Cosa ho imparato da 10 giorni di meditazione silenziosa in India

IG @elainagiolando

Sempre più occidentali si recano in Asia per partecipare ai ritiri di meditazione silenziosa. Alla base di questa scelta c’è una forte insofferenza nei confronti della società odierna, dove tecnologia e benessere abbondano ma spesso la vera felicità resta un miraggio. Per molti, il senso di estraneità a questo mondo è talmente forte che la fuga è inevitabile.

Tra coloro che hanno fatto l’esperienza di un ritiro meditativo c’è Elaina Giolando, una ragazza che ha lasciato un lavoro a tempo indeterminato come avvocato a New York per cercare di capire qualcosa su se stessa, sulla propria vita e su ciò che la rende felice. Oggi è un nomade digitale: lavora mentre viaggia come consulente legale via web.

Lo scorso anno Elaina ha partecipato a un ritiro spirituale di 10 giorni in India. Si chiama Vipassana e l’unico scopo dell’intero ritiro è riflettere su se stessi.

Per raggiungere questo obiettivo, è necessario togliersi di dosso tutto ciò che non fa parte di noi. Per questo motivo le regole sono ben precise: nessuna possibilità di utilizzare la tecnologia, comunicare e addirittura guardare negli occhi le altre persone.

Tutti i partecipanti devono essere concentrati esclusivamente su ciò che hanno dentro, per potersi comprendere e risolvere i problemi che li attanagliano.

Nonostante molte difficoltà iniziali, Elaina è riuscita a completare il percorso meditativo di 10 giorni. Oggi non ha dubbi: è stata un’esperienza che le ha cambiato per sempre la vita.

Ecco le 10 lezioni che ha imparato stando sola con se stessa, in silenzio, per 10 giorni

1. Se vuoi davvero qualcosa, impegnati 12 ore al giorno per 10 giorni di fila

Mi ci sono voluti 5 giorni lavorando dal mattino alla sera solo per trovare la posizione che mi permettesse di stare ferma per 15 minuti senza soffrire. Alla fine del ritiro, potevo stare seduta per un’intera giornata senza muovermi di un centimetro. È impressionante cosa siamo in grado di ottenere se ci mettiamo con totale determinazione. Spesso non abbiamo successo perché, semplicemente, non ci applichiamo con la necessaria determinazione.

2. A volte devi smettere di inseguire tutto ciò che desideri e lasciare che l’ispirazione venga da te

Ci muoviamo sempre, corriamo da un posto all’altro nelle nostre vite, creiamo e bramiamo il cambiamento. Il Vipassana mi ha insegnato che stare fermi – nel corpo e nella mente – è uno strumento fantastico. Viviamo le nostre vite sotto l’assalto di stimoli esterni e quando ci fermiamo viene fuori un flusso di stimoli interni che avevamo represso. Questo ci porta idee, ispirazioni e una profonda chiarezza.

3. Dobbiamo smettere di imporci delle aspettative

Sapevo che il ritiro avrebbe cambiato la mia vita ma non sapevo come. Non sapevo cosa avrei fatto, cosa avrei imparato. Non avevo letto niente a riguardo, nemmeno i commenti di chi lo aveva fatto. Non sapevo nemmeno cosa significasse meditare. Grazie a tutto questo avevo una mentalità aperta, grata e presente in ogni singolo momento dell’esperienza.

Troppo spesso ci priviamo della gioia della realtà a causa delle nostre aspettative e dei nostri desideri, e rimaniamo delusi quando, inevitabilmente, niente è come ce lo aspettavamo.

4. A volte hai bisogno di una rottura per fare un passo avanti.

Al 5° giorno di ritiro sono collassata sul pavimento piangendo dopo una sessione di meditazioni di quattro ore. Stavo soffrendo, mentalmente e fisicamente. Pensavo che fosse pericoloso affrontare in quel modo i miei demoni interni tutti insieme e ho considerato l’idea di andarmene.

Ma grazie a quella disperazione, al 7° giorno ho avuto la rivelazione, ho capito qual è il mio scopo nel mondo. A quel punto ho pianto lacrime di gratitudine e comprensione, seguite da due giorni di profonda calma interiore. Ho pensato: “Avevo bisogno di rompermi per arrivare fino a questo punto”.

La prossima volta che ti senti senza speranza, sconfitta e miserabile, sappi che il dolore ti purifica. Un te stesso più forte si sta preparando per un domani migliore.

5. Essere in contatto con il tuo corpo ti permette di capire te stessa

Il giorno dopo aver finito il corso ho acceso il telefono per la prima volta dopo 10 giorni. Ho visto di aver ricevuto un’offerta di lavoro che desideravo profondamente prima di partire per l’India. A quel punto, però, non sapevo più se era la decisione giusta per me.

