Questo periodo può essere una grande occasione di rinascita personale

Photo by Kinga Cichewicz

Viviamo un’epoca inedita per la nostra generazione. Avevamo dato così per scontate la libertà e la salute che mai avremmo immaginato di poterci trovare, un giorno, costretti a stare chiusi in casa, attenti a evitare qualsiasi tipo di contatto umano, terrorizzati da qualcosa di invisibile che uccide e distrugge i piani per il futuro.

Privati della possibilità di uscire, muoverci, lavorare. Privati della possibilità di vivere normalmente, quasi da un giorno all’altro: pochi mesi fa il coronavirus era uno strano fenomeno che interessava solo la Cina, oggi è il nemico senza volto dell’intera umanità, quello che in questa assurda battaglia si è già portato via troppe vite.

Ecco perché la maggior parte delle persone non vede l’ora di tornare alla normalità. Le solite cose, le solite attività, la solita routine, i soliti orizzonti. Tutto ciò che un tempo sembrava scontato e alla portata di chiunque, è diventato improvvisamente il desiderio più grande per milioni di individui.

Ma non per tutti. Ci sono persone che non vorranno tornare a quella normalità. Sono coloro che in questo periodo difficile e doloroso non ci vedono una condanna, ma un’opportunità per resettare, ripartire, cambiare. Il primo capitolo di una vita nuova e diversa dalla precedente. In cui riconoscersi totalmente. Più consapevole. Più felice.

Vogliamo davvero tornare a quella normalità?

Morte, terrore, isolamento, incertezza: per la maggior parte delle persone, il periodo che stiamo vivendo a livello globale a causa del coronavirus non è altro che questo. Deve finire il prima possibile non solo per la salute di milioni di esseri umani, ma anche per poter tornare il più velocemente possibile a come stavamo prima.

Ma se ci fermiamo un attimo a pensarci, da cosa era definita quella normalità? Non solo dal benessere e dal progresso ma anche da inquinamento di ogni tipo, stress, frenesia, consumismo compulsivo, competitività senza limiti, aspettative e responsabilità sempre più grandi. Depressione, anche. Non lo dico io, ma una ricerca dell’OMS per cui nel 2030 la malattia più diffusa al mondo non sarà certamente il coronavirus ma la depressione.

E allora, andando oltre alla sicurezza economica di lavori alienanti, andando oltre ai sabati sera alcolici per spegnere il cervello, andando oltre ai pomeriggi nei centri commerciali per soffocare la propria tristezza nel consumismo, andando oltre al calcio la domenica e ai programmi televisivi utili solo a smettere di pensare, cosa ci manca davvero della normalità che avevamo?

La libertà. Ecco cosa ci manca tremendamente. La libertà di poter decidere cosa fare della nostra vita.

Solo quando perdi qualcosa ti rendi conto del suo valore

Tanti hanno inseguito per tutta la vita i soldi e la carriera, perché quella gli era stata indicata come la strada giusta. Poi arriva un virus che non attacca in base al conto in banca o alla posizione sociale raggiunta. Attacca e basta.

E così milioni di persone si ritrovano chiuse in casa, private di quella libertà che hanno sempre dato per scontato e che ora riconoscono come una delle più grandi priorità per l’uomo.

La semplice consapevolezza di averla donava serenità e speranza per il futuro. A chi non è mai passato per la testa di presentarsi in ufficio, una mattina, e dire a tutti: “Io me ne vado, mi licenzio, lascio questo lavoro che mi toglie la voglia di vivere e mi costruisco una vita nuova da un’altra parte

A tanti. Pochi, pochissimi, lo hanno fatto. Ma l’idea di poterlo fare, era già un bel sollievo.

Oggi questa possibilità non c’è più. Non si può scegliere. Non puoi pensare di mollare tutto, scappare dalla quarantena, preparare lo zaino e prendere un volo per il Sud America. Non puoi farlo. Non hai più questa libertà.

Ed è proprio quando perdi qualcosa che ti rendi conto del suo valore, di quanto fosse preziosa.

Ridefinire le proprie priorità

In questo periodo tutti sentono parlare di morte dalla mattina alla sera. Molti si deprimono e si spaventano ancora di più, rinchiudendosi in se stessi. Altri, invece, fanno una scoperta sconvolgente: prima non stavano vivendo, stavano sopravvivendo.

Per usare un’espressione del mio primo libro “Le coordinate della felicità“, si facevano sballottare da una parte all’altra del loro piccolo quadrato di vita come un pesce morto che “segue” la corrente.

