Sono partita da sola per superare la paura, oggi sono in viaggio da due anni e mezzo

IG @travel.adventure.freedom

Immagina una ragazza italiana, poco più che ventenne. Immagina che questa ragazza abbia dei progetti per la sua vita diversi da quelli della maggior parte dei suoi coetanei.

Lei non è interessata ad entrare subito nella ruota del criceto, non vuole barattare i suoi sogni con la sicurezza di un lavoro fisso. Non ha alcuna intenzione di fermarsi a vivere in un solo posto per il resto dei suoi giorni.

No, lei vuole vedere il mondo a vent’anni, non quando andrà in pensione. Vuole riempirsi gli occhi di tutta la meraviglia che il nostro pianeta e i suoi abitanti hanno da offrire. Vuole conoscere, scoprire, esplorare, non solo i luoghi, ma anche le culture, i sapori, i colori. Vuole vedere mari e montagne, vivere sotto un sole cocente e in mezzo alla neve.

Questa ragazza vuole viaggiare, il più a lungo possibile. Vuole girare per il mondo in lungo e in largo e avere una vita nomade, priva di grandi sicurezze ma ricca di emozioni.

Ci sono però due aspetti da considerare: è da sola e non è milionaria.

La maggior parte delle persone suggerirebbe a questa ragazza di mettere la testa a posto.
Le direbbero di lasciare perdere, perché queste cose succedono solo nei film.
Le direbbero di non farlo perché è da sola e il mondo è un posto pericoloso.
Le direbbero che forse può farlo solo chi è pieno di soldi, perché viaggiare è da privilegiati.

La ragazza di cui sto parlando si chiama Alessia e queste cose se l’è sentite dire più e più volte. Ma alla fine ha deciso di partire lo stesso, anche se da sola e senza un conto in banca milionario. Voleva viaggiare e lo ha fatto, al punto che da due anni e mezzo è in giro per il mondo.

La storia di Alessia, in viaggio da sola da due anni e mezzo

Alessia viveva una vita come tante altre nella sua città natale, Roma. A un certo punto, come il protagonista del mio libro “Come una notte a Bali“, ha iniziato a chiedersi se la vita fosse tutta qua, se non ci fosse qualcosa di più grande, se davvero siamo destinati solo a lavorare e pagare bollette osservando ogni giorno lo stesso orizzonte.

Alla fine anche lei ha risposto di no, convinta che ci sia una bella differenza tra vivere e sopravvivere.

Ho sempre amato viaggiare“, mi racconta dall’Islanda, dove si trova ora (ci arriveremo). “Ma onestamente non è stato quello il motivo che mi ha spinto a partire. Vivevo la classica vita monotona fatta di lavoro, ragazzo, qualche uscita con gli amici e poi di nuovo lavoro, lavoro, lavoro… ho deciso di partire innanzitutto perché volevo provare qualcosa di diverso“.

Un biglietto di sola andata per l’Australia

La voglia di evadere da un’esistenza “normale” che non sentiva sua non è stato l’unico motivo che l’ha spinta a partire. Nei suoi sogni, il grande viaggio che voleva compiere era in solitaria. Per lei era soprattutto una questione di crescita personale.

“Ho deciso viaggiare anche perché volevo affrontare quella paura che un po’ tutti noi abbiamo: la solitudine. Volevo non aver paura di essere da sola, volevo far crescere la mia autostima e volevo dimostrare a me stessa che ce l’avrei fatta in qualunque situazione. Alla fine, l’ho fatto davvero: a settembre del 2016 sono partita da sola con un biglietto solo andata per Melbourne“.

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Vivere e lavorare dall’altra parte del mondo

L’Australia è un paese che offre opportunità infinite sia ai viaggiatori sia a chi vuole rifarsi una vita. Grazie al visto Working Holiday è infatti possibile (per gli under 30) vivere e lavorare nel paese per un anno. Nel mio libro “Le coordinate della felicità” parlo di questa esperienza come una delle migliori che un giovane possa fare.

Ascoltare il racconto di Alessia non fa altro che confermare questa idea, visto che in Australia ha vissuto esperienze incredibili e inimmaginabili quando viveva a Roma.

Ho vissuto per i primi sei mesi in un ostello. Ovviamente il mio obiettivo era di mantenermi in viaggio, quindi ho cercato lavoro e l’ho trovato in un hotel. Vivendo in ostello spendevo poco e sono riuscita a mettere da parte un po’ di soldi. Dopo sei mesi sono partita per le famose farm, le fattorie. Se vuoi rinnovare il visto, infatti, devi trascorrere circa tre mesi in una farm. È stato proprio lì, lontana dalle grandi città e immersa nella natura, che è iniziata davvero la grande sfida con me stessa“.

