Luca ed Elisa, dal Canada all’Argentina viaggiando, lavorando e vivendo al massimo

IG @one2trip_

Quando Luca ed Elisa mi hanno raccontato la loro storia e il loro straordinario viaggio attraverso il continente americano, mi è capitato di sorridere e annuire più volte. Perché la loro storia è simile alla mia e a quella di migliaia di altre persone che dopo essersi innamorate del mondo hanno deciso che dovevano andare a scoprirlo. Non lo fai perché vuoi piazzare una serie di bandierine su una mappa: lo fai come gesto di amore per te stesso, per non ritrovarti un domani a vivere immerso nei rimpianti.

D’altronde, il mondo è grande e la vita è breve, una consapevolezza che a un certo punto ha colpito anche Luca ed Elisa. E quando succede, il desiderio di mollare tutto e partire si trasforma da remota e stravagante possibilità a prospettiva concreta e da realizzare a tutti i costi. Una fiammella che si trasforma in un incendio indomabile dentro l’anima, capace di portarti a prendere decisioni che un tempo non avresti mai nemmeno considerato.

Per Luca ed Elisa, quel momento di follia e felicità è arrivato in una sera come tante. Ed è questa la parte del loro racconto che più mi ha emozionato, perché è da dialoghi come questi che nascono le avventure più assurde, intense e straordinarie.

Poi ricordo quella sera“, mi racconta Elisa. “Quando Luca mi ha guardata negli occhi e mi ha chiesto: ‘Allora, lo vuoi fare il giro del mondo con me?‘ Io mi sono messa a ridere e con sguardo sognante gli ho risposto: ‘Se avessimo un po’ di soldi, sì che lo farei!‘. Lui mi ha detto: ‘Non ci servono i soldi, se mi dici di sì lo facciamo e basta‘. E così è stato”.

Due vite normali e un sogno: viaggiare per il continente americano

Per capire bene il percorso e il viaggio di questa giovane coppia italiana bisogna però fare un passo indietro. Prima di partire, entrambi lavoravano nel settore vinicolo, seppure in ambiti diversi (lei in un laboratorio, lui in un’azienda). Avevano una vita tranquilla e piuttosto convenzionale, nella quale le loro competenze professionali si intrecciavano con le loro passioni.

“Luca lavorava come enologo in un’azienda piuttosto prestigiosa a Nizza Monferrato, da circa due anni. Io mi sono laureata in Tecnologie Alimentari in estate e ho lavorato in un laboratorio di analisi chimiche sul vino e gli alimenti per i sei mesi prima della partenza”, mi spiega Elisa. “Vivevamo due vite normali, circondati da famiglie che amiamo, da un gruppo di amici molto affiatati e cercando sempre di usare il tempo libero per coltivare le nostre passioni, viaggiando quando possibile nelle vacanze o nei giorni di festa”.

Poi, Luca ha vissuto un’esperienza che gli ha acceso qualcosa dentro: ha trascorso quattro mesi in Australia. So bene cosa possa darti quella nazione e quante opportunità sia in grado di mostrarti (ne parlo in diversi capitoli del mio libro, “Le coordinate della felicità“) e so bene quanto il ritorno in Italia possa risultare traumatico.

“Luca è tornato a casa carico di vita, un po’ confuso sul suo futuro, ma con l’intenzione di trovare lavoro in una cantina. Dopo pochi mesi ci è riuscito, ma non ci è voluto molto perché si accorgesse che non era la vita che faceva per lui. Il tempo per se stesso e per gli altri era sempre meno, gli orari di lavoro lunghi e le politiche con cui lavorava l’azienda non erano sempre in linea con la sua idea di vita: invece di far crescere la sua passione per il vino, la stavano soffocando, rendendolo sempre più stressato e stufo della vita sedentaria”.

Se a questa insoddisfazione aggiungiamo il fatto che entrambi sono sempre stati due ribelli nell’animo (“Siamo due che vanno spesso controcorrente, due ragazzi con la voglia di esplorare, mai fermi e sempre alla ricerca di nuove esperienze, emozioni e desiderosi di conoscere”, dice Elisa) è quasi scontato che un grande cambiamento di vita fosse dietro l’angolo.

E così si arriva a quella sera e a quel dialogo e all’inizio di un sogno meraviglioso: 500 giorni di vita e viaggio senza aerei, dal Canada all’Argentina.

