Come si supera la paura prima di un grande viaggio o un cambiamento di vita

Photo by David Billings

Non ne potevi più della solita vita, delle solite facce, delle stesse cose da fare ogni giorno. Volevi scappare da quella routine e tornare a vivere a pieno: riprendere in mano il tuo tempo e riempirlo di ciò che ti rende felice. E soprattutto volevi esplorare il mondo, lasciare casa, dimenticare i soliti orizzonti e riempirti gli occhi e il cuore di paesaggi nuovi.

Volevi un grande viaggio, uno di quelli memorabili che da soli riescono a dare un senso a tutto quanto. E così hai acquistato quel biglietto e ti sei subito sentito pervadere da una gioia incontenibile. Leggero e felice: quando ti senti così, pensi che non possa che essere la decisione giusta.

Nei giorni successivi la tua mente si è messa a volare alta. Hai passato le tue giornate a fantasticare su quel grande viaggio, hai iniziato a contare i giorni e a prendere la quotidianità in modo diverso, perché sai che ti lascerai alle spalle quella realtà che ora ti sta tanto stretta.

L’entusiasmo è incontenibile e non c’è giornata in cui non sogni ad occhi aperti la partenza. Poi, però, quando mancano pochi giorni, qualcosa cambia. La gioia incontenibile lascia spazio a sentimenti diversi, a una nuova leggera angoscia, a dubbi che non pensavi di poter avere.

Poi, arriva il giorno prima della partenza. Dovresti essere al settimo cielo per quella partenza, è questo il momento che tanto hai aspettato. Hai sognato per giorni, settimane, mesi o addirittura anni il giorno prima di quella grande partenza.

Ma allora, perché hai così tanta paura?

Superare la paura di cambiare: la mia esperienza

Chiunque abbia affrontato un grande viaggio sa a cosa mi riferisco. Se poi quel viaggio rappresenta l’inizio di un cambiamento di vita, allora la paura diventa quasi inevitabile.

A me successe anni fa. È un episodio molto personale, che non ho raccontato nemmeno nel mio libro “Le coordinate della felicità“. Mi trovavo seduto sul letto della camera in cui ero cresciuto e avevo trascorso tutta la mia infanzia e la mia adolescenza. Era mattina, me lo ricordo bene, e fuori dalla finestra intravedevo una Torino grigia. Pioveva e faceva freddo.

Di quella stanza conoscevo alla perfezione ogni angolo, ogni dettaglio, ogni crepa sui muri e sul soffitto. Ero immerso fino ai capelli in quella che viene chiamata “comfort zone”. Quel contesto in cui ti senti al sicuro dai pericoli perché non c’è spazio per l’ignoto, la sorpresa o la novità.

Eppure io ero seduto sul letto in cui avevo dormito per migliaia di notti e avevo una paura enorme. Non ero mai stato più spaventato di così. Perché quella comfort zone la stavo per abbandonare.

Davanti a me avevo una valigia, di quelle rigide, grandi e ingombranti. Dentro ci avevo messo tutto ciò che pensavo potesse servirmi dall’altra parte del mondo. Poche settimane prima avevo deciso di partire con un biglietto di sola andata per l’Australia per cercare… non so nemmeno io cosa cercassi.

Ma poi, quella mattina, poche ore prima di partire, la paura mi aveva paralizzato. Ero lì, fermo, a fissare la valigia e a chiedermi: perché? Chi me lo fa fare? Cosa diavolo sto facendo?

Credo che ricorderò per sempre ciò che feci dopo: in preda a un’agitazione incontenibile, mi alzai di scatto, aprii la valigia e iniziai a svuotarla. Presi ogni vestito e ogni oggetto e rimisi tutto a posto.

Mentre lo facevo, la paura andò via. Mi sentivo meglio e già provavo a convincere me stesso che fosse quella la scelta giusta, che avrei solo dovuto dimenticare in fretta quello stupido colpo di testa. Avrei ripreso la mia solita vita, avrei smesso di pormi domande scomode, avrei provato a vivere senza pensare troppo. Vivere e basta.

Quel gesto che mi ricordava: stai sprecando il tuo tempo!

Ma poi, come temevo, feci un gesto che nelle settimane precedenti mi aveva preoccupato così tanto da diventare uno dei motivi di quella partenza: guardai l’orologio. Non una, non due, non tre, lo guardai quattro volte nel giro di un minuto e mezzo.

Era un tic che avevo sviluppato nell’ultimo anno, dopo essermi reso conto con terrore che quel percorso di vita tradizionale e normale, quello che un po’ tutti inseguono e credevo andasse bene anche per me, mi rendeva profondamente infelice.

