Come un viaggio in India e la meditazione mi hanno aiutata a superare gli attacchi di panico

Ci sono tanti motivi per cui si può soffrire di attacchi di panico. Le soluzioni per curarsi e tornare a vivere serenamente, invece, sono poche e spesso molto difficili da individuare. Come si esce da uno stato mentale di totale smarrimento se non si riesce nemmeno a spiegare precisamente cosa si prova? Come si può trovare rimedio a qualcosa che non si comprende fino a fondo?

La storia di Arianna è una di quelle che solo a leggerle inizi a sognare ad occhi aperti. Una storia di viaggi, ma anche e soprattutto di vita e spiritualità, di come si possano superare gli attacchi di panico cercando la soluzione tanto nel mondo esterno quanto dentro se stessi.

La storia di Arianna

“Ho abbandonato Tortona appena finito gli studi per inseguire il mio sogno di fare la hostess di volo“, mi racconta di ritorno dall’India. “Quello della hostess è un lavoro che mi ha sempre permesso di avere il tempo per coltivare tutti le altre mie passioni e attività e chiedermi se quello che stavo facendo fosse quello che davvero desideravo”.

Non solo: è anche un lavoro che infiamma l’anima di chi ama viaggiare.

“Ben presto ho capito che la dimensione del viaggio è la dimensione che nutre la mia intelligenza, la mia creatività, la capacità di capire, di ascoltare, una dimensione in cui sentirsi liberi di forgiare ogni giorno come una nuova piccola vita da vivere. La vita inizia ogni giorno e mai come viaggiando l’ ho imparato“.

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Innamorarsi dell’India

Arianna ha imparato questa lezione, ma grazie al viaggio ha scoperto molto di più. In primis la meditazione, durante il suo primo viaggio in India.

“Il mio primo viaggio in India risale al 2012. Volevo approfondire la conoscenza e la pratica del massaggio ayurvedico che avevo già avuto modo di imparare alcuni anni prima in Italia. Senza troppo pensarci mi sono iscritta a un corso intensivo di 6 settimane di Ayurveda & Panchakarma in una delle più rinomate accademie di medicina Ayurvedica del mondo, a Kannur, nello stato del Kerala, nel Sud dell’India”.

Prima, però, c’è stato l’impatto mai banale con l’India…

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“L’impatto è stato sconvolgente. L’india ti assale i sensi, ti sconquassa, distrugge tutto quello in cui hai creduto fino al giorno prima e fa emergere solo il vero. Sentivo che qualcosa di grande stava per succedere ma alla fine mi sono lasciata andare. Dopo un paio di giorni a Pune ho preso un treno e sono scesa a Kannur. Ero in stazione, la mia prima volta in una stazione indiana, da sola, e mi sentivo persa, disorientata”.

“Quella piacevole sensazione di disorientamento che ti dà l’impressione di essere un foglio bianco su cui chiunque può scrivere ciò che vuole, quel dilatarsi di tempo e spazio in cui perdi ogni forma di identità, ti dimentichi chi sei, smetti di agire e lasci che qualcosa di più grande agisca su di te. Vivi senza pensare lasciando che i miracoli accadano”.

Scoprire la propria spiritualità in India

Dopo l’innamoramento iniziale, Arianna ha scoperto il lato spirituale dell’India. Una scoperta che ha cambiato la sua vita.

“Il corso fu illuminante. Ribaltò ogni mia concezione, ogni mia abitudine. Ero esattamente dove dovevo essere. Continuai a tornare in India per approfondire gli studi di massaggio ayurvedico, nutrizionismo ayurvedico, meditazione vipassana, Yoga Nidra, Yoga, Reflessologia e Reiki, conseguendo certificati e diplomi con cui lavoro come operatrice olistica e consulente. Per quattro anni ho fatto la spola dall’Inghilterra all’India”.

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Imparare ad affrontare gli attacchi di panico

A volte un viaggio può davvero cambiare il tuo modo di intendere e vivere la vita. Ti confronti con altre culture e altre convinzioni, con una saggezza millenaria a cui non siamo abituati. Così, un “semplice” viaggio può darti tantissimo e portarti benefici che non potevi nemmeno immaginare.