Invece di prendere una decisione utilizzando solo il mio intelletto, mi sono ricordata ciò che il Vipassana mi ha insegnato: fare attenzione alle sensazioni fisiche e all’esperienza che mi trasmette il mio corpo. Quando ho guardato l’email, il mio stomaco si è stretto, mi è mancato il fiato e mi sono sentita tesa dappertutto. La mia mente era confusa, ma il mio corpo mi stava dando una risposta ben precisa. Alla fine ho rifiutato l’offerta lavorativa e il mio corpo è tornato nuovamente leggero e rilassato.

6. Sei la prima vittima della tua stessa negatività

Quando proviamo una qualsiasi forma di rabbia, agitazione e infelicità, la colpa è nostra al 100%. Può sembrare che qualcosa di esterno abbia causato questi sentimenti, ma siamo noi che generiamo la reazione negativa. E quando sperimentiamo la negatività non ci limitiamo a permetterle di contagiare noi stessi, ma la spingiamo verso gli altri, finendo per contagiare tutto l’ambiente circostante.

Ciò che dobbiamo fare è smettere di reagire con la negatività perché nulla è per sempre e prendersela per qualcosa di passeggero è uno spreco di tempo ed energie.

7. Il nostro perenne voler anticipare il futuro è fondamentalmente un problema di fiducia

Potendo osservare la mia mente al lavoro, ho concluso che la mia ossessiva volontà di anticipare il futuro deriva da una mancanza di fiducia in me stessa. Non credo di sapere cosa farei in una determinata situazione e allora tento di prevederla. Il problema è che in questo modo ragiono su un’azione determinata dall’immaginazione, quando la situazione che vivrò nella realtà sarà differente.

La soluzione? Dobbiamo investire del tempo per credere in noi stessi, ricordare a noi stessi che sappiamo cosa fare oggi e cosa fare domani, ma che potremo risolvere un problema solo quando si presenterà di fronte a noi. Altrimenti risolveremo problemi inventati in un mondo inventato.

8. Imparando a conoscerci meglio, impariamo a conoscere meglio gli altri

Se impieghi tanto tempo nel cercare di capire il tuo comportamento, i tuoi valori, le tue motivazioni e la tua mente, probabilmente scoprirai che tutto si riduce all’amore o alla paura. Prendi due esseri umani: anche se hanno pensieri, azioni e modi di esprimersi differenti, alla base saranno sempre guidati da amore o paura.

Dopo aver assistito al fenomeno dentro di te, puoi riconoscerlo dentro tutti coloro che incontri e trattarli con compassione. Perché biologicamente e psicologicamente, siamo tutti uguali.

9. La tecnologia è un assalto violento alla nostra abilità di pensare e provare emozioni.

Dieci giorni senza messaggi che spuntano fuori senza che glielo abbia chiesto, senza la possibilità di cercare su Google qualsiasi cosa, senza poter contattare le persone non presenti nella mia realtà… tutte queste cose hanno reso più forti la mia concentrazione e l’attenzione. La mia mente era libera perché questo flusso di informazioni aveva cessato di scorrere.

Quando ho riacceso il cellulare sono arrivati tantissimi messaggi di ogni tipo e all’improvviso li ho visti per ciò che sono: una costante interruzione alla mia capacità di pensare e provare emozioni, un ostacolo alla mia abilità di raggiungere in profondità il mio essere interiore e rimanere lì senza essere richiamato in superficie da migliaia di voci differenti emanate da un oggetto rettangolare. La prima parola che mi è venuta in mente è stata: violenza. Era follia, davvero.

Da quando medito sono diventata scrupolosa sulla mia esposizione alla tecnologia. Mi concedo 30 minuti al giorno di Internet/iPhone, e i benefici sono reali e incredibili!

10. Se vogliamo crescere dobbiamo essere pazienti e persistenti

Per diversi giorni ho visto la meditazione silenziosa come un altro gioco dove potevo vincere, ma nel quale stavo perdendo malamente. Mi arrabbiavo, perché pensavo: “Tutto ciò che devo fare è stare seduta ed essere perfettamente consapevole di tutto ciò che provo. È davvero così difficile? Come mai non sono capace?”

Naturalmente, questo dialogo interiore era dannoso per l’apprendimento. Quando iniziamo qualcosa di nuovo, ci vogliono tempo e auto-disciplina prima di sperimentare qualsiasi tipo di successo. Alla fine ho iniziato a dirmi: “Sii paziente, non lo hai mai fatto prima. Puoi ricominciare trenta volte se necessario. Con il tempo e la pratica, sei destinata a farcela”. E ha funzionato!

Il fatto che è che nessuno ti insegna a essere te stessa, come stare nel tuo corpo, come vivere il momento, da un momento all’altro. Dobbiamo insegnarci da soli. Per me questo corso è stato solo l’inizio. So che devo continuare a comprendere me stessa con pazienza e amore, impiegando tempo da sola con il mio corpo e la mia mente. Come se stessimo uscendo per un appuntamento.

E anche se so che sto compiendo un solo passo per volta in questo cammino spirituale, almeno so di essere sulla strada giusta.

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