La metafora dell’aereo: spicca il volo, non puoi vivere solo per lavorare e pagare bollette

Tante persone hanno una grande paura di volare. Contano con ansia i giorni prima della partenza, tremano durante il decollo e vivono in uno stato di terrore quando sono in volo. È proprio in questo momento, quando l’aereo è in alto e fuori dal finestrino non si vede nulla, che molti passeggeri provano la paura più grande: quella che qualcosa vada storto e il veicolo si schianti al suolo dopo una breve ma interminabile caduta.

Perché molti sono convinti che nelle fasi di decollo e atterraggio ci siano più possibilità di sopravvivere a un incidente, mentre un eventuale problema ad alta quota significherebbe morte certa. E se è vero che non tutti la pensano in questo modo, è innegabile che ognuno di noi sia portato istintivamente a credere una cosa: essere in volo è più pericoloso di essere a terra.

Anche io l’ho sempre pensato.  Quando l’aereo è a migliaia di metri di altezza e inizia a “ballare” a causa di una turbolenza, l’agitazione mi assale. Quando finalmente atterra e inizia a girare sulla pista, è una liberazione.

Fino a un paio di anni fa ci avrei scommesso: rischio molto di più quando l’aereo è in cielo rispetto a quando è a terra, con le ruote che toccano saldamente il suolo. È lo scenario più intuitivo, eppure è anche clamorosamente sbagliato.

So cosa stai pensando: questo articolo parla di come superare la paura di volare. No, non è così.  Parla di quanto viaggiare sia in grado di stupirti, farti crescere e riflettere.

Questa è una piccola storia che mi ha permesso di apprendere una grande e preziosa lezione di vita. Tutto ha avuto inizio con una domanda che ho rivolto a una hostess: come fai a non avere paura?

“Come fai a non avere paura?”

Non ho mai amato particolarmente prendere l’aereo. È un mezzo di trasporto freddo, che impone regole rigidissime e non ti permette di prendere un po’ di aria fresca o fermarti quando vuoi. L’aeroplano limita fortemente la tua libertà personale, specialmente se sei una di quelle persone a cui piace muoversi e non dover chiedere il permesso a nessuno per farlo.

Ciononostante, l’aereo è maledettamente comodo ed è una risorsa preziosa per chi è consapevole di quanto il mondo sia grande e la vita sia breve. Al giorno d’oggi volare è anche piuttosto economico e ti permette davvero di esplorare luoghi un tempo inaccessibili.

L’anno scorso ero su un aeroplano che da Hong Kong mi avrebbe riportato a Bali, dove vivo per una parte dell’anno. Il decollo andò alla perfezione. Dopo circa un’ora, però, l’aereo iniziò a sobbalzare. Il segnale delle cinture si accese e il comandante confermò quello che temevo: stavamo attraversando una turbolenza.

Quando ebbe inizio, non ero seduto. Ero appena uscito dal bagno, avevo chiuso la porta alle mie spalle e poi tutto aveva iniziato a vibrare. Mi ero dovuto aggrappare a una parete per non cadere. La vibrazione mi sembrava incredibilmente forte e per qualche secondo il panico aveva preso il sopravvento, generando pensieri irrazionali come “ma non potevo andare in barca?

Cercai un aiuto, qualsiasi cosa che mi facesse capire che andava tutto bene. Di fronte a me c’era una hostess. Una ragazza più o meno della mia età, asiatica, con i lunghi capelli neri acconciati alla perfezione sotto al berretto rosso di quella compagnia aerea. Ai miei occhi sembrava la persona più calma del mondo.

Stava sistemando gli snack e le bevande su un carrello e sembrava totalmente disinteressata alla turbolenza che fino a pochi secondi prima stava facendo preoccupare non poco sia me sia la maggior parte dei passeggeri.

Fu in quel momento che mi buttai e glielo chiesi. La curiosità era troppa.

“Come fai a non avere paura?”

