Prima il dolore, poi la diagnosi: fibromialgia. Viaggiare mi ha salvata da lacrime e disperazione

Viaggiare può essere tante cose. Nell’accezione più comune è divertimento ed esplorazione, ma per certe persone, in certi momenti della vita, viaggiare assume un significato molto più profondo.

Se hai letto il mio libro o segui il blog, sai che un viaggio può essere l’inizio di un grande cambiamento personale. Il primo passo di una rivoluzione inarrestabile verso una vita nuova e più felice, perché un viaggio è spesso il collante tra due fasi completamente diverse della propria esistenza, tra una fine e un nuovo inizio.

Ma viaggiare può essere qualcosa di ancora più personale. Perché un cambiamento nasce dentro di noi e si propaga verso l’esterno, ma ci sono aspetti della vita che nascono dentro e restano all’interno del nostro corpo. La depressione, ad esempio, è spesso nascosta agli altri.

Oppure la fibromialgia, una sindrome molto difficile da affrontare perché in grado di attaccare sia la mente sia il corpo. Come si reagisce di fronte a una malattia che ti logora dentro? C’è chi cade nella più totale disperazione e chi cerca di resistere giorno dopo giorno, celando agli altri la propria sofferenza per paura di essere giudicati.

Poi c’è chi, dopo averle provate tutte, non si arrende. E viaggia, non solo per scoprire il mondo ma per trovare una soluzione, anche laddove la razionalità esasperata dell’uomo occidentale non si spingerebbe mai per una questione di mero principio e profondo pregiudizio.

È questa la storia di Cristina, una ragazza che dietro ai sorrisi e al perenne ottimismo ha una storia di crescita personale, amore per se stessa, determinazione, curiosità e guarigione, nella quale il viaggio diventa una soluzione, una risposta. Non una fuga, al contrario: una profonda connessione con se stessi e l’Universo.

Cos’è la fibromialgia?

Prima di tutto è bene capire cos’è la fibromialgia. Nonostante sia una sindrome riconosciuta scientificamente, Cristina mi ha spiegato che è molto difficile darne una definizione.

“Ad oggi la scienza non è ancora in grado di dare una definizione precisa della fibromialgia, eppure solo in Italia ci sono più di 2 milioni di pazienti affetti da questa condizione, e nella maggior parte dei casi si tratta di donne. Identificata come una “malattia autoimmune”, perché non se ne conoscono le cause, la fibromialgia provoca più di 100 sintomi differenti, in primis dolore cronico a muscoli e legamenti, stanchezza cronica, confusione mentale, disturbi del sonno, della digestione e, naturalmente, depressione“.

Si tratta quindi di una sindrome che colpisce tanto il corpo quanto la mente, che non ha gli effetti profondamente debilitanti di altre patologie ma provoca un dolore diffuso e un malessere costante. Oltre a questa situazione di disagio giornaliero, ci sono due fattori che rendono la fibromialgia particolarmente ostica.

Il primo è che non è facile da diagnosticare: Il dolore arriva e succede tutto in maniera assolutamente inspiegabile”, prosegue Cristina. “Gli esami del sangue risultano impeccabili mentre tutto il tuo organismo sta implodendo“.

Il secondo è che non esiste una cura.

La storia di Cristina: il dolore e la scoperta della fibromialgia

“Il mio viaggio attraverso questo incubo che mi ha cambiato la vita è iniziato quando avevo circa venticinque anni”, mi racconta Cristina, che oggi ne ha trentatré. “Iniziai a provare un forte formicolio al braccio e alla mano destra che non voleva più andar via. Andai da un reumatologo, che mi rimandò a casa dicendo che avevo i legamenti iperflessibili e che tutto il mio dolore dipendeva da questo”.

Una diagnosi molto superficiale e sbrigativa, che infatti si rivelò essere sbagliata e accese in Cristina il primo dubbio sul fatto che la medicina tradizionale occidentale fosse l’unica strada sensata da intraprendere.

“Sono certa che se solo mi avesse osservata, anzi, se solo mi avesse visitata – ho avuto a che fare con tantissimi medici che mi hanno solo ascoltata e mai visitata – la mia storia sarebbe andata in modo diverso. Intanto i mesi continuavano a passare ma i dolori non sparivano come mi aveva promesso il medico. Anzi: si intensificavano, diventando cronici“.

