Un lavoro sicuro o la libertà? Ho scelto la seconda, sono partita e ho cambiato la mia vita

Che ti piaccia o no, spesso la vita ti mette di fronte a una scelta. Non puoi prendere tutte le direzioni, ne devi prendere una sola. Puoi rimandare per tanto tempo, anche per anni, ma che alla fine dovrai affrontare quel bivio e decidere in che direzione proseguire.

La carriera o l’amore?
Le responsabilità o la felicità?
Accontentare gli altri o te stesso?
Una vita sicura e noiosa o una vita rischiosa ma potenzialmente spettacolare?

Sono le scelte che facciamo in questi momenti che ci definiscono, che dicono chi siamo, molto più di quanto lo dicano le etichette e le apparenze. E sono queste le scelte che danno un senso al nostro percorso di vita.

Puoi sbagliare tanto nella vita, più e più volte. Ma l’unico vero fallimento è prendere la decisione sbagliata in quei momenti che in fondo determinano la nostra felicità.

Elizabeth è una ragazza che di fronte a questo bivio ha scelto la libertà. Ha scelto di viaggiare, scoprire, fare esperienze, rischiare. Ha scelto la felicità.

Insegnare inglese alle elementari ma sognare il mondo

“Nella mia vita precedente ero un’insegnante di scuola elementare“, mi spiega Elizabeth. “Prima ancora, una operatrice umanitaria nei paesi in via di sviluppo. E prima ancora, una sognatrice. Il famoso posto fisso, quello di ruolo in cui tanto mi sentivo ingabbiata, era una cattedra di inglese in un paese della provincia di Torino, ottenuta nel 2007 dopo aver lavorato per tre anni in Albania. Passare da una vita da espatriata (e felice) a quella di maestra in mezzo alla campagna piemontese non era ciò che avevo sperato, ma non me la sentii di rifiutare il posto di ruolo”.

Fare l’insegnante di inglese era nelle corde di Elizabeth, ma il suo sogno era un altro. I contorni di quel sogno erano sfocati e anche lei non riusciva a capire precisamente come si fosse generato. Ma c’era, di questo era sicura.

“Amavo insegnare l’inglese ai bambini: il mio era un metodo ludico fatto di canzoni, teatrini e giochi di ruolo in cui la prima a divertirsi era l’insegnante stessa. Fin da bambina sognavo di fare l’insegnante. Ma questo sogno andava a braccetto con un altro, che urlava più forte: fare un’esperienza di volontariato – non pagata – per un anno. Sognavo l’Africa“.

“Non posso dire che detestassi la mia situazione lavorativa, ma sentivo di essere finita in una gabbia dorata che mi stava spegnendo la gioia di vivere. Erano anni che sentivo dire di persone che avevano detto a tutti: “Quando andrò in pensione, partirò per un’esperienza di volontariato dall’altra parte del mondo!”, ma poi, per molti di loro, la vita si è interrotta poco dopo la pensione, oppure si sono ammalati, o avevano nipotini a cui badare, e quel sogno è rimasto tale“.

A molti capita di sognare ad occhi aperti per anni, per poi fare qualcosa di concreto solo di fronte a un episodio specifico e inaspettato. Anche per Elizabeth è è stato così.

“La spinta finale me la diede (seppur senza saperlo) il marito di mia sorella, quando, una domenica dopo pranzo, nel sentirmi lamentare per l’ennesima volta che non ero felice (le domeniche sono fatte per rimuginare e prendere decisioni) berciò: “Dici sempre che vuoi andare in Africa, ma poi non ti muovi mai da qui. Sai solo parlare”. Non so se per orgoglio o per passione, fatto sta che quel giorno presi la migliore decisione della mia vita: tornare alla mia vita precedente di sognatrice che sa cosa vuole e fa di tutto per poterlo ottenere”.

L’esperienza di volontariato in Cambogia

Come ho scritto in un articolo di qualche tempo fa, un anno sabbatico è alla portata di molte persone. Tanti non sanno nemmeno che si possono lanciare in questa esperienza straordinaria senza rischiare di perdere il lavoro. Elizabeth, invece, lo sapeva. Ma prima di prendersi un anno sabbatico, optò per un periodo di aspettativa.

“Uno dei vantaggi di essere di ruolo nella scuola pubblica è quello di avere diritto all’anno sabbatico e all’aspettativa (non pagati). Decisi quindi di sfruttare otto mesi di aspettativa per fare questa esperienza di volontariato, prima di spegnermi del tutto a causa dei rimpianti. Era il 2009 e contattai il VIDES di Roma – che mi conosceva bene perché ero già stata in diverse missioni con loro per delle brevi esperienze di volontariato – dando la mia disponibilità per un’esperienza lunga di volontariato internazionale“.

Fu così che da un giorno all’altro passò dalle campagne piemontesi alla lontana e affascinante Cambogia.

