L’età è solo un numero: ho 50 anni, lavoro online e viaggio da 2000 giorni consecutivi

IG @gianni.bianchini

Nel mio libro “Le coordinate della felicità” racconto, tra le altre cose, il percorso che mi ha portato a diventare un nomade digitale. Per chi non lo sapesse, un nomade digitale è colui che lavora in remoto al computer mentre viaggia per il mondo, libero dai vincoli di tempo e spazio tipici di un lavoro tradizionale.

Ci sono riuscito scrivendo articoli per siti web e diventando un web writer a tempo pieno. Come spiego nel mio libro, “inventarmi” questo lavoro alternativo mi ha permesso di costruirmi una vita che un tempo non avrei nemmeno sognato. Negli ultimi tre anni, ad esempio, non sono mai stato nello stesso luogo per più di qualche mese.

Ho diverse “basi” in giro per il mondo, luoghi dove mi sento a casa e mi fermo per un po’, per poi ripartire e viaggiare in totale libertà. Uno di questi luoghi è Bali, di cui mi sono innamorato così tanto da dedicarle il mio secondo libro, “Come una notte a Bali“.

Se non avessi scelto un percorso di vita alternativo, forse non ci sarei mai nemmeno stato sull’isola indonesiana, perdendomi un luogo di meraviglia assoluta. Ecco perché nella vita è importante rischiare, ogni tanto, perché non puoi sapere cosa ti rende davvero felice se ti limiti ad obbedire e seguire sempre la strada battuta.

L’importanza di rischiare, senza badare all’età

E non è assolutamente vero che si può rischiare solo quando si è giovani. Molte persone che hanno letto la mia storia mi hanno scritto: “Vorrei poter tornare indietro nel tempo e farlo anche io!” Ma l’età non è altro che un numero, di cui spesso siamo schiavi.

Ho conosciuto personalmente viaggiatori, sognatori, expat e nomadi digitali che hanno stravolto la loro vita a quaranta, cinquanta e anche sessant’anni, a dimostrazione di quanto tutto sia possibile nella vita se lo si vuole davvero.

Oggi voglio raccontarvi la storia di una di queste persone. Si chiama Gianni Bianchini, a 43 anni ha mollato tutto, è diventato un nomade digitale e oggi è un 50enne in viaggio da 2000 giorni consecutivi. Proprio così: cinque anni e mezzo in viaggio, mantenendosi con il suo lavoro online.

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Gianni Bianchini, dai videogames a una vita sempre in viaggio

“Sin da adolescente sono sempre stato attratto dalla tecnologia, soprattutto da computer e videogames”, mi racconta Gianni dal Sud America, dove si trovava al momento di questa chiacchierata a distanza. “Erano gli anni ‘80 e non esistevano smartphone e social media. Ero uno smanettone e dopo la scuola trascorrevo le mie giornate tra computer e sale giochi. Quando in Italia arriva internet, credo fosse il 1994, io ero lì, nelle sale della biblioteca universitaria di Lecce, con i primi computer a disposizione degli studenti”.

Gianni ha quindi seguito un percorso di vita diverso fin da ragazzo: mentre la maggior parte dei suoi coetanei ignorava le potenzialità della tecnologia, lui aveva già capito che un computer gli avrebbe dato la possibilità di costruirsi un’esistenza libera. All’inizio, però, il viaggio non era ancora parte dei suoi progetti.

“La mia passione per la tecnologia mi porta poi a trovare un lavoro in Inghilterra. Nel 2004 lascio l’Italia per trasferirmi a Liverpool e lavorare con la Sony. Lì si realizza uno dei sogni di tante persone: essere pagato per testare videogiochi otto ore al giorno. Dopo sette anni mi trasferisco a Francoforte per lavorare con la Nintendo, e lì rimango altri tre anni. Ma, per quanto mi piacesse, il lavoro in ufficio cominciava a starmi stretto. La routine di una vita passata nello stesso posto di lavoro, nella stessa città, nella stessa casa, non faceva per me. Fu a quel punto che cominciai a sentire fortemente l’esigenza di cambiare la mia vita“.

“Le quattro settimane di ferie all’anno non mi bastavano”

Gianni si rende conto che quella vita non lo fa sentire pienamente realizzato. È vero, ha un lavoro che lo soddisfa, ma si sente in trappola. C’è un mondo intero là fuori e i piccoli viaggi in Europa che deve fare per lavoro non fanno altro che alimentare la fiamma del Wanderlust che ha dentro.

