Di viaggiare non ti penti mai, ecco perché abbiamo scelto di vivere in un van

Non dovresti mai andare contro la tua natura. Se sei una persona che vuol fare di ogni singola giornata una piccola avventura, se ti senti soffocare in una vita normale e passi gran parte del tuo tempo a combattere la tristezza pensando a luoghi lontani e affascinanti, dovresti trovare il coraggio di ribellarti, abbandonare le sicurezze e metterti al lavoro per costruire una vita modellata sulla forma della tua felicità.

Per sempre più persone la forma giusta per una vita felice è quella di un van. Totale libertà, pochi comfort e tante esperienze straordinarie: molte anime libere vedono in questo stile di vita alternativo ciò che li rende felici e decidono quindi di mollare tutto e trasferirsi a vivere in un van per lunghi periodi. O per sempre.

La Vanlife è contagiosa e pian piano sta prendendo piede anche in Italia. Il numero di “fulltimers” (coloro che vivono a tempo pieno in un camper o in un van) è in aumento e mi capita sempre più frequentemente di imbattermi in storie di vanlifers italiani. Storie di grande libertà, che ti fanno sognare ad occhi aperti e ti convincono che tutto è possibile se lo vuoi davvero.

Come quella di Alessandro e Federica, una giovane coppia che ha vissuto la Vanlife non in un solo posto ma in diverse nazioni. Dall’Australia alla Norvegia, passando per l’Italia, il loro percorso è una bella dimostrazione di quanto sostengo da tempo: in un mondo folle, iper-competitivo e materialista come quello di oggi, la realizzazione personale si trova spesso sui percorsi di vita alternativi.

IG @vansweetfun

Una coppia unita dalla passione per il viaggio

“Veniamo entrambi da Rovereto, in Trentino”, mi scrivono Alessandro e Federica dalla Norvegia, direttamente a bordo dal loro van. “Da sempre siamo innamorati delle nostre montagne da cui veniamo, ma ci siamo trasferiti a Padova per motivi di studio e lì ci siamo trovati come coppia nel 2010”.

Molti amori nascono intorno a una passione in comune, che per loro era quella del viaggio.

“Fin da subito abbiamo scoperto di condividere la passione per l’avventura e il viaggio. Fede ha sempre cercato di sfruttare ogni occasione per viaggiare: lavori estivi, scambi giovanili e poi il classico Erasmus che l’ha portata 6 mesi a Granada. Io invece ho passato la maggior parte del mio tempo libero sulle piste da sci avendolo praticato per anni a livello agonistico, ma ho avuto la fortuna di trascorrere molte vacanze in famiglia all’estero”.

Dopo la laurea, Alessandro e Federica non volevano lasciare che il desiderio di partire all’avventura restasse inespresso. Hanno quindi deciso di partire per un’avventura che ha cambiato la vita a molti: il Working Holiday in Australia.

“Una volta laureati, io in Scienze Motorie e Fede in Cooperazione allo Sviluppo, abbiamo preso la decisione di andare un anno in Australia sfruttando la possibilità del Working Holiday, senza avere alcuna idea sul nostro futuro. L’unica cosa chiara ad entrambi era il fatto di volersi mettere completamente in gioco e vedere cosa ne sarebbe stato di noi”.

Viaggiare è utile sotto molti punti di vista, ma non mi stancherò mai di ripetere che il suo beneficio più grande è quello di aprirti gli occhi e mostrarti quante possibilità ci sono nel mondo. Nel caso di questa giovane coppia italiana, viaggiare gli ha permesso di innamorarsi della Vanlife.

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La Vanlife in Australia

“Siamo entrambi amanti del campeggio ma l’avevamo sempre e solo vissuto in tenda”, raccontano. “Quando eravamo in Australia, nel 2014, un giorno abbiamo noleggiato una macchina per fare qualche giorno di ferie ma c’è stato un disguido con l’ufficio del noleggio che ci ha costretti a ridurre la vacanza a solo 24h. Eravamo talmente amareggiati che abbiamo deciso su due piedi di sfruttare quel tempo per cercare una macchina da comprare, pensando a modelli fuoristrada 4×4″.

