5 cose concrete che puoi fare per salvare il pianeta dalla plastica

IG @chloeschlothesblog

Sempre più persone, da qualsiasi parte del mondo, denunciano situazioni tremende che mostrano lo stato in cui versa il nostro pianeta. Oltre al surriscaldamento globale, un fenomeno riconosciuto e che interessa molti (ancora troppi pochi, purtroppo) ci sono varie forme di inquinamento che stanno distruggendo la Terra, in primis quella della plastica.

La situazione è molto grave e per alcuni i danni sono irreparabili. La realtà è che molti si aggrappano all’idea che non ci sia più niente da fare, così da dover non fare niente. Perché se è vero che il consumo smodato di plastica è un cancro per il nostro pianeta è altrettanto vero che ridurlo dipende solo da noi.

Il turismo è un settore che produce molto inquinamento, spreco, sfruttamento e rifiuti: ogni aereo preso, ogni spostamento, ogni bottiglia di acqua acquistata ha effetti negativi sull’ambiente. Lo vedo quotidianamente a Bali, isola dove vivo per parte dell’anno: se la popolazione locale non è mai stata istruita a evitare gli sprechi, i turisti occidentali sanno benissimo quanti danni arrecano alla natura lasciando rifiuti in giro, ma lo fanno lo stesso.

Il punto è che noi viaggiatori non siamo turisti, non consumiamo i luoghi che visitiamo ma li viviamo cercando di immergerci nella cultura del luogo. Proprio per questo motivo dobbiamo essere noi a iniziare una rivoluzione ecologica. Una rivoluzione che cambi il nostro modo di esplorare il mondo, perché se ci piace tanto farlo è proprio grazie alla bellezza che ci offre e dovremmo fare di tutto per preservarlo.

Bastano pochi semplici gesti per far partire un grande cambiamento, perché sono i piccoli gesti nel quotidiano a fare davvero la differenza. Questi sono cinque semplici accorgimenti per ridurre l’inquinamento dovuto alla plastica. Consigli validi non solo in viaggio ma anche nella vita di tutti i giorni.

5 consigli per viaggiare eco-friendly

1. Bevi responsabilmente

No, non è il disclaimer di un alcolico. Anche il semplice gesto di bere acqua può causare inquinamento, anzi, in molte zone del mondo è proprio questa la causa dell’incredibile quantità di plastica che si riversa sulle spiagge. Tutti abbiamo visto le immagini delle spiagge di Bali, della Thailandia ma anche delle Hawaii, completamente ricoperte di rifiuti in plastica. Molti di questi sono bottiglie o bottigliette di acqua.

Non ce ne rendiamo, ma ogni volta che ne compriamo una e poi la buttiamo, quel pezzo di plastica non sparisce nel nulla. Nei paesi davvero evoluti viene smaltito, ma nelle zone del mondo che ancora non conoscono l’impatto dei rifiuti sulla salute del pianeta, viene spesso abbandonato da qualche parte.

Poi finisce in mare, distrugge l’ecosistema e viene risputato sulla spiaggia.

Dunque, qual è la soluzione per evitare il consumo smodato di plastica? Innanzitutto cercare di consumarne il meno possibile. Quando vado in Thailandia, so che il caldo mi costringerà a bere molto ogni singolo giorno. Invece di comprare due bottiglie di plastica da un litro e mezzo, compro una “tanica” da sei litri che lascio in camera e che mi dura per almeno due giorni. In questo modo riduco nettamente il consumo di plastica.

Se invece visito un paese dove ci sono distributori di acqua (ne ho trovati molti in Malesia e a Singapote) o addirittura l’acqua del rubinetto è potabile (come in Europa), cerco sempre di idratarmi in questo modo rispetto all’acquisto dell’acqua in bottiglia. Ricordati che ogni volta che ne compri una, stai creando un rifiuto in più da smaltire. Se puoi evitarlo, dovresti farlo.

