“La felicità è dentro di te. Coltivala, non cercarla altrove”

Nel mondo occidentale tendiamo a dare un’importanza totale a tutto ciò che si trova intorno a noi.

Crediamo, ad esempio, che la felicità abbia sempre un’origine esterna, che si trovi in certe persone, in certi oggetti e in una certa quantità di denaro. Fissiamo degli obiettivi sempre più irrealizzabili (l’uomo perfetto, la casa più grande, lo smartphone più costoso, lo stipendio più alto etc) finché la felicità non diventa un miraggio, qualcosa di irraggiungibile. Pura utopia.

Come racconto nel mio libro, viaggiando in Asia ho invece incontrato modi di intendere la vita diversi dal nostro. Culture e religioni antiche e affascinanti, che da sempre attraggono milioni di persone verso Oriente.

In particolar modo, sempre più occidentali trovano un’alternativa molto preziosa negli insegnamenti del buddhismo, che non è classificabile come una semplice religione ma come uno stile di vita.

Attraverso metafore illuminanti come quella della scimmia impazzita o esperienze come la Monk Chat, il buddhismo è in grado di fornire risposte che la nostra società fredda e materialista non può darci per mancanza di profondità.

Non c’è più spiritualità dalle nostre parti, tutto è razionalizzato. Per alcuni è un bene, per molti significa però vivere esistenze vuote e superficiali.

Gen Kelsang Nyema è una donna statunitense che a un certo punto del suo percorso ha vissuto una crisi esistenziale e ha trovato il conforto che cercava nel buddhismo. È diventata monaca e in una vita dedicata alla spiritualità e ad aiutare gli altri ha trovato la felicità.

Nel 2014 è intervenuta a un Ted Talk con un discorso profondo e illuminante per spiegare che la felicità può nascere solo dentro di noi, non può essere generata dall’esterno. E soprattutto che è alla portata di chiunque nel momento in cui si pratica l’antica arte della meditazione.

Tre domande per comprendere cos’è la felicità

La monaca buddhista parte da tre domande. Sono domande semplici, ma rispondendo si ha un’idea molto precisa di cosa sia la vera felicità.

  1. Stai avendo una buona giornata?
  2. Perché stai avendo o non stai avendo una buona giornata?
  3. Domani vorresti avere una buona giornata o una cattiva giornata?

“L’ultima domanda è la più facile a cui rispondere: tutti noi vogliamo avere giornate positive“, dice la donna. “Tutti i giorni. Nessuno desidererebbe una pessima giornata. Così abbiamo capito qual è una forma semplice di felicità: trascorrere una buona giornata. Vogliamo avere una giornata felice ed essere felici ogni giorno. Non c’è un giorno in cui non vogliamo essere felici”.

La domanda più importante per comprendere la felicità è però la seconda:

“Se la terza domanda è la più facile, la più importante è la seconda. La nostra felicità dipende dalla risposta che diamo alla seconda domanda. Perché? Perché stai avendo una buona giornata? Oppure, perché stai avendo una brutta giornata?”

Capire l’origine della felicità

Trovare la giusta risposta a questa giornata è vitale per iniziare un percorso che ci porti alla felicità. E se ci si impegna nel trovare la risposta giusta, è facile capire quanto, in una società dove non c’è spazio per l’introspezione, la nostra felicità non dipenda per forza da noi ma dagli altri o dal caso.

“Il mio maestro – il suo nome è Geshe Kelsang Gyatso – dice una cosa: la maggior parte del tempo, la nostra mente è come un palloncino nel vento, trascinato qui e là da circostanze esterne“, spiega la donna. “Lui dice che quando le cose vanno bene siamo felici, ma se qualcosa va male, ad esempio siamo costretti a lavorare con un collega che non ci piace, la nostra felicità svanisce”.

“La vita non ci succede, siamo noi a farla accedere”

Fin qui è tutto chiaro, quasi banale: siamo felici se ci succedono cose positive e siamo infelici se ci succedono cose negative. Ma il problema è in realtà nel punto di vista: come ha detto Jim Carrey, da anni appassionato studioso delle filosofie orientali, “la vita non ci succede, siamo noi a farla accadere“.