Una condizione difficile da spiegare, capire e accettare. Per questo motivo finisci quasi inevitabilmente a non aprirti con nessuno e rinchiuderti sempre di più nel tuo dolore.

“Ho impiegato ancora qualche anno a trovare il coraggio di ammettere ad alta voce che c’era qualcosa che non andava. Ricordo che, disperata, un giorno chiamai mia madre al telefono in lacrime, vomitandole tutti i sintomi con cui avevo continuato a convivere per anni. Da quel momento ho intrapreso un’odissea senza fine fatta di ospedali, visite mediche, terapie che non funzionavano, frustrazione, lacrime e senso di impotenza“.

“Hai la fibromialgia, malattia cronica e incurabile”

Per quasi cinque anni, Cristina ha sofferto di fibromialgia senza saperlo. Il dolore c’era e diventava sempre più forte, eppure, nonostante le innumerevoli visite specialistiche, nessuno era in grado di fornirle una diagnosi precisa. Alla fine la diagnosi è arrivata e le è sembrata una condanna.

“Poi, finalmente, a 30 anni è arrivata la diagnosi che tanto aspettavo: signorina, lei ha la fibromialgia, una malattia cronica e incurabile di cui ancora non abbiamo scoperto le cause, ma non si preoccupi: legga questo libro, prenda queste gocce e cerchi di essere positiva, che è così giovane e mi sembra depressa!“.

Di fronte a queste parole, pronunciate con superficialità e disinteresse, la disperazione era inevitabile:

“Un conto è sapere di avere qualcosa che non va”, prosegue Cristina. “Un conto è sentirselo dire da un medico, con tanto di camice bianco, che avvolto dall’autorità della sua professione pronuncia le fatidiche parole “malattia”, “cronica”, “incurabile”. Paura e depressione si sono insediate dentro di me facendomi perdere ancora di più il contatto con me stessa”.

Le lacrime e la disperazione, poi la rinascita

La prima reazione di Cristina è stata, naturalmente, quella di seguire i consigli dei medici. Il problema è che tutti i consigli ricevuti costituivano un tentativo di attaccare brutalmente la malattia. Non c’era alcuna intenzione di capirne le cause, comprendere lo stato d’animo del paziente, trovare i “perché”.

“Naturalmente in quello stato non ho potuto fare altro che seguire i consigli dei medici, iniziando una serie di terapie pesantissime a suon di antiepilettici, psicofarmaci, miorilassanti e altre bombe chimiche. Il mio corpo era intossicato e io non stavo facendo altro che intossicarlo ancora di più, senza trarne nessun vantaggio in termini di sollievo dal dolore. Ero letteralmente incastrata in un corpo che ormai mi aveva dichiarato guerra“.

Nonostante le terapie invasive, la condizioni di Cristina non facevano che peggiorare. Così, senza più grande fiducia nella medicina occidentale, ha pensato di arrendersi e abbandonarsi al dolore. Rassegnarsi a una vita di sofferenze e infelicità.

Poi, però, si è fatta sentire una energia nuova, la forza più grande che ci sia: la voglia di vivere. Un desiderio di tornare a sorridere, non solo fuori ma anche dentro, che si è concretizzato con un obiettivo ben preciso: viaggiare alla ricerca di una cura, o almeno di un modo nuovo di affrontare la fibromalgia.

“Ricordo di una sera in cui sentivo di aver toccato il fondo. Desideravo che la mia vita si interrompesse il prima possibile. Così mi sono messa davanti allo specchio, nuda, in lacrime, disperata, e forse per la prima volta in vita mia mi sono veramente guardata negli occhi. Mi sono abbracciata e baciata da sola e ho promesso a me stessa di smettere di farmi la lotta ma di iniziare ad ascoltarmi. È stato in quel momento che ho capito che avrei dovuto cercare la mia soluzione altrove e, come sempre, il viaggio è stata la mia medicina più potente“.