Ecco perché ogni viaggiatore eco-consapevole possiede una borraccia, da utilizzare in viaggio e nella vita di tutti i giorni. Prendi in considerazione l’idea di acquistarne una in acciaio inossidabile (le migliori) e quando viaggi cerca sempre di riempirla senza doverti affidare alle bottiglie in plastica. Ma anche nella vita di tutti i giorni, se vivi in una zona dove l’acqua del rubinetto è potabile, evita di creare un altro rifiuto.

L’Italia è il terzo paese al mondo per consumo di acqua in bottiglie di plastica. Se davvero vuoi fare la differenza, non ci sono scuse: sai bene da dove partire.

IG @lovelyforliving

2. No ai sacchetti, le cannucce e il packaging

Non hai idea di quanta plastica produci. Davvero, con ogni probabilità non sai che ogni anno produci decine di chili di plastica. Sembra impossibile, vero? Anche a me pareva assurdo ma poi ho incontrato Rob Greenfield, un attivista americano che nel 2016 ha lanciato una sfida: avrebbe provato a consumare la minor quantità di plastica possibile e avrebbe portato con sé ogni singolo rifiuto prodotto. Alla fine dell’anno, Rob camminava per strada completamente ricoperto di spazzatura.

Senza rendercene conto, ogni singolo giorno consumiamo plastica in quantità esagerate. Ogni sacchetto, sacchettino, involucro, contenitore, posata è un altro rifiuto sulle spalle del nostro pianeta.

Quando si viaggia, poi, è facilissimo sprecare. Mangi quello che ti capita, bevi più acqua del normale, acquisti oggetti su oggetti. Chi è stato nel sud-est asiatico lo sa bene: basta entrare in un qualsiasi Seven Eleven per osservare quante tonnellate di plastica vengono immesse nel mondo ogni singolo giorno.

Cosa puoi fare concretamente?

  • rifiuta i sacchetti di plastica ma utilizza il tuo zaino per trasportare ciò che compri;
  • rifiuta i bicchieri di plastica ma utilizza la tua tazza da viaggio;
  • rifiuta le posate in plastica ma utilizza le tue posate da viaggio;
  • chiedi di servirti il cibo dentro un Bento e non su piatti di plastica (tipico dello street food);
  • rifiuta le cannucce di plastica, se proprio ne hai bisogno acquistane una in acciaio.

Siamo noi consumatori a poter cambiare le cose, quindi invece di lamentarci dovremmo semplicemente agire. Quando acquisti qualcosa in viaggio, rifiuta tutti gli involucri inutili. Così fai davvero la differenza.

IG @marina_mccoy

3. Mangia cibo locale

Mangiare solo prodotti locali è un favore che facciamo al nostro pianeta. Ti sei mai fermato/a a pensare a quante emissioni ci sono dietro a un frutto tropicale che trovi in vendita a pochi euro al supermercato dietro casa? Significa che quel frutto è stato coltivato a migliaia di chilometri di distanza, raccolto diversi giorni prima e imbarcato su un aereo per arrivare sui nostri banchi. Se ciò che acquistiamo è stato prodotto nelle vicinanze, stiamo salvando il pianeta dal grande inquinamento prodotto dagli aerei, dalle navi, dai camion e da tutti gli altri mezzi di trasporto.

In secondo luogo perché mangiare locale significa anche mangiare come fanno i local. Non andare al supermercato a cercare frutta particolare e soprattutto rifiutati di acquistare quei pacchetti di plastica con la frutta già sbucciata e ben ordinata: oltre ad essere assurdo (quanto tempo e fatica ti richiede sbucciare un’arancia?!) questi prodotti confezionati sono avvolti in strati di plastica che, va ribadito, non sparirà nel nulla ma finirà da qualche parte a inquinare il pianeta.

E poi mangiare local è anche il modo migliore per scoprire meglio un paese e i suoi abitanti.  Quando visito un nuovo paese la prima cosa che faccio è andare in un ristorante tipico e immergermi nei sapori millenari di quella zona di mondo. Un vero viaggiatore mangia cibo locale!