“Poiché non sei tu che scegli il posto, ma è il posto a scegliere te, fui mandata in una missione a Phnom Penh, in Cambogia, dove insegnavo, cantavo e ballavo: là espressi tutto ciò che sono. Imparai a convivere con tredici suore di tante nazionalità diverse, a immergermi in una cultura, quella asiatica, così diversa dalla mia, e a vivere con poca connessione col resto del mondo. Fu la mia salvezza“.

Finito il periodo di volontariato, Elizabeth tornò a Torino, ma si può dire che la vecchia Elizabeth non sia mai davvero tornata da quel viaggio…

Rientrai a Torino che ero una donna nuova, consapevole che quando fai ciò che il tuo cuore ti chiede, vivere la vera felicità è possibile. L’anno successivo risparmiai a più non posso, tagliai tutte le spese superflue e non uscii quasi mai nei weekend: avevo deciso che sarei tornata a vivere in Cambogia, questa volta per insegnare inglese in una scuola“.

L’idea era di trascorrere il suo anno sabbatico in Cambogia, ma quando chiedo a Elizabeth se tutto andò come aveva immaginato, mi risponde così:

“Allora non conoscevo ancora l’espressione araba “inshallah”, che avrei imparato in Oman. Significa “se Dio vuole“. In quel caso, Dio non volle”.

Dalla Cambogia alla Cina al Myanmar alla Thailandia

A volte capita di lanciarsi nella realizzazione di un sogno, carichi come una molla, e poi fallire. Niente paura: il fallimento fa parte di qualsiasi percorso verso la felicità. Non dobbiamo farci frenare dalla paura di sbagliare, ma concentrarci sulla nostra capacità di reagire a ciò che può andare storto.

Il ritorno in Cambogia non diede ad Elizabeth ciò che sperava. Così iniziò una sorta di vagabondaggio attraverso diverse nazioni, alla ricerca della nuova direzione da prendere.

“Quando tornai a Phnom Penh ebbi la sensazione che quello non era più il mio posto, allora mi misi alla ricerca di un lavoro cercando gli annunci online. Fui ingaggiata da una scuola cinese a poche ore da Shangai, presi un bus per il Vietnam, un aereo per Hanoi e feci il visto per la Cina. Una volta arrivata là mi accorsi subito che mi avevano ingannata: il lavoro era poco stimolante, il permesso per assumere uno straniero non l’avevano ed ero a rischio deportazione, e soffrivo la solitudine. Non era ciò che avrei voluto dal mio anno sabbatico“.

“Un bell’attacco di panico in piena notte mi fece comprendere che me ne sarei dovuta andare, e così una notte mollai tutto (senza dire niente nessuno o sarebbe stato un grosso guaio perché avevo già firmato un contratto) e mi imbarcai sul primo aereo per Bangkok. Ricevetti una email il giorno seguente in cui mi intimarono di tornare, dicendo che sapevano che ero in Thailandia”.

“Non risposi all’email e mi misi su un aereo per il Myanmar, dove partecipai al mio primo corso di meditazione Vipassana di dieci giorni. Tornai rinvigorita nell’animo e mi “rifugiai” in Thailandia, dove (era il mese di novembre del 2012) aprii il mio blog. Il nome lo partorii in Cina: chi più di me era così felice da non sentire mai la nostalgia di casa?”

Poi, all’improvviso, arrivò una delle tante possibilità che la vita ti mette di fronte quando viaggi e affronti ogni giornata con il cuore e la mente aperti.

“Durante una conversazione su Skype, un’amica che faceva la guida turistica in Oman mi disse: “Perché non vieni a Muscat? Ci sono poche guide italiane, lavoreresti subito senza problemi”. Detto, fatto: dopo aver controllato sulla cartina dove fosse questo Sultanato dell’Oman, mi imbarcai in un’avventura che mi fece scoprire questo angolo della Penisola Arabica per quasi due anni. Lavorai, trovai l’amore, lo persi, risi, piansi, sognai. Ero di nuovo viva“.

Scegliere tra la comfort zone e la libertà

Un percorso di vita affascinante, a tratti incredibile ed emozionante. Ma quel bivio di cui parlavo all’inizio dell’articolo era dietro l’angolo: Elizabeth doveva decidere che direzione prendere. Una decisione che non poteva più essere rimandata: tornare a fare l’insegnante di inglese in Italia oppure proseguire con questa sua folle ed emozionante vita?

“Era il 20 gennaio 2017, ero in Oman e avrei dovuto inoltrare la domanda per rassegnare le mie dimissioni dalla scuola pubblica italiana entro sera. Fu una decisione sofferta, difficile, di quelle che quando le fai sudi sette camicie e ti tormenti perché non puoi sapere se sarà la scelta giusta. Da quell’anno di volontariato in Cambogia, ogni estate era sempre stata la stessa solfa, prendere una decisione. Che poi era come lanciare una moneta: ripartire o restare?

