Viaggiare ti insegna a ragionare e vivere da persona libera

Photo by Ishan Seefromthesky

Una delle conquiste più difficili e al tempo stesso importanti che un essere umano possa fare riguarda la libertà personale. Nello specifico riuscire a sviluppare la capacità di ragionare liberamente e vivere di conseguenza, senza farsi guidare totalmente dai fattori esterni.

Quando ci riesci, quando finalmente sei in grado di prendere decisioni con consapevolezza e non per abitudine o imitazione, raggiungi una forma di libertà mentale che vale come, se non di più, della libertà fisica. Perché essere un individuo indipendente significa essere liberi, sempre e ovunque.

Ovviamente non è facile. In primis perché l’uomo è portato naturalmente a cercare la compagnia dei suoi simili e per questo motivo la maggior parte delle persone sacrifica il proprio senso critico e la propria ricerca della verità in nome della sicurezza del gruppo, della società. Del gregge, direbbe qualcuno.

In secondo luogo non è facile perché fin da quando siamo bambini, ogni singolo giorno, veniamo bombardati da stimoli, preconcetti e dogmi che ci condizionano fortemente a essere ciò che non siamo.

Ognuno di noi è una vita unica

Recentemente ho avuto modo di ascoltare un’interessante intervista al mistico indiano conosciuto come Sadhguru. Quest’uomo, dotato di una saggezza e una consapevolezza fuori dal comune, ha espresso una riflessione che mi ha colpito particolarmente:

Quanti genitori incoraggiano i propri figli a non identificarsi in loro, nella religione in cui credono, nella razza a cui credono di appartenere o nella classe sociale di cui fanno parte? Quanti genitori credono che tutto questo sia sacrosanto? Eppure questo modo di comportarsi non fa altro che distruggere il potenziale umano di una persona. Dovremmo raggiungere un livello di consapevolezza tale da educare i nostri figli a sviluppare un senso critico e l’intelligenza intrinseca. Non dovremmo desiderare che diventino come noi, che pensino come noi, che ci assomiglino. Un figlio non è un’eredità. È una vita, una vita unica. Che diventerà quello che deve diventare

Effettivamente ognuno di noi è potenzialmente unico e irripetibile ma il modo in cui veniamo cresciuti, non solo dai nostri genitori ma anche dalle istituzioni della società in cui viviamo, ci porta a omologarci e a far spegnere completamente la luce di cui ognuno di noi brilla.

Ti dicono sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato e nessuno ti insegna l’importanza di ragionare liberamente, mettere in dubbio quello che non ti convince e farti un’opinione tua e slegata da ogni pregiudizio.

Certo, c’è chi lo fa. Ma come racconto sia nel mio libro “Le coordinate della felicità” sia nel romanzo “Come una notte a Bali“, il prezzo da pagare è piuttosto caro: chi si ribella e decide di cercare personalmente la verità senza fidarsi ciecamente di ciò che gli viene detto, viene considerato come un folle, un individuo pericoloso, un pessimo esempio. Viene isolato e giudicato.

A questa categoria appartengono da sempre i viaggiatori e le viaggiatrici. E non è un caso.

Viaggiare ti insegna a ragionare liberamente

Leggo spesso che oggi viaggiare è alla portata di tutti, ma credo che vada fatta una distinzione importante tra una vacanza e un viaggio. Andare in vacanza vuol dire partire per rilassarsi, mentre viaggiare significa lasciare casa per attuare un gesto di ribellione, l’espressione di un desiderio di scoperta che va inevitabilmente contro l’omologazione.

Viaggiare vuol dire scegliere di essere diversi dagli altri, scegliere di allontanarsi dal percorso su cui si trovano tutti e andare a costruirsi un sentiero proprio. Magari sbagliato e pieno di buche, ma tuo e di nessun altro.

E se partire è una ribellione, viaggiare significa aprire gli occhi. È un processo difficile da spiegare, di quelli che è meglio viverli per comprenderli a pieno. Il fatto è che viaggiando ti trovi lontano da quella bolla di preconcetti, pregiudizi e false convinzioni che ti facevano sentire al sicuro e sempre dalla parte giusta. Viaggiare ti risveglia.

Viaggiare vuol dire confrontarsi

Viaggiando ti ritrovi catapultato in una realtà nuova, dove la gente ha convinzioni ben diverse dalle tue, ci sono tradizioni a te completamente sconosciute e stili di vita che potrebbero sconvolgerti, impressionarti e lasciarti senza parole.

Nel mio libro “Le coordinate della felicità“, ad esempio, riporto una conversazione avuta con tre anziane signore vietnamite. Erano sconvolte dal fatto che io e la mia fidanzata, pur essendo insieme da anni, pur avendo entrambi un lavoro, non avessimo ancora figli.

Per loro era inconcepibile e di situazioni del genere ne ho vissute veramente tante in questi anni di viaggio. Che fosse su questioni come quella dei figli o su aspetti più leggeri come il grado di piccantezza del cibo (un thailandese restò senza parole quando gli spiegai che la maggior parte delle persone nel mio paese non mangia piccante tutti i giorni).

Viaggiare ti porta costantemente a vivere queste situazioni di confronto. Un confronto a volte diretto e spietato, quasi brutale, come sa bene chi ha viaggiato in certe zone incredibilmente povere e degradate. Ma non è necessario girare per una baraccopoli per capire che non esiste una sola realtà e non c’è qualcosa di giusto a priori.

Ogni volta che viaggi in modo consapevole, indipendentemente da dove ti trovi, succede qualcosa di bellissimo: diventi libero.

Quella libertà che fai tua in viaggio, te la porti dietro sempre

Inizi a viaggiare e pian piano cadono tutte le strutture mentali accumulate in anni. Cadono i pregiudizi, cade il razzismo, cadono i paraocchi. Hai l’impressione di risvegliarti da un lungo sonno, di aprire gli occhi per la prima volta nella tua vita. E quando provi quella sensazione di leggerezza e stupore, non puoi più farne a me. Quella libertà te la porti dietro sempre, anche quando torni a casa. Anche se non viaggi, vivi da persona libera mentalmente.

Inevitabilmente, ti metti tutti contro. Succede quando provi a ragionare fuori dal coro. Ma allora perché farlo? Perché ribellarsi se si può vivere tranquillamente nell’apatia tipica della massa?

Posso rispondere in base alla mia esperienza personale: perché ribellarsi e iniziare a vivere secondo le proprie regole è una delle sensazioni migliori che si possano provare. Sapere di avere intrapreso una strada che è tua e solo tua nel tempo limitato che hai su questa Terra ti fa sentire vivo come mai potresti sentirti limitandoti a seguire un percorso deciso da altri.

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