IG @veganquirks

4. Aiuta concretamente

Sui social network girano sempre più immagini di spiagge completamente ricoperte da rifiuti in plastica. Incredibilmente, moltissimi commenti sotto a questi post fanno trasparire un totale scarico di responsabilità: tra i più comuni c’è il “e perché non puliscono?

Il fatto è che il pianeta appartiene a tutti e questo è un diritto ma anche una responsabilità. Non esistono “loro“, esistiamo “noi“. Se stai visitando un paese dovresti aiutare in prima persona. Se passeggi su una spiaggia piena di plastica, dai l’esempio: inizia a raccogliere i rifiuti e a ripulire.

È un piccolo gesto rivoluzionario, come quello di Carolina Sevilla, una ragazza che ha deciso di dedicare cinque miseri minuti al giorno a pulire le spiagge del Costa Rica. Il suo comportamento ha convinto molti local a fare lo stesso e soprattutto a chiedersi da dove provenisse tutta quella plastica.

«Non esiste “loro” o “nostro”. Il mondo è di tutti noi e tutti quanti dovremmo prendercene cura» replicò. «Anche perché non stiamo mica parlando di una mattinata a spaccare le pietre, ma di passare cinque minuti della tua giornata a raccogliere l’immondizia. Non li hai cinque minuti da dedicare al pianeta? Se è così, c’è qualcosa che non va con la tua vita.»

Non mi diede tempo di rispondere.

«Certo che li hai. Ognuno di noi li ha. Ma è più facile cercare i colpevoli altrove e scappare dalle responsabilità.»

Tratto dal mio romanzo, “Come una notte a Bali”

Nel mio piccolo, l’anno scorso iniziai a raccogliere la plastica su una spiaggia di Koh Phangan, in Thailandia, suscitando la curiosità dei thailandesi del luogo. Non si aspettavano di vedere un turista raccogliere rifiuti invece di bersi una birra davanti al tramonto, e questa circostanza li ha fatti ragionare. Si sono uniti a me e credo che anche nei giorni successivi abbiano continuato a prendersi cura delle loro spiagge.

Non puntiamo il dito, non cerchiamo colpevoli: noi viaggiatori, in quanto visitatori di tanti paesi, possiamo davvero iniziare una rivoluzione ecologica. Il futuro è nelle nostre mani.

IG @kimficaro

5. Viaggiare in nazioni dove c’è una cultura eco-friendly

Se ci tieni al futuro del nostro pianeta, dovresti valorizzare quelle nazioni che adottano una filosofia eco-friendly. Premiare quei popoli che non puntano esclusivamente al profitto sul breve periodo ma comprendono che la Terra è una sola e va preservata.

Se hai letto il mio libro “Le coordinate della felicità” sai quanto amo destinazioni come la Thailandia o l’Indonesia, ma ci sono anche luoghi bellissimi in paesi meno noti ma più sensibili alle questioni di climatiche. In Malesia, ad esempio, ho trovato distributori di acqua gratis in qualsiasi hotel. Se ci stai per una settimana, eviti di acquistare e immettere nel mondo almeno sette bottiglie di plastica. A Singapore, una delle nazioni più eco-friendly al mondo, c’erano quasi esclusivamente automobili ibride, c’erano parchi ovunque e un sistema per lo smaltimento dei rifiuti riconosciuto come uno dei migliori al mondo.

E se ci spostiamo in altre zone del mondo, perché non organizzare un viaggio in Costa Rica, dove c’è un rispetto totale per l’ambiente? Il paese centroamericano è considerato uno dei più attenti all’ambiente a livello globale.

Se il turismo iniziasse a spostarsi laddove i governi e le persone sono seriamente interessati al benessere del pianeta, anche tutte le altre nazioni cambierebbero abitudini e modi di fare. Lo ripeto nuovamente: il cambiamento dipende da noi e deve avvenire nel quotidiano e in viaggio. Invece di lamentarci, iniziamo a fare qualcosa di concreto per salvare la Terra.

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