La chiave è smettere di far dipendere la nostra felicità da fattori esterni ma essere noi stessi i creatori della nostra felicità.

“Finché la risposta alla domanda su ciò che rende positiva la nostra giornata è una lista di condizioni esterne, allora non avremo mai la felicità stabile che desideriamo. Perché se dipende da fattori esterni, non possiamo controllarla. Così la nostra felicità è nelle mani di qualcun altro. Dipenderà dalle persone e dalle circostanze“.

Smettere di delegare la felicità

Secondo Gen Kelsang Nyema, se vuoi essere davvero felice devi iniziare a fare due cose. La prima è smettere di far dipendere la tua felicità dall’esterno.

“Se alla terza domanda rispondiamo di sì, ovvero che vorremmo avere una buona giornata domani e per sempre, ci sono due cose da fare. La prima è smettere di delegare la nostra felicità ad altre persone e alle circostanze, farla dipendere dall’esterno. Dovremmo smettere anche di dare la colpa agli altri per la nostra infelicità. Con questa mentalità non possiamo che provare una forma di felicità che svanisce in fretta, instabile e illusoria”.

La felicità è dentro, non fuori

Il secondo step è rivolgere l’attenzione dall’esterno all’interno. Da quello che ci circonda a quello che abbiamo dentro.

“La seconda cosa da fare è coltivare attivamente una fonte di pace e felicità che venga da dentro. Dal nostro cuore e dalla nostra mente. Il mio maestro dice che la felicità e l’infelicità sono stati d’animo, di conseguenza le loro vere cause non possono trovarsi fuori dalla nostra mente. Se la nostra mente è calma e rilassata, saremo felici indipendentemente da ciò che succede fuori. Se la nostra mente è agitata, sarà impossibile essere felici anche con le giuste circostanze esterne“.

La riflessione della giovane monaca buddhista si conclude con una consapevolezza che si matura solo quando ci si ferma e si dedica del tempo a se stessi.

“Non è ciò che ci accade a renderci felici o infelici. È come rispondiamo a ciò che succede che determina se siamo felici o infelici. Dipende tutto da noi”.

L’importanza della meditazione

Questa era la teoria, ma come funziona la pratica? Cosa possiamo fare concretamente per trovare la pace dentro di noi ed essere felici a prescindere da ciò che succede intorno? La risposta è la meditazione.

“La meditazione è l’azione mentale di concentrarsi su uno stato d’animo positivo e sereno. Se ci riusciamo, allora stiamo meditando. Non esiste una forma di meditazione che abbia a che fare con pensieri negativi. E non devi per forza chiudere gli occhi e stare fermo, puoi meditare anche mentre fai le cose della tua quotidianità. Perché è una questione di diventare consapevoli di tutto, respirare, sentire“.

Come iniziare a meditare: respirando

Se non hai mai praticato la meditazione, c’è un esercizio semplice che chiunque può svolgere. Gen Kelsang Nyema spiega che questa è la forma più basilare di meditazione ed è il primo passo verso uno stato d’animo rilassato e positivo.

“Vuoi meditare? È semplice: inspira ed espira lentamente. Mentre l’aria esce dai tuoi polmoni fai uscire ogni preoccupazione, frenesia, frustrazione o infelicità presente nella tua vita. Fai uscire tutto, come se fosse fumo nero. Mentre inspiri, immagina di inspirare luce chiara e brillante, che è la materia della pace interiore. Cerca di immaginare che questa luce riempia il tuo corpo e la tuaa mente“.

Portare luce dentro di sé e nel mondo

Le prime volte potrebbe non essere facile sintonizzarsi sulle frequenze della propria anima, considerando quanto ne siamo lontani nella frenetica vita di tutti i giorni. Ma dopo qualche tentativo sentirai un’energia nuova e bellissima entrarti dentro. E se ti impegnerai, resterà lì, dandoti la possibilità di affrontare ogni momento con la massima serenità.

“Se ci siete riusciti, dovete fare solo un’ultima cosa: trattenere dentro di voi un po’ di quella luce, quella pace interiore che vi accompagni nel resto della giornata. Con quella luce dentro, farete del bene a voi stessi e a chi vi sta intorno“.

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