Quando torni da un viaggio

Photo by Erik Odiin

Non è facile tornare da un viaggio.

I motivi sono tanti.

Ti manca il “mondo là fuori“, quello lontano dalla tua comfort zone.

Ti mancano le viste mozzafiato che ti sei guadagnato dopo un faticoso trekking.

Ti mancano i tramonti sul mare alla fine di una giornata indimenticabile.

Ti mancano i sapori esotici dei piatti dai nomi impronunciabili che hai mangiato.

Ti mancano i monumenti che hai visitato con ammirazione e in religioso silenzio.

Ti manca la sensazione dei primi passi in quei luoghi che sognavi di visitare per anni.

Tutto ciò che ti manca di un viaggio rende difficile il ritorno a casa.

Ma c’è un’altra sensazione che ogni viaggiatore conosce bene.

Quando torni a casa e realizzi che nulla è cambiato.

Perché raramente qualcosa cambia davvero “a casa”.

E forse è proprio per questo che la chiamiamo “casa”.

Perché non cambia mai.

Ti fai tanti viaggi mentali quando viaggi fisicamente.

Ti chiedi: “Chissà se mi sto perdendo qualcosa“.

Pensi che la tua città stia cambiando.

Pensi che qualcuno potrebbe star male.

Pensi che la realtà che conoscevi così bene stia mutando.

Pensi che una volta tornato ti sentirai perso.

Hai la sensazione di perderti qualcosa di importante.

Senti quell’angoscia tipica di chi ha paura di essere rimasto indietro mentre tutti sono andati avanti.

Poi torni, con un po’ di timore e tanta curiosità.

E scopri che le persone sono sempre le stesse.

Qualcuno ha cambiato taglio di capelli e qualcun altro ha comprato l’automobile nuova.

C’è chi si è messo a dieta e chi si è lasciato andare.

Chi ha avuto piccoli successi e chi ha avuto piccoli fallimenti.

Ma tutto sommato, le persone sono rimaste quelle che ricordavi.

E non solo le persone.

Le strade della tua città, che immaginavi irriconoscibili quando eri lontano, sono identiche a come le ricordavi.

I sapori, i profumi, il paesaggio, il clima.

Il traffico, i musi lunghi della gente, gli abbracci con i tuoi cari, la casa in cui sei cresciuto.

Tutto è uguale all’ultima volta in cui eri partito.

Le telefonate di bentornato, le serate con gli amici, le esclamazioni di sorpresa o finta sorpresa.

“Ma quanto sei abbronzata!”

“Ma quanto sei dimagrito!”

Tutto è uguale all’ultima volta che eri tornato.

Non è cambiato niente.

A parte te.

Tu sei cambiato.

Una sensazione che non ha niente a che vedere con quella che ti dà un tramonto in viaggio ma è ugualmente intensa.

Potrebbe succederti mentre cammini da solo per le strade della tua città.

La città che hai odiato tante volte, ma che in fondo è e sarà sempre “tua”.

Oppure potrebbe succederti mentre togli le tue cose dallo zaino.

Tiri fuori i vestiti e ognuno di essi porta con sé ricordi travolgenti.

Giorni e giorni di incontri, sorrisi ed emozioni.

Potrebbe succederti mentre mangi per la prima volta da settimane con la tua famiglia.

Avevi sognato quel momento, avevi sognato il vero-cibo-italiano.

Poi quel momento arriva.

Sei contento di esserci ma ti guardi intorno e capisci che non è cambiato nulla.

A parte te.

Mi è successo decine di volte.

Il ritorno nella “mia” Torino, la mia famiglia, la mia casa, le mie vecchie abitudini.

Il solito traffico infernale, i soliti portoni rossi delle case, le solite foglie secche, i soliti locali dove andare a bere le solite cose, il solito giornalaio all’angolo.

Il parco dove ho compilato una lista dei sogni quando avevo 19 anni.

I marciapiedi sporchi e i lampioni spenti. Le scritte sui muri.

In quei momenti mi sono reso conto che non cambia mai niente.

A parte me. Per l’ennesima volta.

Tu, viaggiatore o viaggiatrice, hai subito la vera trasformazione.

Il viaggio ti ha cambiato.

In quel momento, provi una sensazione di orgoglio ma anche un po’ di amarezza.

Orgoglio, perché improvvisamente senti il peso di tutti i chilometri che hai percorso.

Senti la responsabilità di tutte le scelte che hai dovuto prendere.

Senti tutto il valore delle esperienze che hai fatto in luoghi così lontani, non solo fisicamente, da quello in cui ti trovi ora.

E non ti importa se è andata bene o è andata male.

Ti importa di avercela fatta.

Amarezza, perché sai che le persone intorno a te non potranno mai capire cosa significa.

Pur sforzandosi, non potranno mai comprendere cosa hai passato.

E tu non sarai mai in grado di spiegarlo.

D’altronde, come spieghi a un albero cosa significa correre?

Come spieghi a una persona che si è accecata quanti colori ha il mondo?

Come puoi raccontare la musica a chi ha deciso di non ascoltarla?

In fondo viaggiamo anche per questo.

Viaggiamo anche per continuare a sentirci diversi.

Quelli con l’erba che cresce sotto i piedi.

Quelli che non si accontentano.

Quelli che non hanno alcuna intenzione di mettere la testa a posto.

Arrendersi, smettere di sognare, morire lentamente.

C’è un momento in cui capisci tutto questo.

Il momento in cui il puzzle dei tuoi pensieri si risolve all’improvviso.

Quel momento in cui capisci che nulla è cambiato intorno a te.

E sorridi.

Perché capisci che l’unica cosa che è cambiata non è una cosa.

Sei tu.

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