Yin e Yang, un antico simbolo per capire come trovare la felicità

Photo by Mark Daynes

Uno dei concetti che ritengo più affascinanti della cultura orientale è quello dello Yin e Yang. Credo che chiunque abbia visto questo simbolo almeno una volta nella vita: è un cerchio perfettamente suddiviso tra il bianco e il nero; nel bianco c’è un puntino nero e nel nero c’è un puntino bianco.

Questa ruota rappresenta la cosiddetta armonia degli opposti, ovvero una antichissima teoria per cui ogni cosa in Natura è il risultato di due forze contrarie eppure al tempo stesso complementari. Nel mio libro “Come una notte a Bali“, lo spiego così:

È un simbolo orientale che rappresenta la vita come risultato dell’armonia degli opposti, cioè che il giorno esiste solo perché c’è la notte, e che non può esistere il sole senza la luna, e che non si può negare il male se non si vuole negare anche il bene, perché il bene e il male fanno parte della stessa ruota. Non esiste piacere senza dolore, e felicità senza infelicità. Insomma, non esiste Yin senza Yang, perché la perfezione è nell’incontro degli opposti: il bianco e il nero si uniscono, ma senza che uno sovrasti mai l’altro. Si completano, senza annullarsi

Oltre ad avere un significato molto affascinante, secondo il Taoismo (una delle più antiche religioni al mondo) il simbolo dello Yin e Yang avrebbe anche un’applicazione molto pratica, perché il suo significato si può applicare a tutte le cose della vita.

Ad esempio, anche la felicità dell’essere umano sarebbe raggiungibile solo ricercando e trovando questo equilibrio. Ed effettivamente ciò che più manca nella nostra abbondanza è proprio l’equilibrio.

La nostra mente è rivolta solo all’esterno

Se ti fermi e osservi le persone e le vite che hanno, cosa vedi?

Io vedo moltissimi uomini e donne di ogni età che si preoccupano esclusivamente dei fattori esterni: il lavoro, gli oggetti, la casa, le relazioni con altre persone e via discorrendo.

La maggior parte delle persone in Occidente rivolgono tutta la loro attenzione e incanalano tutte le loro energie verso l’esterno. Non lo fanno perché sia nella nostra indole, ma perché la società basata sui consumi sfrenati in cui viviamo ci ha convinti che la risposta a ogni tipo di problema sia esterna.

Cerchiamo sempre una soluzione al di fuori di noi quando stiamo male, che si tratti di una pillola per curare il mal di testa, del cibo spazzatura per placare la tristezza o di un post sui social network per sentirsi meno soli.

Secondo Lao Tzu, il leggendario personaggio che diede il via al Taoismo, tutto ciò che facciamo per occuparci di ciò che sta fuori da noi è il nostro Yang. Noi occidentali siamo maestri in questo.

Il nostro Yin, invece, è tutto quello che abbiamo dentro. In questo, invece, noi occidentali siamo decisamente scarsi: ce ne occupiamo poco o nulla. È evidente che in questo caso il simbolo non è una perfetta armonia tra due opposti: il bianco dello Yang invade quasi completamente lo spazio riservato al nero dello Yin.

Questo squilibrio è la causa dell’infelicità di molti.

IG @gianluca.gotto

Yin e Yang: una vita infelice è una vita senza equilibrio

Il vero problema è che siamo convinti (o ci siamo fatti convincere) che sia ragionevole puntare sempre e solo in una direzione. La stessa idea di felicità più comune non ha niente a che vedere con l’equilibrio, è più una questione di consumare completamente solo un aspetto della nostra vita: quello esteriore.

Ti svegli al mattino con il suono fastidioso di una sveglia.
Il primo pensiero va subito agli impegni della giornata, a ciò che ti aspetta fuori casa.
Mangi colazione velocemente, senza nemmeno renderti conto di cosa stai ingerendo.
Ti immetti nel traffico e controlli continuamente l’orologio.
Arrivi sul posto di lavoro e ti immergi subito nelle faccende lavorative.
Una pausa pranzo veloce, dove consumare cibo di cui nemmeno avrai il ricordo.
Altro lavoro, senza mai fermarsi.
Il tempo libero, finalmente. Ma ecco tutte le responsabilità, le commissioni, i doveri imposti dalla società e dalle aspettative altrui.
La cena, cucinata senza alcuna consapevolezza e consumata senza un minimo di attenzione.
Un po’ di riposo, forse. Ma alla sera ti senti svuotato e vuoi solo perdere coscienza dormendo.

Questa è una giornata tipo per milioni di persone e rappresenta una vita completamente basata sullo Yang. Non c’è spazio per lo Yin, per l’introspezione. Ecco perché, quasi sempre, in una vita di questo tipo non c’è nemmeno spazio per la vera felicità.

Dedicarsi all’introspezione e ritrovare lo Yin e Yang

Quando si parla di introspezione e spiritualità, in Italia c’è una tendenza molto forte e diffusa allo scetticismo. Il cinismo dei nostri tempi spinge le persone a considerare tutto ciò che non è esterno, materiale e tangibile come falso e irreale.

Eppure non sono così tante le persone che assecondando questa mentalità hanno trovato la felicità. Ma allora, forse, la felicità è davvero una questione di equilibrio. Forse il “segreto” non è provare a spremere ancora di più il nostro Yang ma iniziare a dedicarsi allo Yin, a ciò che abbiamo dentro.

So che molti sono convinti di non avere il tempo per l’introspezione ma anche questo è un pregiudizio. Il tempo c’è, quello che manca è la capacità di gestirlo. Inoltre la maggior parte delle persone crede che dedicarsi alla spiritualità significhi stare seduti in silenzio per otto ore al giorno, altra falsità.

Basta davvero poco per prendersi cura del proprio Yin. Ecco la stessa giornata tipo di prima ma con qualche piccolissimo accorgimento.

La sveglia suona e invece di fiondarti giù dal letto e attaccarti allo smartphone, ti prendi due minuti di orologio per guardare fuori dalla finestra e respirare profondamente.
Fai colazione mangiando lentamente, senza televisione o distrazioni.
Durante la pausa pranzo, prima di tornare a lavorare, fai una passeggiata di cinque minuti sotto il sole. Se piove, ti fermi in un luogo tranquillo e ti ritagli un momento solo per te, nel quale magari ascolti un po’ di musica o leggi qualche pagina di un libro.
Prepari la cena senza fretta, perché in fondo non hai nessun appuntamento per la serata. Cucinare non è un fastidio, ma un piacere.
Prima di andare a dormire, dedichi una mezz’ora solo a te stesso/a. Ripensi a ciò che è successo, ti concentri sul tuo respiro, ascolti il tuo corpo, ti prendi cura della tua mente offrendole qualcosa di leggero e piacevole.

Prendersi cura del proprio Yin vuole anche dire non preoccuparsi sempre e solo degli altri, ma trovare sempre un po’ di tempo e spazio anche per se stessi.

 

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Un post condiviso da Gianluca Gotto (@gianluca.gotto) in data:

È tutta una questione di equilibrio: quando riesci a riportarlo nella tua vita, facendo in modo che gli opposti non si sovrastino ma siano sempre in armonia tra di loro, trovi la risposta a tante domande esistenziali.

Capisci che per ricercare ciecamente la felicità provando a negare l’infelicità non ti porta da nessuna parte. Una vita felice è una vita nella quale l’infelicità è pienamente accettata e compresa e la gioia è goduta a fondo. Questa consapevolezza ti dona una profonda sensazione di pace.

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