Viaggiare ti insegna a non aver paura di esprimere i tuoi sentimenti

Photo by Peter Conlan

Il mondo occidentale è pieno di contraddizioni e paradossi.

A noi occidentali non manca davvero niente: la stragrande maggioranza di noi ha un tetto sulla testa, cure mediche a disposizione, cibo nel piatto almeno tre volte al giorno, la possibilità di lavorare, la possibilità di prendere decisioni liberamente, la possibilità di vivere come meglio crede.

Il progresso ci ha portato la libertà, anche se spesso non siamo in grado di valorizzarla e preferiamo essere schiavi delle abitudini e delle regole scritte da altri. Ma ci ha portato anche un benessere diffuso, che riguarda quasi tutta la popolazione nata e cresciuta in questa parte del mondo.

Ed è proprio qui che si trova uno dei paradossi più grandi del mondo occidentale: abbiamo la libertà e abbiamo il benessere eppure non siamo felici.

A dirlo non sono io: guardati intorno e dimmi quanti volti sorridenti e spensierati trovi. Sii onesto e dimmi se vedi la felicità intorno a te. Perché io non ci riesco e ogni volta che torno da un viaggio mi rendo conto con sgomento di quanto sia diffusa l’infelicità in quella parte del mondo dove miliardi di persone vorrebbero trasferirsi a vivere.

Perché siamo così infelici nonostante godiamo di tutti i presupposti per avere vite felici, positive e spensierate?

Come scrivo nel mio libro, sono fortemente convinto che ci siano più risposte, perché ci sono più cause. Ma più viaggio lontano dall’Occidente e più mi convinco che questa incomprensibile infelicità derivi molto dalla nostra incapacità di esprimere i nostri sentimenti.

“Freddi” e “normali”. Cioè, infelici

Ho sempre sentito dire che noi occidentali siamo “freddi” ma non ho capito cosa significasse finché non ho iniziato a viaggiare. Viaggiando ho potuto confrontarmi personalmente e direttamente con persone che vivono in modo molto differente dal nostro. Non è un discorso di “meglio o peggio“, è semplicemente un modo diverso di intendere la vita.

Questo confronto mi ha permesso di capire che siamo effettivamente “freddi”, un aggettivo che può voler dire molte cose ma che per me si riferisce soprattutto a un aspetto: siamo incapaci di esprimere le nostre emozioni. Siamo freddi nel senso che non lasciamo uscire ciò che si trova dentro il nostro cuore.

Siamo freddi perché abbiamo sempre la stessa espressione, lo stesso comportamento, lo stesso modo di affrontare giornate tutte uguali tra di loro. Che sia sul lavoro, mentre mangiamo, quando siamo con gli amici o con il partner, quando siamo incazzati, quando siamo tranquilli, non lasciamo mai uscire la nostra emotività.

Siamo “normali” nell’accezione più negativa del termine, perché questa normalità ci rende tutti uguali e ugualmente infelici. Ci rende individui egocentrici, gli uni vicini agli altri ma tutti profondamente separati. Viviamo in città grandi e sovrappopolate ma a fine giornata ci sentiamo più soli che mai. E forse solo a quel punto togliamo la maschera che abbiamo sul volto e lasciamo spazio alle emozioni, nell’intimità della nostra solitudine.

Poi, il giorno successivo ci svegliamo e indossiamo nuovamente quell’espressione odiosa e impenetrabile. Usciamo di casa e camminiamo fianco a fianco con altre persone con la stessa espressione e lo stesso modo di vivere “normale”. Vicini con i corpi ma distanti milioni di anni luce con le anime.

Dove non c’è spazio per l’emotività

L’aspetto più tragico di tutto questo è che ci sembra normale, se non addirittura sacrosanto essere così spenti e incapaci di trasmettere le nostre emozioni. Sarà perché fin da piccoli ci hanno invitati a non essere mai “sopra le righe“, spingendoci quindi indirettamente ad essere una delle tante pecore nel gregge…

Così come risulta comunemente accettata l’idea che esprimere pubblicamente le proprie emozioni sia qualcosa di cui vergognarsi. Te lo dicono fin da bambino: “non piangere!”, “non ridere!”, “non parlare!”, “sii composto!”. In sostanza, fin da piccoli ci dicono di essere “normali” e “freddi“, di omologarci sacrificando la nostra libertà di esprimere ciò che proviamo.

Poi viaggi e improvvisamente ti sembra che la tua vita riprenda colore e che il tuo cuore riprenda calore.