IG @thelazytrotter

La passione per il viaggio e una vita da nomade digitale

Quando chiedo a Cristina di raccontarmi di lei al di là della fibromialgia, ecco che ritorna la sua grande positività:

“Classe 86, passaporto salentino, sono un animo cinicamente romantico che dimora all’interno del corpo di una viaggiatrice incallita. Credo che sia soprattutto merito di mia nonna, un’avida esploratrice del mondo. Tra gli anni ’40 e ’60, lei e mio nonno hanno avuto la possibilità di viaggiare un po’ ovunque: dall’India alla Cina, al Messico, fino Perù e Stati Uniti. Così, in quei pomeriggi d’estate interrotti dal canto delle cicale in Salento, mi lasciavo incantare da racconti della nonna che mi parlava di terre lontane“.

Quei racconti hanno acceso la fiamma del Wanderlust in lei che fin da giovane sapeva di voler fare del viaggio non solo uno svago ma anche uno stile di vita. Oltre ad essere una collega nomade digitale (come me si occupa di web writing, ma anche di traduzioni), è riuscita a lavorare viaggiando grazie al suo blog e ai viaggi di gruppo che organizza.

“Quando la gente mi porgeva la classica domanda: “E tu cosa vuoi fare da grande?” la mia risposta era sempre la stessa: voglio conoscere tutti i paesi del mondo. Sono trascorse tante lune da quando ero bambina ma il mio spirito non è cambiato: la fame di mondo è rimasta la stessa“.

“Viaggiare non ha fatto altro che alimentare questo mio bisogno di mondo e così, armata di carta e penna virtuale, ho dato vita a quello che oggi ho trasformato nel mio lavoro, il mio diario di bordo e una community per donne alla ricerca di consigli di viaggio e di benessere: The Lazy Trotter. Così, il viaggio è diventato anche il mio lavoro: oltre al blog, sono anche tour leader, faccio viaggi di gruppo con i miei lettori e mi piace un sacco. Si tratta di un’ottima occasione per passare dall’online all’offline e far nascere nuove bellissime amicizie”.

Mente, corpo e spirito: affrontare la malattia in modo alternativo

Vista questa passione smisurata per il viaggio, era inevitabile che prima o poi il desiderio di esplorare il mondo, i suoi abitanti e le sue culture venisse in contatto con il desiderio di trovare un modo per affrontare la fibromialgia. E così è stato.

“Dopo aver deciso di cercare alternative alla medicina occidentale, sono volata subito in Guatemala. Sono particolarmente legata a questo paese, dove qualche anno fa ho avuto modo di trascorrere alcuni dei mesi più incredibili della mia vita. La medicina tradizionale e la scienza continuavano a dare importanza a elementi come valori del sangue, ma non prendevano in considerazione me nella mia totalità: mente, corpo e spirito. Quello che cercavo andava oltre gli esiti di un esame medico”.

Lo scrivo subito per evitare fraintendimenti: viaggiando Cristina non ha trovato una cura miracolosa a una malattia che la scienza definisce incurabile. Ma il suo obiettivo, in fondo, non era cercare un rimedio per far sparire la fibromialgia, bensì una soluzione per imparare ad accettarla e gestirla.

Un modo diverso da quelli offerti dai medici occidentali per riuscire a vivere serenamente la sua condizione riducendo al minimo la sofferenza.

“In Guatemala ho fatto una scoperta meravigliosa: ho sentito che il mio corpo non mi aveva dichiarato guerra, anzi, mi stava implorando di ascoltarlo. Per anni ho continuato a darlo per scontato e lui è stato costretto a interrompere il suo lavoro di sempre e a trascinarmi in una condizione di dolore fisico e mentale pur di catturare la mia attenzione. Bene: ora che finalmente l’aveva ottenuta sentivo che dovevo rivolgermi a chi lavora quotidianamente con le energie, le piante, gli astri e la natura“.

Lo spirito di Terzani: andare oltre alla medicina occidentale

L’atteggiamento di Cristina nei confronti della fibromialgia mi ha ricordato quello di Tiziano Terzani verso la sua malattia. Quella ricerca che va oltre i limiti imposti dalla medicina occidentale, portatrice di una verità scientifica eppure costantemente in evoluzione, pertanto non certamente infallibile.

