La stazione giapponese costruita per ricordarci l’importanza di fermarci

Twitter @Gota_Kaze_SH11

Nella prefettura di Yamaguchi, nella zona meridionale del Giappone, si trova una piccola stazione ferroviaria che molti riterrebbero assolutamente inutile.

È su una linea ferroviaria che passa in mezzo alla natura quasi incontaminata: da un lato la fitta vegetazione, dall’altro un fiume. Non ci sono paesi o città nei paraggi, non ci sono attrazioni turistiche, non c’è “niente” a parte la natura.

È un luogo disabitato, pertanto è l’ultimo posto dove costruire una stazione ferroviaria. E invece i giapponesi hanno deciso di costruirne una proprio lì, in mezzo al nulla.

Si chiama “Seiryu Miharashi Eki” e a un primo sguardo, potrebbe strappare un sorriso: non è raggiungibile a piedi e dalla banchina non si può nemmeno scendere. Non ci sono scalinate, né panchine: si può solo sostare lì sopra. Un piccolo rettangolo di cemento che si affaccia sul fiume Nishiki ed è completamente immerso nel verde.

A cosa serve questa “inutile” fermata? A fare qualcosa che abbiamo completamente smesso di fare, ritenendola un’attività inutile e noiosa, una perdita di tempo: fermarci.

IG @n700at5

La stazione ferroviaria “inutile”

Più di una stazione ferroviaria, andrebbe definita come un punto di osservazione che si può raggiungere solo prendendo un treno. Non si può arrivare in automobile (l’unica strada è dall’altra parte del fiume) e non ci si può allontanare a piedi, quindi l’unico modo per lasciare la stazione dopo essere scesi è aspettare il treno successivo.

È una stazione ferroviaria che non ha uno scopo, almeno ragionando in modo molto cinico. Aprendo i propri orizzonti, però, si può intuire la magia di un luogo speciale come questo e tutti quelli che riescono ad annullare il passato e il futuro per inserirti completamente nel “qui e ora”.

Chi scende alla fermata di “Seiryu Miharashi Eki” lo fa per fermarsi. Non solo in senso fisico ma anche e soprattutto dal punto di vista mentale. Decidere di scendere a questa stazione vuol dire ribellarsi alla frenesia della vita di tutti i giorni, alla routine infernale e a tutto l’inquinamento di ogni tipo che facciamo entrare nella nostra mente.

Scendi, e cosa fai? Niente di pratico e concreto.

La bellezza di fermarsi

Ti limiti a osservare il mondo, quel pezzo di mondo. Guardi l’acqua che scorre lungo il fiume. Ti godi il silenzio dopo che il treno è ripartito. Osservi la fitta vegetazione. Ti prendi del tempo per oziare, ovvero per non fare “niente”. Ritrovi la pace interiore, ti calmi, ti rilassi. Rifletti, se ti va. Oppure provi a vivere a pieno nel qui e ora: senti tutto ciò che hai intorno, immergendoti completamente nel momento presente.

Come scrivo nel mio  libro Le coordinate della felicità, a volte è necessario scendere dalla ruota del criceto in cui molti di noi vivono ogni giorno. Quell’insieme di responsabilità e abitudini che ti fanno correre, correre e correre senza muoverti di un metro dove conta davvero: dentro, nel mondo meraviglioso dell’introspezione, ma anche fuori, nell’interazione con altri esseri umani, nella concretizzazione dei propri ideali e nell’osservazione della meraviglia del mondo.

Tutte le nazioni dovrebbero avere una stazione come questa, dove scendere per “non fare niente” se non ascoltarsi, guardarsi intorno e dare un po’ di pace alla propria mente e al proprio cuore.

Seguimi su Instagram  Facebook  YouTube