L’importanza di trovare il tuo “luogo sacro”

Photo by Emiliano Cicero

Al giorno d’oggi tutto tende verso una complessità soffocante. Per qualche motivo ci siamo convinti che il lavoro, i rapporti personali, le ambizioni e persino i passatempi debbano essere difficili e complicati.

Per molti, se non è complesso non ha alcun valore. E le persone che puntano invece alla semplicità sono giudicate “povere“, senza ambizioni e noiose.

Eppure se ti guardi intorno scopri immediatamente che la maggior parte di coloro che inseguono obiettivi di vita complessi non sono per nulla realizzati e soddisfatti.

Molto spesso, invece, coloro che cercano di avere una vita semplice, con sogni realizzabili e propri (ovvero non condizionati dal giudizio altrui), trovano una pace interiore e un equilibrio necessari per avere sviluppare una costante felicità.

Quella della complessità è una grande illusione: per qualche motivo ci facciamo convincere che solo complicandoci la vita saremo felici, ma in questo modo, concretamente, non facciamo altro che complicarci la vita e basta.

Una delle lezioni più importanti che ho appreso viaggiando è che ci sono tante forme di felicità semplici e alla portata di chiunque. E una delle più intense la fai tua quando trovi il tuo “luogo sacro“.

Il mio “luogo sacro” a Bali

Mi sono innamorato di Bali per tanti motivi, ma soprattutto perché a Ubud mi sono sentito fin da subito a casa. È una località lontana dal mare e dalla cultura del surf ma custode della vera essenza dell’isola, non solo per i riti induisti che la popolazione locale porta avanti da secoli con grande dedizione, ma anche per il ruolo dominante della Natura.

Andando oltre alle logiche del turismo, in fondo Bali è proprio questo: un luogo dove la Natura è ancora protagonista.

A Ubud si trovano cascate nascoste, templi immersi nella vegetazione, risaie sconfinate e foreste dove l’uomo è ospite e le scimmie sono padrone di casa. Ma uno degli spettacoli più incredibili a cui si può assistere in questa località nel cuore dell’isola è il tramonto dal Campuhan Ridge Walk.

È una passeggiata su una collina che offre viste emozionanti e indimenticabili. Nel mio libro “Come una notte a Bali” scrivo:

Percorremmo insieme qualche centinaia di metri in salita – con lei sempre davanti e io che la seguivo a poca distanza –, finché uscimmo dal tunnel naturale formato dagli alberi e ci ritrovammo in cresta alla collina, circondati dal verde più intenso che avessi mai visto, con l’erba alta che si muoveva al ritmo del vento, sotto un cielo che più azzurro non si poteva. Sembrava un luogo persino troppo bello per essere vero.

 

Come una notte a Bali

Questo luogo è stato visitato da migliaia di turisti e fotografato un’infinità di volte. Per molti è una tappa imperdibile per chi visita Bali ma per me è qualcosa di molto più semplice, eppure di vitale importanza: è il mio “luogo sacro”.

Trovare il “luogo sacro”, trovare la felicità

Il “luogo sacro” è quel posto in cui ti senti in pace con te stesso. È dove ti rechi quando cerchi un po’ di pace interiore, quando vuoi stare bene, quando hai bisogno di far uscire tutta la negatività che hai accumulato.

È quel luogo dove ti sentirai sempre nel posto giusto, perché lo senti “tuo” non in senso materiale ma in senso spirituale. È quel luogo che chiami “casa“, anche se magari ci vai solo un paio di volte all’anno.

Il Campuhan Ridge Walk è uno dei miei “luoghi sacri” e so che lo sarà per sempre. Anche se non dovessi più visitarlo per anni, so che sarà sempre là, ad aspettarmi. So che ogni volta che tornerò a visitarlo, proverò la stessa sensazione di calore e totale connessione con il mondo.

Avere questa sicurezza è fondamentale per vivere più serenamente. Ecco perché trovare il proprio “luogo sacro” è una forma di felicità semplice e accessibile a chiunque.

L’importanza di avere un “luogo sacro” nella quotidianità

Non devi andare a Bali per trovare i tuoi “luoghi sacri”. Io ne ho scoperti a decine in giro per il mondo. A Pai, una cittadina sulle montagne nel nord della Thailandia, c’è un tempio con un enorme Buddha bianco da cui ho assistito a tramonti capaci di scatenare una tempesta emotiva in chi li osserva.

In Australia, mi sedevo a guardare l’oceano dalla spiaggia. A Vancouver avevo trovato il mio luogo sacro in una grossa roccia posizionata alla fine di un breve sentiero di trekking “cittadino” (il bosco da cui partiva era all’interno della città).

E non devi nemmeno viaggiare per trovare il tuo “luogo sacro”. Anzi, quando viaggi riempi il tuo tempo di così tanta meraviglia e di così tanti momenti memorabili che non hai bisogno di cercare quei posti che ti fanno stare bene: l’esperienza in sé, al di là del luogo fisico, ti fa stare bene.

Il “luogo sacro” va ricercato soprattutto nella quotidianità, nella città in cui vivi. Come racconto nel mio libro “Le coordinate della felicità“, non ho mai amato Torino. Nonostante fosse la mia città natale, ho sempre provato una sensazione di soffocamento e disagio a vivere lì.

Poi, quando ho iniziato a lavorare in piena notte, ho imparato ad apprezzarla senza il rumore e il caos delle ore diurne. E così ho trovato una serie di “luoghi sacri” in cui rifugiarmi. Quei posti in cui sento di poter essere felice a prescindere da tutto il resto, perché in quella coordinate geografiche mi viene più facile lasciare andare i pensieri negativi.

È dove ti senti a casa. È dove ti senti felice

Può essere la panchina di un parco, un prato, la riva di un fiume, la cima di una collina. Ma anche un ristorante, una stanza, una libreria. Può essere anche una persona, un cane o una sensazione, perché è uno stato mentale ed emotivo. È proprio come la sensazione di “casa”, che noi viaggiatori sappiamo bene essere indipendente dal luogo fisico.

Può essere tante cose e si potrebbe definire in molti modi, ma credo che ci sia una caratteristica principale del tuo “luogo sacro”: è dove la tua mente ritrova la pace. Nel tuo “luogo sacro” non c’è spazio per i sentimenti negativi, perché la tua mente smette di saltare da un pensiero all’altro e i nervi si stendono. Il cuore batte al suo ritmo, torni a respirare con calma.

Una sensazione di profonda tranquillità ti avvolge. Sei lì, nel tuo luogo sacro, a guardare un orizzonte, un tramonto, un uccello che vola, l’acqua che scorre o l’erba spostata dal vento. Ti senti a casa. Ti senti connesso. Ti senti in pace.

Ti senti felice.

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