Viaggiando tra l’Amazzonia e l’Asia ho capito che la chiave per la felicità è l’Amore

IG @albertocancian_thejourneyofjoy

Quando viaggi con la mente attiva e reattiva, il cuore aperto e pronto ad accogliere qualsiasi segnale e gli occhi attenti a cogliere i dettagli, il tuo viaggio assume una componente spirituale molto forte. Non importa dove tu sia e cosa tu stia facendo: qualsiasi situazione di vita, se affrontata con grande consapevolezza e sensibilità, può far vibrare le corde che hai dentro, anche quelle che non pensavi di poter raggiungere.

È proprio in questo modo che viaggiare ti cambia la vita: ti fa provare sensazioni potenti, ti permette di sviluppare idee innovative, stravolge la tua mentalità e le tue convinzioni. Così, quando torni a casa ti rendi conto che nulla è cambiato fuori ma tutto è cambiato dentro di te.

Ho conosciuto molti viaggiatori e viaggiatrici consapevoli, che cercano di dare un senso a ogni loro viaggio. Un senso che vada “oltre” alla superficie delle cose di questo mondo e sfoci in qualcosa di più grande.

Alberto Cancian è uno di questi. L’ho conosciuto alla presentazione del mio libro che  ha organizzato a Pordenone e in quella serata piena di emozioni e storie di vita e di viaggio, ho avuto modo di conoscere anche la sua.

Siamo tutti viaggiatori

Viaggiatori si nasce o si diventa? Questa è stata una delle prime conversazioni che ho avuto con Alberto. Lui ha una teoria molto affascinante a riguardo: “Il genoma dell’essere umano dimostra che siamo viaggiatori da sempre, viviamo in un costante moto migratorio sin dall’origine della nostra specie”, mi ha spiegato quella sera nella sua Pordenone.

“Il gene che lo certifica è il DRD4-7R, il gene della wanderlust: la sindrome del viaggiatore. Nel mio caso devo attribuire a mia madre il merito dello sviluppo di questa caratteristica naturale, visto che nei bordi della culla appendeva delle meravigliose cartoline che avevano iniziato a farmi sognare il viaggio. Il gene poi esplose ai tempi dell’Università, precisamente durante l’Erasmus. Fu però dopo la seconda laurea, e dopo una serie di lavori che avevo intrapreso per mantenermi, che assecondai la mia genetica, partendo per la prima volta per la Colombia“.

La Colombia è una destinazione molto affascinante, come molte altre in Sud America. Molti visitano questa nazione per puro amore della scoperta ma il motivo del viaggio di Alberto è ancora una volta differente dai soliti.

“La prima volta andai in Colombia per realizzare un sogno. Era il 2012, al mio paese si festeggiava il temporaneo ritorno di un missionario al quale sarebbe stata consegnata la cittadinanza benemerita. Viveva in missione da circa cinquant’anni nelle regioni amazzoniche della Colombia. Era amato e stimato da tutti. Mi affascinava un sacco quell’uomo, oltretutto raggiungere il Rio delle Amazzoni e la Foresta Amazzonica era un sogno che cullavo fin da quando ero bambino. Mi ero laureato, mi sentivo pronto, avevo messo da parte qualche risparmio e decisi di partire, stracolmo di entusiasmo, deciso a realizzare il mio sogno”.

“Con padre Bruno visitammo la Colombia da Nord a Sud; presi contatto con le metropoli e con le missioni sperdute nella giungla, sorte sulle lussureggianti sponde degli affluenti del Rio delle Amazzoni. Da quel primo viaggio nacque un piccolo diario di viaggio. Quando l’Istituto missionario per il quale operava padre Bruno vide che adoravo l’Amazzonia e la scrittura, mi propose di scrivere la sua storia nell’Amazzonia colombiana. Era una storia inedita che si stava rischiando di dimenticare, perché era iniziata quasi settant’anni prima e molti dei protagonisti se ne stavano andando per sempre. Fu quindi per questo motivo che ripartii per il Sud America”.

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L’Amazzonia e un viaggio che ti cambia la vita

Se il primo viaggio fu dedicato alla scoperta del luogo e delle persone che lo abitavano, il secondo fu qualcosa di ancora più forte, un vero e proprio viaggio dentro se stesso grazie allo stretto contatto con l’Amazzonia.

