Le persone ti fanno soffrire? L’insegnamento di Buddha: non accettare le loro parole

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Molte persone si trovano nella situazione di dover subire costantemente cattiverie e odio, se non addirittura insulti. Può succedere sul lavoro ma anche in famiglia o tra gli amici, ma non ha importanza il contesto: ciò che conta è il dolore che certe parole e certi gesti provocano nella persona che li subisce.

Si tratta di una ferita invisibile perché non si vede all’esterno, ma in grado di causare un dolore lacerante dove fa più male, ovvero dentro. Infetta l’anima e crea malesseri e infelicità che possono durare per tutta la vita.

Ho sempre pensato che uno dei paradossi più grandi dei nostri tempi stia proprio nel fatto che con tutto il benessere di cui godiamo abbiamo scelto di diventare sempre più distaccati e isolati invece di unire le forze per vivere più serenamente.

Se un tempo, quando le difficoltà erano reali ed enormi e c’era una disperazione molto più diffusa, le persone si stringevano nelle proprie comunità aiutandosi e supportandosi gli uni con gli altri, oggi che abbiamo tutto abbiamo deciso di rifugiarci nel materialismo dimenticando completamente l’importanza dell’empatia e del supporto morale.

Ecco perché al giorno d’oggi sono ancora più diffusi gli episodi di abusi e violenze verbali ed emotive: le persone sono isolate nella tecnologia e schiave del proprio ego a causa della competitività , motivo per cui vedono negli “altri” non un valore ma una minaccia. E quando una persona si sente minacciata, aggredisce spinta dalla paura.

Se sei costretto/a a subire cattiverie e odio, in questo articolo vorrei mostrarti due modi per imparare a gestire questa spiacevole situazione. La prima è una lezione che ho imparato viaggiando e alla quale accenno anche nel mio libro “Le coordinate della felicità“. La seconda, invece, deriva da un prezioso insegnamento del Buddha, antico ma quanto mai attuale.

Il mio consiglio: chi ti vuole fare male, soffre più di te

Diverse persone che hanno letto il mio libro mi hanno scritto per dirmi che i loro sogni o il loro desiderio di cambiamento vengono costantemente ostacolati dalle persone che hanno intorno.

A causa di famigliari, amici, partner o colleghi, non riescono ad esprimersi liberamente: non appena provano a dire ciò che gli piacerebbe fare per essere felici vengono immediatamente screditati e ricoperti di giudizi, se non vero e proprio odio verbale.

Questo comportamento li blocca sul nascere e gli fa perdere ogni forma di sicurezza nei propri mezzi. Ricevere insulti e umiliazioni, spesso sotto forma di “innocue” battute, azzera la loro autostima e li spinge a pensare: “Ma cosa credo di fare io, che non valgo niente?

Se ti trovi in questa situazione, ho un consiglio per te. Prendilo proprio per quello che è: il semplice suggerimento di un ragazzo che ha vissuto tante esperienze diverse e si è confrontato sia con persone profonde e luminose sia con tante persone meschine e interessate solo a sfruttare gli altri.

Una delle lezioni più importanti che ho imparato in questi nove anni alla ricerca delle coordinate della mia felicità è che le persone felici vogliono che lo siano anche gli altri. E viceversa: le persone infelici, tendenzialmente, sperano che lo siano anche gli altri.

Ecco perché dico con sicurezza che chi alza la voce, chi ti insulta, chi ti fa male con le parole, è quasi sempre una persona che soffre. Hai mai visto un individuo veramente felice che fosse al tempo stesso in guerra con il mondo intero? Riesci a trovare un briciolo di vera felicità negli occhi di chi odia tutti?

No, l’essenza della felicità è nella condivisione. Se una persona sta bene, è naturalmente portata a desiderare che anche gli altri stiano bene.

Chi riversa il suo odio su di te, sta male. Si nasconde dietro a una corazza ma in realtà soffre, forse più di te. Quando te ne rendi conto, si ribaltano le gerarchie: la persona forte, quella che è in una posizione di forza e solidità, sei tu.

Con la consapevolezza di avere di fronte una persona ferita e sofferente che reagisce con la violenza, puoi scegliere di esserle superiore. Essere tu, nel pieno della tua consapevolezza, del tuo equilibrio e della tua sensibilità, a decidere come indirizzare uno “scontro” che solo l’altra persona sta cercando.

La prossima volta che qualcuno ti tratta male o ti risponde in maniera violenta, prova compassione per lui o lei. Non dar peso alle sue parole, frutto della cattiveria che nasce dal dolore. Perdonalo/a, non dargli alcuna importanza e vai avanti con la tua vita.

L’insegnamento del Buddha

C’è un aneddoto sul Buddha che secondo me spiega bene come affrontare con serenità le persone incattivite che vogliono farti male.

Buddha stava insegnando ad un gruppo di discepoli, quando un uomo gli si avvicinò e lo insultò, con l’intenzione di aggredirlo.

Di fronte a tutti, Buddha reagì con assoluta tranquillità, rimanendo fermo ed in silenzio.

Quando l’uomo se ne andò, uno dei discepoli, indignato da questo comportamento, chiese a Buddha perché avesse permesso a quello straniero di maltrattarlo in quel modo.

Buddha rispose serenamente: “Se io ti regalo un cavallo e tu non lo accetti, di chi è il cavallo?”.

L’alunno, dopo aver tentennato per un istante, disse: “Se io non lo accettassi, il cavallo continuerebbe ad essere vostro, maestro”. 

Buddha annuì e gli spiegò che, nonostante alcune persone decidano di perdere il loro tempo insultando, noi possiamo scegliere di accettare tali parole o meno, proprio come faremmo con un regalo qualsiasi.

Poi concluse: “Non accettare le parole di odio, rifiutale. Solo in questo modo colui che ti odia rimarrà con l’insulto tra le mani. Non puoi dare la colpa a chi ti offende e ti fa male, perché è tua la decisione di accettare le sue parole invece di lasciarle sulle stesse labbra da cui sono uscite”

L’insegnamento del Buddha è questo: con grande forza mentale, è possibile scegliere di non accettare le parole cariche di odio.

Le parole non sono altro che parole, suoni emessi da qualcuno. Le parole non hanno alcun significato di per sé, sei tu che decidi di dargli un valore. E allora, non dare alcun peso alle parole pronunciate da chi vuole solo ferirti. Non ne ricaverai niente di positivo, solo sofferenza.

Che sia tua madre, il tuo capo o un cosiddetto amico, quando inizieranno a screditarti e insultarti, tu comportati come il Buddha: non reagire e lascia che quelle parole restino nella bocca chi le ha pronunciate. Lì devono marcire, non dentro il tuo cuore.

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