L’arte del lasciare andare: una lezione imparata viaggiando

Photo by Eirik Skarstein

Per tanti anni ho cercato di capire se esistesse un segreto per la felicità. Oggi posso dire con relativa certezza che non c’è qualcosa di vagamente oggettivo che possa donare la felicità a chiunque, senza distinzioni.

Tendiamo a dimenticarcelo, stretti come siamo nella morsa dell’omologazione, ma ognuno di noi è unico e diverso da chiunque altro. Per questo motivo, ognuno di noi può ottenere la felicità solo attraverso un percorso unico.

Ma se è vero che non ci sono regole da seguire per essere felici o più banalmente stare meglio e vivere serenamente, è altrettanto vero che ci sono delle abitudini e dei modi di comportarsi che rappresentano gesti di amore verso noi stessi. E se non ci donano felicità, sicuramente non ci fanno che bene.

Uno di questi è lasciare andare. Due semplici parole che rappresentano un atteggiamento così difficile da mettere in pratica per così tante persone, eppure fondamentale per trovare almeno un po’ di felicità.

Come l’ho scoperto? Anche in questo caso, viaggiando.

Viaggiare ti insegna che prendersela è tempo sprecato

Prima di iniziare a fare esperienze di vita all’estero e viaggiare, ero una persona incapace di lasciare andare. Ero permaloso, tenevo tutto dentro e ogni volta che subivo qualcosa che ritenevo un’ingiustizia, me la prendevo e ci rimuginavo per giorni, se non settimane.

Quando ho iniziato a viaggiare, questo mio atteggiamento si è mitigato.

In parte perché quando viaggi hai così tanto da vedere e fare che non puoi permetterti di perdere tempo a stare male. Vuoi davvero essere arrabbiato mentre viaggi tra le meraviglie della Thailandia? Vuoi disperarti nonostante tu abbia una città nuova e affascinante tutta da esplorare? Vuoi chiuderti nei tuoi pensieri e nelle tue preoccupazioni quando intorno a te ci sono viaggiatori e viaggiatrici da conoscere e con cui condividere esperienze straordinarie?

No, non lo vuoi. Viaggiare ti insegna che la vita è troppo breve per essere sempre arrabbiati e il mondo è troppo grande per non pensare solo ad esplorarlo. C’è così tanta bellezza intorno a noi, perché sprecare tempo a prendersela per stupidaggini su cui, tra l’altro, non puoi fare assolutamente nulla?

C’è stato un momento preciso in cui mi sono reso conto di quanto viaggiare mi avesse fatto crescere come essere umano.

Quella sera a Phong Nha…

Una sera arrivai nel parco nazionale di Phong Nha sotto il diluvio universale. Stavo girando il Vietnam in moto ed ero completamente bagnato. Quando io e la mia ragazza arrivammo alla guesthouse che avevamo prenotato, scoprimmo che la proprietaria aveva ceduto la nostra stanza a un’altra coppia di viaggiatori.

Non ne aveva una per noi e noi non sapevamo dove andare. Un tempo me la sarei presa, avrei fatto una scenata. Quella sera, invece, la presi con filosofia: ero in un luogo bellissimo e tutto da esplorare, non c’era alcun motivo per cui non essere felice.

Lasciai andare la rabbia e, quasi come se l’Universo volesse premiarmi, poco dopo io e Claudia stavamo cenando insieme a una famiglia del luogo che ci avrebbe poi ospitati per la notte. Un’esperienza straordinaria e sicuramente molto più significativa e importante rispetto a passare una notte in una piccola stanza in una guesthouse.

Viaggiare ti insegna che i tuoi problemi non sono veri problemi

C’è un secondo motivo per cui viaggiare ti insegna a lasciare andare: viaggiando, ti rendi conto che i tuoi problemi sono stupidaggini. Noi occidentali tendiamo a fare di ogni cosa un dramma e viaggiare serve a darci una svegliata, ad aprire i nostri occhi spesso troppo viziati ed esigenti.

Puoi davvero lamentarti perché il tassista ha sbagliato strada quando scopri che quel tassista ha cinque figli da mantenere, e ci riesce a malapena? Puoi prendertela perché un venditore ambulante cambogiano che ha provato a fregarti sul prezzo dopo che hai visto cosa ha subito il suo popolo nei killing fields di Phnom Penh? Puoi davvero lamentarti di non avere l’aria condizionata in camera dopo aver visto i pescatori sul Mekong sorridenti e spensierati pur non avendo nulla?

Viaggiare ti mette di fronte a realtà ben diverse da quella a cui sei abituato e ti insegna una grande lezione di vita: i tuoi problemi non sono veri problemi. Un vero problema è avere una malattia incurabile o non sapere come mettere il cibo nel piatto alla sera o andare a dormire con il suono delle bombe in lontananza.

Viaggiare fa di te un privilegiato. Anzi, ti dirò di più: il semplice fatto che tu possa leggere questo articolo dimostra che sai leggere e hai una connessione a internet. Sei già più fortunato di milioni di persone.

L’importanza di lasciare andare

Quando viaggi generi questa doppia consapevolezza:

  • il mondo ha troppo da offrire per sprecare tempo ad essere sempre arrabbiati;
  • i veri problemi sono altri, non quelli per cui ti disperi ogni giorno.

E così, viaggiare ti insegna l’arte del lasciare andare. Una lezione preziosa che ho voluto inserire anche nel mio romanzo “Come una notte a Bali“:

E lascia andare. Ti prego, lascia andare.
L’odio, i fastidi, le paranoie, i dubbi, le aspettative, le delusioni. Le scuse che non hai mai ricevuto. Perdona, perdonati e guarda avanti.

Accetta che la vita non è sempre giusta. Ma ricordati che potrai sempre renderla felice.

Come una notte a Bali

Imparare a lasciare andare, significa imparare a vivere più serenamente. Non hai bisogno di altri pensieri, altre preoccupazioni, altra ansia e stress. Hai bisogno di minimizzare, semplificare, alleggerire. Hai bisogno di smettere di preoccuparti di cosa è giusto e di chi ti dovrebbe delle scuse. Pensa a te stesso/a e a chi ti vuole bene. Lascia andare e pensa solo ad essere felice.

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