Il “problema” è che Gianni ha 43 anni. Non si cambia vita a 43 anni, pensano in molti. Ha un lavoro sicuro e ben pagato. Perché mai cambiare? La risposta la conoscono solo coloro che non si accontentano.

“Vivendo e lavorando in Inghilterra e Germania, facevo già parecchi viaggi in Europa. Dalla Polonia all’Islanda, dalla Turchia al Marocco, ma le quattro settimane all’anno di vacanze pagate evidentemente non erano abbastanza, perché mi ritrovavo sempre di più a sognare ad occhi aperti. Desideravo viaggiare di più“, spiega Gianni.

“E così comincio a leggere blog di viaggio internazionali, già nel 2009. Alcuni di questi sarebbero diventati le mie fonti d’ispirazione. Nella mia mente pian piano si fa forte il desiderio di licenziarmi e viaggiare intorno al mondo con solo uno zaino in spalla. Quando nel 2010 mi trasferisco in Germania, la mia compagna Ivana viene a vivere con me. Le confido i miei sogni di viaggiare a tempo indeterminato. E lei, fortunatamente, è sulla mia stessa lunghezza d’onda. Così parliamo di come sarebbe bello viaggiare senza una base fissa e di poter lavorare online“.

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Smettere di fumare per finanziare un sogno

Per finanziare questo grande cambiamento di vita, Gianni e la sua compagna Ivana decidono di smettere di fumare. Con i soldi risparmiati avrebbero avuto un primo gruzzoletto con cui pagare almeno i voli aerei.

“Nel 2012 il nomadismo digitale è ancora un fenomeno di cui si parla poco in Italia, ma già molto diffuso all’estero. Questo stile di vita è proprio quello che stavamo cercando. All’epoca entrambi fumavamo. Io avevo cercato per anni di smettere di fumare ma senza riuscirci. E anche lei. Così mettiamo giù un piano, nero su bianco: se fossimo riusciti a stare un anno senza fumare, con i soldi risparmiati ci saremmo licenziati e saremmo partiti per il nostro viaggio. E così è stato. Oltre ai soldi risparmiati dalle sigarette, cominciamo anche a fare una vita più frugale, minimalista, tagliando le spese superflue, non necessarie“.

Nel 2012, a 43 anni anni, Gianni stravolge tutto e parte verso la sua nuova vita da nomade digitale.

“Dopo 14 mesi a risparmiare, grazie a questa forte motivazione di cambiamento, ci licenziamo e partiamo con un biglietto di sola andata verso Bangkok. Dopo appena quattro giorni il nostro blog è online e così inizia il sogno di lavorare e vivere viaggiando”.

Come vivere di un travel blog

Ovviamente non basta aprire un blog per iniziare a guadagnarsi da vivere mentre si gira per il mondo. Diffidate di chi dice che è facile, perché non lo è. Ma diffidate anche di chi vi dice che è impossibile, perché non lo è. Lo dimostra la mia storia e ancor di più quella di Gianni, che insieme alla compagna crea un travel blog (“Nomad is Beautiful“) in lingua inglese che oggi è il loro lavoro.

“Per monetizzare un blog bisogna prima di tutto considerarlo un business“, spiega Gianni. “Lavorarci ogni giorno, studiare, imparare, sperimentare, testare e anche investire. Se vuoi aprire un business devi metterci anche dei soldi. Questo è vero sia se apri un ristorante o un sito web. Certo ci sono delle risorse gratuite in rete, ma non saranno mai all’altezza di quelle a pagamento. Un tema per un blog, un plugin, l’hosting o il dominio, una persona che ti mette su il blog se non lo sai fare tu, un team di scrittori o assistenti virtuali, corsi da comprare, libri, e tanto altro. Noi lavoravamo da anni e abbiamo utilizzato i soldi accumulati per investire sul blog”.

