Dovevo ripartire da zero e ho scelto di essere felice. Oggi lavoro viaggiando

Un giorno nella mia vita

Mi sveglio e questa mattina sono a Bali. Non me ne rendo conto subito, perché per una frazione di secondo mi viene da chiedermi se io non sia ancora a Singapore oppure se non sia già a Bangkok. Ovvero la destinazione precedente e quella successiva.

Mi rigiro nel letto e sorrido. Poi mi alzo, mi stiracchio un po’, mi avvicino alla finestra del piccolo bungalow che chiamo casa per qualche mese all’anno. Fuori ci sono le risaie, verdissime. Non c’è anima viva, l’isola deve ancora svegliarsi completamente e il sole non è ancora la palla di fuoco che diventerà tra poche ore.

C’è silenzio. Un silenzio meraviglioso. E io mi sento bene: ho una voglia pazzesca di vivere.

La mia mente mi fa uno scherzetto e mi riporta indietro nel tempo. Non di molto, giusto di otto anni. Mi riporta alle mattinate grigie di Torino, al traffico, allo stress, alle maschere che indossavo ogni giorno per celare a tutti (me stesso in primis) la profonda infelicità che caratterizzava la mia vita.

Una vita che mi sono lasciato alle spalle ma che cerco di tenere sempre a mente, perché nel tempo ho capito che la felicità è prima di tutto una questione di capire cosa non vuoi essere. Solo dopo puoi ragionare su ciò che vuoi essere o diventare.

Mi do una lavata veloce. La doccia è all’aperto e una mega lucertola mi guarda dalla parete a testa in giù, con l’aria di chi ne ha visti tanti di stranieri nelle sue terre. Poi esco, barba e capelli bagnati. Il sole inizia a scaldare tutto e io sono felice.

Vado a fare colazione in un locale frequentato soprattutto da balinesi. Apre prestissimo e servono cibo semplice ma buono e che riempie alla grande. Con meno di un euro (esatto, meno di un euro) faccio una colazione che, se non avessi iniziato a viaggiare, non avrei mai e poi mai provato.

Anzi, sarei stato disgustato all’idea di mangiare una zuppa salata di prima mattina e invece oggi la adoro. Quante cose meravigliose ci perdiamo quando ci rifiutiamo di uscire dalla gabbia dorata della nostra comfort zone?

Mi siedo, in attesa che Claudia mi raggiunga dopo il suo giro mattutino per i mercati di Ubud. Saluto Nyoman, il ragazzo dietro al bancone. Avrà più o meno la mia età e ormai ha capito che non sono un turista di passaggio.

“Oggi piove?” gli chiedo mentre mi serve il caffè.
Lui guarda il cielo, lo scruta come un esperto, scuote la testa.
Maybe yes, maybe no!“, dice alla fine. Ridiamo.

Arriva una coppia. Credo che siano australiani e si siedono di fianco a me. Hanno zaini enormi e l’aria di chi non dorme da una vita. Basta uno sguardo, poi un sorriso e ci mettiamo a chiacchierare. Succede spesso tra i viaggiatori, anime che vagano alla scoperta del mondo e di se stesse, con le quali ti senti subito in sintonia per il semplice fatto di condividere la distanza da casa e il desiderio di continuare a vagare.

Sono effettivamente australiani e sono appena arrivati a Bali. Sono stravolti, vogliono fare colazione e andare a dormire. Finalmente arriva Claudia, la mia compagna di mille avventure in giro per il mondo. Iniziamo la nostra colazione a base di zuppa di noodles e scambiamo due parole con gli australiani: da dove venite, dove andate, vi è piaciuto quel posto, che sogni avete… passiamo una mezz’ora così, a chiacchierare con perfetti sconosciuti come fossero amici fraterni.

Scusate, ma come fate a viaggiare così tanto?

Eccola la domanda. L’ha chiesta la ragazza, che è molto giovane, avrà 19 o 20 anni. Non mi stupisce: ricordo bene che in Australia lavorai in un locale come cameriere e il mio superiore (il tizio che coordinava noi camerieri) aveva 19 anni. Per me era un lavoro serio e importante, per lui era il lavoretto estivo.

Sorrido e provo a spiegarle qualcosa che non è facilissimo da spiegare. Ma loro sono due viaggiatori e hanno un bel sorriso sincero, probabilmente hanno una mentalità aperta e pronta ad accettare qualcosa di diverso dal solito.

