Non avere paura di essere triste. La vera follia è fingere di essere felici

Fare di tutto per sembrare una persona felice è una delle cose più stupide e pericolose che tu possa fare.

Stupida perché puoi trovare tanti motivi per cui sei qui, a vivere questa tua vita. Ma sicuramente non sei qui per indossare una maschera e recitare il ruolo della persona felice che non sei. C’è molto più valore e senso nell’esistenza di una persona che con coraggio ammette di essere triste rispetto a quella di chi non esprime mai quello che prova veramente.

Pericolosa perché a furia di apparire come la persona che non sei, finisci per chiederti chi tu sia realmente. Può capitarti, un giorno, di guardarti allo specchio e non riconoscere la persona che vedi: dove sei finito/a? Cosa ti è successo? Come è potuto accadere un cambiamento così radicale senza che te ne rendessi nemmeno conto?

Perché fingere di essere felici? È colpa della “normalità”

Il motivo per cui diamo così importanza al cercare di apparire felici o per lo meno di stare bene sempre è che nella nostra società le apparenze sono tutto. Il modo in cui vieni visto dagli altri, ormai, ha una priorità nettamente superiore rispetto al modo in cui vedi te stesso.

Fin da piccoli ci insegnano che dobbiamo sembrare “normali”. Ci dicono di vestirci, esprimerci, comportarci e vivere come “tutti gli altri”. Questo può funzionare solo per coloro che si trovano a proprio agio nella normalità. Come racconto in “Le coordinate della felicità“, io ci ho messo molti anni a liberarmi da certe catene mentali che mi facevano sentire sbagliato e diverso.

Nessuno ci incoraggia mai ad esprimere i nostri sentimenti. Nessuno ci dice di seguire la nostra natura, qualunque sia.
E sai cosa succede? Quando a un bambino viene ordinato di omologarsi in fretta, quel bambino diventerà un adulto terrorizzato all’idea di essere se stesso.

Fingere di essere felici per non turbare gli altri

È difficile proiettare verso l’esterno un’immagine coerente con quello che abbiamo dentro. In una società basata su rapporti superficiali e falsi, questo comportamento significa infatti turbare lo status quo o l’apatia generale. Vuol dire distinguersi, e quindi attirare inevitabilmente critiche, cattiverie e giudizi.

Così, invece di realizzare il nostro sconfinato potenziale umano, ci facciamo schiacciare dalla paura di essere giudicati. E da quella, ancora più grande, di ritrovarci soli contro il mondo.

Ed ecco allora che desideriamo solo una cosa: fingere di essere felici.

Iniziamo a mostrare sorrisi convincenti anche se dentro stiamo soffrendo. Rispondiamo che va “tutto bene!” anche se non c’è davvero niente che vada bene. Accettiamo tutto passivamente, a testa bassa, perché la paura di cambiare è più forte della paura di continuare a soffrire.

Paradossalmente, nel disperato tentativo di non venire emarginati, sprofondiamo in una depressione silenziosa e solitaria. Sì, certo, siamo in mezzo a tante persone. Eppure ci sentiamo più soli che mai.

Va bene essere tristi

Sul mio blog e nei miei libri parlo spesso dell’importanza di avere una mente positiva ma questo non significa certamente che dovremmo ambire ad essere felici sempre.

Va bene essere tristi di tanto in tanto. La tristezza fa parte della nostra esperienza di vita. Non si può in alcun modo eliminare, perché senza questo sentimento non potremmo nemmeno capire cos’è la felicità.

Nel mio ultimo libro affronto così questo tema:

«Tutti quanti soffrono. Tutti hanno i loro problemi, i loro drammi, le loro preoccupazioni. Ed è un bene che sia così, perché senza tutto questo non ci sarebbe l’altra faccia della medaglia. Osserva la Natura, maestra straordinaria: una farfalla bellissima esiste solo perché prima era un bruco, i fiori più meravigliosi sbocciano solo dopo un lungo inverno, non esisterebbero gli arcobaleni senza la pioggia, nessuna tartaruga potrebbe raggiungere il mare senza soffrire le pene dell’inferno per uscire dal guscio. Tu mi parli di giusto e sbagliato, ma il punto è un altro: accetta la sofferenza e l’incertezza, perché sono intrinseche alla vita. Anzi, amale. Perché senza le incertezze non avresti nessuna certezza e senza sofferenza non avresti alcuna gioia. Tutto è vita. Tutto, anche le cose più dolorose contribuiscono a rendere possibile questa esperienza.»

Tratto da “Succede sempre qualcosa di meraviglioso

Impara a vivere senza filtri: fingere di essere felici è il vero problema

Molto spesso tendiamo a ingigantire quei pensieri e quelle emozioni che non esprimiamo verso l’esterno. È come se, tenendoci tutto dentro, coltivassimo il nostro stesso malessere. È come se lo proteggessimo dal mondo esterno per farlo crescere dentro di noi.

Non farlo. Sforzati di vivere senza filtri, maschere e tutte quelle ridicole paranoie legate alle apparenze. Smetti di essere ossessionato dal giudizio e dall’accettazione altrui e comprendi che l’unica aspettativa che non puoi proprio tradire è quella della tua felicità.

Non avere paura di essere triste. Esprimi i tuoi sentimenti senza temere il giudizio altrui. Se qualcosa ti preoccupa, ti agita o ti fa stare male, dillo ad alta voce. Il semplice atto di dare concretezza alla vaga sensazione di sofferenza che hai dentro è già una terapia.

Riporta armonia tra il tuo essere e il tuo apparire

Se ci riesci, succede qualcosa di meraviglioso: la mente diventa sgombra, l’anima leggera. Il corpo ti invia migliaia di segnali e tu riesci a coglierli tutti, perché finalmente non hai un’immagine da preservare.

Il tuo apparire esteriore entra in totale armonia con il tuo essere interiore. Non puoi più nasconderti, tutto è sotto la luce del sole.

Questa consapevolezza può terrorizzarti all’inizio, ma a lungo andare è la tua salvezza, perché troppo spesso i ripari che costruiamo non servono a tenere lontana la sofferenza causata dal giudizio altrui. Servono a tenerci ancorati alla sofferenza che abbiamo dentro.

In essa ci identifichiamo e abbiamo paura che lasciarla andare significhi perderci. In realtà è proprio il contrario: solo lasciando andare quello che ti fa soffrire puoi tornare chi sei veramente.

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