Prima di tutto perché quando viaggi nessuno ti giudica e quindi puoi anche fare a meno di indossare la maschera di persona normale e apatica, tanto sei solo uno dei tanti di passaggio. Ma c’è anche un altro motivo: viaggiare lontano dall’Occidente ti mette di fronte a modi di vivere che in un primo momento reputi assurdi e incompatibili ma che pian piano ti entrano dentro.

Una lezione imparata viaggiando

Prova ad andare in Thailandia: i primi giorni penserai, da buon italiano, “ma cosa diavolo hanno da ridere tutti quanti?“. Poi, dopo qualche tempo, smetterai di porti la domanda sbagliata e inizierai a farti quella giusta: “Perché diavolo non rido sempre così anche io?

Ricorderò sempre il racconto di una ragazza conosciuta in Cambogia. Aveva aperto una guesthouse con il suo fidanzato e quando le chiesi perché aveva scelto di trasferirsi in quel paese, mi disse qualcosa del genere:

“Io prima lavoravo come commessa in un negozio di vestiti. La proprietaria mi diceva di sorridere ai clienti, di sorridere sempre e comunque. Poi quando tiravo giù la serranda e per sbaglio mi restava il sorriso sul volto, magari perché finalmente avevo finito di lavorare, lei mi fulminava con lo sguardo e mi diceva: “Perché ridi? Ora smettila”. Ecco perché sono scappata qui”.

Di racconti simili ne ho ascoltati tanti da parte di occidentali scappati alla follia di una vita grigia e sempre uguale (ne riporto diversi anche nel mio libro “Le coordinate della felicità“). E non è solo un discorso legato a sorrisi: sembra che nelle zone del mondo dove non c’è quel benessere in cui noi sprofondiamo, ci sia ancora la capacità di esprimere ciò che si prova.

L’ho visto girando per il sud-est asiatico. Ho visto tante persone con le lacrime agli occhi, chi di gioia e chi di dolore; ho visto sorrisi, tantissimi e spesso per motivi apparentemente assurdi; ho visto gente incazzata, divertita, euforica, stanca, triste, emozionata, affaticata, piena di vita…

Ho visto persone di ogni età, sesso ed estrazione sociale tirare fuori tutto quello che avevano dentro. Senza vergogna e senza esitazioni, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Gli occhi stanchi di chi si tiene tutto dentro

Poi, ogni volta che torno in questo Occidente “evoluto”, vedo intorno a me un appiattimento emotivo totale. Spesso si sente dire che in questa nostra società “sono tutti uguali” e se è così è proprio perché sono anche i nostri stati d’animo a differenziarci e definirci, ma ormai sembra che nessuno abbia più la capacità o la voglia di esprimere ciò che ha dentro.

Vedi mai qualcuno piangere in pubblico? Vedi mai qualcuno sorridere o ridere di gusto mentre cammina? Vedi mai qualcuno lottare per qualcosa, far sentire la sua voce per una causa?

Io vedo tante persone con vite infelici che si tengono dentro tutto, dalle urla alle lacrime. Vedo persone animarsi solo per frivolezze come una partita di calcio o un sorpasso subito in automobile. Vedo la fatica negli occhi delle persone e sono certo che non sia una fatica fisica, perché quella l’ho vista in altre zone del mondo e l’ho provata sulla mia pelle quando lavoravo come panificatore.

No, quegli occhi spenti e stanchi sono dovuti alle maschere e alle corazze che ogni giorno portiamo in giro. È il risultato del voler reprimere continuamente i nostri sentimenti.

Liberati e inizia a esprimere ciò che hai dentro

Viaggiare mi ha permesso di vedere tutte le sfumature dei sentimenti umani. L’ho visto sia sulle popolazioni locali sia su altri viaggiatori, condizionati da un’atmosfera lontana da quella occidentale, dove non c’è spazio per le emozioni. Ho visto ragazzi scoppiare a piangere e ragazze darsi il cinque ed esultare appena scese da uno sleeping bus. Ho visto viaggiatori esprimere se stessi e i loro sentimenti in totale libertà e senza alcuna preoccupazione.

Togliti la maschera, fermati e ascolta cosa ti dice il cuore. Poi agisci di conseguenza: urla se vuoi urlare, piangi se vuoi piangere, ridi come un matto se ti va di ridere. Lascia uscire tutto quello che hai dentro, quei mattoni sul cuore che ti stancano e rendono la tua vita una fatica.

La vita è tante cose ma non è solo fatica. Tu provi tante sensazioni. Viaggiando e osservando la leggerezza con cui vivono individui che hanno molto meno di noi, ho capito che la strada verso la felicità deve passare per forza anche da qui, da questo processo di liberazione. Libera le emozioni, ti farà soltanto bene.

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