Alessia era partita con l’intenzione di cambiare vita e nell’outback australiano ci è sicuramente riuscita:

“Mi bastavano tre mesi per rinnovare il visto ma alla fine ho lavorato nelle Farm per 6 mesi. Ho raccolto patate, mele, zenzero, angurie, fragole e pesche, ma ho anche fatto la cowgirl in una cattle station, una grande fattoria. Per quanto sia stato a tratti parecchio difficile, la ricorderò per sempre come una delle esperienze che più mi hanno arricchito nella vita“.

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Lavorare e risparmiare, poi finalmente viaggiare

Sei mesi di vita in ostello e lavoro tradizionale. Sei mesi a vivere e lavorare nelle fattorie. Dopo un anno intenso sotto ogni punto di vista, Alessia ha deciso che era arrivato il momento di godersi i soldi messi da parte e viaggiare.

“Dopo le farm ho comprato un’automobile, una Honda del 1998, che mi ha permesso di viaggiare per tutta la costa dell’Australia e nelle zone più remote. Mi sono perdutamente innamorata di quei luoghi, nonostante non siano mancati i momenti impegnativi. Durante il mio viaggio nell’outback, ho rotto la frizione della macchina, e sono rimasta bloccata in mezzo al deserto. Sono stata salvata da una famiglia di cowboy che mi ha ospitato nella loro casa per una settimana”.

Mi spiegò di aver dormito in ostelli, dormitori, barche, bus e anche in tenda, di aver mangiato soprattutto ai banchetti dello street food per “risparmiare e assaggiare il vero cibo locale” e di aver lavorato in centinaia di posti diversi, a volte anche solo in cambio di vitto e alloggio. Disse che così chiunque può girare il mondo.

 

Tratto da “Come una notte a Bali

Quell’imprevisto ha insegnato ad Alessia l’arte del Minimalismo.

“Ho dovuto spendere molti soldi per aggiustare la macchina , quindi ho cominciato a tagliare tutte le spese. Da quel giorno ho cominciato a dormire ogni notte nella tenda per evitare di spendere soldi per ostelli, mangiavo scatolette di tonno per colazione pranzo e cena. Non a caso ora il solo odore del tonno mi fa sentire male! Ma è stato un viaggio pazzesco”.

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Diventare un insegnante a Samoa

Ho sempre pensato che l’aspetto migliore del viaggio non siano necessariamente i luoghi, ma le persone che incontri. È stato proprio un incontro casuale a portare Alessia a vivere un’esperienza inaspettata e meravigliosa.

“Avevo appena finito il mio primo Working Holiday Visa in Australia, vivevo a Brisbane e lavoravo in un ristorante. Ma la mattina, quando mi alzavo, mi chiedevo “sono venuta davvero dall’altra parte del mondo per fare la stessa vita che potevo fare in Italia ?“ Non era un periodo in cui mi sentivo particolarmente felice , anzi tutto il contrario.
Ma c’era una cosa che mi metteva sempre il buon umore: lo chef “.

“Era un uomo di 40 anni, paffutello, con i capelli lunghi e neri, e ogni volta che cucinava… ballava a ritmo della musica che suonava solo nelle sue orecchie. Era sempre felice e sorridente, era radioso e mi trasmetteva la gioia anche nelle giornate più buie. Lo chef era di Samoa e un giorno mi disse : “A Samoa siamo sempre tutti felici”. Dopo pochi giorni mi licenziai e comprai un biglietto per Samoa. Fu una scelta molto istintiva , ma sapevo che volevo circondarmi per un po’ di tempo di gente positiva come lui”.

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Samoa è uno dei pochi luoghi dove si respira ancora un’aria densa di genuinità. Alessia se n’è innamorata subito.

“Samoa mi ha rapito il cuore non appena sono atterrata , una serie di avvenimenti hanno reso intenso il mio viaggio sin da subito. È una terra incontaminata, dove i locali sono super interessati a conoscere i viaggiatori di passaggio. Ancora non è arrivato il turismo di massa, la gente è super ospitale. Io ho viaggiato intorno le due isole principali per il primo mese del mio soggiorno, c’è una natura da toglierti il fiato”.

A Samoa, Alessia è finita a insegnare in una scuola.

“Un pescatore mi lasciò sul piccolo atollo e mi cominciai ad avventurarmi all’interno. Non c’erano strade, dovevo spostare le grandi foglie di piante di banane per farmi spazio per camminare. C’erano 217 abitanti sull’isola e scoprii che non esistevano macchine, soldi, negozi, cellulari, televisioni e via dicendo. C’è ancora il baratto. Per occupare il tempo, la mattina insegnavo nella scuola dell’isola. Mi sono affezionata ai bambini, che non parlavano in inglese ma in qualche modo riuscivamo sempre a comunicare. E nel pomeriggio venivano sempre a trovarmi a casa, a volte era impossibile stare da sola. Non avevano giochi ma li ricorderò per sempre come i bambini più felici al mondo“.

