Quando la comfort zone diventa soffocante, viaggiare è la soluzione per tornare a vivere

Photo by Jordan Opel

La maggior parte delle persone vive un’esistenza dove la paura ha un ruolo da protagonista.

Paure sconvolgenti come quella di morire o restare soli, ma anche paure più banali come quella di non sentire la sveglia al mattino o vestirsi in modo inadeguato. Tra i due estremi, ci sono paure di ogni tipo, legate al denaro, le relazioni, la crescita personale e persino la noia.

La paura ha un ruolo così importante che spesso basiamo le nostre scelte su ciò che ci spaventa e non su ciò che ci rende felici.

A quanti capita, ad esempio, di frequentare persone con le quali non hanno nulla in comune solo perché temono di restare soli? Quanti spendono soldi in oggetti di cui non hanno bisogno nel tentativo di comprare un po’ di felicità momentanea? Quanti rinunciano ai propri sogni per paura di essere emarginati o restare indietro mentre tutti vanno avanti?

La paura è il motore della vita di milioni di persone.

Viviamo ascoltando i nostri timori invece di inseguire ciò che ci fa stare bene, ed è proprio con questa mentalità che si viene a formare quella che si può definire una gabbia dorata: la comfort zone.

Cos’è la comfort zone?

La comfort zone è un’insieme di abitudini e sicurezze che ci costruiamo per vivere un’esistenza tranquilla e priva di preoccupazioni. Il desiderio di avere una comfort zone è innato nella nostra natura, è un istinto animalesco che ci spinge a costruire situazioni di vita confortevoli e senza pericoli.

La comfort zone è come la casa in cui siamo cresciuti: un luogo che conosciamo alla perfezione e all’interno del quale ci sentiamo sicuri.

Entriamo nella comfort zone mentale quando cerchiamo situazioni ripetitive e scontate. Così tutto diventa prevedibile e abbiamo il totale controllo su ciò che accade intorno a noi. In questo ambiente, non ci sentiamo mai in pericolo.

Quando la comfort zone diventa nociva

Non c’è niente di male nella comfort zone, anzi, è fondamentale per un’esistenza serena.

Il problema si viene a creare nel momento in cui la comfort zone diventa la nostra intera esistenza, ovvero quando nella nostra vita non c’è niente oltre alla routine e alle solite circostanze che ormai conosciamo alla perfezione.

Ecco allora che le giornate diventano tutte uguali e guardandoci indietro non riusciamo più a distinguerle.

Intrappolati nella comfort zone come se fossero sabbie mobili, tutto diventa monotono e privo di valore: la sveglia alla mattina, il percorso casa-lavoro, i soliti colleghi, il rito della televisione dopo cena, le chiacchiere forzate con il proprio partner…

La vita diventa piatta, il tempo scorre inesorabile e una piccola punta di ansia inizia a farsi largo dentro il calore della nostra comfort zone. A questo punto arriva una domanda a tormentarci: sto sprecando la mia vita?

Di fronte a questo quesito ci si può comportare in due soli modi: scegliere l’amore o scegliere la paura.

Amore o paura? A te la scelta

In un altro articolo ho riportato alcune interessanti riflessioni di Jim Carrey sul senso della vita. Il noto attore canadese ha detto una frase molto profonda, quasi illuminante.

Avrete sempre due scelte nella vita: l’amore o la paura”. 

Scegliere l’amore significa volersi bene e voler bene agli altri, vivere con positività e mantenere vivi i propri sogni e le proprie passioni.

Scegliere la paura, invece, vuol dire accontentarsi di non essere tristi (pur con la consapevolezza di non essere felici), preferire la noia all’avventura ed evitare di affrontare la vita in modo attivo perché condizionati da mille timori.

Non ci sono vie di mezzo: o si sceglie l’amore o si sceglie la paura.

La grande paura del cambiamento

La paura più grande, quella che alimenta tutte le altre, è la paura del cambiamento.

Quando la comfort zone non si limita a darci sicurezze ma trasforma la nostra vita in un’unica giornata replicata all’infinito, diventa una gabbia dorata dove non ci sono pericoli ma nemmeno niente per cui valga davvero la pena vivere.

È come se firmassimo un contratto con noi stessi: accettiamo di non poter essere davvero felici e non poter vivere a pieno in cambio della sicurezza di un’esistenza senza rischi.

In questa situazione, qualsiasi novità o prospettiva di cambiamento inizia a farci molta paura, perché rappresenta l’interruzione di qualcosa di collaudato, che conosciamo bene, sicuramente noioso e forse nocivo, ma “confortevole“.

Smettiamo, ad esempio, di incontrare nuove persone perché abbiamo paura di essere giudicati, mentre il divano su cui passeremo una serata prevedibile non ci darà alcuna agitazione.

La pigrizia entra a far parte della nostra esistenza e spesso ci porta all’isolamento. Iniziamo a chiederci perché rischiare di uscire là fuori quando siamo così comodi dentro la nostra gabbia dorata. Siamo tutt’altro che felici, ma il cambiamento fa troppa paura.

