6 cose fondamentali che la scuola non mi ha insegnato ma ho imparato viaggiando

Photo by Jakob Owens

1. “Capire” e gestire i soldi

Voglio partire da un aspetto pratico che mi sta a cuore. Credo fortemente che la maggior parte di coloro che si lamentano della mancanza di soldi per poter realizzare i propri sogni (ad esempio viaggiare a lungo) siano semplicemente incapaci di gestire il denaro.

Il fatto è questo: se hai un lavoro o un’entrata (come la maggior parte delle persone) non dovresti chiederti dove gli altri trovano i soldi per viaggiare ma domandarti dove stai sprecando i tuoi.

Perché se fumi, mangi fuori tre volte alla settimana, utilizzi l’automobile (e quindi paghi la benzina) invece di muoverti in bicicletta, ti iscrivi in palestra invece di andare a correre al parco, acquisti l’ultimo smartphone anche se il tuo è perfettamente funzionante, non metti mai da parte nulla e spendi tutto ciò che guadagni, allora è normale che non viaggerai mai.

Ci sono piccoli accorgimenti che ti permettono di avere centinaia di euro in più ogni mese. Non sono soldi che qualcuno ti regala, ma soldi che banalmente stai risparmiando. Smetti di fumare, ad esempio. Oppure inizia a cucinare a casa il cibo che mangerai in pausa pranzo. Oppure inizia a camminare per andare a lavorare invece di prendere l’automobile.

La maggior parte delle persone, invece, è vittima della grande trappola del consumismo, quella che si forma attraverso i messaggi pubblicitari con cui veniamo bombardati quotidianamente. Ci invogliano a comprare, consumare, buttare via e comprare qualcosa di nuovo.

Quando sei vittima di questo circolo vizioso, i soldi escono più velocemente di quanto entrino.

Sia chiaro che la mia non è una critica alle persone, semmai al sistema. Perché se così tanti si lamentano di non avere soldi pur avendo un lavoro, è perché nessuno a scuola gli ha mai insegnato il valore del risparmio. Soprattutto, nessuno gli ha mai aperto gli occhi su cosa sia davvero il denaro e quale sia il vero motivo per cui va rispettato.

A scuola nessuno ti dice che i soldi guadagnati lavorando corrispondono a un certo numero di ore della tua vita che non recupererai mai più. A scuola nessuno ti dice che se guadagni 8 euro all’ora e stai comprando un paio di scarpe da 80 euro di cui potresti fare a meno stai scambiando 10 ore della tua vita per un oggetto superfluo.

È molto più facile, invece, che tu riesca ad imparare tutto ciò viaggiando.

Ricordo bene il mio primo grande viaggio, che in realtà era un’esperienza di vita all’estero. Ero in Australia e appena messo piede fuori dall’aeroporto, salii su un taxi per arrivare all’hotel dove avevo prenotato una camera. Non pensai nemmeno a prendere il mezzo più economico, semplicemente salii sul primo taxi che vidi.

La corsa mi costò 80 dollari. 80 dollari!

Fu come uno schiaffone che mi svegliò da quel torpore adolescenziale in cui tutto è dovuto perché non hai spese: ci pensano mamma e papà alle bollette, al cibo e a garantirti un tetto sulla testa. Fu una lezione importante, che mi fece capire che i soldi hanno un valore, che mi piacesse o no. A scuola nessuno me lo aveva mai detto. Nessuno mi aveva insegnato a non sprecarli ma a farli fruttare o banalmente a gestirli in maniera intelligente.

Da quella prima volta in Australia, prendo solo più mezzi pubblici quando arrivo in un nuovo paese. Facendo un rapido calcolo, credo che questa decisione mi abbia fatto risparmiare diverse centinaia di euro. Ovvero, un viaggio in più che sostanzialmente mi sono regalato imparando il valore del denaro e il modo giusto di spenderlo.

2. Il mondo è ben diverso da quello che trovi su giornali e tv

Se oggi penso ai tempi del liceo (ma anche ai tempi delle scuole medie) mi viene da pensare: quanto mi avrebbe aiutato se un professore mi avesse detto di non credere a tutto ciò che si legge sui giornali o si vede in tv?

