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Chi sono

Se sei qui è probabile che tu abbia letto uno dei miei articoli. E forse potrebbe esserti capitato di pensare: “Ma chi è sto tizio che parla di felicità, libertà, sogni, viaggi e l’assurda idea di lavorare viaggiando?

Permettimi di presentarmi 🙂

Io sono Gianluca e come avrai capito sono una persona che ha una visione della vita ben diversa da quella che tutti considerano normale. Anzi, diciamolo chiaramente: sono convinto che l’idea di felicità più comune sia una grande fregatura.

Forse sai già di cosa parlo…

Ci dicono che per essere felici dobbiamo avere un lavoro prestigioso, un’automobile costosa e una casa grande. Ci dicono che i soldi non sono mai abbastanza, che ne dovremmo volere sempre di più. Ci insegnano a giudicare gli altri in base alle etichette: che lavoro fa? Quanto guadagna? Quanti anni ha? Ha figli? Mai una volta che ti giudichino in base a quante volte sorridi durante una giornata.

E soprattutto vogliono farci credere che sia normale vivere per lavorare, dire sempre di sì e rimandare continuamente la nostra felicità.

Prima ti laureai, poi sarai felice. Prima trovati un lavoro, poi sarai felice. Prima fai una famiglia, poi sarai felice. Prima vai in pensione, poi sarai felice.

No grazie.

In questo tipo di vita “normale” e “giusto” io non mi sono mai sentito a mio agio. Anzi, quando avevo 20 anni e per qualche strana ragione frequentavo Giurisprudenza, ero assolutamente terrorizzato dal futuro sicuro e scontato che vedevo davanti a me.

Mi vedevo, qualche anno dopo, costretto dentro un vestito grigio e scomodo, con un sorriso falso stampato in faccia e la convinzione che il modo migliore di avere successo fosse fare carriera, ovvero mettere il lavoro davanti a tutto. Mi vedevo rinchiuso dentro le quattro mura di un ufficio per cinque giorni su sette ad aspettare un sabato sera in cui mi sarei dovuto costringere a divertirmi.

No grazie.

Quando avevo vent’anni e mi dicevano che questa era la direzione giusta per realizzarmi nella vita, io pensavo che fosse pura follia. Vivere per lavorare, indebitarmi fin da giovane per comprare una casa, trascorrere il mio prezioso tempo a fare cose che mi rendevano infelice, sempre nella stessa città, sempre con le stesse persone, fino alla fine dei miei giorni?

Per poi, cosa? Per realizzare l’idea di felicità che altri mi avevano detto essere giusta? No grazie.

Alle scarpe lucide e scomode preferivo le infradito. A una casa con il mutuo preferivo una vita vagabonda e minimalista. A un lavoro prestigioso preferivo un lavoro che mi piacesse. A una vita di grandi apparenze, preferivo una vita di grandi libertà.

Dopo aver capito che in quella vita mi sarei sentito come un animale dietro le sbarre dello zoo che guarda malinconico il mondo là fuori, decisi di partire.

Un biglietto di sola andata, destinazione felicità

Presi un biglietto di sola andata per l’Australia, dove svolsi tanti lavori diversi e viaggiai per migliaia di chilometri dormendo in automobile sotto ai cieli stellati più belli che abbia mai visto. Poi fu la volta del Canada, Vancouver per l’esattezza, dove vissi uno dei periodi più belli della mia vita.

In quegli anni, la vita era fantastica: visitavo luoghi nuovi, conoscevo un sacco di persone, lavoravo, risparmiavo e continuavo a viaggiare.

Tutto molto bello, ma alla fine, sia in Australia sia in Canada, mi scontrai con una realtà che nella mia ingenuità non avevo mai preso in considerazione: i visti lavorativi e l’enorme difficoltà di restare in un paese straniero a tempo indeterminato.

Mi resi conto che non potevo andare avanti così per sempre, a rinnovare visti su visti e sperare di non essere deportato da una nazione dove stavo cercando di costruirmi un futuro.

La soluzione alla mia ricerca della felicità non poteva essere quella di spostarmi da una nazione a un’altra per il resto della mia vita. E mi resi conto che anche fermandomi in un solo luogo sarei stato schiavo di assurde leggi sull’immigrazione e datori di lavori che si approfittavano della mia disperata situazione.

No, dovevo trovare qualcosa di nuovo. Qualcosa di diverso, per cui non esiste un libretto di istruzioni.