Photo by Ross Findon

Cambiare, evolversi, sentirsi vivi

Come si reagisce quando la comfort zone diventa soffocante? Con una consapevolezza: la felicità è tutta una questione di cambiamenti. L’ho scoperto sulla mia pelle in varie occasioni di questo mio particolare percorso di vita: quando ho mollato tutto per trasferirmi in Australia, quando sono andato in Canada, quando ho scelto di diventare un nomade digitale (se ti interessa la mia storia, la trovi nel mio libro “Le coordinate della felicità“)

Quello che ho capito è che possono essere cambiamenti grandi o piccoli, ma sono necessari. Puoi star certo che anche ciò che ti rende profondamente felice, dopo un po’, necessita di un’evoluzione.

Pensa a un rapporto di coppia: all’inizio è bellissimo stare in casa a guardare un film, lontani dai rumori del mondo. Con il tempo, però, quando la gabbia dorata scende e porta con sé noia e prevedibilità, il rapporto di coppia ha bisogno di un’evoluzione per mantenere viva la fiamma.

Non è un caso che le coppie più felici sono quelle che sperimentano insieme, che affrontano nuove sfide mano nella mano senza accontentarsi della piatta sicurezza della comfort zone.

Quando la comfort zone alimenta la paura

Spesso la comfort zone è il più grande ostacolo alla nostra felicità, perché ci spinge a prendere decisioni basate esclusivamente sulle nostre paure.

Diventiamo pigri, non vogliamo rischiare e tendiamo ad isolarci. La vita diventa tutta uguale e non c’è più niente in grado di emozionarci e farci sentire davvero vivi. Come se non bastasse, più il tempo passa e più le paure aumentano: giorno dopo giorno, siamo sempre più timorosi e insicuri.

Come si esce dalla questa gabbia dorata? Viaggiando.

Come viaggiare può aiutarti a uscire dalla comfort zone

Viaggiare può essere tante cose, ma sicuramente è sinonimo di cambiamento. Lo dice anche un vecchio proverbio cinese: “la persona che torna da un viaggio non è mai la stessa che è partita“.

Che sia un viaggio di sei mesi o una fuga di un weekend, ma anche solo una camminata improvvisata nel parco della propria città, viaggiare è l’antidoto migliore a una vita grigia e ripetitiva.

Perché viaggiare è sempre una forma di amore per se stessi. Quando viaggi ti trovi costantemente di fronte a situazioni nuove e inaspettate, ti metti alla prova, riscopri i tuoi limiti e torni ad amarti.

Ma soprattutto, ti emozioni: ridi di gusto, resti a bocca aperta, osservi con curiosità il mondo intorno a te. A volte hai anche paura, ma è paura positiva, quella fatta di adrenalina, quella che ti fa sentire maledettamente vivo.

La paura di viaggiare è paura di vivere a pieno

Viaggiare tanto è la soluzione giusta per non cadere nella trappola della comfort zone. La dimostrazione è data da una circostanza che molte persone conoscono bene: quando fai passare tanto tempo dall’ultimo viaggio, hai molta paura di partire.

Pensi a tutto ciò che potrebbe andare storto, ti immagini scenari tragici (uno su tutti, il grande classico dell’aereo che cade), ti convinci di non essere all’altezza e soprattutto inizi a porti continuamente una domanda ben precisa:

Chi me lo fa fare?

Guardi la tua vita, noiosa sì, ripetitiva okay, ma senza preoccupazioni, e pensi che potresti fare a meno di partire. Ti chiedi da dove sia nata l’idea di imbarcarti per un’avventura che sembra più grande di te.

Il desiderio di viaggiare, in realtà, nasce da una parte di te che vuole farti sentire vivo. È un moto d’orgoglio che ti sprona a contrastare la paura, è la forza che ti fa acquistare un biglietto aereo impulsivamente.

La paura di viaggiare è paura di vivere a pieno.

Viaggiare significa vivere davvero

Quando scendi dall’aereo e ti ritrovi in un aeroporto nuovo, dove si parla una lingua sconosciuta e le persone sembrano così diverse e affascinanti, i tentacoli della gabbia dorata spariscono nel nulla. Il tuo cuore inizia a battere forte, gli occhi si illuminano e l’eccitazione prende possesso del tuo corpo.

In quel preciso istante, te ne rendi conto: le paure sono quasi sempre ostacoli mentali, privi di alcuna consistenza.

La comfort zone è il nido di timori infondati che si infilano nella tua mente in modo subdolo, giorno dopo giorno, attraverso situazioni sempre uguali e apparentemente innocue. Ma quando avrai 80 anni e guarderai a cosa hai fatto della tua vita, vorrai avere ricordi straordinari, non una serie di giornate identiche e indistinguibili.

Se ti sembra di sprecare la tua vita, fai come ho fatto io in una grigia mattina di otto anni fa: parti.

Non importa dove, l’importante è uscire dalla gabbia dorata e iniziare un cambiamento, un’evoluzione, qualcosa che spezzi la routine e dia un senso al tuo percorso.  Viaggiare significa valorizzare la tua vita.

(queste e altre riflessioni nel mio libro, “Le coordinate della felicità“)

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