Non prendertela con il pozzo secco. Chiediti perché cerchi l’acqua dove non ce n’è

Perché torni sempre dalle persone che ti feriscono?
Perché non riesci a liberarti di abitudini e situazioni che ti fanno solo stare male?
Perché commetti sempre gli stessi errori, come se fossi incapace di imparare?

Non è colpa tua. È la natura umana a rendere difficile un processo che in realtà non ha nulla di spaventoso. Anzi, è ciò che ci porta dritti verso la serenità, se non addirittura vero una vita felice.

È l’arte del lasciare andare il passato.

Lasciare andare il passato significa smettere di identificarsi in esso

A tante persone capita di identificarsi completamente con il proprio passato. Quando succede, diventano dipendenti da persone, luoghi, abitudini e stati d’animo, anche se sono consapevoli dell’impatto negativo che hanno sulla propria vita.

La nostra natura umana non è programmata per essere felici, ma per sopravvivere. E così tendiamo sempre a preferire ciò che conosciamo rispetto a ciò che dobbiamo ancora esplorare. Lo facciamo anche se siamo consapevoli che probabilmente fuori dalla nostra comfort zone potremmo stare molto meglio.

Molto spesso il prezzo della sicurezza delle abitudini è molto alto. Le persone cambiano, le situazioni si evolvono, certi ambienti  e certe convinzioni diventano tossiche.

Ciò che un tempo ci faceva stare bene, ora ci fa stare male.

Nel profondo sappiamo che è arrivato il momento di lasciare andare, eppure non ci riusciamo, perché abbiamo paura che farlo significhi perdere non solo il nostro passato, ma anche noi stessi.

Ne parlo anche in questo capitolo del mio ultimo libro:

«Se hai affondato le radici della tua identità in qualcosa che non esiste più, temi che, lasciandolo andare, perderai anche te stesso, smetterai di esistere. Ecco perché le persone tendono ad aggrapparsi così disperatamente al passato. Ad esempio, nella tua mente ora tu sei “Davide, quello a cui hanno spezzato il cuore”. E se togliamo questo appellativo, cosa ti resta? Solo Davide. E chi è Davide? Non è facile rispondere a questa domanda. Rischi di non sapere chi sei nel profondo e andare in crisi. Ci vuole coraggio a guardarsi dentro, e allora meglio identificarsi con il proprio passato e con la propria sofferenza, mentre si spreca il proprio presente… vero? In realtà perdi te stesso proprio quando concentri la tua attenzione su qualcosa che non tornerà mai più, invece di concentrarci su ciò che hai e sei ora. Fatta tua questa consapevolezza, smetti di soffrire.»

Dal mio romanzo “Succede sempre qualcosa di meraviglioso

Non cercare l’acqua nei pozzi secchi: sai che non c’è

Un antico detto zen dice:

Non prendertela con il pozzo secco che non ti dà l’acqua. Chiediti invece perché cerchi disperatamente di dissetarti dove sai che non c’è nulla per te

Il motivo per cui continuiamo a cercare l’acqua nei pozzi ormai secchi è proprio che non riusciamo a lasciare andare il nostro passato. E quindi la routine, le abitudini, le illusorie sicurezze. Tutto ciò che è stato e che ora non è più.

Addirittura diamo la colpa al povero pozzo secco se non ci dà l’acqua! Ovvero troviamo colpevoli ovunque pur di non ammettere che siamo noi ad avere l’atteggiamento sbagliato e non vogliamo guardare in faccia la realtà.

E cioè che una certa relazione, una certa situazione, un certo modo di vivere e di essere, un certo luogo o un certa sicurezza del passato non esistono più. L’acqua si è esaurita, il pozzo è secco.

Lasciare andare il passato praticando il non-attaccamento

Per imparare a lasciare andare il passato bisogna innanzitutto essere consapevoli del fatto che il mondo è pieno di pozzi.

Invece di insistere a cercare l’acqua dove non c’è, dovremmo avere il coraggio di allontanarci da ciò che è sicuro ma non ha più niente da darci. Avere la forza di credere nella nostra capacità di farcela anche in un contesto completamente diverso. Ritrovare un po’ di amor proprio, insomma.

Ciò significa praticare il “non-attaccamento” buddhista.

Chi ci riesce, non solo impara a lasciare andare il passato o quelle parti di esso che portano solo frustrazione, rimpianti e rabbia. Riesce anche a fare della propria vita una straordinaria avventura.

Perché quando sei consapevole del fatto che tutto evolve, ecco che anche tu inizi a farlo. Come scrivo nel mio librosmetti di essere una roccia e diventi il fiume“.

Ed ecco che succede qualcosa di meraviglioso: se scorri con il flusso della vita, l’Universo ti premia. Nella tua esistenza arrivano persone che ti rispettano, abitudini sane e situazioni piacevoli e stimolanti.

Nella tua vita ritorna la luce.

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