“Sì, ho letto “Un altro giro di giostra” anni fa e in questi giorni lo sto rileggendo con occhi completamente nuovi. In Guatemala, nel momento stesso in cui ho avuto quell’illuminazione sul rapporto che avevo con il mio corpo, ho deciso di trascorrere varie settimane saltellando da un terapista all’altro. Ho provato un po’ di tutto, dando sfogo alla mia curiosità: dalla lettura della mia carta astrale maya con l’interpretazione del mio nahual, alle sedute di reiki, temazcal, ipnosi e recessione, fino ai canti indigeni e agli infusi di erbe puzzolenti”.

Così facendo, Cristina non ha trovato una cura, perché una cura non esiste. Però ha trovato qualcosa di molto prezioso: una nuova strada da seguire.

“Questi nuovi rimedi erano decisamente insoliti ma, nonostante chiunque intorno a me continuasse a darmi della “pazza che se ne va in giro per il mondo in quelle condizioni”, nel mio profondo sentivo che avevo finalmente trovato la strada giusta. Il mio non era – e non è – solo un problema fisico, ma un problema energetico, perché tutti noi siamo fatti di energia. Avevo bisogno di riequilibrare i miei chakra, di pulire i miei canali energetici, di riconnettermi con me stessa, di ritrovare la forza che il dolore aveva oscurato. Così il mio viaggio attraverso la guarigione ha intrapreso una strada completamente diversa: ho iniziato ad andare da una psicoterapeuta due volte a settimana e ad abbracciare un approccio olistico“.

Viaggiare alla ricerca di una soluzione alla fibromialgia

Dopo l’esperienza in Guatemala, la tappa successiva è stata la Repubblica Ceca.

“Qualche mese fa sono volata in Repubblica Ceca per sottopormi a tre settimane di panchakarma. Purtroppo stavo troppo male per volare fino in India e grazie al mio lavoro di travel blogger avevo tanti viaggi in programma, quindi ho cercato la soluzione più vicina a me. Ho fatto un percorso di detox completa del corpo che segue i principi della medicina ayurveda. Per tre settimane mi sono nutrita di riso e verdure, verdure e riso, sottoponendomi a strani trattamenti con oli ed erbe calde che mandavano in subbuglio i miei muscoli contratti“.

Poi c’è stata Lisbona, poi Madrid. Forse, un domani, il Senegal.

“Sono volata a Lisbona per farmi trattare da una bravissima agopunturista esperta nella tecnica giapponese – lei è italiana – e ho avuto, con mia grande sorpresa, la fortuna di conoscere un team di terapisti alternativi a dir poco incredibili proprio qui in Italia. Un terapista energetico delle Canarie con cui ho fatto una breve terapia qualche giorno fa a Madrid mi ha parlato di un guaritore senegalese in grado di liberare il corpo da qualsiasi malattia. Chi lo sa, magari sarà il Senegal la mia prossima destinazione… quello che so è che oggi mi curo con i funghi giapponesi, con l’alimentazione, lo yoga, con la respirazione, con le erbe e sto molto, molto meglio“.

IG @thelazytrotter

Quando guarire è un atto di fede

Durante tutte queste esperienze, Cristina ha capito ciò che spesso ho letto nel libro di Terzani: se affronti una cura alternativa con la convinzione che non possa funzionare, stai pur certo che non funzionerà.

La mente è meravigliosa e molto più potente di ciò che crediamo. Credere è fondamentale, nella vita e nella ricerca della felicità, che sia legata a un percorso esistenziale (come nel mio caso) oppure al migliore approccio possibile alla fibromialgia.

“Credo che le terapie alternative rappresentino in primis un atto di fede“, dice Cristina. “Ci sono determinate pratiche talmente lontane dal nostro modo di pensare occidentale che farebbero storcere il naso a chiunque, specialmente a chi sta soffrendo e ha bisogno di un aiuto immediato. Ma è proprio questo il grande errore del nostro approccio alla vita. Il “tutto e subito” non esiste, specialmente quando si ha a che fare con una malattia così sofisticata come la fibromialgia. Non si tratta di spegnere i sintomi per azzittire il dolore, ma di andarne a individuarne le cause, che potrebbero essersi nascoste ovunque”.

Un paziente è più del suo corpo

Ciò che mi spezza il cuore quando mi guardo intorno in Occidente è la totale mancanza di spiritualità. Non parlo di Dio, religione e comandamenti da seguire: parlo di connessione con il Tutto di cui ogni essere vivente fa parte. Quella connessione spirituale che per Cristina vale più di una cura, perché conduce a una guarigione a 360°.