Per diversi anni ho sofferto di attacchi di panico e OCD (obsessive- compulsive disorder)”, dice Arianna. “Uso questi termini seppur contraria all’etichettare asetticamente i moti dell’anima e dico “ho sofferto” per sottolineare uno stato di disagio e malessere che nell’atto pratico mi ha portata a stare male e sentirmi molto lontana dal centro della mia esistenza”.

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“In realtà devo tutto quello che sono adesso ai momenti più spiritualmente pesanti e caotici del mio trascorso. È in quei momenti di profonda inquietudine e violente perturbazioni che ho riscoperto la strada che porta a me e alla mia vera natura. Ho capito che gli attacchi di panico, le depressioni e tutte le altre manifestazioni arrivano SOLO per ricordarci che non stiamo vivendo in connessione con la nostra frequenza interiore, con la nostra voce“.

Più visitava l’India e più trovava risposte. Attraverso questo processo, attraverso il viaggio nella sua dimensione più consapevole, si può guarire da ciò che per anni ci è apparso come un mostro imbattibile.

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Curarsi con la spiritualità e la consapevolezza

“Quando si vive nei cerchi esterni, sulla superficie, sconnessi dal nostro punto fermo e dalla nostra strada che è solo nostra e di nessun altro, e si è consapevoli abbastanza di se stessi da accorgersene, ecco che si manifestano disturbi, patologie e ansie varie che vogliono avvertirci che quello che stiamo facendo ci sta portando lontano da noi“, spiega Arianna.

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“Dopo aver brevemente approcciato la psichiatria convenzionale e aver subito capito che non solo non serviva a niente ma il senso di smarrimento aumentava laddove le mie unicità venivano schedate con freddezza chirurgica, mi sono decisa a usare quei momenti per scendere ancora più un profondità affidandomi solo a me stessa”.

“Ho iniziato così a meditare, a calmare la mente, e sono anni, ormai, che ho fatto della meditazione Vipassana, della Mantra Meditation e della Meditazione Dinamica, pratiche quotidiane che ho avuto modo di approfondire e studiare in diverse scuole indiane avendo anche il privilegio di insegnarle nei seminari che tengo aiutando altre anime speciali a ritrovare il loro potere”.

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La meditazione camminata

Dalla meditazione tradizionale, Arianna è poi passata alla meditazione camminata. Una forma di mindfulness applicata al movimento.

“La meditazione camminata è una tecnica di meditazione dinamica che meglio si sposa alla mia mente inquieta e creativa. Consiste nel camminare consapevolmente, vivendo attimo per attimo, essendo totalmente presenti al proprio corpo, concentrandosi sul respiro, sulle gambe che si muovono, su quello che è attorno a noi. Mi riporta al momento presente facendomi vivere ogni viaggio a piedi come un nuovo inizio e un nuovo messaggio da cogliere. Tutto è più vivo, i colori sono più nitidi, la vita più vicina a me”.

Da Bombay a Rishikesh a piedi

La meditazione camminata ha spinto Arianna a tentare una vera e propria impresa: percorrere circa 1.500 km da Bombay a Rishikesh a piedi. Un’avventura che ha concluso recentemente.

“Questo viaggio in India è stato il mio primo viaggio lungo in meditazione camminata. La cosa divertente è che non mi sono organizzata, non quanto ci si dovrebbe organizzare per un viaggio simile, quantomeno.  Ho deciso che la cosa più giusta da fare era pianificare giorno per giorno, momento per momento“.

“Cercando di ridurre all’essenziale i bagagli, il mio zaino pesava 10kg. Una follia considerando che dovevo camminare ogni giorno 20/25 km ma tutto quello che avevo era assolutamente necessario e non potevo fare altrimenti. Partivo alle prime luci del mattino e camminavo fino alle 13/14 concedendomi di tanto in tanto qualche sosta per rinfrescarmi e bere”.

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Chiaramente un viaggio del genere è caratterizzato da momenti difficili, ma sono proprio questi a rendere le esperienze indimenticabili e segnanti.

