In carcere potevo solo leggere e meditare: così ho capito che la felicità è una scelta

IG @vishuddhadas

A molte persone capita di vivere con il pilota automatico, senza alcuna consapevolezza di se stessi, dei propri sentimenti e di ciò che li circonda. Vivono senza pensare, senza mai prendersi un momento per ragionare.

Poi, all’improvviso, qualcosa si rompe. 

Come scrivo nel mio romanzo “Come una notte a Bali“, ad alcuni basta vedersi in un riflesso e non riconoscersi per avere un risveglio di consapevolezza. Per altri, invece, è necessario qualcosa di più forte e grave: la morte di un proprio caro, una brutta malattia o un incidente. Per Koi, un ragazzo americano che oggi porta il nome di “Vishudda Das“, è stato il carcere.

Nel 2011, quando aveva 19 anni, fu arrestato, processato e condannato a un anno di galera. Il mondo gli crollò addosso e prima di entrare in cella pensò persino di togliersi la vita. Quell’anno di reclusione, invece, gli ha mostrato quanto la sua visione della vita fosse limitata e quanto affidasse la sua felicità esclusivamente al materialismo e all’ego.

Quell’anno di carcere, grazie alla lettura e alla meditazione, gli ha salvato la vita.

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“Ero schiavo del mio ego”

“In passato non ero la miglior persona in circolazione”, spiega Koi in un video sul suo canale YouTube. “In passato ero certo che non ci fosse nulla di sbagliato in ciò che facevo. Ero convinto di poter fare qualsiasi cosa desiderassi. Questa mentalità mi portò ad abusare delle droghe e a frequentare tante persone sbagliate. Quel genere di persona che non accetta un “no” come risposta”.

Koi era solo un adolescente quando iniziò ad abusare di alchool e droghe. Ma ciò di cui era veramente schiavo era il suo ego: viveva per mostrarsi e fare colpo sugli altri.

Ero schiavo del mio ego. Vivevo per essere popolare e per impressionare chiunque, specialmente le persone con grandi personalità. Ero ossessionato dall’idea di essere sempre al centro dell’attenzione. Tutto ciò mi portò molto presto ad abusare di alchool e droghe, perché quando non riuscivo a soddisfare il mio ego dovevo scappare dalla realtà. Durante la mia adolescenza, non passai un solo giorno senza sballarmi in qualche modo”.

Koi avrebbe potuto vivere un’intera esistenza su quei binari, perché anche superando la dipendenza dalle droghe sarebbe comunque rimasto schiavo dell’ego, come succede a milioni di persone che vivono per le apparenze e si comportano in un certo modo solo per ottenere certi giudizi dagli altri. Ma a 19 anni, Koi rischiò la morte e poi finì in carcere.

“Un giorno, nel 2011, stavo bevendo pesantemente con i miei amici. Poi decisi di guidare completamente ubriaco. Un’idea pessima, che fortunatamente non uccise nessuno. Ma pioveva a dirotto e l’auto su cui eravamo io e i miei amici sbandò. Ci schiantammo contro un albero e due miei amici si fecero male. Io fui arrestato per guida in stato di ebrezza, poi fui rilasciato in attesa del processo. Poco dopo mi condannarono a un anno di galera“.

Quando la tua fragilità sovrasta il tuo ego

Mentre aspettava di essere processato, Koi era disperato. E in quei momenti il suo ego si sgretolò di fronte alla paura di non farcela.

“Quando ti siedi nell’aula di un tribunale e una persona mai vista prima sta per decidere se puoi tornare a casa oppure devi immediatamente essere trasferito in carcere, diventi incredibilmente umile. In queste situazioni la tua fragilità prende il sopravvento e sovrasta il tuo ego. Nient’altro nella vita ti riporta con i piedi per terra, niente. In quel momento la mia ossessione per l’ego e il mio attaccamento alla ricchezza materiale svanirono. Ero semplicemente io, e il mio destino non era nelle mie mani“.

Koi fu condannato a un anno di carcere e trasferito subito in prigione. Il primo impatto fu ovviamente scioccante, soprattutto per una persona così schiava della sua immagine.

“Quando entri in carcere diventi un numero dentro un sistema. Ti fanno vestire come tutti gli altri, ti dicono di comportarti come tutti gli altri, ti obbligano a vivere come tutti gli altri. Sei una persona senza personalità. Non sei speciale, non puoi fare il figo. Non c’è più spazio per il tuo ego. Il tuo Io è annullato e quando succede ti rendi davvero conto di quanto sei stupido, di quanto tu sia stato arrogante. Stai con altre persone, di ogni età, e vi sentite dei perdenti. Vi sentite in imbarazzo, profondamente. La galera ti fa capire quanto tu non solo sia inutile ma anche quanto tu sia un problema per la società e per gli altri. Questa sensazione ti mangia dentro, ti divora“.

I libri, ovvero l’unica via di fuga

Molte persone decidono di partecipare a un ritiro di meditazione silenziosa per provare a ritrovare l’equilibrio con se stessi e per risolvere questioni personali che nella vita di tutti i giorni vengono sempre messe in secondo piano. Oppure anche semplicemente per crescere come essere umano. Koi ha avuto questa “opportunità”, ma in carcere.