Gli aeroplani sono fatti per volare

Lei si girò, stupita. Era davvero assorta in ciò che stava facendo, non aveva il minimo timore della turbolenza.

Non c’è motivo di aver paura“, mi rispose con un sorriso. Era una risposta standard e preparata, io volevo qualcosa di più. Non volevo parlare con l’hostess, ma con la persona dentro quella divisa. Quella persona che sembrava non avere assolutamente paura di ciò che invece terrorizza milioni di passeggeri.

“Insomma… siamo a migliaia di metri di altezza, vibra tutto, siamo chiusi dentro un pezzo di metallo“, insistetti in un inglese un po’ stentato a causa della situazione. Temevo di risultare invadente e soprattutto uno di quei clienti rompipalle che non ti lasciano lavorare.

Invece lei sorrise.

Gli aerei sono fatti per volare, non per restare a terra“, disse con quella grazia tipicamente asiatica capace di trasformare semplici parole in una piccola poesia recitata magistralmente.

“È una bella frase”, dissi.

È la verità“, replicò lei mentre riprendeva a sistemare snack e bevande. “Lo sai che ci sono molte più possibilità che avvenga un incidente quando l’aereo è per terra rispetto a quando vola? Gli aeroplani sono veicoli grandi e ingombranti, è più probabile che ci siano problemi quando sono per terra. Non è quella la loro dimensione: gli aeroplani sono fatti per volare. Quando sei ad alta quota non hai nulla di cui preoccuparti”.

Questa ragazza posata e straordinariamente educata, dagli occhi e capelli nerissimi, mi aveva appena insegnato qualcosa a cui non avevo mai pensato. Mi resi conto di essere un elemento di disturbo per lei, la ringraziai e tornai al mio posto.

Guardai fuori dal finestrino e non vidi niente. Solo il cielo azzurro, nemmeno le nuvole. Stranamente non mi sentivo più in trappola. Appoggiai la testa al sedile e chiusi gli occhi ripensando alle parole della hostess: “Gli aeroplani sono fatti per volare“.

E noi per cosa siamo fatti?

Costruirsi la possibilità di lavorare viaggiando ha tanti effetti positivi e sorprendenti. Quello stesso giorno mi ero svegliato e avevo fatto colazione a Hong Kong, avevo pranzato in aeroporto e cenato a Bali. Dopo aver  mangiato nella mia amata Ubud, mi ero preso un po’ di tempo per me stesso prima di andare a dormire, una pratica quotidiana veramente preziosa per avere il controllo della propria vita.

Quella sera a Ubud c’era un cielo spettacolare, immenso e pieno di stelle. Osservandolo, tornai con la mente alle parole di quella hostess. Poco prima mi ero informato e avevo scoperto che era tutto vero: è estremamente più probabile che un aeroplano abbia problemi o causi un incidente quando è al suolo. Avevo letto che quasi ogni giorno ci sono incidenti più o meno grandi che coinvolgono aerei fermi, per terra.

Di tutto ciò che la hostess mi aveva detto, c’era però una frase che continuava a tornarmi in mente:

Gli aeroplani sono fatti per volare“.

È un pensiero semplice e immediato, eppure lo trovavo di grande ispirazione. Ogni cosa ha uno scopo e quello degli aeroplani è di volare. Quando volano ci sono pochissime possibilità che qualcosa vada storto, mentre quando sono fermi al suolo risultano ingombranti, inadatti e pericolosi. Il motore si raffredda, gli ingranaggi si arrugginiscono, le ruote perdono la temperatura. Più tempo sta fermo e più tempo ed energie sono necessarie per farlo tornare a volare. Se sta fermo per troppo tempo, rischia di non volare mai più.

Gli aeroplani sono fatti per volare, pensai. E noi per cosa siamo fatti?