“Questa volta il viaggio durò tredici mesi, divisi in due grandi avventure fra il 2013 e il 2015.  La giungla primordiale ti rapisce. Laggiù la chiamano “la leggenda della manigua”: la foresta è paragonata a una grande mano, che rapisce il cuore di chi la visita. Con me effettivamente è successo: laggiù mi sono innamorato del Mondo. Questo legame è nato in particolare una notte, quando una guida indigena mi lasciò dormire da solo in una capanna costruita su di un albero nel mezzo della Foresta. Ciò che provai fu sconvolgente, cambiò per sempre la mia vita. A quel momento è dedicato il capitolo che ritengo il più importante del libro”.

Entrambi i libri di Alberto iniziano con le stesse quattro parole: “The Journey of Joy“. Dopo aver pubblicato il primo capitolo sulla sua esperienza in Amazzonia, nel secondo racconta i viaggi in Asia, alla scoperta di luoghi, ispirazione e spiritualità.

Il titolo, in italiano, si traduce così: “Il viaggio della felicità“. Quattro parole che comparvero davanti agli occhi di Alberti in un momento di profonda connessione spirituale.

“Sono le parole che mi si sono materializzate in una visione, durante un ritiro di meditazione in un monastero sulle colline di Kathmandu”. Un titolo molto suggestivo ma assolutamente in linea con quello che è il suo modo di viaggiare e di intendere la vita: un percorso verso la gioia, la felicità e l’essenza dell’oltre.

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The Journey of Joy

Il percorso verso la felicità di Alberto inizia in Amazzonia e si sviluppa in Asia: “L’Amazzonia e l’Asia sono fortemente collegate perché il percorso interiore nato in Amazzonia è culminato in quel momento in Nepal, durante il ritiro di meditazione“.

Un percorso che si snoda su due sentieri ben distinti ma al tempo stesso collegati tra di loro:

“Uno è il percorso di un essere umano, che esplora i meandri dell’Amazzonia e di se stesso alla ricerca della felicità. L’altro è il viaggio della felicità stessa, che si manifesta nel senso intimo di ogni esperienza. Uno è il viaggio fisico sul Pianeta e, nello specifico, fra le meraviglie naturali e le ricchezze culturali della Colombia amazzonica. Al viaggio esteriore corrisponde però un profondo viaggio interiore: ogni esperienza nel Mondo è il veicolo attraverso il quale comprendere un messaggio intenso, che permea ogni cosa e parla della felicità”.

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Partecipare a un ritiro di meditazione in Nepal

Tutto il percorso, di vita e di viaggio, di Alberto è fortemente caratterizzato dalla spiritualità. Dopo aver sperimentato su se stesso il “tutto è uno” dormendo nella foresta amazzonica, Alberto ha proseguito la sua ricerca in Asia.

“Una volta rientrato dall’Amazzonia non riuscivo più a stare fermo e dopo aver messo da parte qualche risparmio, sono partito per un viaggio in solitaria in Asia. Il cammino di scoperta mi ha portato in Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, India del Nord, Nepal e Tibet. Dopo essere rientrato dal Tibet, ed aver realizzato un altro grandissimo sogno che avevo nel cassetto delle cartoline, sono ritornato per qualche tempo in Nepal prima di prendere l’aereo per Venezia. In quegli ultimi giorni di Asia mi sono ritirato in un monastero sulle colline di Kathmandu, si chiama Kopan, e lo consiglio davvero a chiunque”.

Il ritiro di meditazione è il sogno di molte persone che in questi tempi così frenetici e basati sul materialismo non si sentono a proprio agio. Si sentono soffocare e vorrebbero potersi fermare, tornare a respirare e riflettere. Alberto ha provato questa esperienza e quando me ne parla ha ancora la voce carica di emozione.

“In Nepal è possibile prendere parte a diversi tipi di ritiri legati alla meditazione buddhista. Credevo che fosse il miglior modo per riflettere su quel lungo viaggio e per tirare le somme sul cammino della mia vita, per scavare nei meandri più profondi della mia anima, affrontare i demoni e liberare la gioia. In effetti quel ritiro fu la conclusione perfetta del mio percorso, perché ho capito profondamente chi ero, e mi sono preparato per comprendere ogni giorno chi sarei diventato”.

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“Dio è solo una parola, il suo vero significato è dentro di noi”

Per molti la spiritualità è strettamente legata al credo religioso. Alberto ha viaggiato e vissuto a lungo al fianco di uomini di Chiesa, ma ha anche osservato altre religioni e ha potuto ammirare tutte le sfumature del credo in Dio. Un’esperienza preziosa, che gli ha dato conferma di quanto già credeva: “Dio” è solo una parola, il rapporto con ciò che va “oltre” non conosce etichette. Ma soprattutto, è anche questo un viaggio verso la felicità.

