Non godere dei fallimenti altrui. Sei meglio di così

Photo by Jonathan Rados

Non essere quel genere di persona.

Quella che gode delle sconfitte altrui.

Quella che è felice solo quando vede qualcuno fallire.

Non essere quel genere di persona che si sente in diritto di giudicare gli altri.

Quella che parla alle spalle.

Quella che sa tutto di tutti.

Quella che non è mai sola ma non ha alcun vero amico.

Quella che si pone su un piedistallo immaginario e decide cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Se si stanno comportando bene o male.

Cosa dovrebbero fare e perché.

Non essere quel genere di persona ossessionata da tutto ciò che fanno gli altri.

Quella che ama mettere in luce le imperfezioni.

Quella che di fronte a un sognatore non ha mai parole di incoraggiamento.

Ma solo critiche.

Quella che dice “Metti la testa a posto!” oppure “È impossibile“.

Quella che si vanta di essere “realista”, quando in realtà è solo pessimista.

Non essere quel genere di persona che cerca sempre l’errore.

In ogni storia, in ogni persona, in ogni progetto.

La bellezza di ogni storia, persona e progetto è nel percorso.

Più è imperfetto, strano e tortuoso e più è bello.

Non essere quel genere di persona che odia chi ha successo.

E per questo motivo spera che nessuno ce la faccia.

Mai. In nessun ambito della vita.

Quella che di fronte a una coppia felice pensa che sicuramente si mettono le corna.

Di fronte a un giovane imprenditore desidera vederlo fallire.

Di fronte all’amica che vuole cambiare vita ride sotto i baffi e pensa “povera illusa“.

Di fronte a chi pende la vita con positività pensa “non mi fido di chi sorride sempre“.

Non essere quel genere di persona che alza la voce per sovrastare gli altri.

E li deride se hanno ancora dei sogni.

Quella che diventa prepotente e non vuole accettare che qualcuno provi a cambiare.

Quella che ha mille paure ma la più grande è proprio quella del cambiamento.

Non essere quel genere di persona che ho incontrato spesso.

Quella che mi diceva che non avrei mai trasformato una passione in un lavoro.

Quella che mi diceva che la vita è una merda e lavorare fa schifo.

Sempre e per tutti. Senza eccezioni.

Non essere quella persona che mi diceva che con la scrittura non si può vivere.

Non sei laureato. Non sarai mai uno scrittore“.

Se gli avessi dato retta, anche solo minimamente, non ce l’avrei fatta.

E invece ce l’ho fatta.

Non essere quel genere di persona che incoraggia un giovane ad accettare il primo lavoro che trova.

Anche se è umiliante e sottopagato.

Anche se lo farà soffrire come un cane.

Anche se lo costringerà a smettere di seguire le coordinate della sua felicità.

Non essere quella persona che ai giovani dice “Ascolta me…” con l’aria di chi sa tutto.

E quando vede piegare alla testa di fronte a un sistema ingiusto.

Gode sapendo che un’altra persona vivrà un’esistenza miserabile come la sua.

Non essere quel genere di persona che fa di tutto per screditare chi ce l’ha fatta.

Quella che si infuria di fronte a chi è davvero riuscito a costruirsi una vita felice.

E dice che è sicuramente un figlio di papà.

Che è sicuramente stato fortunato.

Che è certamente un caso.

Che se ci è riuscito doveva avere tanti soldi, per forza.

E mentre trova le parole giuste per ferire ha il fegato devastato dall’invidia.

Non essere quel genere di persona che trova ostacoli ovunque.

I soldi, la famiglia, il lavoro, la società, i politici, il clima, la crisi.

Quella persona che trova un problema per ogni soluzione che gli viene offerta.

Non essere quel genere di persona che si alimenta di odio.

E sta bene solo quando vede gli altri rinunciare.

Quando li vede fallire, può tirare un sospiro di sollievo.

E pensare: “Te lo avevo detto…

Con un sorriso maligno sul volto.

Non c’è niente di bello a essere quel genere di persona.

Perché quel genere di persona non sarà mai felice.

Mai.

Potrà ridere di gusto sparlando degli altri.

Potrà godere nel vedere i tonfi di chi ci ha provato.

Potrà cullarsi nel suo pessimismo.

Ma quando torna a casa e si guarda allo specchio.

Quando deve fare i conti con se stessa.

Si rende conto che l’odio non è solo inutile.

È anche nocivo.

È un veleno che ti scava dentro.

Ti logora.

Ti uccide giorno dopo giorno.

L’odio diventa un malessere fisico.

L’odia ti porta ad affogare nel tuo personale mare di dolore.

Ti farà morire pensando di aver sprecato la tua vita.

Chi odia non sarà mai felice.

Chi odia resta solo.

Pieno di rimpianti.

Pieno di dubbi.

Vuoi essere felice?

Inizia a donare felicità.

Sii ottimista.

Incoraggia gli altri.

Sorridi.

Sorridi, maledizione!

Che in questo mondo c’è chi sogna di avere la tua “vita di merda” ma sorride dalla mattina alla sera.

Sii una persona luminosa.

Brilla della luce che hai dentro, che ognuno di noi ha dentro.

Canta.

Soprattutto se sei stonato.

Imparerai a fregartene del giudizio altrui.

Le persone rideranno ma dentro ti ammireranno.

Accendi la fiamma della positività e spegni quella dell’odio.

Sii una spalla su cui piangere.

Offri da bere a chi ha vinto una battaglia.

Sii di supporto.

Scoprirai due cose.

La prima è che i sogni si possono davvero realizzare.

Ti renderai conto che il tuo cinismo non è altro che cattiveria.

Perché i sognatori ce la fanno sempre, se non smettono di crederci.

La seconda è che la felicità è uno scambio.

Non è un’autostrada, non è un fiume.

È un mare pieno di correnti.

Non puoi pretenderla.

E non puoi costruirtela da solo.

La felicità che provi quando doni felicità ti fa sentire pieno di vita.

Vedere qualcuno sorridere di fronte a una tua parola gentile ti fa sorridere.

Vuoi essere felice?

Smettila di essere quel genere di persona che è sempre fredda.

Quella che va tanto di moda al giorno d’oggi.

Scettica, indifferente, prevenuta, dubbiosa e presuntuosa.

Quella persona certa che la vita sia un inferno.

Convinta che sia bello vantarsi dell’odio che prova.

Impara a dire di sì.

Impara dire “Cazzo sì! Ce la farai amico mio!

Inizia a regalare entusiasmo agli altri.

Così renderai il mondo un posto migliore.

Così renderai la tua vita una vita felice.

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