Un professore che, senza cadere vittima di una mentalità complottista, mi avesse detto di formarmi un’idea delle cose della vita non solo basandomi sulle informazioni esterne ma anche sull’esperienza diretta. Un professore con il buonsenso di farmi notare che le notizie che passano sui media tradizionali rappresentano solo una minuscola percentuale delle cose che succedono ogni giorno nel mondo.

Mi avrebbe aperto gli occhi e probabilmente mi avrebbe reso un individuo libero fin da adolescente.

Invece quando avevo 19 anni e mi diplomavo, pensavo che il mondo fosse un luogo pericoloso e pieno di persone malvagie perché ogni volta che guardavo un telegiornale il mio cervello veniva bombardato di negatività: omicidi, malattie, devastazione, degrado. Che brutto posto questo mondo, pensavo.

Solo viaggiando ho capito che il mondo è un posto meraviglioso e la stragrande maggioranza delle persone non ha alcuna intenzione di fare del male agli altri. Certo, ci sono zone del mondo molto pericolose. Certo, ci sono persone orribili, capaci di fare cose inimmaginabili. Ma sono la minoranza, mentre se segui ciecamente ciò che dicono i media sembra che siano la stragrande maggioranza!

Viaggiando capisci che la realtà è molto diversa da quella che ci viene raccontata e comprendi che prima di dirti sicuro di qualcosa dovresti andare a vedere con i tuoi occhi e toccare con le tue mani. Anche per questo motivo, viaggiare è il miglior antidoto al razzismo.

3. Il nostro modo di vivere e pensare non è l’unico, e non è detto che sia giusto

Spesso mi è capitato di discutere con altre persone su cosa rappresenti davvero il sistema scolastico. Se segui il mio blog o hai letto il mio libro, avrai capito che sono molto diffidente quando si tratta di tutto ciò che viene considerato “giusto” e “normale” a priori.

Io la scuola l’ho sempre vista come una sorta di imposizione, non come un percorso di crescita. Decidono loro cosa devi studiare, e in questo modo ti spingono a credere che solo certe cose siano importanti. Ad esempio, qualsiasi studente italiano è convinto che l’Italia e l’Europa siano al centro del mondo, perché non si studia altro che la nostra storia, la nostra geopolitica, la nostra letteratura. Usciamo dalla scuola pensando di essere i migliori e che il nostro modo di ragionare e vivere sia per forza di cose il migliore. Parliamo male l’inglese, non sappiamo assolutamente nulla dell’Asia, non abbiamo alcuna consapevolezza delle ragioni alla base di tematiche come l’immigrazione o i cambiamenti climatici.

Studiamo poesie di grandi autori, impariamo a memoria le date di grandi guerre, passiamo ore a fare calcoli su calcoli e ci dedichiamo allo studio di lingue antiche e affascinanti. Tutto questo non è giusto, di più: la cultura è fondamentale e non potrei mai dire che ciò che studiamo in Italia (che ha uno dei sistemi scolastici migliori al mondo) sia inutile.

Il punto è un altro. Tutto quello che studiamo è sacrosanto, ma non basta. Così restiamo indietro, non cresciamo come persone.

Non voglio discutere dei libri che a scuola ci costringono a leggere, ma parliamo di quelli che NON ti fanno leggere.

Fermati un attimo e prova a immaginare che Italia sarebbe se a scuola si leggessero i libri di Tiziano Terzani. Ma non succederà mai e l’unico modo che abbiamo per conoscere l’essenza del suo pensiero è viaggiando e leggendo senza che nessuno ci obblighi a farlo, proprio come faceva il grande viaggiatore fiorentino.

Viaggiare ti libera dalle catene di una visione monotematica della vita. Ti toglie quei paraocchi che a scuola, invece, sembrano maledettamente comodi.

4. L’importanza di essere liberi ed essere se stessi

La scuola non ti insegna minimamente ad essere te stesso. Non ti insegna il valore immenso di imparare ad amarti e apprezzarti. In molte scuole non sei altro che un numero e gli studenti sono visti come un branco di individui tutti uguali, che devono ragionare e soprattutto comportarsi nello stesso modo. Un branco nel quale chi si differenzia dalla media è un debole e va eliminato.

