Impara ad amare il processo: la felicità non è un obiettivo, è il percorso

Photo by Marvin Meyer

Sono convinto che la felicità sia come scalare una montagna. Per capire questa metafora, però, bisogna fare un passo indietro: qual è l’essenza dello scalare una montagna?

È forse solo il momento in cui si sta in cima a osservare il panorama? Quei pochi secondi sono il motivo per cui ci si lancia in queste imprese? Oppure è tutto quello che precede quel momento a rappresentare l’essenza dell’esperienza?

Io credo che ogni il “cuore” di ogni esperienza sia sempre nel percorso, non nell’arrivare a destinazione. Con l’esperienza della “ricerca della felicità” funziona nello stesso modo: tutti noi puntiamo a un momento di felicità ma proprio come avviene a chi arriva in cima a una montagna, quel momento è destinato a svanire in fretta.

Ecco perché è importante imparare a godersi il processo, a valorizzare ogni momento dell’esperienza senza pensare solo ed esclusivamente all’obiettivo finale.

La vera felicità è nel godersi il processo

Prendiamo l’esempio di chi risparmia per poter acquistare un oggetto. Per mesi lo sogna mentre accumula denaro, poi, finalmente, se lo ritrova tra le mani. Subito si sente euforico, proprio come lo scalatore che si trova sulla cima della montagna che ha appena scalato. Ma poi, quando l’effetto novità svanisce, svanisce anche quella sensazione di felicità.

Oppure il sesso. È l’orgasmo a renderci felici oppure tutto ciò che lo precede? Il corteggiamento, l’intesa, la passione, la scoperta dell’altra persona, l’intesa, l’intimità sempre maggiore… si può davvero dire che la felicità del sesso derivi esclusivamente dall’orgasmo?

Viaggiando ho imparato una lezione: così come l’essenza di un viaggio è nel percorso, lo stesso vale per la felicità. Gli obiettivi servono a motivarci, ma la felicità è in tutto ciò che fai ogni giorno per raggiungerli.

L’obiettivo è il viaggio stesso

Immagina un viaggio nel quale ti ritrovi catapultato immediatamente a destinazione. Esci di casa, fai un passo e sei arrivato, come per magia. Non hai dovuto aspettare un aereo o un bus, non hai dovuto percorrere chilometri, non hai dovuto affrontare situazioni in cui ti sei messo alla prova.

Non sei mai nemmeno uscito dalla tua comfort zone. Nessuno sforzo: sei arrivato.

Credo che nessuno baratterebbe un vero viaggio con un’esperienza del genere. Perché viaggiare significa accettare il pacchetto completo di un luogo, del suo popolo e delle sue tradizioni. Non è una gara a chi arriva primo, al massimo è una gara a chi valorizza meglio il tempo a propria disposizione.

Qualche anno fa ho fatto un viaggio in moto per il Vietnam. L’obiettivo era partire da Ho Chi Minh City nel sud del paese e arrivare ad Hanoi nel nord del paese (ne parlo in diversi capitoli del mio libro “Le coordinate della felicità“).

Ma era davvero quello l’obiettivo, arrivare ad Hanoi? Ovviamente no. La felicità vera che mi ha donato quell’avventura l’ho provata ad ogni buca sulla strada, ogni volta che poggiavo il mio corpo stremato su un nuovo letto, ogni volta che mi fermavo a mangiare in mezzo al nulla, ogni volta che ammiravo il paesaggio che mi sfrecciava accanto, ogni volta che ho incontrato altri viaggiatori…

L’obiettivo di un viaggio non è arrivare a destinazione. L’obiettivo è il viaggio stesso.

Siamo infelici perché abbiamo tutto

Ti sei mai chiesto perché in un’epoca storica nella quale abbiamo tutto ci sono così tante persone infelici? Senza andare troppo indietro nel tempo, i nostri nonni non avevano niente di quello che noi oggi diamo per scontato: non siamo in guerra, abbiamo la possibilità di vivere a lungo, abbiamo case dove ripararci e cibo di cui nutrirci, abbiamo infinite possibilità, tecnologia avanzatissima e soprattutto abbiamo la facoltà di scegliere come vivere.