“Ciò che più ti fa diventare umile del carcere è che ti svegli ogni giorno e vedi sempre le stesse quattro mura, mangi sempre lo stesso cibo e parli sempre con le stesse persone. Nel frattempo i miei amici e i miei conoscenti andavano avanti con le loro vite: c’era chi si laureava, chi veniva assunto da grandi aziende, chi diventava genitore.Io ero lì, fermo, costretto a stare solo con i miei pensieri. L’unica via di fuga che avevo erano i libri“.

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La spiritualità, la meditazione e la “luce”

Un libro, proprio come un viaggio, può cambiarti la vita. Questo è esattamente ciò che è successo a Koi in carcere.

“Prima del carcere non mi ero mai interessato alla spiritualità. Ero la persona più atea e cinica che esistesse. In carcere non avevo nient’altro che i libri e pensandoci mi resi conto che non avevo mai letto un libro a parte quelli che mi davano da leggere a scuola. Iniziai a leggere libri, li divoravo. Era un modo per intrattenermi, poi mi capitò tra le mani un libro che si chiama “The Tao of Pooh” e quel libro mi aprii completamente gli occhi. Mi fece capire che dev’esserci un altro modo di vedere la vita, che la realtà non può essere solo una questione di razionalità e materialismo. Mi sconvolse. Mi mostrò le infinite ramificazioni del mondo. Mi insegnò il valore del qui e ora, del vivere completamente nel presente”.

Dalle pagine di un libro alla vita di ogni giorno: Koi iniziò ad interessarsi di spiritualità, scoprì la meditazione e diede inizio alla sua nuova vita.

“In galera capii che l’ossessione di apparire e nutrire costantemente il mio ego mi aveva portato lì. Dopo aver concluso quel libro mi resi conto di tante cose del mio qui e ora che non avevo mai preso in considerazione. Innanzitutto mi resi conto del fatto che ero effettivamente incarcerato: c’erano le sbarre intorno a me e potevo solo intravedere il cielo passando davanti alle finestre. Ma meditando imparai a essere completamente immerso nel momento presente e quella sensazione fu di totale felicità. Dopo aver meditato, sorrisi. Per la prima volta da quando ero in carcere”.

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La felicità è una scelta

Quello fu il momento chiave della rinascita di Koi. Fu il momento in cui comprese una delle più grandi verità che esistano: la felicità è una scelta.

“Anche se ci ripenso oggi, dopo anni, mi vengono i brividi. Perché in quel momento compresi che la mia felicità non dipendeva dal mio ego ma dalla mia volontà di essere felice. Ero in carcere ma ero felice. Ed ero felice perché avevo scelto di essere felice. Non serviva altro”.

Come un fiocco di neve che si trasforma in una palla e poi in una valanga, la consapevolezza investì Koi. Invece di nutrire il suo ego, ora desiderava solo nutrire la sua mente e la sua anima.

“Quella realizzazione cambiò tutta la mia prospettiva sulla vita. Iniziai a leggere tutti i libri di spiritualità che trovavo. Lessi tutto il Corano, lessi la Bibbia più volte. Volevo crescere, ero innamorato della mia crescita personale. Iniziai a scrivere appunti, a ragionare, a riflettere. Senza andare in carcere non avrei mai e poi mai raggiunto quello stato di consapevolezza”.

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“Cosa ho imparato vivendo in carcere per un anno”

Oggi Koi è un uomo libero, spiritualmente e fisicamente. Ma quando ripensa all’anno trascorso in carcere lo fa con gratitudine.

Il carcere non fu divertente ma fu una benedizione. Fu deprimente ma penso che sia stata un’esperienza necessaria per me. Se potessi tornare indietro, rifarei tutto e vivrei nuovamente quell’anno in carcere. Perché senza quell’anno in carcere oggi non sarei nella posizione in cui mi trovo, non sarei la persona che sono e non avrei questa visione consapevole della vita”.

Qual è la lezione più grande che Koi ha imparato in carcere? L’importanza di lavorare ogni giorno su se stessi e sulla propria crescita personale.

“Siamo costantemente circondati di persone o di cose. C’è sempre qualcuno o qualcosa che ci riempie la testa. Il carcere mi ha insegnato ad apprezzare il mio spazio personale. Oggi vado in spiaggia da solo, medito da solo, faccio yoga da solo, leggo da solo. Ho capito che solo quando dedichi del tempo a te stesso e alla tua crescita personale puoi stare bene con gli altri

Infine, un consiglio a chiunque voglia crescere spiritualmente.

“Posso solo consigliare a di ritagliarvi ogni giorno un po’ di tempo per voi stessi. Vivete nel momento, fate scorrere le emozioni, leggete, riflettete, meditate: vi cambierà la vita. Ma soprattutto, imparate ad amarvi. Ognuno di noi ha delle crepe, è inutile nasconderlo. È inutile indossare una maschera. Siate onesti con voi stessi, sempre”.

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