Il viaggio in Canada di questa famiglia italiana mostra tutta l’essenza della Vanlife

Ci sono tante storie di Vanlife che coinvolgono famiglie con bambini piccoli. Ho avuto il piacere di raccontarne alcune, ma ho anche constatato con un po’ di amarezza che si trattava quasi sempre di americani, inglesi o australiani, come se questo fenomeno fosse semplicemente impossibile per una famiglia italiana.

Con ancora più amarezza ho letto commenti carichi di malcelata invidia e puro odio nei confronti di quei genitori che mollano tutto, prendono i figli e partono per un lungo viaggio in van, con l’idea di vivere qualcosa di meraviglioso tutti insieme.

Proprio per questo motivo, c’è una storia che mi ha colpito positivamente fin dall’inizio: quella di una giovane famiglia italiana,che ha creduto in un sogno folle e alla fine lo ha realizzato.

Viaggiare con un van di quarant’anni

Si chiamano Roberto, Maddalena, Sebastiano ed Ermanno. I primi due sono i genitori, Sebastiano è un bambino di due anni ed Ermanno è… un van.

Ormai lo consideriamo un membro della famiglia“, mi dice Roberto. “Io e Maddalena ci siamo conosciuti al liceo e da allora non ci siamo più separati, Sebastiano è nato nel 2015, subito dopo l’arrivo di Ermanno, un Fiat 238 del 1980, all’epoca concorrente diretto del più blasonato (e ora costosissimo) Westfalia, ma di fatto stesso identico furgoncino hippie. Anzi, secondo me con diversi punti di forza rispetto al cugino tedesco”.

A vederli non sembrano una tipica  famiglia italiana, e non solo perché considerano un van parte integrante del loro nucleo. Hanno infatti scelto di vivere in modo alternativo e inseguire i loro sogni, qualcosa di sempre più raro nel nostro paese.

“La nostra vita è abbastanza spartana, viviamo in affitto, lavoriamo part time e con partita IVA e molti dei nostri risparmi li investiamo nei viaggi. Da quando abbiamo Ermanno siamo stati in giro parecchio, raccontando le avventure nel nostro blog“.

Il viaggio in Canada

“L’ultima epopea – prosegue Roberto – è stata in Canada, paese dove mio fratello si è trasferito ormai da 5 anni e dove ha preso casa. Nel 2017 è nata la sua bimba, Gioia, e per celebrare l’evento abbiamo voluto organizzare questo grande viaggio“.

Il viaggio era decisamente alternativo, per molti estremo: da Halifax, nella regione della Nuova Scozia, a Toronto, in Ontario. Quasi 2.000 km, che avrebbero percorso interamente a bordo del van Ermanno.

“Tutto è cominciato quasi per scherzo… ci siamo chiesti: e se spedissimo Ermanno invece di noleggiare un camper? Da lì, prima ancora che ce ne rendessimo conto, il destino del nostro viaggio era segnato. E siccome le cose semplici non ci piacciono, ne abbiamo approfittato per girare un documentario vero e proprio!”

4 settimane e 2.000 km, da Halifax a Toronto in van

Perché hanno scelto proprio una tratta anomala come Halifax – Toronto? Per una questione logistica. Anche perché alla fine, in un viaggio avventuroso non conta la partenza e la destinazione, ma tutto quello che c’è in mezzo.

“Per quanto riguarda l’itinerario non avevamo molta scelta: in Canada esiste un solo porto servito dalle navi provenienti dall’Europa, ed è quello di Halifax. Lì abbiamo spedito Ermanno e da lì dovevamo partire per raggiungere mio fratello a Toronto. Seguendo la TransCanada Highway si arriva “dritti” a destinazione. Senza deviazioni sono 2.000 km circa, con deviazioni… bè: ti lascio immaginare!”