Ma allora perché è così raro vedere persone sorridenti in giro? Perché hanno tutti il muso lungo e appaiono depressi e insoddisfatti?

Forse perché tutto è troppo facile al giorno d’oggi. Molti degli sprechi, degli sfruttamenti e delle assurdità dei nostri tempi derivano dal fatto che noi occidentali non ci dobbiamo più conquistare niente. Siamo infelici perché abbiamo tutto. E così la vera felicità diventa introvabile.

«Amare il processo?»

«Esatto. Significa smettere di vivere in attesa delle cinque del pomeriggio per poter uscire dall’ufficio. Smettere di vivere in attesa del weekend per non dover lavorare. Smettere di vivere in attesa delle ferie ad agosto e della pensione. Smettere di attendere e iniziare ad amare ciò che si fa ogni singolo giorno. Il futuro non esiste. Esiste solo questo momento e noi possiamo sempre scegliere se amarlo o detestarlo.»

Dal mio libro, “Succede sempre qualcosa di meraviglioso

La vera felicità va conquistata

Effettivamente è tutto così immediato al giorno d’oggi che abbiamo dimenticato che la felicità va raggiunta, e che spesso la sua essenza si trova proprio nella sua ricerca, così come l’essenza di un viaggio si trova nel viaggio stesso e non nella destinazione.

La tecnologia ci ha permesso di avere il piacere istantaneo a portata di click e questo ci ha resi pigri e viziati. Vogliamo tutto e lo vogliamo subito, senza dover fare nulla per guadagnarcelo. Senza sforzo. Ed è forse proprio questo il motivo per cui non riusciamo più ad essere felici: la vera felicità non può piovere dal cielo, è un processo che richiede impegno.

Devi faticare, rischiare, metterti in gioco. Non puoi comprarla, devi ottenerla attraverso un po’ di tempo da dedicarle ogni singolo giorno. Di questi tempi in cui tutto è così facile, però, sono ben pochi coloro che hanno voglia di cominciare questo percorso che ritengono duro e impegnativo.

L’illusoria felicità del domani

E non a caso, sono ben pochi coloro che conoscono ancora quella sensazione meravigliosa di conquistare la propria felicità. Che non è restare fermi in cima a una montagna, ma scalare la montagna, con tutte le insidie e il dispendio di tempo ed energie che ciò comporta.

Questa è una metafora, ma ci sono anche tanti esempi concreti. Uno su tutti: pensiamo a coloro che odiano il loro lavoro e non sono soddisfatti della loro vita, ma si continuano a ripetere che una volta in pensione saranno finalmente liberi di essere felici. Ecco, questo significa credere che la felicità sia nella destinazione. La proiettano sul futuro.

Ma questo tipo di felicità è spesso illusorio e quasi sempre di breve durata. Viaggiare mi ha insegnato che per essere felice devi imparare a godere del processo, ad apprezzare e valorizzare i momenti felici che puoi costruirti ogni singolo giorno. Devi saper trovare la felicità anche nei momenti di difficoltà, anche semplicemente essendo orgoglioso del modo in cui li affronti.

La felicità è nell’avere obiettivi in cui credi

Viaggiare mi ha stimolato a sognare in grande e in questo modo ha alimentato la fiamma della mia felicità.

Infatti, quando hai degli obiettivi che condividi e in cui credi fortemente, ti svegli ogni giorno con un grande desiderio di iniziare una nuova giornata. Ti senti pieno di voglia di vivere, vuoi realizzare i tuoi sogni e non vedi l’ora di metterti al lavoro per riuscirci.

Così, se presti attenzione, ti rendi conto che la felicità più pura si trova nel processo, nell’evoluzione, nel cambiamento. Se puoi, cerca di fare nella tua vita quello che ami. Se non puoi, cerca di amare quello che fai. Perché la felicità si trova nel viaggio, non nella destinazione.

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