La parabola del contadino cinese: se la vita ti volta le spalle, forse ti sta aiutando

Photo by Lily Banse

La vita non va sempre come la programmiamo, anzi, spesso segue un corso assolutamente imprevedibile. È così da sempre ed è così per tutti, eppure l’essere umano (specialmente dalle nostre parti) non riesce ad accettare questa realtà.

Passiamo anni e anni a programmare tutto nei minimi dettagli, convinti che la nostra esistenza si muoverà in una certa direzione. Poi si verifica un episodio totalmente inatteso che sconvolge i nostri equilibri e le nostre credenze. Quando questo episodio è positivo, ne siamo felici e non ci pensiamo più di tanto. Anzi, a volte crediamo persino di essere stati bravi a creare le giuste premesse, crediamo di essercelo meritato.

Quando questo episodio è negativo, invece, ne diventiamo ossessionati. Ci chiediamo perché sia successo a noi, cosa abbiamo fatto di male, perché ci dovremmo meritare qualcosa del genere. Può essere un episodio di poco conto, come un infortunio mentre facciamo attività fisica, oppure un episodio grave, come la perdita del lavoro o una brutta malattia.

A tutti noi è capitato almeno una volta di subire uno “sgambetto” dalla vita, un piccolo o grande dispetto che non potevamo prevedere e che ci tormenta per anni e anni. È successo anche a me, ovviamente, e per troppo tempo un determinato episodio non mi ha permesso di concentrarmi a pieno sull’unico vero obiettivo che dovremmo avere nella vita: essere felici.

Non tutti i mali vengono per nuocere

Come scrivo nel mio libro, qualche anno fa mi ero trasferito a vivere a Vancouver. Ero con la mia fidanzata, avevo un buon lavoro e vivevo in una città che amavo molto. Tutto sommato, non potevo lamentarmi ed ero soddisfatto della direzione che aveva preso la mia esistenza.

Poi, un giorno, si concretizzò l’incubo di ogni viaggiatore: sei dall’altra parte del mondo, a migliaia di chilometri di distanza e svariati fusi orari di differenza, e scopri che è successo qualcosa di grave a una persona a te cara.

Tornai in Italia e fortunatamente la situazione volse per il meglio dopo qualche settimana. La vita non mi aveva messo al tappeto, perché alla fine si era tutto si era risolto nella maniera meno drammatica. Però mi aveva fatto lo sgambetto: il Canada era ormai un sogno proibito, perché il visto era scaduto e il mio posto di lavoro era stato occupato da un’altra persona.

Il treno per vivere a Vancouver era ormai passato e io lo vedevo sbuffare in lontananza con occhi grandi e colmi di tristezza. Mi ritrovai quindi costretto a ripartire da zero a Torino, quella città da cui ero scappato per iniziare la mia ricerca della felicità in giro per il mondo. Ero molto giù di morale, mi sentivo tradito dal destino. Sentivo di aver subito un’ingiustizia e non riuscivo ad accettarla in alcun modo.

Poi lessi un antico racconto cinese che mi aprì gli occhi su una grande verità della vita: non tutti i mali vengono per nuocere e non tutto ciò che sembra positivo all’inizio si rivela tale anche sul lungo periodo.

La parabola cinese del contadino

Il racconto era contenuto in un libro che trovai nella sala comune di un ostello su un’isola thailandese. Non ricordo il titolo ma la storia era pressoché questa:

Tanti anni fa, nelle campagne cinesi, un uomo e suo figlio vivevano in un piccolo villaggio. Non possedevano molto: una baracca, un campo da coltivare e un cavallo per arare il campo.

Un giorno il cavallo scappò. Gli abitanti del villaggio andarono a trovare l’uomo e gli dissero: “Il cavallo era necessario per poter lavorare. Che sfortuna hai avuto!”.

E l’uomo rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.

