Viaggiare non è una fuga ma l’opportunità di rielaborare la tua vita

Credo che sia successo a quasi tutti noi viaggiatori con l’erba sotto ai piedi. Abbiamo una vita “normale”, facciamo finta che tutto vada bene, montiamo un bel sorriso finto ogni mattina e proviamo a convincerci che, per quanto insoddisfatti, questa vita sia “giusta” e quindi vada per forza accettata, seppur a malincuore.

Per riuscirci teniamo lontane le domande scomode tuffandoci nei vizi e nella gratificazione immediata degli oggetti o dei social network.

Dovremmo chiederci perché siamo così tristi al mattino e invece ci mettiamo a “scrollare” la home di Facebook per anestetizzare il cervello. Dovremmo chiederci perché la domenica sera abbiamo quell’ansia insopportabile e invece accendiamo la televisione per sovrastare il rumore di certi pensieri.

Dovremmo chiederci per quale motivo siamo finiti a fare un lavoro che odiamo in una città che non amiamo e invece usciamo dall’ufficio incazzati e andiamo a comprare la prima cosa che attira la nostra attenzione da dietro la vetrina di un negozio.

Intanto accumuliamo una quantità enorme di insoddisfazione dentro di noi, che prima o poi esploderà.

Quando viaggiare è una fuga dall’infelicità

Se segui assiduamente questo blog, è probabile che tu sia come me. In tal caso, saprai benissimo che questa “esplosione” di infelicità porta molto spesso all’acquisto di un biglietto aereo. Per alcuni, prima ci sono altri step: c’è chi lascia l’università (come ho fatto io), chi lascia il lavoro, chi lascia il proprio partner… è un tentativo di liberarsi di tutto e sentirsi leggeri come quando eravamo ragazzini e non avevamo alcuna responsabilità.

Poi c’è la partenza. C’è un aereo che ci porta lontani, ci sono facce nuove, sapori nuovi, colori nuovi intorno a noi. C’è un viaggio e tornano i sorrisi. Torna la spensieratezza, torniamo ad alzarci ogni mattina con una grande voglia di vivere e torniamo ad andare a dormire con il cuore sereno. Torna la felicità, in quella forma che solo viaggiare sa donarti.

Ma poi, alla fine, cosa succede?

A meno che tu non abbia la possibilità di viaggiare per sempre (ma anche se puoi viaggiare a tempo indeterminato come faccio io, a lungo andare il discorso è lo stesso), quando intendi il viaggio come una fuga non stai risolvendo i tuoi problemi.

Li stai solamente accantonando da qualche parte dentro di te, pur sapendo che prima o poi dovrai affrontarli.

Ecco perché tanti viaggiatori provano una forte agitazione negli ultimi giorni di un’esperienza lontano da casa: sanno che a breve torneranno alla realtà e improvvisamente tutto ciò che hanno accantonato assume la sembianza di una montagna impossibile da scalare.

Perché viaggiare non è la soluzione ai tuoi problemi. Può essere una fuga da essi ma un viaggio non è in grado di risolvere il grande puzzle della tua vita. Solo tu puoi farlo, attraverso un processo duro e spesso doloroso, ma assolutamente fondamentale per iniziare a muoverti verso le coordinate della tua felicità.

Viaggiare per osservare la tua vita dall’esterno

Se è vero che viaggiare non risolve i tuoi problemi, sono convinto che abbia un’utilità di cui poche persone si rendono conto: ti offre la possibilità unica di osservare la tua vita da un punto di vista differente, esterno. Questo perché ogni viaggio è unico ma tutti i viaggi sono accomunati da una caratteristica: ti portano fuori dalla tua comfort zone.

Quando viaggi non hai punti di riferimento. Non hai un luogo che conosci alla perfezione, non c’è la tua cameretta, il tuo letto, il tuo supermercato preferito, il tuo programma televisivo, il tuo centro commerciale, i tuoi famigliari e i tuoi amici. Devi ricostruire da zero le tue abitudini e routine, ma se viaggi da una località a un’altra non hai il tempo materiale per farlo.

Questa situazione di costante evoluzione, avventura e incertezza ti impone di non chiuderti dentro una nuova comfort zone. Così la tua mente non si assopisce ma anzi, diventa estremamente vivace e attiva. Hai la possibilità di ragionare liberamente, senza essere condizionato da quell’insieme di scelte, esperienze e abitudini che caratterizzano la tua quotidianità.

Viaggiare è una terapia

Personalmente mi è successo molte volte nel sud-est asiatico. Magari a bordo di un treno che sfrecciava attraverso la Thailandia oppure a bordo di uno sleeping bus che mi portava dal Laos alla Cambogia in piena notte. Quei momenti di pace e silenzio dopo un’intera giornata passata ad esplorare l’ignoto sono perfetti per fare ciò che rimandi da tanto, troppo tempo: pensare alla tua vita, trovare soluzioni ai tuoi problemi e iniziare a muoverti verso la tua felicità.

È proprio mentre il paesaggio sfrecciava di fronte ai miei occhi un po’ lucidi, con la testa appoggiata al finestrino di un bus e qualche canzone “giusta” nelle orecchie, che ho sviluppato le migliori riflessioni sulle cose della vita. Sono stati quelli i momenti in cui sono giunto a conclusioni importanti e ho preso decisioni difficili ma necessarie. In quei momenti ho capito che forma avesse la mia felicità, quali strade dovessi seguire e quali evitare.

Viaggiare non risolverà i tuoi problemi. Non ha questo potere. In compenso, viaggiare è un’occasione straordinaria per giudicare la tua vita, le tue esperienze e le tue scelte con uno stato mentale libero da condizionamenti.

Viaggiare è una terapia che, se affrontata nel modo più consapevole possibile, ti permetterà di apportare i più grandi cambiamenti alla tua vita.

Trovi questa e altre riflessioni nel mio libro “Le coordinate della felicità

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