La vera libertà è uno stato mentale e passa da piccoli gesti di ribellione

Photo by Gaspar Manuel Zaldo

Viviamo in un’epoca storica caratterizzata da una libertà individuale mai vista prima. La stragrande maggioranza di noi occidentali può fare praticamente tutto ciò che vuole: possiamo credere in un Dio o in un altro o non credere proprio, possiamo esprimere la nostra opinione in mille modi diversi possiamo vestirci come vogliamo e fare della nostra vita ciò che desideriamo.

Questa enorme libertà è però spesso molto difficile da esercitare. Siamo liberi, certo, però ogni giorno c’è una sveglia che ci tira giù dal letto, dobbiamo rispettare aspettative e rispondere delle nostre azioni ad altre persone che non abbiamo voluto nella nostra vita (colleghi, superiori, coinquilini etc) e ci sentiamo obbligati a comportarci secondo certe regole sociali per non sentirci esclusi e diversi.

Alla fine, di questa grande libertà che sulla carta ci appartiene, ci rimane ben poco. Lentamente ci sentiamo sempre più schiavi di una vita che non ci sembra di avere mai scelto, dominata da abitudini e situazioni che ci spengono.

Ed essendo così condizionati dall’idea che tutto debba sempre girare intorno ai soldi e al lavoro, finiamo per credere che la libertà esista davvero ma appartenga solo a coloro che hanno abbastanza soldi per poterla “comprare”.

La libertà non è solo una questione “fisica”

Oppure che appartenga a coloro che sono fisicamente liberi da certi vincoli. Molte persone che hanno letto il mio libro “Le coordinate della felicità” mi hanno scritto per dirmi quanto vorrebbero lavorare viaggiando per poter essere finalmente liberi.

Sia chiaro: esiste una forma di libertà strettamente legata al lavoro che si svolge (lavorare online, ad esempio, significa godere di maggiore libertà personale rispetto a chi è vincolato a un posto di lavoro) e un’altra che si ottiene quando si ha abbastanza denaro da non dover più nemmeno lavorare.

Ma questa visione è molto ristretta e materialistica. Ci sono forme di libertà che non dipendono minimamente dal lavoro o dal benessere economico. C’è una libertà bellissima e alla portata di tutti che nasce dentro di noi e chiunque può realizzare se lo vuole davvero.

Lo stato mentale della libertà

La forma di libertà più pura che ci sia è uno stato mentale.

Ci sono persone limitate fisicamente che riescono ad essere molto più libere di tanti individui liberi fisicamente ma totalmente schiavi dal punto di vista mentale.

Succede perché le forme di schiavitù più comuni al giorno d’oggi sono autoindotte e prive di reali catene. La schiavitù è nei vizi, nelle abitudini, negli oggetti, nelle apparenze…

Ci sono tante persone che non hanno alcuna catena ma restano sempre nello stesso posto, pur odiandolo. Perché sono schiave dell’idea che il posto in cui sono nate e cresciute debba essere per forza “casa”.

Ce ne sono tante che non hanno una guardia da cui ricevere ordini, eppure fanno sempre le stesse cose, giorno dopo giorno, pur detestandole. Perché preferiscono una vita senza rischi e infelice piuttosto di una vita rischiosa e potenzialmente felice.

Ce ne sono tante convinte che la libertà sia una questione di soldi, ma poi invece di risparmiarli e accumularli li spendono per l’ultimo smartphone. Perché sono schiave del giudizio altrui e sperano di poter dimostrare il proprio valore mostrando ciò che possiedono.

Quando vivi secondo regole che non hai scelto ma hai accettato passivamente, quando hai una vita basata su abitudini che detesti e ogni giorno fai cose che non hanno nulla a che vedere con la tua natura, quando prendi ordini e vieni giudicato da perfetti sconosciuti sul posto di lavoro, quando sei ossessionato dai soldi che non ti sembrano mai abbastanza e ti senti obbligato a spendere parte del tuo stipendio settimanale per uscire a far serata il sabato… puoi davvero definirti libero?

La libertà è una scelta

Molte persone non si rendono conto che la libertà è prima di tutto una scelta. Sei tu a scegliere di essere libero e lo scegli attraverso piccoli gesti di ribellione.

È scegliere di dire di no quando qualcosa non ti piace, anche se tutti dicono di sì. Scegliere di difendere le tue idee in una società che guarda male chi ha ancora delle opinioni e la capacità di pensare fuori dal coro. Scegliere di essere se stessi nell’era dell’omologazione, anche se questo significa attirare occhiatacce e giudizi.

Un gesto di ribellione è utile per iniziare a ragionare fuori dagli schemi e lontano dai pregiudizi. Avevo capito, ad esempio, che il freddo, il traffico e la vita frenetica della grande città non facevano per me. E poi avevo sentito forte e chiaro il desiderio di viaggiare.
Non sopportavo l’idea di stare fermo in un solo posto e dedicare pochi giorni all’anno alla scoperta del mondo.

(tratto dal mio libro, “Le coordinate della felicità“)

Scegliere di fregarsene del giudizio altrui, che spesso si basa sulla perfezione inarrivabile dei social. Scegliere di rischiare quando potresti accontentarti, perché in fondo sai che non essere infelice non significa automaticamente essere felice.

Il punto è che c’è una forma di libertà primordiale e universale che non dipende dal tuo conto in banca, dal lavoro che svolgi o dal luogo in cui vivi. La vera libertà dipende dalla tua testa.

Ragioni liberamente? Ti comporti come vorresti oppure pendi dalle labbra degli altri? Stai facendo della tua vita ciò che vorresti oppure ciò che ti è stato detto essere “giusto”?

Poniti queste domande, rispondi onestamente e inizia a ribellarti con piccoli gesti. Interrompi le relazioni negative, spezza le routine che ti deprimono, ritagliati del tempo per te e soprattutto sii te stesso. Una forma di libertà primordiale è essere se stessi e camminare per strada a testa alta.

Quando lo fai e non ti interessa cosa dicono gli altri del modo in cui vivi e in cui ti vesti, delle persone che frequenti e delle scelte di vita che hai preso, diventi veramente libero. Perché la vera libertà la conquisti prima di tutto dentro la tua testa.

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