“Per puro caso ci siamo imbattuti in un’officina di un paesino isolato chiedendo se vendevano mezzi di seconda mano. Non ne avevano ma il titolare, un simpatico meccanico che non scorderemo mai, ci ha fatti accomodare nel suo ufficio e ci ha aiutati a cercare degli annunci online suggerendoci però di scegliere un van“.

L’idea gli piaceva: comprare un furgoncino che non fosse solo un mezzo di trasporto ma anche una casa su ruote.

“Noi non l’avevamo nemmeno preso in considerazione ma in meno di 48 ore abbiamo trovato un annuncio allettante, visto il mezzo e comprato. Era un vecchio Toyota Hiace del ’91 bianco, camperizzato fai da te in maniera discutibile ma a noi sembrava un hotel a 5 stelle e ci abbiamo vissuto per 3 mesi girando la Tasmania e la costa Est dell’Australia”.

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L’amore per la vita in van

Per esperienza personale, so che è molto difficile definire la bellezza della Vanlife in una sola parola. Per Alessandro e Federica la prima esperienza di vita e di viaggio in van fu così: “Era la nostra dimensione ideale, il nostro stile di viaggio, l’inizio di una nuova vita“.

E così, una volta rientrati in Europa, hanno deciso di non smettere.

“La passione per il van è aumentata sempre di più e, tornati in Italia, abbiamo comprato e allestito un Opel Vivaro (con cui stiamo girando l’Europa). Poi siamo andati a fare il Working Holiday Visa in Nuova Zelanda e abbiamo camperizzato un Nissan Homy del ’95 in cui abbiamo vissuto e viaggiato per 7 mesi”.

Complessivamente, la coppia ha vissuto e viaggiato in van per tre mesi in Australia, per sette mesi in Nuova Zelanda e dall’inizio di luglio di quest’anno stanno vivendo la Vanlife in Europa a bordo di un Opel Vivaro. Nella loro vita ci sono tante incertezze, ma anche una grande certezza: non hanno alcuna intenzione di smettere con questa vita on the road.

Non abbiamo mai avuto un piano, il viaggio in Australia ci ha fatto scoprire la passione per questo stile di vita e abbiamo sempre cercato di trovare un equilibrio tra passare più tempo possibile in van e lavorare per poter sostenere i nostri viaggi”, dicono.

“Io ho la fortuna di fare un lavoro stagionale in quanto insegnante di sci ma per Fede la cosa è diversa: il suo ambito lavorativo è legato al territorio e alle relazioni quindi per lei viaggiare per lunghi periodi significa mettere in pausa il suo lato professionale. Non è sempre una scelta facile ma siamo entrambi convinti che di viaggiare non ci si pente mai e questo stile di vita ci ha portati a vivere esperienze impagabili”.

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Le difficoltà della Vanlife

Tante persone vorrebbero mollare tutto, trasferirsi in un van e partire per scoprire il mondo. Ovvero proprio quello che fanno Alessandro e Federica. Non potevo non fargli una domanda che si fanno in molti: quali sono le vere difficoltà del vivere e viaggiare in van a tempo pieno?

“La difficoltà maggiore secondo noi è uscire dalla comfort zone legata alla routine convenzionale e buttarsi in una vita instabile e itinerante: il fascino del dormire ogni notte in un posto diverso porta con sé incertezza e imprevedibilità che sul lungo periodo possono essere difficili da gestire”, mi spiegano mentre si trovano nella splendida Bergen, in Norvegia.

“L’altra difficoltà è invece più pratica e legata allo spirito di adattamento, soprattutto se, come noi, si fa campeggio libero per lunghi periodi. Vanlife significa dover cercare fonti d’acqua ogni 3 giorni o ogni settimana per ricaricare le scorte, adattarsi a vivere in uno spazio molto stretto e con molte meno cose (vestiti compresi) e farsi la doccia con 1 litro d’acqua se necessario”.

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La proposta di matrimonio in un van

Nonostante le difficoltà, la Vanlife sta stregando sempre più persone in tutto il mondo. E il motivo è semplice: è pura vita.