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“Ho incontrato il Dalai Lama e girato tutto lo Sri Lanka”

Si può viaggiare a tempo indeterminato? No se non si è un nomade digitale oppure se non si lavora in modo tradizionale in giro per il mondo. E Alessia, per nulla intenzionata a fermarsi, ha ripreso a lavorare. Per poi riprendere a viaggiare.

“Sono tornata in Australia per un altro anno. Ho lavorato. Tanto. Ero ancora affamata del mondo e volevo conoscere ed esplorare altri posti. Quando mi è scaduto il visto in Australia mi sono spostata in Indonesia per un mese, dove ho fatto le immersioni più belle della mia vita. Poi sono andata in India, dove sono rimasta per due mesi”.

L’India è un luogo diverso da tutti gli altri. Alessia lo ha capito subito, mentre la esplorava con il suo ormai collaudato stile di vita minimalista e low cost.

“L India è stata un’altra terra che mi ha rapito il cuore. Vivevo con un budget di 5 euro al giorno. Sapevo che meno avrei speso e più lungo sarebbe stato il mio viaggio . Ho dormito a casa della gente che incontravo, mangiavo solamente lo street food e viaggiavo sui pullman notturni pur di godermi tutte le giornate. Ho incontrato il Dalai Lama e ho partecipato alle sue lezioni mentre dormivo in una comunità di monaci tibetani in un paesino circondato dall Himalaya. Ho sentito storie e mi sono persa nei racconti di chi incontravo per la strada. Poi, con i miei ultimi 400 euro, me ne sono andata un mese in Sri Lanka. Ho affittato un motorino e ho fatto il giro di tutta l’isola, dormendo ogni notte in tenda“.

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Lavorare in Islanda

Alessia è poi tornata in Italia ma questo non ha significato certamente fermarsi. Non ha intenzione di farlo, nemmeno dopo due anni e mezzo da sola in giro per il mondo. E infatti dopo un mese è già ripartita, verso una destinazione completamente diversa da quelle visitate finora: l’Islanda.

“Inizialmente qui in Islanda ho lavorato in un museo di squali in una zona molto remota, nella cittadina vivevano solo sei persone (e io ero una di quelle!), ma circa due mesi fa mi sono trasferita a Reykjavik, dove mi trovo attualmente. Ho due lavori full time: lavoro come cameriera in un ristorante Michelin per circa 40 ore a settimana e per altre 40 ore lavoro in cucina in uno piccolo bistrot . La vita qui in Islanda non mi entusiasma così tanto come l’Australia. Qui è diverso, non mi ci sento molto parte. Ma è una terra bellissima e io non mollo, continuo a guardare dritto il mio obiettivo“.

Qual è l’obiettivo? Continuare a viaggiare per il mondo: “Dopo l’Islanda mi vedo in Sud America o in Africa. Ancora non lo so, ma sto già sognando!”

Cosa ti insegna viaggiare da sola per quasi tre anni

Al termine della nostra chiacchierata, ho posto ad Alessia una domanda: cosa ti lasciano due anni e mezzo di vita e viaggio in giro per il mondo? La sua risposta è poetica ed è un messaggio rivolto a qualsiasi ragazza che voglia seguire le sue orme.

“Sai Gianluca, se ripenso a questi due anni e mezzo mi rendo conto di quanto mi hanno cambiato. Ho imparato lezioni che non sono scritte sui libri. Ho imparato a guardare il mondo da una prospettiva diversa. Ho imparato a conoscerlo e ho scoperto che la parte più bella sono proprio i viaggi che si fanno attraverso le persone. Loro mi hanno lasciato la lezione più bella , dall’intoccabile seduto per terra in una sporca strada di Delhi, al capo di un villaggio di una piccola isola dispersa a Samoa. Ho imparato che la felicità sta nelle piccole cose. E che quando si viaggia non si è mai da soli. “.

Soprattutto, viaggiare ha insegnato ad Alessia a non avere più paura e ad avere una fede incrollabile in se stessa.

“Ho capito che il mondo ti è amico e se hai bisogno di aiuto ci sarà sempre qualcuno ad aiutarti. La parola paura, oggi, non fa più parte del mio vocabolario. Ho imparato a fidarmi di me stessa, perché ho capito che, se voglio, posso fare qualsiasi cosa“.

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