Viaggiare genera empatia: invece di giudicare gli altri, impariamo a metterci nei loro panni

Photo by Mayur Gala

Ci sono tanti ottimi motivi per cui dovresti viaggiare, ma uno dei più sottovalutati riguarda la possibilità di generare una dote quanto mai raro e prezioso al giorno d’oggi: l’empatia.

L’empatia è la capacità di mettersi nei panni di una persona e riuscire a comprendere lo stato d’animo che sta vivendo. Questa è la definizione, ma io credo che l’empatia sia anche riassumibile in un altro modo: è la capacità di comprendere ciò che sta provando un altro essere umano senza giudicarlo.

L’empatia è spesso associata alla compassione. Diciamo infatti che una persona è empatica quando riesce a provare dispiacere e dolore per la situazione difficile che sta vivendo qualcuno, ma in realtà l’empatia riguarda anche la felicità: essere empatico significa anche osservare una coppia che si abbraccia davanti a un tramonto, sorridere di fronte alla bellezza dell’amore e comprendere l’intensità e la gioia del momento che stanno vivendo.

Perché l’empatia è rara al giorno d’oggi

I tempi in cui viviamo sono dominati dalla tecnologia, dai numeri e dalla fredda razionalità. Come scrivo nel mio libro “Le coordinate della felicità“, il progresso ha migliorato le nostre vite, ma ci ha resi più insensibili e distaccati.

Al giorno d’oggi cerchiamo sempre una ragione per fare qualcosa, perché non conosciamo più cosa sia l’istinto. Ragioniamo, ragioniamo e ragioniamo, per poi non concludere nulla perché intrappolati nei nostri stessi calcoli e nelle macchinazioni delle nostre menti.

Al giorno d’oggi mancano le emozioni e i sentimenti. Mancano i sognatori, i romantici, coloro che vedono nella sensibilità un valore e non una debolezza. Gli ottimisti che sorridono anche se non c’è nessun motivo logico per farlo.

Mancano le persone che non si vergognano di piangere davanti a un tramonto, quelle che si dichiarano senza preoccuparsi di un eventuale rifiuto e quelle che si mettono in gioco senza temere un possibile fallimento.

E se oggi viviamo in società così fredde, schematiche, materialistiche, consumiste e insensibili, è soprattutto perché manca l’empatia.

Ego e modelli di finta perfezione. E gli altri?

Non siamo più in grado di metterci nei panni degli altri. Perché una società che ci vuole perfetti consumatori, ci spinge a fare due cose: essere egocentrici e categorizzare gli altri in base ad etichette e apparenze.

Siamo egocentrici perché pensiamo che il mondo giri tutto intorno a noi, che i nostri problemi siano sempre i più gravi, che le nostre vittorie siano l’unica cosa che conta. Categorizziamo gli altri in base al successo che hanno, ma credendo che esista un solo successo e sia quello dell’ostentazione, della ricchezza materiale e dell’apparenza.

Così, diventiamo sempre più soli: da un lato esistiamo solo noi con il nostro ego da nutrire costantemente, dall’altro ci sono modelli di successo falsi e inarrivabili.

E gli altri? In tutto ciò, gli altri diventano un problema, quasi un fastidio e spesso un ostacolo. Quando gli altri sono in difficoltà, non fai altro che cercare le loro colpe. Inizi ad analizzare tutto ciò che hanno sbagliato per poterli giudicare e sentirti superiore.

Poi, magari, ti capita di fare un viaggio. Non una vacanza, un viaggio. E allora è probabile che il tuo modo di pensare cambi radicalmente. Perché viaggiando scopri cos’è l’empatia, percepisci l’amore e torni ad essere umano.

Le difficoltà fanno parte del viaggio

Quando viaggi ti capita spesso di ritrovarti in situazioni difficili. Diciamolo chiaramente: sono proprio quei momenti di panico e incertezza che un po’ ci fanno amare il viaggio. Perché siamo completamente fuori dalla nostra comfort zone, non abbiamo appigli di nessun tipo e possiamo solo contare su noi stessi.

Chi viaggia sa a cosa mi riferisco. Possono essere piccoli imprevisti che ti fanno saltare il cuore in gola, come un treno perso o un hotel impossibile da trovare, oppure situazioni più grandi, come la tua moto che ti lascia a terra nel bel mezzo del nulla.

Il bello del viaggio è proprio nell’alternanza tra momenti di relax, gioia, scoperta e condivisione e altri momenti di avventura, imprevisti, novità e un po’ di sana paura, quella che ti fa crescere come poche altre cose e ti fa sentire maledettamente vivo.

Come scrivo nel mio libro “Le coordinate della felicità” proprio nel secondo caso, quando il viaggio ti mette alla prova con situazioni dure ma memorabili e formative, che capisci cos’è l’empatia e perché riguarda tutti noi. Perché spesso ti capita di vivere momenti di puro terrore e sperare che qualcuno ti aiuti invece di fregarsene completamente di te.

Spesso succede che l’aiuto poi arrivi, ma questo non ha importanza. Ciò che conta è la lezione che impariamo in quei momenti in cui una mano (metaforicamente o no) ci aiuta a uscire da una situazione di grande difficoltà: siamo tutti umani, tutti proviamo gli stessi sentimenti e tutti meritiamo un aiuto.

Viaggiare genera empatia

È una lezione di gratitudine sempre valida, ancor di più nella vita di tutti i giorni. Quando hai viaggiato e hai visto perfetti sconosciuti pronti ad aiutarti con una semplice indicazione o con un invito a una cena in famiglia, cambi. Diventi più empatico, capisci che invece di giudicarci dovremmo semplicemente aiutarci, senza indagare sui motivi della nostra difficoltà.

Ti capiterà, quindi, di osservare altri esseri umani in difficoltà nella vita di tutti i giorni, e di ricordarti di quella volta in cui una simpatica signora ti ha indicato la strada verso il tuo bus senza sapere una parola di inglese oppure di quando un altro viaggiatore ti ha consolato in un momento di disperazione per un’imprevisto particolarmente sconvolgente.

E invece di far finta di non vedere, invece di distogliere il tuo sguardo, offrirai il tuo aiuto. Sarai meno severo nei giudizi e anzi, diventerai più comprensivo. Perché viaggiando hai capito che siamo tutti diversi ma siamo tutti uguali nel nostro essere umani. Non criticherai chi cerca una vita migliore o chi è in difficoltà, ma proverai ad aiutare chi troverai davanti a te, nei limiti delle tue possibilità.

Provare empatia significa amare il prossimo. Perché anche un sorriso o un semplice “grazie” possono dare una svolta di positività a un’altra persona. Anche una piccola indicazione o un suggerimento possono aiutare chi è in una difficoltà ben più grande di ciò che mostra. Sono piccoli gesti di amore universale.

Viaggiare genera empatia. Viaggiare crea amore tra le persone. Viaggiare ci rende tutti più umani.

Seguimi su Instagram  Facebook  YouTube