Cosa ho imparato dopo 15 anni in giro per l’Asia

L’Asia è il continente più affascinante per coloro che non amano definirsi turisti ma viaggiatori. Milioni di persone nel mondo sognano di visitare quei paesi e quelle terre che stanno a Oriente. Leggono libri, guardano film e si nutrono di tutti i prodotti della cultura asiatica che hanno a disposizione.

Per loro, il viaggio inizia ben prima della partenza, ma quando finalmente mettono piede in Asia comprendono di non poter più tornare indietro.

Teresa è una ragazza italiana che appartiene con orgoglio a questa nutrita schiera: quindici anni fa ha visitato l’Asia per la prima volta (in Cina) e da allora non si è più fermata, vivendo appieno la scoperta di popoli e tradizioni di cui era venuta a conoscenza solo attraverso i libri, divorati sognando ad occhi aperti.

La sua è una storia che emozionerà gli innamorati dell’Oriente, perché Teresa non si è limitata a viaggiare ma ha deciso di fermarsi a vivere in questo continente. Ecco perché la sua storia è anche un esempio molto originale e positivo di cosa significhi cambiare vita e trovare la propria dimensione altrove. In un luogo lontano da “casa” ma vicino al cuore.

Sognare il diverso

“Vengo da un paesino del Salento, terra magica di balli e tarantole, di muretti a secco e case bianche senza tetti, di pomodori e di fichi secchi nei giardini delle nonne”, mi scrive da Taiwan, dove oggi vive. “Sono cresciuta in un mondo di donne fatto di storie al profumo di menta selvatica e caffè, di uomini in giro per il mondo – o semplicemente in giro – e di racconti che hanno nutrito la mia fantasia fin da bambina”.

Da sognatrice a viaggiatrice, il passo è breve.

“Sono sempre stata affascinata dal diverso e dagli altri mondi che i miei zii mi portavano in casa di ritorno da Paesi lontani. Sono sempre stata alla ricerca di storie, di persone speciali con qualcosa da raccontarmi, qualcosa che non sapessi ancora, qualcosa da scoprire e da immaginare per ricamarci sopra la mia fantasia. Crescendo, la mia voglia di viaggiare, anche fisicamente, non si è attenuata, tutt’altro, è diventata più forte e impellente, così la scelta di studiare lingue è stata ovvia e naturale”.

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Viaggiare attraverso i libri

La forse primordiale di viaggio non è lo spostamento, ma la lettura. Quando letti, la tua mente vaga verso immagini, situazioni e modi di vivere lontani. Teresa lo aveva già capito da bambina, ma all’università comprese a fondo il valore di un  buon libro.

“I libri sono il primo mezzo che mi ha permesso di sorvolare con la mente i luoghi sognati, sono stati di fondamentale importanza nelle scelte della mia vita. Uno tra questi “L’amante”, di Marguerite Duras: una storia d’amore struggente tra la scrittrice francese ragazzina e un uomo cinese molto più grande di lei sullo sfondo di una Saigon anni ’30″.

Quando parla di libri, Teresa è alimentata da un’energia meravigliosa. Le chiedo quali sono i suoi preferiti ma è una domanda troppo generica. Quali sono, allora, i libri che non possono mancare nello zaino di un viaggiatore innamorato dell’Asia?

“Ci sono un’infinità di libri, ma dovendo scegliere direi sicuramente questi tre che parlano di Asia, di Cina, di religioni e politica: Un indovino mi disse di Tiziano Terzani, Cigni selvatici di Jung Chang e Il Dio dell’Asia di Ilaria Maria Sala“.

IG @asiamonamour

“L’india è tutto”

Dalla teoria alla pratica: dopo la laurea, Teresa ha finalmente potuto scoprire l’Asia.

“Ho visitato India, Indonesia, Singapore, Malesia, Giappone, Cambogia, Thailandia, Vietnam, Cina (ho vissuto 5 anni a Shanghai), Tibet e Xinjiang o Turkestan cinese e Taiwan (vivo a Taipei da 4 anni). Sicuramente l’India occupa un posto particolare nel mio cuore. Da ragazzina divoravo libri di letteratura indiana e quando ci sono andata la prima volta, le mie aspettative non sono state tradite. È stato quasi come tornarci, come salutare una vecchia amica che non vedevo da tempo”.

“Così ne ho parlato sul mio blog: “L’India è tutto. L’India è una carezza, ma anche uno schiaffo terribile. È sporca e puzza, ma è anche bellissima e profumata. È l’apoteosi delle contraddizioni. È misera e bugiarda, è corrotta e cattiva, ma è anche immensa e buona. È meravigliosa e commovente. È complessa e contorta”.

Vivere a Taiwan

Se ami profondamente l’Asia, se sei una di quelle persone, non puoi non tornarci. Senti un desiderio irrefrenabile di viverla completamente e assorbire tutta la meraviglia che ha da offrire. Ecco perché Teresa ha deciso di fermarsi in pianta stabile a Taiwan.