“Dovremmo provare a disimparare tutto consapevolmente, anche “Dio”. “Dio” è una parola, ma per farti capire in cosa credo non esiste in realtà nessuna parola che sia in grado di spiegarlo, nessuna immagine, nessun gesto. Abbiamo imparato un sacco di cose su “Dio”, ma in realtà credo che, senza una completa consapevolezza interiore, esse solamente ci allontanino dal vero significato”.

“Ho vissuto quasi due anni nelle missioni di un orizzonte sperduto, a contatto con un mondo cristiano cattolico fervente di ricchissima religiosità, ho vissuto con persone che erano l’esempio vivo di un messaggio profondo, che includeva l’amore per gli altri, lo spirito di sacrificio, la forza di volontà e il rispetto. In Amazzonia sono poi entrato in contatto con la cosmogonia e la spiritualità delle popolazioni indigene, che conservano la tradizione ancestrale, una delle più antiche ancora vive oggi giorno. Anche da loro ho imparato tantissimo, soprattutto per quanto riguarda la relazione col Tutto, la simbiosi con il creato e con chi ci ha creato, che lì non si chiama “Dio”, ma “Pacha Mama”, “Buynaima”, o in mille altri modi in base all’etnia, il luogo o il dialetto. Dopo aver vissuto profondamente quella cultura, ho però capito che non ero sazio, volevo sperimentare dell’altro. È anche per questo che sono partito per l’Asia. Sapevo che avrei trovato tanto altro, altre tradizioni millenarie in grado di condividere le loro scintille di conoscenza, e di abbattere altrettanti pregiudizi che avevo dentro. Anzi, non so perché, ma credevo che in Asia avrei trovato una forma di spiritualità ancor più profonda della nostra, e sono partito per cercarla. Ho così visitato monasteri, templi, missioni ed orfanotrofi, ho parlato con sadhu e monaci indiani, thailandesi, birmani, tibetani. Mi sentivo circondare da un alone mistico, era davvero qualcosa di magico”.

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È tutta una questione di Amore

Prima l’Amazzonia, poi l’Asia. Nel mezzo, tanta vita vissuta e tante riflessioni sulla vita e sul senso da dare al tempo che abbiamo a disposizione su questa terra. Il percorso di Alberto mi ha affascinato ma è anche la conclusione di questo vagare fisico e spirituale che mi interessa: qual è la lezione più preziosa che ha appreso viaggiando in maniera così consapevole?

“Ogni nuova visione che apprendevo contribuiva a darmi più consapevolezza su ciò che è Altro. In viaggio mi sono lasciato andare completamente, ho dissolto le paure e gli attaccamenti, e ho iniziato a usare prima di ogni cosa il cuore. Una volta dissolti tutti i blocchi delle paure, per rimanere equilibrato e continuare a vivere in rapporto con la realtà esperienziale, non ho potuto fare altro che affidarmi, abbandonare tutto, vivere con fede. Quando l’ho fatto veramente, senza farmi distrarre dai trucchetti dell’ego, allora è successo. Ho creduto ed è successo. Non ti posso spiegare con le parole cosa sia successo, bisogna viverlo, però ho sentito e sperimentato con la mia pelle che c’è qualcosa di Altro, c’è qualcosa di Altro che governa il tutto. Non ha nome, non ha voce, non ha sembianze, non ha giudizio, non è niente eppure è tutto. È qualcosa che ti sostiene, che ti connette al tuo intimo, che ti fa comprendere il linguaggio del cuore, che ti fa capire cosa è giusto“.

“Passa tutto attraverso l’Amore. Per vivere pienamente, nella gioia, per assaporare la felicità in tutto, basta incarnare l’Amore. Se nel nostro cuore sapremo vivere l’Amore, allora sì che inizieremo a credere. Inizieremo a credere di potercela fare, a credere in un mondo migliore, ma non solo: lo inizieremo a vivere. Si dice sempre “spero in un mondo migliore”, ma quello esisterà solo se saremo noi a renderlo tale. È il nostro mondo che può diventare migliore. Pensiamo prima di tutto a noi, pensiamo ad Amare: sarà in quel modo che anche nell’Altro troveremo l’Amore“.

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