Ogni giorno è un’avventura, ti svegli sempre con orizzonti diversi, vedi posti nuovi, conosci tante persone e hai la sensazione di aver davvero valorizzato il tuo tempo. Alessandro e Federica hanno amato così tanto questa esperienza di vita da decidere di promettersi amore eterno proprio a bordo del loro mezzo.

“Uno dei momenti più belli della nostra Vanlife c’è stato in Australia, quando ho fatto la proposta di matrimonio a Federica. Eravamo in Tasmania e avevamo ormai superato la prova della vita di coppia in van ma non avevamo idee troppo chiare per il futuro. La proposta è arrivata inaspettata ma con il senno di poi, quale miglior posto per decidere di sposarsi se non il nostro caro van?”

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Vivere in van mette alla prova la coppia

E se l’amore è esploso a bordo del van è perché non esiste banco di prova migliore per una coppia. Avevo già raccontato la storia di due vanlifers americani che sostengono quanto sia importante un lungo viaggio in van prima di sposarsi; Alessandro e Federica confermano.

“Vivere in van significa spazi ristretti e tempi dilatati. Significa pazienza e molta intimità, sotto tutti gli aspetti. Vivere in coppia in van è una vera e propria prova: o la va, o la spacca. Emergono aspetti sconosciuti del carattere e aumentano esponenzialmente i pretesti per litigare. Ma soprattutto significa rinegoziare la libertà personale in termini di spazio, di tempo e di scelte. È un esercizio costante, dal risveglio alla buonanotte, di ricerca di un equilibrio dinamico, in grado di resistere agli imprevisti quotidiani. Significa condividere tutto: e se fuori piove e a uno dei due scappa, la stanza diventa un bagno affollato”.

“Significa crescere come coppia e imparare a rispettare gli spazi dell’altro, anche se minimi; a chiedersi scusa in fretta altrimenti la giornata è lunga senza parlare e ad un certo punto bisogna pure mangiare; ad aiutarsi in tutto e a gioire delle cose più semplici”.

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“Abbiamo fatto dell’incertezza una regola”

In questo momento Alessandro e Federica stanno esplorando le terre del nord Europa. Quando gli chiedo cosa vedono nel loro futuro, mi stupiscono con una risposta densa di consapevolezza.

Noi abbiamo fatto dell’incertezza una regola e ci siamo resi conto che non riusciamo a programmare il nostro futuro per più di sei mesi alla volta, almeno finché siamo solo noi due! Siamo però sicuri di volere allargare la famiglia prima o poi e di trovare un posto nel mondo che ci permetta di vivere a contatto con la natura portando comunque avanti la nostra passione per la vanlife, anche se non necessariamente a tempo pieno”.

“Tutto ciò che abbiamo vissuto finora è stato un mix di scelte e di casualità quindi non ci creiamo troppe aspettative per il futuro ma cerchiamo di valutare di giorno in giorno cosa ci rende felici e, se ci accorgiamo di andare nella direzione sbagliata, siamo sempre pronti a cambiare rotta”.

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La Vanlife non è per tutti, ma se ti rende felice è la scelta giusta

Vista la loro esperienza, non potevo che chiedergli di rivolgere qualche consiglio a chi si vuole buttare sulla Vanlife. La loro risposta è schietta e onesta, ma dalle loro parole traspare tutta la passione che hanno per questo stupendo stile di vita.

La Vanlife non è per tutti. Non si tratta di una vacanza al mare ma di uno stile di vita che richiede flessibilità e adattamento ma per chi trova il giusto equilibrio la vanlife può senz’altro essere fattibile anche per anni. Si tratta di avere un mezzo adeguato per le proprie esigenze, una fonte di sostentamento economico compatibile con uno stile di vita itinerante e una predisposizione all’avventura e all’imprevedibilità”.

“Ma soprattutto si tratta di uscire dagli schemi di vita convenzionali e portare avanti con coraggio una scelta di vita alternativa che spesso molti, famiglia e amici compresi, non capiscono fino in fondo. In fondo, però, non è necessario che la capiscano gli altri: basta che sia giusta per te e ti renda felice. E per noi è proprio così”.

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