La loro esistenza era una continua attesa. L’attesa delle sei per staccare dal lavoro, l’attesa del sabato sera, l’attesa delle ferie ad agosto, l’attesa della pensione. L’attesa di un domani migliore, di un colpo di fortuna. Non stavano vivendo a pieno, e se ne rendono conto solo ora che non si parla di altro che di morte.

Non vogliono morire, ma non vogliono nemmeno tornare alla vita di prima. Per alcuni di loro, la paura di tornare a vivere in quel modo apatico, incolore e senza senso è più grande della paura di morire. Non vogliono inseguire i soldi, il prestigio, le aspettative, le carriera. Vogliono valorizzare al massimo il bene più importante che hanno, ovvero il tempo.

La situazione drammatica del coronavirus ha risvegliato le loro anime assopite da anni di pilota automatico. E ora hanno una gran voglia di vivere.

Un segnale dell’Universo: riscopri la tua felicità

Questo periodo rappresenta qualcosa di simile a un segnale dell’Universo. Per tutta la vita hai pensato di non avere mai tempo per fermarti, riflettere, pianificare e, perché no, cambiare tutto. Ora il tempo ce l’hai. Certo, il periodo è tragico, decine di migliaia di persone stanno male e molti muoiono. Ma attenzione, questo è un discorso globale, che riguarda l’intera umanità.

Quando si tratta di te e della tua vita, che non è quella che vedi su uno schermo ma quella che vivi ogni giorno, spesso senza rendertene nemmeno conto, questo periodo storico può essere una preziosa opportunità.

Perché magari prima vivevi con il pilota automatico, facevi le cose per abitudine e prendevi decisioni basandoti sempre sulle aspettative che altri ponevano su di te. Hai sempre pensato a fare ciò che era giusto per i tuoi genitori, i tuoi professori, il tuo partner, il tuo superiore. E così hai perso completamente la tua identità, per diventare un pupazzo che piace a tutti tranne che a te.

Ora che la giostra infernale della quotidianità si è fermata, ora che non c’è più quel rumore assordante che caratterizzava le tue giornate ma c’è un silenzio che da un lato apprezzi ma dall’altro ti spaventa, ora che sei solo con i tuoi pensieri e non puoi più evitarli, ecco che una voce nuova potrebbe farsi sentire dentro di te.

Quella che ti dice di essere felice. Semplicemente felice.

Coronavirus: perché questo periodo è una rinascita personale

Se lo affronti con consapevolezza e amor proprio, questo periodo può rappresentare la tua rinascita. In queste giornate di quarantena in cui non hai niente da fare, puoi fare tantissimo. Da un punto di vista pratico puoi dedicarti a tutto ciò per cui non hai mai avuto tempo: imparare una nuova lingua, sviluppare nuove competenze lavorative, progettare il tuo anno sabbatico in giro per il mondo, camperizzare il tuo furgone per viaggiare in piena libertà, imparare a suonare uno strumento musicale, fare Yoga, meditare o iniziare a scrivere quel romanzo che posticipi da sempre.

Ma soprattutto puoi scavare dentro di te e ritrovare i vecchi sogni impolverati. Puoi affrontare quelle domande scomode che hai sempre evitato gettandoti nelle mille distrazioni della quotidianità. Puoi fare ciò che racconto nei primi capitoli del mio libro “Le coordinate della felicità“: trovare il coraggio di cambiare la tua situazione di vita dopo aver ammesso che così non può andare.

Opportunità sprecata o nuovo inizio: a te la scelta

Potresti prendere decisioni forti, così coraggiose da stupire persino te. Quelle che indispettiranno gli altri ma riempiranno il tuo cuore di luce. Quelle che ti faranno una paura fottuta, eppure ti faranno anche sorridere.

Potresti decidere che quel lavoro che detestavi ma a cui tanto ti tenevi aggrappato, va cambiato.
Potresti decidere che quella relazione tossica in cui ti trascini da anni per paura di restare solo/a, va conclusa.
Potresti decidere che quella città in cui hai sempre vissuto e che non hai mai amato, va lasciata.

Se lo farai, potrebbe succedere qualcosa di sensazionale. Potrebbe mettersi in atto un cambiamento che non avresti immaginato nemmeno nei tuoi sogni più audaci. Un cambiamento di luce, amore e immensa voglia di vivere.

Ricorda, quando tutto questo sarà finito (perché finirà), ognuno di noi potrà guardarsi indietro e giudicare questo periodo in due modi. Il primo è come un’occasione persa: non ti capiterà nuovamente di avere tutto questo tempo per fermarti, riflettere e programmare la tua vita.

Il secondo è come un nuovo inizio. Come l’inizio di un percorso verso la tua felicità.

A te la scelta.

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