In realtà noi lavoriamo viaggiando“, inizio. Nei loro occhi vedo la stessa faccia che feci io la prima volta che mi parlarono dei nomadi digitali.

Poi proseguo: “Lavoriamo in remoto dal nostro pc e viviamo viaggiando. Ad esempio, siamo qui a Ubud da due settimane ma domani andiamo a trovare alcuni amici a Canggu e poi torniamo a Bangkok. Dopo andremo a goderci un po’ il mare in Cambogia, poi torneremo in Europa perché ci piacerebbe visitarla tutta in camper”.

Ci guardano con l’aria di chi non capisce se è vittima di uno scherzo oppure no.

Mi muovo leggermente sullo sgabello di plastica e la ragazza mi mette una mano sul braccio. Un gesto che non aspettavo.

Non pensate di andare da nessuna parte“, dice con gli occhi stanchi ma pieni di curiosità. “Ora vi mettete comodi e ci spiegate per filo e per segno come siete arrivati a questo punto. Come si lavora viaggiando“.

Sorrido e inizio a raccontare.

IG @gianluca.gotto

Lavorare viaggiando: si può fare

La domanda: “ma come fai a viaggiare così tanto?” mi è stata posta un centinaio di volte. Succede quando hai una vita costantemente on the road, chiami “casa” una decina di posti sparsi nel mondo e hai scelto di vivere con i pochi oggetti che stanno dentro al tuo zaino.

Nel momento in cui scrivo queste parole mi trovo a Timisoara, in Romania. Due mesi fa passeggiavo per le stradine di Macao, un mese fa ero nella mia città natale, Torino, e tra un paio di settimane sarò con ogni probabilità in Spagna. Se ne avrò voglia.

Perché se volessi, potrei prenotare oggi stesso un volo e tornare in Australia, dove ho vissuto un anno della mia vita semplicemente meraviglioso. Oppure tornare a Bangkok, che amo alla follia. O ancora, potrei prendere e andare a visitare le Filippine, dove non sono mai stato. E se invece volessi scoprire l’Europa in van, dopo tanti mesi in Asia… beh, potrei farlo.

Tutto ciò è possibile non perché io sia ricco di famiglia o perché abbia vinto alla lotteria, non perché ci sia qualcuno che paga per i miei voli aerei. Non sono un travel blogger, sono io a mantenermi grazie ai soldi che guadagno lavorando. E lo stesso discorso vale per la mia ragazza.

No, non si tratta di schemi piramidali o truffe di vario genere. È un lavoro vero, come quello che le persone svolgono in ufficio. Con la differenza che il mio ufficio si trova ovunque ci siano il mio computer e una connessione a internet.

Troppo bello per essere vero?

Beh, lascia che te lo dica chiaramente: tutto questo è realtà. La “giornata tipo” che ti ho appena descritto non è la vita di qualche ricco imprenditore, ma la nostra vita e quella di centinaia di altre persone in tutto il mondo.

In questo articolo proverò a spiegarti ciò che ho provato a spiegare a quella coppia di australiani a Bali solo pochi mesi fa: come sono diventato un nomade digitale che lavora viaggiando e si sposta da un luogo all’altro seguendo le coordinate della sua felicità.

IG @gianluca.gotto

Quando la vita ti fa lo sgambetto e devi ripartire

Non voglio raccontarti tutto il mio percorso, dell’Australia e del Canada parlo ampiamente nel mio libro. Parliamo di come sono diventato un remote worker, di come mi sono costruito la vita che ti ho descritto all’inizio di questo articolo.

Sei pronto? Partiamo.

Nel capitolo “E ora?” del mio libro spiego che a un certo punto la vita mi fece lo sgambetto e mi costrinse ad abbandonare da un giorno all’altro Vancouver, la città di cui ero innamorato e dove stavo cercando di costruirmi un futuro.

Improvvisamente mi ritrovavo in Italia, quel paese da cui ero scappato per mettermi alla ricerca delle coordinate della mia felicità. Ero lì a sperare che una persona a me cara si riprendesse del tutto dopo un brutto malore che ci aveva costretti a rientrare a “casa” dal Canada.

Ero senza lavoro, senza prospettive, senza niente di niente.

Fortunatamente le cose si risolsero nel migliore dei modi, ma alla fine mi ritrovavo fermo a Torino senza sapere cosa fare della mia vita. Avevo vissuto in Australia, poi in Canada, e ora ero di nuovo al punto di partenza, mentre tutti i miei coetanei erano andati avanti con le loro vite, si erano laureati e avevano un lavoro a tempo indeterminato.

