Dedicato a te che stai soffrendo da troppo tempo

Quello che segue è un estratto del mio ultimo libro, “Succede sempre qualcosa di meraviglioso“. È un dialogo in cui si affronta la questione della sofferenza umana. Fino a quale punto è inevitabile e quando, invece, diventa una nostra scelta La risposta di Guilly è chiara: il dolore è parte integrante dell’esperienza della vita. Non si può annullare, se non attraverso livelli di meditazione raggiunti da pochi illuminati.

Invece la sofferenza è una nostra scelta che nasce dal timore di perdere la nostra identità: se smetto di essere “colui che soffre”, chi sono? Cosa rimane di me? È la paura di non trovare una risposta a queste domande che ci porta a vivere nella sofferenza costante. Eccola, la nostra scelta.

Se sei in un momento difficile della tua vita, spero che queste parole possano offrirti un punto di vista differente, più luminoso, sul senso del tuo soffrire. Buona lettura.

La differenza tra dolore e sofferenza
(estratto di “Succede sempre qualcosa di meraviglioso“)

«Sai qual è uno degli insegnamenti di Taro che più amo? Il dolore è inevitabile, la sofferenza è una scelta. Potrei spiegartela come fece lui con me, ma la spiegazione migliore ce l’hai davanti ogni giorno. I vietnamiti, che tanto hanno sofferto, hanno scelto di non soffrire più. Tra l’odio e l’amore, hanno scelto l’amore. Che poi vuol dire in primis amare se stessi: quando metti da parte l’orgoglio e l’ego, non diventi più debole, ma più forte. Tutti sanno odiare e lamentarsi per quello che hanno subito. Pochi sanno andare avanti. Questo sì che è coraggioso e valoroso. Ed è anche l’unica strada per smettere di soffrire. Imparare ad amarsi, poi, piano piano, tornare ad amare gli altri, aprendosi. E infine amare tutto questo, la Vita.»

«Ma come si fa?» chiesi abbassando lo sguardo. La sera precedente, lasciando andare la lanterna avevo provato una splendida sensazione di libertà e leggerezza. Ma era successo su un piano emotivo, quasi viscerale. A livello razionale, non riuscivo a capire come fare.

Guilly sorrise.

«Innanzitutto è importante avere sempre a mente che il passato è passato e non tornerà più. Basta pensarci, basta tornare indietro con la mente. Non poteva andare in modo diverso, doveva andare proprio così affinché tu fossi qui, ora. Quando un giorno sarai felice, lo dovrai anche a quel passato. Nel momento in cui sei pienamente consapevole di questo, dovresti smettere di identificarti con quello che ti è successo

«Cosa significa?»

«Se hai affondato le radici della tua identità in qualcosa che non esiste più, temi che, lasciandolo andare, perderai anche te stesso, smetterai di esistere. Ecco perché le persone tendono ad aggrapparsi così disperatamente al passato. Ad esempio, nella tua mente ora tu sei “Davide, quello a cui hanno spezzato il cuore”. E se togliamo questo appellativo, cosa ti resta? Solo Davide. E chi è Davide? Non è facile rispondere a questa domanda. Rischi di non sapere chi sei nel profondo e andare in crisi. Ci vuole coraggio a guardarsi dentro, e allora meglio identificarsi con il proprio passato e con la propria sofferenza, mentre si spreca il proprio presente… vero? In realtà perdi te stesso proprio quando concentri la tua attenzione su qualcosa che non tornerà mai più, invece di concentrarci su ciò che hai e sei ora. Fatta tua questa consapevolezza, smetti di soffrire.»

Continuammo a camminare in quel quartiere desolato. Non avevo mai visto marciapiedi così deserti in Vietnam, sembrava di essere in una città del Nord Italia a Ferragosto.

«Ma la sofferenza non dipende solo da noi…»

«Quello è il dolore. In parte ne abbiamo già parlato. Se mentre stai cucinando ti tagli un dito, se cadi dalla moto e ti spacchi una gamba, se un dente inizia a farti male, provi dolore. E il dolore non è una scelta: è una sensazione che non puoi controllare, la provi e basta. Questo per la stragrande maggioranza delle persone. Alcuni, come Thich Quang Duc, il monaco buddhista che si diede fuoco e morì senza emettere un lamento, hanno un tale controllo sulla loro mente da riuscire persino a isolarla dal dolore. Ma questo non ti riguarda, per ora. Il punto è che la sofferenza fa parte della vita. Se perdi una persona che ami, è normale stare male. Ma se sono passati dieci anni e tu sei ancora triste, questa è una tua scelta. Non è una condanna. Non è colpa della vita, del destino o di chissà chi altro. La sofferenza è una tua scelta.»

A un incrocio Guilly si fermò.

«Ti ho portato qui, perché in questa città, nel gennaio del 1968, ci fu la più sanguinosa battaglia della guerra in Vietnam. Morirono migliaia di persone, gente del posto e tanti americani. Non importa chi la vinse, quale bandiera fu issata. Importa che c’erano carrarmati e sangue per le strade, la disperazione regnava sovrana e la paura era una presenza costante. Quello, era dolore. E anche la sofferenza era assolutamente inevitabile.»

Lasciò la frase a metà, svoltò l’angolo e ci infilammo in una strada che portava a un incrocio.

«Questa, invece, è una scelta» concluse Guilly.

Davanti ai miei occhi c’era la classica strada vietnamita piena di negozietti, bancarelle di street food e soprattutto persone. C’era gente ovunque, rumorosa nel senso più bello del termine. Ed erano vietnamiti, certo, ma c’erano anche tantissimi turisti da ogni parte del mondo. Tra di loro, ne ero sicuro, anche qualche americano i cui nonni o genitori, forse, erano stati lì a combattere contro i nonni o i genitori delle persone che ora, con il sorriso sulle labbra, cucinavano un pho per lui.

«Sii come loro» disse Guilly sorridendo. «Metti da parte l’orgoglio, perché la sofferenza dopo un po’ diventa una scelta. Concediti la possibilità di essere felice oggi. Guardati intorno: la vita non è quello che è successo ieri. È qui e ora

Tratto dal mio libro, “Succede sempre qualcosa di meraviglioso

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