Guardavo continuamente l’ora perché dentro di me sapevo che stavo sprecando il mio prezioso tempo facendo qualcosa che era giusto per gli altri ma non era giusto per me. Non volevo tradire le aspettative altrui ma così tradivo la più importante: quella della mia felicità.

Feci un sorriso, mi fermai, chiusi gli occhi, scossi la testa e feci un respiro profondo. Poi mi tolsi l’orologio, lo chiusi dentro un armadio, rimisi tutto nella valigia e uscii dalla mia camera senza più guardarmi indietro.

Se avessi ceduto alla paura, non avrei mai vissuto le esperienze più incredibili della mia vita. Non avrei mai svolto lavori completamente diversi l’uno dall’altro, non avrei mai visitato l’Australia dormendo in auto sotto un milione di stelle o vissuto in una città fatta su misura per me, Vancouver.

Non sarei mai diventato un nomade digitale e non avrei mai fatto della mia passione per la scrittura un lavoro. Non avrei mai scoperto di amare profondamente l’Asia, né fatto tutte quelle scoperte su me stesso che racconto nel mio libro.

Se quella mattina la paura avesse vinto, non avrei mai trovato le coordinate della mia felicità.

La comfort zone alimenta la paura di qualsiasi cambiamento

Ovviamente non tutti coloro che provano una forte paura prima di un grande viaggio si trovano nella situazione in cui ero io. Ma so che chiunque sia in procinto di partire per un grande viaggio, che sia per cambiare per sempre vita oppure per staccare un po’ dalla routine, si ritrova a fronteggiare quella paura.

È la paura che nasce dalla comfort zone, che non ha un ruolo passivo, ma attivo. Con i suoi tentacoli cerca di trattenerti, di farti restare esattamente dove sei. Non importa che tu sia felice oppure no della tua situazione, alla comfort zone interessa solo che tu sia al sicuro. E se quella sicurezza ti fa impazzire di noia e sprecare giornate su giornate, alla comfort zone poco importa.

L’importante è non rischiare, mai.

Ecco perché hai paura: perché viaggiare è esattamente l’opposto di ciò che è sicuro, scontato e abitudinario. È un’interruzione brutale di quelle azioni che caratterizzano la tua quotidianità, è un’esperienza che implica l’andare incontro all’ignoto, al nuovo e a ciò che deve ancora essere scoperto, visto o assaporato.

Come superare la paura di cambiare o di un grande viaggio?

C’è solo un modo per superare la paura prima di un grande viaggio o un cambiamento radicale. Quando siamo assaliti da un terrore che non riusciamo a capire a fondo, tendiamo istintivamente a volerlo combattere.

Ma la paura non va annullata, perché fa parte di qualsiasi processo di cambiamento.

Se non hai una paura, significa che non stai facendo niente di sconvolgente. Vuol dire che il tuo grande cambiamento non è poi così grande.

Viviamo in una società nella quale certi sentimenti vengono considerati da deboli e si fa di tutto per nasconderli, come se non facessero parte della natura umana. La paura è uno di questi ma la realtà (che impari a conoscere proprio quando esci dalla tua comfort zone) è che non puoi provare una grande gioia se prima non hai provato una grande paura.

È parte di un concetto orientale che amo molto e a cui dedico alcune pagine del mio libro “Come una notte a Bali“:  lo Yin e Yang. È un cerchio perfettamente diviso a metà: da una parte il bianco con un punto nero, dall’altra il nero con un punto bianco. Simboleggia la perfezione che si realizza solo quando due opposti sono in perfetta armonia.

Così è per tutte le cose della vita. Non puoi conoscere la vera felicità se non accetti l’infelicità; non puoi conoscere il vero benessere se non hai affrontato anche il dolore; non puoi goderti un grande successo se non hai fallito clamorosamente.

Allo stesso modo, non potrai mai conoscere la gioia immensa che ti dona un grande viaggio se prima non hai affrontato la profonda paura di partire.

“Non puoi godere il sole se prima non hai vissuto un temporale”

Non combatterla, non provare ad annullarla, non scappare: accetta la paura, abbracciala, falla tua. Vivila totalmente. Vedrai che in questo modo ti causerà meno dolore emotivo ma soprattutto ti insegnerà una grande lezione che porterai per sempre dentro di te.

La paura è come quel temporale estivo che precede una giornata calda e meravigliosa. Non potrai mai godere a pieno della sensazione del sole che ti bacia la pelle se prima non hai camminato sotto la pioggia.

Andrà tutto bene.
Parti e basta.
Una volta fuori dalla tua comfort zone sarà tutto in discesa.
Scoprirai presto di valere molto più di quanto credessi.

Ti renderai conto di quanto quella paura fosse inconsistente e sciocca.
Parti e basta.
Buon viaggio e buona vita!

Gianluca

Seguimi su Instagram Facebook YouTube