Io non avevo nulla. Una sensazione poco piacevole, te lo assicuro.

In realtà, pensandoci bene, in quella situazione disperata avevo due possibilità.

La prima era seguire la strada battuta dopo anni di vagabondaggio alla ricerca della mia felicità. Potevo tornare all’università, supplicare qualcuno per avere un qualsiasi lavoro, piegare la testa, chiudere definitivamente i miei sogni dentro il cassetto e provare a soffocare la frustrazione in qualche modo.

Oppure potevo continuare con la mia testa dura ad avventurarmi sui sentieri alternativi della vita. Cercare di inventarmi un lavoro che mi piacesse e non mi facesse sentire obbligato a lavorare. Provare a guadagnare grazie alla mie passioni. Una follia, insomma.

Scelsi la seconda opzione.

Ripartire dalle mie passioni

Avevo due passioni: scrivere e viaggiare. Seguendo il mio istinto, dunque, avrei dovuto cercare un lavoro che mi permettesse di viaggiare e mi facesse guadagnare grazie alla scrittura. Di nuovo: una follia.

Nonostante avessi tutto e tutti contro, decisi di provarci. Iniziai ad esplorare le possibilità di guadagnare scrivendo e presto mi resi conto che Internet è pieno di articoli e che qualcuno deve pur essere pagato per scrivere.

Iniziai quindi a fare ricerche per capire se esistesse quella professione e scoprii che esisteva davvero: è quella del web writer, qualcosa di traducibile come “articolista per siti web”.

Perfetto, no? Dovevo diventare un web writer!

Peccato che non ci fossero istruzioni da seguire o manuali da leggere. Non c’erano informazioni, non c’era niente di niente. Come potevo diventarlo se non avevo idea di quali passi dovessi seguire?

Per qualche tempo pensai di abbandonare l’idea e ripartire dall’opzione numero 1, quella di una vita normale e in totale contrapposizione con la mia idea di felicità. Poi, però, pensai che dovevo provarci. Calcolai i miei risparmi, mi misi in testa di vivere riducendo al minimo le spese e poi decisi che avrei dedicato un anno della mia vita per provare a realizzare quel sogno improbabile.

Non sapevo cosa fare, così iniziai a bombardare i siti web per cui mi sarebbe piaciuto scrivere. Inviai email di presentazione, articoli di prova e candidature di ogni tipo. Ero inarrestabile e per alcuni ero anche un gran rompipalle, ne sono certo.

Quando un noto portale di italiani all’estero mi diede una possibilità, ebbe inizio la mia carriera di web writer. Una carriera che per diversi mesi mi vide lavorare assolutamente gratis.

Nel mio libro racconto tutto per filo e per segno, ma per non dilungarmi, queste sono le cose che successero:

  • scrissi gratis per il sito di italiani all’estero;
  • entrai in un progetto editoriale appena lanciato come articolista,  senza retribuzione, ma in cambio di formazione;
  • trovai il mio primo lavoro pagato: un sito che si occupa di notizie sul poker mi offrì una retribuzione;
  • scrissi decine di articoli per i cosiddetti “money blog”, ovvero piccoli siti nati per “aggredire” un certo numero di keyword sui motori di ricerca e monetizzare in fretta;
  • scrissi più volte di elettrodomestici, talvolta fingendo che a scrivere fosse una casalinga 50enne;
  • aprii un sito di informazione sportiva con 5 persone conosciute online e mai viste di persona;
  • aprii un blog personale che non seguì nessuno;
  • aprii un blog di nicchia che ebbe un discreto successo ma non mi consentì mai di guadagnare;
  • iniziai a ottenere un numero di articoli sempre maggiore dal sito che si occupa di poker;
  • nel progetto editoriale, fui promosso a editor e iniziai a ricevere un compenso.

Tutto questo solo nei primi due anni, il primo dei quali trascorso interamente a scrivere gratuitamente. Non ho mai smesso di crederci e alla fine ce l’ho fatta: oggi sono ufficialmente un web writer. Mi guadagno da vivere scrivendo e ho la possibilità di vivere viaggiando, perché il mio lavoro si svolge completamente in remoto.

Il mio lavoro in remoto non riguarda solo la stesura di articoli. Internet offre un’infinità di possibilità per chiunque voglia liberarsi dai vincoli di un lavoro tradizionale. Mi è capitato, ad esempio, di utilizzare i servizi di una compagnia che si chiama Discover Cars e si occupa di noleggio di auto.