Tutto questo, secondo me, deriva da una circostanza: non c’è spazio per la creatività nella scuola. Esistono solo le regole, regole ferree, che riguardano ciò che bisogna studiare ma anche il modo “giusto” di comportarsi e impostare la propria vita. Regole che mai, per nessuna ragione, possono essere infrante.

A scuola nessuno ti dice quanto è importante riuscire ad essere te stesso, senza sprecare un’intera vita nel tentativo di imitare qualcun altro. Al contrario, ti spingono a omologarti, a diventare parte di quella massa che poi sarà la colonna portante della grande trappola del “lavora, consuma e muori” della vita adulta in Occidente.

Devi viaggiare per capire l’importanza di essere te stesso.

Quando viaggiamo siamo per forza di cose lontani dalla quotidianità e da quella vita che, a causa di situazioni sempre uguali e ripetitive, diventa soffocante. Abbiamo l’impressione di poter tornare a respirare dopo una lunga apnea, una sensazione che nasce proprio dalle tante maschere che indossiamo quando siamo a scuola, nella nostra piccola realtà.

In quel contesto, per un motivo o per un altro, non ce la sentiamo di essere noi stessi. Fingiamo, mentiamo, diciamo che va tutto bene, sempre. Poi viaggiamo, e quando lo facciamo, soprattutto se siamo da soli, possiamo finalmente liberarci di quella grande armatura che abbiamo costruito sopra alla nostra reale natura.

Fregarcene del giudizio altrui diventa una droga, uno stile di vita, puro amore per noi stessi. Lo impari viaggiando, non certamente a scuola.

5. Le alternative esistono, e sono meravigliose

Ricordo bene che all’ultimo anno del liceo i miei professori non facevano altro che porci una domanda: che università sceglierete dopo il diploma? Era diventata l’ossessione di tutti, di noi studenti e dei professori. Nessuno prendeva nemmeno in considerazione l’idea di non proseguire gli studi oppure di iscriversi a un indirizzo diverso dai soliti: mi sembrava che per tutti esistessero solo quelle due o tre opzioni, quelle sicure e tradizionali.

Ma le alternative non esistono? Me lo chiedevo e presto giunsi alla conclusione che non esistessero, perché nessuno, men che meno i miei professori, me ne avevano mai parlato. Loro si riempivano la bocca di parole come “laurea prestigiosa” e “ottimi sbocchi lavorativi“.

La scuola ti educa a seguire un solo percorso, ovvero quello più tradizionale e sicuro che esista. Ti porta a credere che la tua realizzazione personale si trovi alla fine di un sentiero scontato e banale, quello dello studio e della ricerca di un buon lavoro. Come se non esistesse nient’altro nella vita, come se non ci fossero alternative.

Poi viaggi. Fai esperienze lontano da casa. Conosci persone. E solo a quel punto apri gli occhi e capisci che le alternative non solo esistono, ma sono anche meravigliose.

Se a scuola mi avessero detto che pochi anni dopo il diploma avrei vissuto perennemente in viaggio lavorando in remoto dal mio pc senza avere una laurea, non ci avrei creduto (se sei interessato a sapere come mi sono creato la possibilità di lavorare viaggiando puoi leggere la mia storia qui).

Grazie a dio ho viaggiato e ho scoperto personalmente le mille opportunità che il mondo ci offre al giorno d’oggi. Perché a scuola, la parola “alternative” è bandita.

6. La felicità non è importante: è vitale

Su questo punto non voglio dilungarmi, perché è talmente ovvio e scontato che non necessita di tante parole. A scuola ti insegnano molte cose ma personalmente non ho mai trovato un professore che mi dicesse di seguire la mia felicità.

Alle elementari mi dicevano che la cosa più importante era comportarmi bene; alle medie mi dicevano che la cosa più importante era prendere buoni voti; al liceo mi dicevano che la cosa più importante era scegliere una buona università; all’università mi dicevano che la laurea era tutto, come se fosse l’obiettivo finale della mia intera esistenza. Non un punto di partenza, ma un punto di arrivo.

Nessun professore mi ha mai incoraggiato a esplorare la vita, cercare e donare felicità, trovare il mio scopo. Ci sono dovuto arrivare da solo, viaggiando nel mondo e dentro me stesso. Così ho capito che una vita in cui non ti realizzi, una vita senza significato, superficiale e priva di consapevolezza, è la cosa peggiore che ti possa capire.

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