Non esistono pillole in grado di farti connettere con il tuo IO più profondo. Tutto questo avviene tramite la connessione, la meditazione, il perdono, l’accettazione, il volersi ascoltare e osservare nel profondo. Ed è proprio per questo che preferisco di gran lunga le terapie alternative alla medicina tradizionale: il paziente non è solo un insieme di fluidi corporei, sangue e ossa, ma è un essere completo, fatto di corpo, mente e spirito“.

“Un dottore tradizionale ti chiede di descrivergli i tuoi sintomi, un terapista alternativo ti chiede di parlargli dei sintomi ma anche dei possibili traumi emotivi che possono aver accentuato i problemi riscontrati, sottolineando ancora una volta quanto la nostra mente e le nostre emozioni giochino un ruolo primario sul nostro stato di salute”.

Accettare la fibromialgia e iniziare a guarire

Cristina non ha sconfitto la fibromialgia, ma l’ha accettata. L’accettazione è un processo potente e meraviglioso, che ti rende consapevole di quanto la realtà non sia altro che un’armonia degli opposti (il simbolo dello Yin e Yang, che cito spesso nel mio romanzo, ne è una rappresentazione grafica tanto semplice quanto significativa).

La malattia non si può cancellare, ma si può imparare a gestire.

Oggi sto molto, ma molto meglio, sia a livello fisico che emotivo. Il grande cambiamento è arrivato quando ho smesso di lottare e ho iniziato ad accettare la mia condizione. Sentivo pronunciare queste parole da amici e parenti e puntualmente il mio sangue ribolliva di rabbia: come posso smettere di sentire dolore? Come posso smettere di pensare che la mia vita si è spezzata? Come posso accettare un mostro del genere? Eppure, non so come, ma ce l’ho fatta. E ha funzionato“.

Il viaggio è stato un elemento chiave nel suo processo di guarigione e continuerà ad esserlo. Come il suo atteggiamento verso la malattia, anche il suo approccio all’esplorazione del mondo è in continua evoluzione.

“Non sono ancora guarita del tutto ma sto molto meglio e sono sul cammino giusto per raggiungere uno stato completo di auto-guarigione. Continuo a viaggiare, perché viaggiare è la mia medicina, ma lo faccio in modo diverso: addio zaino, benvenuto trolley, dormo sempre almeno 7 ore, ho abbandonato lo street food e seguo il mio severissimo regime alimentare che mi tiene lontana da tantissimi alimenti anche quando sono in viaggio, prediligo destinazioni calde dove i miei muscoli si possono rilassare invece di contrarsi, e viaggio armata di integratori, pietre, calendari lunari e altri strumenti olistici”.

“Non rassegnatevi ma accettate la vostra condizione”

Credo che la storia di Cristina possa essere di grande ispirazione per chiunque sia in difficoltà. Non solo per chi deve affrontare la fibromialgia (che, ricordo, colpisce due milioni di persone in Italia, molte delle quali inconsapevoli) ma per tutti coloro che soffrono, che sia di una malattia, di una situazione emotiva, di un fallimento.

Ho voluto condividere la sua storia perché siamo accomunati dallo stesso atteggiamento verso le difficoltà: mai arrendersi, mai sprofondare nello sconforto, ma lottare, trovare sempre la voglia di vivere a pieno, evolversi e diventare più consapevoli. Restare innamorati, del mondo, delle persone e soprattutto di noi stessi.

“Non mi sono mai sentita così forte e anche se continuo ad avere tanta, ma tanta paura, adesso so di avere tutti gli strumenti per affrontarla e uscirne vincitrice. Questa malattia mi sta insegnando molto su me stessa. E questo è il consiglio che mi sento di dare a chiunque stia soffrendo, a livello fisico, emotivo o entrambi: quello di non cadere in una rassegnazione passiva, ma di operare un’accettazione attiva. È proprio tramite l’accettazione che siamo in grado di tirare fuori tutto il potere immenso che risiede in noi. Siamo esseri divini! Il problema è che spesso tendiamo a dimenticarcelo”.

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