Mi sentivo vuoto, viaggiare mi ha fatto capire cosa non andava nella mia vita

Può capitare, nella vita, di svegliarsi e sentirsi improvvisamente fuori posto. Fino al giorno precedente non avevi grandi turbamenti e in fin dei conti ti andava bene la tua esistenza “normale” e anche un po’ superficiale. Avevi la tua routine, le tue abitudini, le sicurezze della tua comfort zone. Non potevi dire di essere felice, ma nemmeno infelice.

Poi un giorno succede che inizi a porti qualche domanda scomoda ed è come se si rompesse una diga dentro il tuo cuore. Non puoi più fermare i pensieri che scorrono inarrestabili verso la tua testa. Intorno a te tutto sembra normale, com’è sempre stato, e ti rendi conto con un po’ di paura che a cambiare sei stato solo tu. Il resto è uguale, sei tu diverso.

Cosa fai in questa situazione? In realtà non hai molto opzioni: puoi scegliere di mettere in atto un grande cambiamento personale oppure far finta di niente. E se è vero che la prima opzione è la più rischiosa, di certo la seconda ti allontanerà inevitabilmente dalla felicità.

Tante persone ci passano, molte più di quante tu possa immaginare. Tra queste c’è anche Reggie, un ragazzo americano che qualche anno fa si è sentito improvvisamente vuoto e invece di accettare passivamente questa sensazione, ha deciso di rischiare, partire e andare a cercare là fuori ciò che poteva restituirgli il sorriso.

IG @reggiefromtheroad

Sentirsi vuoti, all’improvviso

“Scommetto che nessun bambino della mia generazione sognava di vivere dentro un van quando era bambino”, dice Reggie. “Io facevo parte della maggioranza delle persone: volevo stare nel posto dove ero nato, comprare una casa grande e possedere tante cose“.

Così Reggie ha impostato tutta la sua vita sui binari sicuri di un percorso tradizionale: un lavoro, il mutuo, un’automobile, poco tempo libero e tante responsabilità. Ma non ha funzionato.

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“Stavo vivendo la mia vita senza grandi pensieri. Avevo un buon lavoro in uno studio cinematografico e una casa molto grande a Toronto. Avevo tutte le cose che ti insegnano a inseguire eppure improvvisamente mi sono sentito completamente vuoto. È stato un punto di rottura totale”.

Mollare tutto e viaggiare in van

Reggie ci ha riflettuto per qualche settimana, chiedendosi come potesse uscire da questa situazione. Non ha trovato una risposta e ha pensato che l’unico modo per trovarla fosse prendere una decisione che stravolgesse la sua vita.

Ho venduto la mia casa e mi sono liberato di tutti gli oggetti inutili che avevo. Ho ringraziato i miei clienti e gli ho detto che non li avrei più potuti seguire per un po’. Poi ho comprato un caravan del 1970, l’ho chiamato Franny e sono partito“.

Reggie non sapeva cosa aspettarsi, non sapeva nemmeno quale fosse la destinazione finale. Sentiva l’impulso di uscire, partire, vivere in modo semplice e avere finalmente del tempo per sé. Così ha passato gli ultimi due anni vivendo on the road, dormendo nel suo van, mangiando di fronte a viste mozzafiato e dedicandosi all’introspezione.

IG @reggiefromtheroad

Conoscere gli altri, conoscere se stessi

Un viaggio verso l’ignoto e lontano dai comfort e dalla sicurezza può essere spaventoso. Anche Reggie era terrorizzato ma presto ha capito due cose molto importanti: la prima è che non devi aver paura di stare solo con te stesso; la seconda è che quando viaggi da solo, in realtà, non sei mai solo.

“Ho viaggiato per più di 2.000 chilometri e ho capito innanzitutto che non devi aver paura di restare da solo quando viaggi: ho conosciuto molte più persone di quante ne avrei incontrate restando a casa. Ma negli ultimi due anni ho capito che la strada unisce le persone, non le divide. Nei campeggi ho parlato con sconosciuti che dopo poche ore sono diventati veri amici”.

Ma se è vero che viaggiare significa conoscere nuove persone, è altrettanto vero che la persona che si impara a conoscere bene soprattutto se stessi.

Sia chiaro: se vuoi stare da solo puoi farlo, ed è proprio quando sei solo con i tuoi pensieri che puoi iniziare a ragionare sulla tua vita e capire cosa non funziona”.

Lavorare viaggiando

Il percorso di Reggie non è stato solo personale, ma anche professionale. Sfruttando l’esperienza maturata in anni di lavoro fisso a Toronto, è diventato un videomaker freelance.

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Si è costruito quindi la possibilità di lavorare viaggiando: gli basta il computer e una connessione a internet. Il suo van è una casa su ruote e anche un ufficio. Non ha bisogno di nient’altro.

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“La strada ha aggiunto vita alla vita”

Così la sua vita ha preso una svolta inaspettata e meravigliosa: oggi può impostare la sua esistenza su ciò che lo rende felice, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Reggie è libero, ha trovato l’amore in un’altra anima errante come la sua e soprattutto ha colmato quel vuoto che lo stava divorando dentro.

Cosa ha capito intraprendendo quest’esistenza perennemente in viaggio? Numerose lezioni di vita, ma una in particolare: non abbiamo bisogno di tutto ciò che ci viene indicato come fondamentale. Non abbiamo bisogno di una casa grande e costosa, né di vivere per lavorare. La felicità non ha a nulla che vedere con le cose ma con le sensazioni. Riempi la tua vita di esperienze, emozioni e ricordi e difficilmente sarai insoddisfatto.

“Quando ripenso alla persona che ero due anni fa, provo pena per me stesso. Avevo un’idea di felicità che non mi apparteneva. Viaggiare (non mi ha riempito il vuoto ma mi ha fatto comprendere cosa non andava nella mia vita) ha riempito il vuoto, ha aperto le porte del mio cuore e ha stimolato anche la mia creatività. La strada ha aggiunto vita alla mia vita e ora non ho intenzione di fermarmi: voglio continuare a viaggiare e lavorare on the road finché ne avrò voglia. Qualcuno dice che fa paura… forse fa paura a loro, ma non a me”.

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