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Risparmiare più possibile per finanziare il sogno

Un’esperienza del genere non è una passeggiata. Richiede tempo e denaro, organizzazione e forza di volontà, capacità di adattamento e di improvvisazione. Luca ed Elisa ne erano consapevoli e quindi hanno iniziato fin dall’inizio a lavorare duramente sul loro sogno.

“Da quella sera abbiamo iniziato a risparmiare il più possibile. Avevamo un salvadanaio a forma di gnomo nel quale mettevamo le monete, poi abbiamo tagliato tutte le spese inutili. Infine, abbiamo chiesto ad amici e parenti di non regalarci oggetti per i compleanni e Natale ma piuttosto di contribuire al nostro “salvadanaio” di viaggio.  Infine abbiamo iniziato a spendere il minimo possibile e così abbiamo messo da parte abbastanza soldi per partire, compresi i soldi guadagnati da entrambi negli ultimi due anni”.

Viaggiare e vivere on the road in Nord America

Una volta raggiunto il budget, Luca ed Elisa sono partiti. L’idea era di girare il Nord America viaggiando e vivendo in auto, per poi utilizzare i mezzi pubblici dal Messico in poi. La prima parte della loro avventura è stata quindi molto selvaggia.

“Abbiamo iniziato il nostro viaggio a New York, dove siamo stati ospitati da un ragazzo di nome Dave in piena Manhattan. Dopo un mesetto ci siamo costruiti il nostro piccolo “van”, e questo ha cambiato completamente modo di viaggiare: abbiamo passato tre mesi alla traversata del Canada, tra freddi Parchi Nazionali, orsi e animali di ogni genere, cucinandoci i pasti sotto cieli limpidi e con un paesaggio sempre diverso al nostro risveglio“.

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Cosa significa vivere in un’automobile?

Considerando che vivo per una parte dell’anno in un camper per poter viaggiare liberamente in Europa, ritengo molto affascinante la loro decisione di utilizzare invece un’automobile.

“Sognavamo un van classico, magari uno di quelli giusti, col tetto rialzabile, bello grosso e con un interno da far invidia ad ogni viaggiatore… poi, però, due calcoli al budget ed il fortuito incontro con la nostra Subaru Outback, ci hanno portato a vivere nella nostra amata “Baracca”, come la chiamiamo”.

“Avevamo fatto road trip, interrail e tanti altri tipi di viaggi, ma mai avevamo dormito in macchina, né viaggiato a bordo di un’automobile da 260.000 km.
Cosa comporta? È sicuramente un modo di vivere diverso. Per noi è stata un’esperienza unica e spettacolare, ma capisco che non per tutti potrebbe esserlo”.

Quali sono gli aspetti positivi di questo stile di vita e di viaggio? In primis la libertà ma anche la possibilità di spendere poco, un aspetto cruciale per chi vuole lanciarsi in un’avventura così epica.

“Per noi il viaggiare in macchina è il più grande sinonimo di libertà. E poi, non per essere venale, ma in sei mesi non abbiamo mai pagato per dormire. Non dipendi da niente e da nessuno, se non dal motore con i soliti 260.000 km. Puoi decidere di dormire con vista mare o davanti ad un ghiacciaio, spesso con nessuno nel raggio di chilometri. Se arrivi in un posto che ti piace resti più a lungo, altrimenti metti in moto e ne trovi un altro. A volte trovi viaggiatori su ruote come te e stringi belle amicizie, fatte di storie di strada, fuochi davanti ad un lago e belle mangiate in compagnia. Godi ogni giorno di tramonti e albe che ti lasciano ad occhi aperti e che sanno farti innamorare della natura ogni giorno di più”.

Ovviamente questa libertà e questa bellezza hanno anche conseguenze meno positive.

“Per rompere un po’ la poesia, vivere in macchina significa anche molto altro. Per esempio il tuo bagno diventa la foresta (e la notte in Canada preferisci tenerla che farla su un orso), farsi la doccia è sempre un problema e la comodità non è di certo garantita. Significa svegliarsi di colpo e sbattere la testa contro il soffitto.  Vuol dire portarsi dietro un’intera casa (tavolo, sedie, fornello, scorte di cibo, canna da pesca, tanica d’acqua e molto altro), abitata da due persone, in uno spazio molto ristretto”.

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La libertà impareggiabile della “Vanlife”

Ma dopo aver viaggiato per migliaia di chilometri tra Canada e USA, Luca ed Elisa sono certi che ne valga assolutamente la pena.