L’importanza di trovare il proprio scopo nella vita

Ognuno di noi ha uno scopo nella sua vita, che non è determinato da quello che dicono gli altri ma da quello che ci dice il nostro cuore. La stragrande maggioranza di noi, però, finisce per essere come un aeroplano inchiodato al suolo, costretto a stare dentro un triste hangar. Dovrebbe volare ma invece spreca il suo tempo a star fermo.

Alcuni sanno bene cosa vorrebbero fare nella vita, ma non lo fanno. Hanno un’irrazionale paura di volare, nonostante siano fatti per quello scopo. Pensano che spiccare il volo sia pericoloso, quando in realtà non c’è niente di più pericoloso del morire dentro lentamente, giorno dopo giorno. Lasciare che il cuore si arrugginisca come un motore spento da troppo tempo.

Altri, invece, non sanno nemmeno qual è il loro scopo. Gli hanno detto che è giusto seguire certe regole e un determinato percorso di vita e loro lo hanno fatto, senza mettere in dubbio il valore di quella direzione. Magari sono come un aeroplano: dovrebbero volare per realizzarsi e invece hanno dato retta a chi gli diceva che la loro dimensione è un triste aeroporto dove possono, al massimo, girare in tondo. Sognando segretamente di poter, un giorno, volare verso quel cielo immenso che possono solo ammirare.

Non siamo fatti solo per lavorare e pagare bollette

Non so quale sia il tuo scopo nella vita. Può essere scrivere, esplorare i mari, diventare la miglior madre di questo pianeta, aiutare gli altri, produrre musica, apportare un cambiamento, viaggiare… non posso saperlo, perché per ognuno di noi è diverso. Ognuno di noi ha uno scopo differente nella vita.

Di una cosa, però, sono certo: nessuno di noi è fatto per passare una vita intera a lavorare, pagare bollette e tasse, chinare la testa e dire sempre di sì. Non siamo nati per vivere di responsabilità, obblighi e doveri morali verso gli altri. Non siamo stati costruiti per restare sempre nello stesso posto, se non è quello che ci rende profondamente felici.

Ognuno di noi è come un aeroplano: siamo nati per volare, solcare i cieli, inseguire un orizzonte che non raggiungeremo mai. Siamo nomadi nell’animo ma anche nella mente, perché non è necessario spostarsi per viaggiare. La prima forma di viaggio è quella mentale, che è anche il gesto di ribellione più meraviglioso da parte di chi viaggiare non può, anche se lo vorrebbe.

Mentre guardavo il cielo sopra Ubud, mi resi conto che ogni nostra rivoluzione personale, che sia trovare il lavoro giusto, il partner giusto, il posto giusto, è unica e va portata avanti in modo differente da come fanno gli altri. Ma c’è un aspetto imprescindibile per riuscire a lasciarsi alle spalle una vita infelice per mirare a realizzarsi: bisogna sempre guardare in alto.

Spicca il volo, non far arrugginire il motore del tuo cuore

Non siamo nati per condurre un’esistenza deprimente. Esci dalle quattro mura in cui ti sei rinchiuso, accendi il motore che hai tenuto spento troppo a lungo, riprendi a muoverti, aumenta la velocità e spicca il volo.

Il cambiamento ci spaventa perché pensiamo a tutto ciò che potrebbe andare storto e immaginiamo gli scenari più orribili. È proprio come la paura irrazionale di volare, ma ti assicuro che restando fermo in una vita infelice hai solo l’impressione di non rischiare: in realtà stai morendo dentro, inesorabilmente. E questo è il rischio più grande che tu possa correre.

Non sei fatto per far arrugginire gli ingranaggi del tuo cuore e far marcire il carburante della tua anima. Sei fatto per valorizzare ciò che hai a disposizione. Trova il coraggio di spiccare il volo e iniziare a vivere inseguendo il tuo scopo, qualunque esso sia. Solo quando sarai lassù ti sentirai nel posto giusto al momento giusto.

Solo a quel punto capirai per quanto tempo hai rimandato la tua felicità a causa della paura di diventare ciò per cui sei fatto.

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