La settimana successiva, il cavallo fece ritorno insieme ad altri due cavalli selvatici. L’uomo e il figlio si ritrovarono quindi con tre cavalli. Gli abitanti del villaggio sorrisero all’uomo e gli dissero: “Avevi un solo cavallo e ora ne hai tre. Che fortuna hai avuto!”.

E l’uomo rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.

Pochi giorni dopo il figlio era intendo a pulire la stalla del cavallo, troppo piccola per contenerne tre. Uno degli animali si agitò e lo colpì con forza, facendolo cadere. Il ragazzo si ruppe la gamba. Gli abitanti del villaggio passarono davanti all’abitazione e dissero al padre: “Tuo figlio è il tuo unico aiutante e famigliare. Che sfortuna hai avuto!”

E l’uomo rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.

Alcune settimane dopo, alcuni ufficiali dell’esercito arrivarono nel villaggio e iniziarono a reclutare tutti i giovani per portarli a combattere una guerra che sapevano di non poter vincere. Quando passarono dalla casa dell’uomo e videro che suo figlio aveva la gamba rotta, decisero di non portarlo in guerra.

Gli abitanti del villaggio, saputa la notizia, dissero al padre: “I nostri figli vanno a morire in guerra e il tuo invece no. Che fortuna hai avuto!”

E l’uomo, come sempre, rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.

La felicità passa anche per episodi apparentemente negativi

Appena tre anni dopo quella forte delusione relativa al Canada, ero a Bali a osservare il tramonto sulle risaie di Ubud. In quel momento ho ripensato all’antica storia cinese e ne ho compreso pienamente il senso. Perché quello sgambetto che mi fece la vita, che all’epoca sembrava un dramma irrimediabile, si rivelò essere una svolta necessaria per poter seguire le coordinate della mia felicità.

Dovendo ripartire da zero, infatti, decisi di dedicarmi alla mia passione più grande: la scrittura. E dopo migliaia di articoli scritti gratuitamente, riuscii a stringere collaborazioni durature con i proprietari di alcuni siti web disposti a pagarmi per avere i miei articoli. Trasformai quindi quella passione in un lavoro retribuito che mi permetteva (e mi permette tutt’ora) di lavorare in remoto e vivere costantemente in viaggio.

Se non fosse mai successo quell’episodio spiacevole e inaspettato, avrei continuato a credere di aver trovato la mia realizzazione personale a Vancouver e magari non avrei mai visitato l’Asia. Sicuramente non avrei mai scoperto che le mie coordinate della felicità puntavano altrove.

Non giudicare in fretta gli avvenimenti della vita: dai tempo al tempo

Come l’uomo cinese che perdendo un cavallo ne ha trovati tre e per colpa dei tre cavalli suo figlio si è infortunato e grazie a quell’infortunio il figlio è scampato a una morte certa, non dovremmo mai essere precipitosi nel giudicare gli avvenimenti inattesi della nostra vita. Nulla è bello o brutto in modo assoluto. Dovremmo sempre dare tempo al tempo e valutare il nostro percorso nel suo complesso.

Magari ciò che oggi ti sembra un dramma ti sembrerà una benedizione tra due anni. Magari quel tradimento subito che ora ti sta distruggendo il cuore diventerà la tua salvezza quando tra qualche anno avrai al tuo fianco la persona che hai sempre sognato. Così come certi episodi apparentemente fortunati che ti succedono oggi potrebbero rivelarsi una sfortuna in futuro. Magari ti hanno promosso sul lavoro e sei felice, ma tra qualche anno ti guarderai allo specchio, stanco e invecchiato, e penserai di aver rinunciato alla tua felicità e al tuo tempo libero per un aumento di stipendio.

Nella vita ti succederanno tante cose inaspettate. Prima di giudicarle, fai passare un po’ di tempo. Prima di pensare a quanto sia ingiusta la vita con te, ricordati cosa disse il contadino cinese: “Forse sì, forse no. Vedremo“.

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