“Viaggiare e vivere in automobile significa attraversare luoghi inesplorati per centinaia di chilometri, conoscendo paesaggi che non avresti mai visto altrimenti. Vuol dire svegliarsi al mattino e avere la libertà di scegliere una nuova meta, lasciarsi andare all’avventura e seguire soltanto il proprio istinto. Inoltre è uno dei modi più convenienti per viaggiare”.

Anche perché questo modo di spostarsi gli ha permesso di fare un’esperienza molto singolare: “Importante è stato l’incontro con Garth, fondatore di una comunità hippie nel bel mezzo del deserto del Mojave che ospita viaggiatori, pellegrini e pensatori spirituali da tutto il mondo. Siamo stati ospitati nel loro salotto a cielo aperto e abbiamo visitato le piccole caverne in cui vivono”.

Dal Messico all’Argentina via terra

Una volta raggiunto il confine con il Messico, la coppia ha cambiato modo di viaggiare: dall’automobile ai mezzi pubblici.

“Di forte impatto è stato sicuramente il passaggio tra gli USA e il Messico.
Non solo abbiamo venduto la nostra Baracca (è il nome che abbiamo dato alla nostra Outback camperizzata) cambiando quindi completamente modo di spostarci, vivere e dormire, ma abbiamo conosciuto una realtà completamente diversa da quella in cui eravamo. Dopo mesi di freddo Nord America, siamo stati abbracciati e accolti dal calore tipico del centro, spazzando via ogni critica, pregiudizio e paura da cui siamo stati bombardati nei mesi precedenti, a suon di sorrisi, vibrazioni positive e incontri con persone meravigliose“.

Luca ed Elisa percorreranno tutto il Sud America dormendo in ostelli e viaggiando con i mezzi pubblici. Un modo completamente diverso di esplorare ma altrettanto intenso.

“Siamo contenti di aver attraversato gli Stati delle grandi distanze (e delle non troppo vaste tradizioni) con l’auto e felici di saltare da un bus a un altro qui in Centro America, dove la stravaganza e il surrealismo sono all’ordine del giorno”.

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Viaggiare a lungo grazie a Workaway

Un aspetto fondamentale del loro viaggio è quello umano. Luca ed Elisa hanno scelto di utilizzare Workaway (una piattaforma per trovare vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro al giorno) non solo per risparmiare, ma anche per conoscere le persone dei luoghi che visitano.

“I soldi, come avrai capito, sono sempre stati pochi, quindi per il primo periodo abbiamo viaggiato servendoci di Workaway“, mi spiega Elisa. “Come prima esperienza abbiamo lavorato in un’azienda familiare di erbe officinali, coltivate con sistema di permacultura in Quebec. Le nostre giornate erano scandite da quattro o cinque ore di lavoro in mezzo alla natura, un pranzo e una cena cucinate dalla nostra famiglia ospitante e serate passate a praticare il nostro pessimo francese con i figli dei proprietari”.

“Poi, per dieci giorni ci siamo ritirati in un cottage sul lago, per occuparci del verde e degli animali domestici di un professore di filosofia di Montreal. Qualche lavoretto ogni giorno, grigliate davanti al fuoco la sera, stimolanti e intriganti chiacchierate di politica, viaggi e vita e ogni tanto giri in barca accompagnati dal nostro Prof, che per qualche giorno, ci ha persino lasciato la casa sul lago tutta per noi”.

“Non avevamo mai utilizzato Workaway prima, ma grazie a questo viaggio ne abbiamo scoperta la bellezza. Non solo perché consente di risparmiare, ma perché permette di vivere e imparare da vicino la cultura degli abitanti del luogo e soprattutto creare contatti con persone meravigliose, disponibili e desiderose di condividere”.

Lavorare viaggiando come enologi

Oltre a Workaway, Luca ed Elisa hanno anche sfruttato le loro competenze per guadagnare durante la loro esperienza. Su questo blog e nel mio libro ho parlato spesso della possibilità di lavorare viaggiando, ma quasi sempre in ambito digitale (trovare un lavoro da svolgere in remoto al pc). Mi ha colpito positivamente la loro intraprendenza: prima di partite si occupavano entrambi di vino e di vino si sono occupati anche durante il viaggio.