Dovevo trovare il modo di lavorare e guadagnare senza essere vincolato alle regole di un lavoro normale. Regole come andare ogni giorno nello stesso posto e trascorrerci un certo numero di ore. Così avrei anche trovato il modo di lavorare viaggiando. Un sogno.

Mi resi presto conto che per trovare la mia felicità, dovevo prima trovare il modo di essere libero.

Diventare nomade digitale

Per un anno intero non ho fatto altro che dedicare tutto il mio tempo e le mie energie a realizzare un sogno che tutti ritenevano impossibile: diventare un nomade digitale.

Cosa significa? Un nomade digitale è una persona che svolge un lavoro in remoto e ha quindi la possibilità di vivere viaggiando. 

Nello specifico, il mio desiderio era di trasformare la mia passione per la scrittura in un lavoro. Feci una lunga lista di siti per cui mi sarebbe piaciuto scrivere e li contattai tutti più volte, dal primo all’ultimo, inviando candidature e articoli di prova.

Per un anno intero mi mantenni con i risparmi accumulati in Australia e in Canada e condussi uno stile di vita super-iper-mega low cost. Ero un uomo in missione, con un obiettivo ben preciso: farmi pagare per scrivere articoli per siti web.

La mia testardaggine fu premiata con una serie di collaborazioni gratuite che mi davano una discreta visibilità e soprattutto mi permettevano di ottenere tre cose: esperienza, formazione e network.

Così, migliorando il mio stile e le mie competenze, trovai finalmente il mio primo lavoro retribuito da web writer.

Poi ne arrivarono altri. Poi i miei articoli iniziarono a girare parecchio e mi feci un nome nei settori di nicchia in cui scrivevo. E alla fine, magicamente, erano i proprietari dei siti web a contattarmi per chiedermi di scrivere per loro.

Oggi sono ufficialmente un nomade digitale: lavoro mentre giro per il mondo.

Negli ultimi tre anni credo di non essere mai stato per più di 4 mesi consecutivi nello stesso posto. Ho vissuto e viaggiato per buona parte dell’Asia, sentendomi a casa specialmente in Thailandia e a Bali.

“Le coordinate della felicità”: la felicità è alla portata di tutti

Lavorare al proprio pc mentre si viaggia per il mondo? Sì, ti posso assicurare che è fantastico come sembra 🙂

E posso immaginare che tu possa pensare: che fortuna che hai avuto!

Beh, la fortuna non c’entra nulla. La mia grande fortuna è quella che probabilmente appartiene anche a te: aver ricevuto un corpo intero e sano e aver sempre avuto un tetto sulla testa e un pasto caldo nel piatto. Nient’altro.

Io non sono una persona speciale, eppure ho una vita speciale. Perché questo mio folle, emozionante e non convenzionale stile di vita è alla portata di chiunque sia disposto a fare di tutto per essere felice.

Se leggerai il mio libro, te ne renderai conto. Si chiama “Le coordinate della felicità” e racconta il mio percorso da studente confuso e infelice a nomade digitale. Racconta di come ho trovato la mia felicità sui sentieri alternativi della vita e di come ognuno di noi possa farlo.

E racconta molto altro: i miei viaggi, le mie esperienze di vita, le mie riflessioni sul tempo, sulla libertà e sull’importanza di credere sempre nei nostri sogni. Perché se non ci crediamo noi, non ci crederà mai nessuno.

Perché dovresti comprare il mio libro

Sei una persona soddisfatta della sua vita? Non comprare il mio libro. Probabilmente non ne hai bisogno.

Sei una persona che si sente soffocare in una vita “normale”? Ti piacerebbe lavorare viaggiando? Ti piacerebbe vivere secondo le tue regole e decidere come gestire il tuo tempo senza dover chiedere il permesso a nessuno? Sei una persona a cui piace sognare? Vuoi scoprire cosa si trova al di fuori delle convenzioni che fin da piccoli ci dicono essere giuste?

Allora leggi il mio libro. Ti assicuro che non farai un favore a me, ma a te stesso/a. Perché magari non ti fornirà tutte le risposte che cerchi, ma ti spingerà a porti le giuste domande. Nel caso anche tu, un domani, voglia fare ciò che ho fatto io in una grigia mattina di Torino: mollare tutto, partire e iniziare a seguire le coordinate della mia felicità.