I primi giorni sono stati difficili. Le strade che mi trovavo a percorrere erano per lo più statali trafficate e più volte sono arrivata vicina al tornare indietro e dimenticarmi dell’India a piedi. Ma qualcosa mi faceva proseguire nonostante l’assurdità della situazione. Quando potevo, cercavo dei percorsi alternativi sulla costa così da poter evitare camion e macchine (gli indiani sono dei pessimi guidatori) e quando così facevo, mi capitava di camminare per ore e ore attraverso micro-villaggi mezzi abbandonati a ridosso di spiagge deserte. Un’India lenta e ipnotica che regala emozioni profonde impossibili da spiegare“.

“Dopo qualche giorno sono iniziate ad arrivare le ciocche ai piedi. Alcuni giorni mi svegliavo dolorante, senza forze”, ammette Arianna. “Mi trovavo a fissare il soffitto grigio di un motel mezzo diroccato e a chiedermi cosa ci stessi facendo lì. Bruce Chatwin, uno dei miei scrittori preferiti, l’unico vero travel writer della storia a mio avviso, se lo chiedeva sempre: CHE CI CI FACCIO QUI? Spesso non c’era risposta a questa domanda. Mi alzavo e ritornavo sulla strada”.

Le lezioni di vita del viaggio

Da un viaggio del genere impari tante lezioni di vita preziose.

“Viaggiare a piedi attraverso un paese come l’India mi ha insegnato diverse cose essenziali. Forse la lezione più importante racconta di come si possa essere felici con due stracci in uno zaino e una linea immaginaria da coprire con la forza delle proprie gambe. Di come non serva niente, di quanto la vita sia meravigliosa nella sua semplicità. Di quanto sbagliato sia credere che la vita debba sempre succedere domani, tra un mese, poi, altrove, là anziché qua, a loro anziché a noi. Di quanto tutto sia davvero qui ed ora, di come l’amore sia ovunque e aspetti solo di essere lasciato entrare nelle nostre giornate. E di quanto l’acqua sia importante. Mai come in questo viaggio ho sofferto la sete, ho sognato di avere un bicchiere di acqua pulita, una doccia fresca con cui ristorarmi”.

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Donnamondo

Viaggiare genera consapevolezza e la storia di Arianna ne è la dimostrazione. Quando finalmente apri gli occhi, però, non puoi più tornare indietro. Ecco perché ha deciso di trasformare i suoi viaggi in uno strumento per aiutare non solo se stessa ma anche gli altri. Questo è lo scopo del suo progetto, Donnamondo.

“Volevo che i miei viaggi servissero non solo a me ma anche alle altre donne. Avevo il bisogno di trasformare le mie peregrinazioni in qualcosa che potesse aiutare le donne che per diversi motivi non possono avere la mia libertà di pensiero, spostamento, espressione e quindi ho deciso che questa traversata subcontinentale poteva essere la giusta occasione per inaugurare concretamente questo grande progetto”.

“In India le donne subiscono ancora oggi le discriminazioni di un paese fortemente patriarcale e il modello di donna emancipata prettamente occidentale è qualcosa a cui si stanno lentamente adattando le nuove generazioni, quelle che io chiamo scherzosamente “traditori del Daal” per la loro a volte morbosa tendenza all’emulazione occidentale, peraltro delle abitudini peggiori, che rischia di far loro perdere per strada la loro, invece, ricchissima e sacra cultura per cui ho perso la testa”.

“Ho iniziato a contattare alcune NGO per la difesa dei diritti delle donne, qui in India, la maggior parte delle quali impegnate nella tutela delle donne vittime di abusi sessuali, prostituzione, violenza domestica. Non scherzo quando dico che moltissime donne Indiane vivono ancora nel Medioevo. Volevo che questa mia imminente camminata servisse per raccogliere fondi da donare interamente a donne bisognose di aiuto e poter aiutare altre donne, viaggiando, mi è sembrata l’unica cosa davvero giusta da fare”.

“Ho deciso così di collaborare con una NGO di Bombay che lavora con le donne dei quartieri a luci rosse. Storie agghiaccianti che mi hanno, ancora una volta, fatto capire che stavo facendo la cosa giusta. Sono riuscita a raccogliere 4000 dollari. Un risultato miracoloso“.

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