Ho utilizzato quel sito per anni durante i miei viaggi, per noleggiare auto e spostarmi liberamente. Poi un giorno mi sono detto: “Ho un blog e mi trovo bene con questa compagnia: perché non provare a collaborarci?

E così ho trasformato una semplice idea in un modo per monetizzare il mio blog. Grazie al programma di affiliazioni Discover Cars aggiungo un altro modo per guadagnare dalle mie passioni, stavolta quando scrivo articoli e guide di viaggio.

IG @gianluca.gotto

Chi sono i nomadi digitali

Oggi sono un cosiddetto “nomade digitale”, ovvero un professionista che non ha bisogno di andare in ufficio per lavorare. Leggendo la mia storia potresti pensare che sia qualcosa di esclusivo e impossibile per i comuni mortali, ma sai qual è la realtà: io sono proprio un comune mortale. Non sono speciale, ma ho una vita speciale. Mi sono semplicemente impegnato dando tutto me stesso.

Ci chiamano nomadi digitali ma in sostanza non siamo altro che persone che lavorano in remoto e si sono quindi costruiti la possibilità di vivere viaggiando.

Per essere un nomade digitale potresti essere un articolista (come me) o essere una qualsiasi figura professionale che svolga la maggior parte del proprio lavoro davanti allo schermo di un computer. L’unico requisito è questo: il lavoro dev’essere digitale o digitalizzabile.

Molti lavori sono già così: dall’impiegato delle Poste al commercialista all’assicuratore, sempre più persone svolgono il proprio lavoro al computer. La grande differenza tra me e l’impiegato che preme tasti davanti allo schermo di un ufficio postale, rinchiuso dentro quattro mura a odiare la vita e i colleghi e a sperare che il tempo (il bene più importante che hai) passi in fretta, è che io posso lavorare da qualsiasi parte del mondo.

Oggi i lavori che si possono svolgere online sono tantissimi, anche se pochi ne sono a conoscenza. Personalmente conoscono decine di persone che lavorano e vivono viaggiando. Questa è la lista delle prime professioni in remoto che mi vengono in mente:

  • graphic designer;
  • programmatore;
  • web writer;
  • esperto di affiliazioni;
  • assistente virtuale;
  • traduttore;
  • blogger/youtuber/instagrammer;
  • imprenditore digitale;
  • esperto di SEO;
  • consulente legale o fiscale;
  • gestore di e-commerce;

Diventare un nomade digitale

Okay ma concretamente come si diventa un nomade digitale? È legittimo chiederselo e la risposta è molto semplice: non c’è una formula universale. Dipende dalle proprie competenze, da ciò che si vuole fare e da ciò che si è disposti ad imparare.

Ma c’è una cosa che posso dire con certezza: se ce l’ho fatta io, può farcela chiunque. Più di qualsiasi altra abilità, ciò che ti serve davvero per diventare un nomade digitale è la forza di volontà e la voglia di imparare.

Magari tu non vuoi scrivere per guadagnarti da vivere. Magari vuoi diventare un programmatore o un graphic designer o un travel blogger. Poco importa: studia, crea una competenza vendibile, proponiti, insisti, non mollare e alla fine goditi la tua nuova vita dei sogni.

Quella vita che ti ho descritto all’inizio dell’articolo. La mia vita. Pensa: ho iniziato a scrivere questo articolo diversi mesi fa nella mia amata Bali, ho ripreso a scriverlo su un volo aereo per la Thailandia e l’ho riletto l’ultima volta a Torino. Ora lo sto finendo a Timisoara, dove passerò qualche giorno di esplorazione. Starò qui per un po’ e poi ripartirò. Forse andò in Portogallo, forse tornerò in Asia.

Questa vita (che forse ti sembra incredibile) è la realtà per me e per molte altre persone in tutto il mondo. Può diventarlo anche per te, indipendentemente dalla tua età, dalla tua nazionalità, dal tuo conto in banca, dal tuo sesso, dalla tua religione e dalle tue competenze.

Io volevo scrivere ma non avevo una laurea, né un attestato, né alcun tipo di esperienza o “aggancio”. Avevo solo il mio desiderio incontenibile di vivere libero e felice, un computer portatile e una connessione wi-fi. Nient’altro.

Se ti interessa conoscere nel dettaglio la mia storia, l’ho raccontata nel libro “Le coordinate della felicità

IG @gianluca.gotto

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