“Sapevamo che nonostante il viaggiare low budget, la necessità di qualche entrata sarebbe arrivata presto. Fondamentale è stata la permanenza in California. Lavorare per quasi quattro mesi negli Stati Uniti ci ha permesso di rendere fluente e preciso il nostro inglese, di imparare moltissimo e soprattutto ci ha dato la possibilità di creare dei legami molto forti con le persone con cui abbiamo condiviso questa esperienza. Ci ha ricordato un po’ cosa significava stare fermi in un posto, avere una routine, degli amici che vedi tutti i giorni, e ci ha fatto assaporare la magia del sentirsi in famiglia”.

L’idea di lavorare in California per finanziare il loro viaggio gli era venuta già in Italia.

Mesi prima della partenza abbiamo mandato email, fatto colloqui su Skype e compilato le lunghissime pratiche necessarie per ottenere il visto lavorativo per il nostro lavoro in cantina in Sonoma County. La maggior parte delle volte cercano personale specializzato, ma alcune grandi compagnie prendono anche lavoratori alle prime esperienze. Per Luca era facile trovare un posto, con la laurea in enologia e 7 vendemmie passate, per me era un po’ più complicato, ma con l’esperienza in laboratorio e la laurea in Tecnologie Alimentari, siamo riusciti a trovare lavoro insieme nella stessa cantina“.

Com’è la vita dell’enologo? Quando glielo chiedo, rispondono così:

Il lavoro degli enologi fortunatamente va a braccetto con la vita del viaggiatore: per i tre mesi di vendemmia ogni cantina cerca numerosi lavoratori stagionali. I due diversi emisferi hanno periodi di vendemmia opposti (Agosto/Febbraio), quindi si può lavorare 6/8 mesi all’anno se si vuole.
La sveglia è puntata alle 5,30, il lavoro da fare è tanto e sempre diverso. Tutto ciò che riguarda il processo dall’arrivo dell’uva in cantina all’imbottigliamento è di nostra competenza: dalla pigiatura con i piedi, alle analisi sul mosto, alle follature e rimontaggi fino alle aggiunte e gli assaggi. Gli orari sono senza dubbio pesanti (dalle 10 alle 15 ore di lavoro al giorno), ma si cerca sempre di alleggerire con qualche degustazione o qualche barbecue e normalmente la compagnia è stravagante e molto divertente“.

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Così si finanzia un giro del mondo

Su un piano molto pratico, lavorare come enologi in California significa accumulare molti soldi. Anche così si finanzia un giro del mondo.

“Dipende dal posto in cui vai, ma la paga è abbastanza buona, soprattutto se si viene pagato ad ore (e soprattutto se si lavora negli Stati Uniti). Noi in 3 mesi siamo riusciti a guadagnare 20000 dollari puliti in due e dovrebbero tornarci anche 2000 dollari per il “tax return”. I visti ci sono costati 1500 dollari a testa, che si, è un esagerazione, ma in relazione allo stipendio è un prezzo più che ragionevole”.

Al di là del denaro, comunque, un’esperienza di vita e di lavoro all’estero è fondamentale per crescere come persone.

“Lavorare all’estero è senza dubbio un’esperienza che ti fa crescere e che consigliamo a chi ha come noi il desiderio di viaggiare. Ogni tanto qualche soldo è necessario e non c’è modo migliore di guadagnarli che farlo in un ambiente così diverso da quelli a cui siamo abituati. È una sfida continua e una volta superati i primi ostacoli, sarete fieri e soddisfatti di tutto ciò che avete imparato”.

Il mondo è pieno di opportunità fuori dalla comfort zone

La storia di Luca ed Elisa dimostra che un’esperienza di viaggio e di vita in giro per il mondo è possibile. Anche senza essere enologi, ci sono infinite opportunità fuori dalla nostra comfort zone che dobbiamo solo esplorare. La ricompensa per questo “sforzo” è straordinariamente preziosa.

“Questo viaggio ci sta facendo riscoprire la bellezza della solidarietà e della condivisione, ci sta facendo capire che il mondo è pieno di persone magnifiche, e che a popolarlo non sono soltanto persone egoiste e meschine. Siamo stufi di leggere storie sul fallimento di questa umanità, sulla mancanza di rispetto e di disponibilità. Vogliamo portare chi legge a concentrarsi un po’ di più sui sorrisi, sulla bellezza della diversità e sul cuore grande di tante persone. È anche per questo che abbiamo deciso di viaggiare lentamente, per avere la possibilità di conoscere a fondo la cultura dei diversi luoghi, di creare legami con le persone che ci vivono e di imparare quanto più possibile dalla diversità che caratterizza questo vasto mondo”.

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