La decisione non era semplice: da un lato c’era un lavoro che limitava la sua libertà ma le dava la certezza di uno stipendio fisso ogni mese, dall’altro c’era tutto il resto. Da un lato c’era la sicurezza della comfort zone e la prospettiva della pensione, un giorno lontano. Dall’altro c’era un’infinità di possibilità.

“Una decisione definitiva andava presa. Non avevo nulla di sicuro in mano, il mio futuro era incerto ed io ero lì con due liste, una dei pro e una dei contro. Due immagini nella mente: età pensionabile 67 anni da un lato la mia libertà dall’altro. Continuare nella scuola fino al raggiungimento dell’età pensionabile era tutto ciò che non avrei mai voluto. Predicavo bene sul mio blog, di seguire la passione e non la pensione, e poi quella scelta non la facevo? La feci. Con una fiducia incrollabile nel fatto che la Provvidenza aiuti chi segue il cuore con coraggio e determinazione, inoltrai le dimissioni“.

E quasi come se fosse un segno del destino, nel momento in cui scelse la libertà arrivò una notizia tremenda, subito seguita da una nuova possibilità.

“Il giorno dopo scoprimmo che mio padre aveva un male incurabile con una brevissima aspettativa di vita. Il destino aveva fatto in modo che scegliessi in libertà, forse anche per potergli stare vicino nell’ultima fase della sua esistenza terrena. Mio padre mancò a luglio, e a settembre un amico omanita mi offrì di diventare la sua business partner e prendere il mano il suo tour operator con sede a Salalah, al sud dell’Oman vicino o allo Yemen”.

L’Oman per iniziare una nuova vita

Un viaggio può cambiarti vita e se segui Mangia Vivi Viaggia ormai lo sai bene. Il primo viaggio in Oman aprì gli occhi a Elizabeth su una nazione sottovalutata e ricca di bellezza. Di fronte a un’opportunità lavorativa in quel paese non ci pensò due volte, anche perché sentiva il bisogno di ripartire dopo la scomparsa del padre.

“Il Sultanato dell’Oman arrivò per farmi capire che le opportunità arrivano sempre: basta uscire di casa, fare il primo passo, compiere una scelta di coraggio. Anche a 40 anni. Ho sempre amato viaggiare e vivere all’estero, immergermi in culture molto diverse dalla mia e so di apparire esterofila quando dico che, per rifarsi una vita, un bel viaggio all’estero di qualche mese potrebbe rivelarsi un punto di svolta. Viaggiando conosci persone, crei connessioni, legami, amicizie, trovi occasioni lavorative che aspettavano te”.

Oggi l’Oman è la sua “casa”, ed è il luogo giusto dove portare avanti i suoi progetti e le sue passioni. Almeno fino al prossimo sogno da realizzare.

“L’Oman è da visitare perché non è ancora stato intaccato dal turismo di massa. Soprattutto al sud, dove operiamo noi, ci sono spiagge bianche, dromedari neri e color sabbia, palme da cocco e ritmi lenti. Il tutto al profumo del franchincenso, uno dei doni che i Re Magi portarono a Gesù, che viene ricavato da una pianta che cresce in Oman. La particolarità del Sultanato è sicuramente il deserto Quarto Vuoto, la seconda distesa di sabbia più grande al mondo. Qui sto organizzando ritiri di meditazione e Restorative Yoga, dove poter staccare da internet, email e dallo stress quotidiano, per ritrovare se stessi nel silenzio regalato dalle dune e da un cielo nero pieno di stelle”.

“Benché pensi che non sarà per sempre perché sto sviluppando altri progetti e la mia vocazione è un’altra, ho colto l’opportunità al volo: tutto rappresenta un passo verso la vita che vuoi. Vedremo dove mi porterà questa nuova avventura tra le sabbie arabe”.

La felicità passa da una domanda

La storia di Elizabeth è molto affascinante, perché è una storia di ribellione, sogni e scelte di vita alternative. È un percorso che può ispirare molti a mettere in atto il cambiamento.

Alla fine della nostra chiacchierata, le chiedo cosa abbia imparato da questo suo meraviglioso e non convenzionale percorso di vita. La sua risposta è una piccola lezione che, sono sicuro, accenderà una fiammella nel cuore di chi sente il desiderio di cambiare vita ed essere felice.

Abbiamo solo bisogno di avere coraggio. Il coraggio di vivere il nostro sogno, non quello dei nostri genitori o del nostro partner. La strada per la felicità passa da una domanda fondamentale: è questa la vita che voglio vivere per il resto dei miei giorni? Se sapessi di morire fra un mese, quale sarebbe la cosa che correresti subito a fare? Da questa risposta passa all’azione: non puoi sapere quanto ti è dato vivere. Se hai un sogno non aspettare e inizia a inseguirlo. Subito“.

👇 5 DOMANDE PER CAPIRE SE È ORA DI CAMBIARE VITA 👇

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