione. Riguardava quella felicità che tanto stavo ricercando.

La felicità nel Buddhismo è assenza di sofferenza.

Me lo disse chiaramente quel monaco buddhista. Poi approfondii questo concetto nei libri di Thich Nhat Hanh. Lo faccio anche ripetere spesso a Guilly in “Succede sempre qualcosa di meraviglioso“. E lo leggi tu, qui e ora, in questo articolo. Vediamo cosa significa precisamente.

Perché la felicità nel Buddhismo è l’assenza di sofferenza

Nel Buddhismo si è felici quando si riesce a soffrire di meno. È una visione rivoluzionaria rispetto a quella tipicamente occidentale per cui la felicità deriva sempre da qualcosa che non abbiamo: un’auto nuova, una casa più grande, un partner perfetto, una certa quantità di denaro, più potere, più prestigio sociale e via discorrendo.

Miliardi di persone vengono cresciute con l’ossessione per ciò che non hanno. In molte culture orientali (e non solo) si viene invece educati fin da piccoli a generare la consapevolezza che abbiamo già tutto ciò che ci serve. Anche per essere felici.

Questo è il motivo per cui la prima cosa che deve fare chiunque vuole seguire la via dello zen è smettere di cercare la felicità all’esterno.

La vera felicità non dipende dai fattori esterni

Se ti sembra poco sensato, perché sei convinto che la felicità arrivi dall’esterno, prova a chiederti questo:

Com’è possibile che in Occidente, dove ci sono benessere e agio per chiunque, siano così poche le persone felici e sorridenti?

Viaggiare ti aiuta a fare riflessioni di questo tipo. Quando ti rendi conto che in tante zone del mondo si sopravvive a malapena eppure ci sono persone sorridenti e grate per il poco che hanno, capisci che qualcosa non torna. Specialmente quando poi torni a casa e vedi dappertutto esseri umani tesi, stressati, rabbiosi e ansiosi.

Inoltre se la soluzione fosse veramente nell’abbondanza materiale, così come viene promossa in Occidente, non ci sarebbero così tanti individui ricchi e famosi che si tolgono la vita o che finiscono schiavi di droghe, alcool, sesso e vizi di ogni tipo.

Chiediti chi sono le persone più felici che hai incontrato nella tua vita. Sono sicuro che quelle che ti vengono in mente non abbiano costruito questo stato d’animo grazie alla ricchezza materiale, ma attraverso una ben più preziosa ricchezza interiore.

Ed è qui che arriviamo al Buddhismo.

Qual è la vera libertà e perché è alla base della felicità

Il Buddha, che era nato ricchissimo e aveva deciso di rinunciare a tutto durante il suo percorso verso l’illuminazione, non possedeva altro che una ciotola e tre vestiti.

Eppure era la persona più beata, serena, pacifica, consapevole e felice al mondo. Perché? Aveva qualcosa di molto raro e ben più prezioso dei soldi e delle cose: la vera libertà.

Per Buddha, essere liberi è imprescindibile per essere felici. E la vera libertà non è quella del corpo, ma quella dell’anima e della mente: sei un essere umano libero quando riesci a liberarti dalla rabbia, dall’invidia, dall’attaccamento alle cose e alle persone.

Solo a quel punto puoi essere felice. Perché senza tutto ciò che ti fa soffrire, smetti di soffrire. E finalmente puoi essere felice.

La felicità nel buddhismo: se non ti serve, non ne hai bisogno

La prossima volta che hai il desiderio di stare meglio e migliorare la tua vita, non pensare a quello che ti manca. Non ti manca nulla, hai già tutto.

Pensa invece a quello che dovresti lasciare andare. Se non sai da dove partire, poniti regolarmente una serie di domande:

Quello che sto facendo mi fa stare bene?
Questa persona mi fa stare bene?
Questo sentimento mi fa stare bene?
Questa situazione mi fa stare bene?

Se la risposta è no, non ne hai bisogno. Questo è il minimalismo applicato alla felicità. Questa è la serenità interiore buddhista che nessun evento esteriore può intaccare, quella che racconto nel mio libro “Succede sempre qualcosa di meraviglioso“.

Se non ti fa stare bene, liberatene. Liberati. Fai spazio dentro di te e concediti la possibilità di essere felice.

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