“Dopo cinque anni in Cina, due a Milano, qualche mese in Croazia per perfezionare la lingua croata e poi a Lecce, io e mio marito (croato, appunto), nomade nell’animo come me, abbiamo sentito più forte il richiamo dell’Asia e abbiamo cominciato a cercare un lavoro che ci portasse più a est possibile. Lo ha trovato prima lui, a Taipei. Così siamo partiti alla volta di Taiwan, un’isoletta nell’Oceano Pacifico tra Cina e Filippine e che, sinceramente, non avevamo mai considerato come meta di viaggio. Ma la vita è un’avventura ed è bello lasciarsi sorprendere, così eccoci ancora qui”.

Taiwan è una destinazione che fin dal nome fa pensare a luoghi lontani fisicamente e culturalmente, al cuore dell’Oriente. Sono curioso: com’è vivere a Taiwan?

“Taiwan è un’isoletta molto tranquilla con la natura rigogliosa tipica del sud est asiatico, il clima subtropicale a nord e tropicale a sud e l’efficienza giapponese, la cui calma viene ogni tanto disturbata da terremoti e tifoni. Anche la mia vita qui è molto tranquilla. La mattina mi sveglio presto e faccio yoga, poi vado a scuola dove insegno l’italiano, esco, vado al cinema, vado in bicicletta per le vie della città e scrivo, leggo e viaggio“.

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Perché visitare l’Asia

I consigli di viaggio più preziosi sono quelli di chi ama profondamente i luoghi che ha visitato. Teresa non ha una destinazione preferita, perché l’Asia è troppo ricca per poterla ridurre a una nazione migliore delle altre. Ha però ricordi vividi di ognuna di esse.

“Ogni Paese dell’Asia ha una sua particolarità e la sua bellezza. L’India con i suoi colori, la sua spiritualità, il profumo di spezie; la Cina con la sua cultura millenaria e la sua umanità variegata fatta di 56 minoranze etniche; il Vietnam con il suo passato coloniale e l’odore di gelsomino d’estate; la Cambogia con la meravigliosa Angkor che ti fa sentire orgoglioso, una volta tanto, di appartenere al genere umano; la Thailandia con i sorrisi della gente, i suoi templi come ricami dorati e la sua natura; il Giappone con la bellezza della sua architettura antica e moderna e il suo cibo delizioso alla vista e al palato; Bali con le sue risaie, gli alberi di frangipane i suoi templi e i suoi tramonti; Singapore con il suo miscuglio culturale e i suoi palazzi futuristici accanto a pagode buddiste, templi induisti e moschee; la Malesia con il suo melting pot di popoli che si riflette nella sua architettura, nella cucina e nell’arte. E potrei andare avanti all’infinito”.

teresa lifeCosa si impara vivendo in Asia

Teresa ha trascorso metà della sua vita adulta in Asia e quando le chiedo cosa abbia imparato da questa vita a Oriente, la sua risposta mi dimostra ulteriormente quanto viaggiare sia in grado di generare consapevolezza nelle persone.

“Forse potremmo imparare la lentezza e la pazienza degli orientali, l’arte di accettare gli avvenimenti della vita in una maniera più fatalista, la spiritualità indiana o la collettività cinese, per esempio. La nostra cultura occidentale con il benessere materiale enfatizza l’individualismo, mentre la miseria spesso rende le persone più umane ed empatiche, perché è il non avere che porta alla condivisione”.

“Mi vengono in mente, per esempio, le donne di una minoranza etnica cinese che, non avendo cellulari, computer né tv, erano sedute intorno a un fuoco a raccontarsi e tramandarsi antichi segreti e tradizioni della loro cultura, così come facevano le nostre nonne un tempo. E non è un caso che i popoli più felici siano paradossalmente quelli che possiedono meno”.

“Dovremmo imparare la gratitudine degli indiani per il sole che sorge o per un tramonto, che ho visto a Varanasi e che noi, così concentrati su noi stessi, non vediamo più. Negli ultimi anni l’interesse occidentale per l’Asia e le discipline orientali è cresciuto, anche perché in un mondo così votato all’Io, alle cose, ai soldi, sentiamo l’esigenza quasi fisiologica di altro, di qualcosa che nutra anche la nostra anima oltre a riempire le nostre tasche e i nostri armadi”.

anziano che fa gli origami

“Siamo attratti dall’Oriente perché qui esistono e resistono tradizioni millenarie, che avevamo anche noi e che sono state cancellate dalla modernizzazione. Tiziano Terzani diceva: “l’uomo occidentale ha perso le proprie radici spirituali, possiede il mondo esterno e costruisce la bomba atomica ma anche tante cose positive, mentre l’uomo orientale possiede una profonda ricchezza interiore ma, essendo estraneo al mondo esterno, muore di fame, di sete, di malattie“”.

“Ci vorrebbe equilibrio tra le due cose, uno scambio equo di conoscenze, l’umiltà di capire e riconoscere che la nostra non è l’unica via e che il nostro modello, sempre più copiato anche dall’Oriente, porterà inevitabilmente anche all’oblio di altre culture millenarie in nome del dio denaro. Dobbiamo imparare a non avere paura del Diverso, ma a riconoscere nella diversità una grande ricchezza, indispensabile per migliorare noi stessi e la nostra cultura, conservando ognuno la propria identità”.

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