Il valore della Vanlife

Viaggiare in van è considerato da molti una sfida. La sola idea di non avere le comodità di una camera d’hotel spaventa, figuriamoci la prospettiva di viaggiare con un bambino piccolo per 2.000 km in un paese sconosciuto, a bordo di un van di quasi quarant’anni.

Eppure, ne è valsa la pena, Roberto non ha dubbi:

“Viaggiare in van e viverci dentro per diverse settimane, per diversi mesi, vuol dire rinunciare ai comfort a cui siamo abituati, rimettersi in gioco, prendersi una sana pioggia ogni tanto, stare molte ore all’aperto, fermarsi dove capita per mangiare o dormire, conoscere persone che come te amano questo tipo di mezzi e magari li utilizzano per lavorarci o per affrontare a loro volta viaggi epici”.

Dopo aver percorso i 2.000 km da Halifax a Toronto, Roberto, sua moglie e il piccolo Sebastiano hanno capito che un viaggio di questo tipo è molto più di un viaggio. È un’esperienza di vita.

“Il van è più di un mezzo: è una filosofia di vita, una ragion d’essere, una via per arrivare a qualcosa che trascende il semplice “relax”. Il van è godersi ogni chilometro a ritmi a cui non siamo più abituati ma che fanno tanto bene alla mente, al corpo e allo spirito”.

E anche se ammette i tanti aspetti scomodi della Vanlife, Roberto è sicuro del valore di questa scelta.

“Ovviamente c’è anche il rovescio della medaglia: non puoi sperare di avere un condizionatore, un forno e a volte nemmeno un bagno, dentro un mezzo di appena 17 metri cubi. Ci sta davvero l’indispensabile, nonostante borsoni esterni e barre portatutto sul tetto. Ma questo non per forza è un punto negativo, lo definirei più un esercizio“.

Il documentario

Da questa avventura nascerà un documentario che certamente sarà di grande ispirazione per chi sogna un’avventura indimenticabile.

“Credo che questo viaggio meritasse di essere condiviso, soprattutto perché in Italia non succede spesso che una famiglia con un bimbo piccolo spedisca un van di 37 anni dall’altra parte dell’Oceano per un road trip di 40 giorni”, spiega Roberto.

“Oltre alla bellezza del viaggio, volevo anche mostrare allo spettatore, chiunque egli fosse, la scelta difficile di “mollare tutto” e trasferirsi in Canada, come ha fatto mio fratello Marco. La sua vicenda ricorda quella di milioni di altri italiani che hanno scelto di emigrare in Nord America o in altre parti del mondo”.

“Alcuni di questi italiani li abbiamo incontrati e intervistati e ci siamo fatti spiegare cosa si prova a lasciarsi alle spalle una vita intera per ricominciare daccapo. Nell’intervista finale con Marco credo ci sia il senso di tutto il viaggio, di tutto il documentario e di tutta una vita, la sua e quella dell’emigrato che parte in cerca di fortuna”.

Perché viaggiare in van con un bambino piccolo

Infine, Roberto ha un messaggio rivolto a chi gli chiede se un viaggio così lungo in van con un bimbo piccolo non sia pericoloso.

“Sebastiano è stato fenomenale. Per l’ennesima volta abbiamo avuto la conferma di quanto gli piaccia esplorare il mondo, camminare in mezzo ai boschi, interagire con gli elementi naturali (una cascata, un mucchio di pietre, un ruscello), e farsi una bella mangiata sotto il cielo”.

“Preoccupazioni? Direi nessuna, neanche quando ci fermavamo a dormire in sosta libera dietro un fast food o nel parcheggio di un supermercato. Si possono avere rogne anche in casa, circondati da telecamere e cani addestrati, anzi, è più probabile attirare l’attenzione di malintenzionati in questo modo che non mettendosi on the road”.

“Credo che ogni bambino dovrebbe avere la fortuna di passare del tempo con i propri genitori e il viaggio in questo senso è un toccasana“.

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