“Dopo aver investito bisogna capire in che modo monetizzare. E ce ne sono tanti. Internet è pieno di articoli sull’argomento. Io principalmente monetizzo il traffico al mio blog con affiliazioni, pubblicità, info-prodotti, lavori con enti del turismo, consulenza blogging e copywriting. Le possibilità sono comunque tantissime. Come dicevo prima, bisogna studiare queste possibilità e sperimentare. Quello che funziona per il mio blog non necessariamente funziona per un altro. L’importante è non scoraggiarsi e non voler cercare di ottenere tutto e subito. Non si monetizza un blog da un giorno all’altro, ma lo si può certamente fare se si lavora con passione e perseveranza”.

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2000 giorni consecutivi in viaggio

Negli ultimi sette anni, Gianni e Ivana hanno monetizzato il loro blog fino a diventare nomadi digitali a tutti gli effetti. Oggi si mantengono esclusivamente con il lavoro online e nel frattempo viaggiano a tempo indeterminato per il mondo. Per la precisione, Gianni è in viaggio da più di 2000 giorni consecutivi.

“Ognuno di quei 2000 giorni sono speciali per me. Ogni singolo giorno in cui mi sveglio, vivendo questo stile di vita, sono pieno di felicità. E anche se ho i miei giorni no, in cui le cose non vanno bene, sono felice di poter essere padrone della mia vita. Di essere io il creatore, lo scrittore della mia storia. Ho vissuto i miei 10 anni di ufficio, con orari e giorni stabiliti da qualcun altro. Con cose da fare decise da qualcun altro. Con un sogno da realizzare che appartiene a qualcun altro. Vendendo il mio tempo per la felicità di qualcun altro. Ero stanco di vivere la vita di qualcun altro”.

Nomade digitale e minimalista

Chiaramente viaggiare ha dei costi fissi ma Gianni ha scoperto quello che spiego anche nel mio libro “Le coordinate della felicità“: adottando uno stile di vita minimalista, viaggiare costa molto meno di quanto si creda.

Ad esempio, per esperienza personale so che viaggiare in Indonesia a tempo pieno come faccio io costa meno di vivere a Milano. E tra il sole e i sorrisi di Bali e la frenesia e il grigio di una grande città del nord Italia non ho dubbi su cosa scegliere… Gianni ha invece ridotto le spese scegliendo di viaggiare con un solo zaino di appena 10 kg.

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“Io mi sento a casa ovunque, perché non ho molte cose materiali nella mia vita. Giro con 10 chili di bagaglio a mano. Ho venduto tutto quello che avevo o regalato a chi ne aveva bisogno. Non ho una casa e per ora non mi manca. Sono convinto che la vita diventi più ricca quando viviamo esperienze e non quando accumuliamo roba. Una casa per me è solo un contenitore. E se un giorno ne avrò una ci sarà solo l’essenziale. Una casa zen dove gli spazi vuoti saranno più importanti delle cose che riempiono”.

“Credo sia perché la mia anima è fondamentalmente nomade. Non mi piace mettere ‘radici’, ho bisogno di essere continuamente stimolato a conoscere nuovi posti, nuove persone, nuovi sapori e odori. Sono una persona fortemente curiosa, e la curiosità è la mia forza vitale. E credo che finché avrò questa curiosità dentro di me, questa sete di conoscenza, continuerò sempre a viaggiare”.

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Cambiare si può, a qualsiasi età

La storia di Gianni dimostra che cambiare si può, a qualsiasi età. Si può stravolgere la propria vita a 43 anni, monetizzare un blog e vivere viaggiando per oltre 2000 giorni. Essere un nomade digitale di 50 anni che oggi è in Colombia, domani in Giappone e tra un mese negli Stati Uniti.

Come scrivo nel mio nuovo libro, i sognatori ce la fanno sempre se non smettono di crederci. Gianni ne è la dimostrazione.

“Ho cambiato vita a 43 anni. Ma il mondo è pieno di persone che cambiano vita in età adulta. Ci sono casi di persone che hanno cambiato vita oltre i 50 anni e hanno ottenuto il successo personale che cercavano. Tutti abbiamo un’età anagrafica e un’eta biologica. Quello che conta davvero è quella biologica. Se hai uno stile di vita salutare, mangi poco e sano, hai poche cose con te di cui preoccuparti, fai esercizio fisico, eviti stress e soprattutto sei felice, puoi fare cose anche a 50 anni, 60 e oltre. E sì, puoi anche cambiare vita e girare per il mondo e poter dire di aver vissuto davvero. Quello che conta è cercare di vivere ogni singolo giorno come se fosse l’ultimo”.

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