Perché il mondo ha bisogno di persone come Silvia Romano

Ho scritto questo articolo pochi giorni dopo la notizia della cattura di Silvia Romano, il 23 novembre 2018. Lo ripropongo oggi, 10 maggio 2020, il giorno dopo la liberazione di Silvia Romano.

Su questo blog ho avuto il piacere di ospitare le riflessioni, i racconti e le esperienze di tanti sognatori e viaggiatori. Uno degli articoli che più mi sono piaciuti l’ha scritto la mia amica Alice.

Alice è stata ed è una volontaria. Le avevo chiesto di condividere la sua esperienza in Sud Africa e lei aveva scritto queste parole:

Io sono una volontaria perché voglio regalare un po’ di felicità a chi mi circonda, non importa se sia in Italia o all’estero. In fondo tutti quanti sorridono nella stessa lingua. Una parola delicata, uno sguardo gentile possono plasmare meraviglie e compiere miracoli. Io sono una volontaria perché penso che chi ti sorride, ti salva la vita senza saperlo

Silvia Romano, una volontaria in Africa

Forse ti stai chiedendo perché abbia voluto raccontarti la storia di Alice e forse hai già capito anche il perché. Pochi giorni fa una ragazza è stata rapita in Kenya. Si chiama Silvia e stava facendo volontariato in un piccolo villaggio in mezzo al nulla.

Un gruppo di persone armate l’ha sradicata da quell’angolo di mondo dove provava a regalare sorrisi e l’ha portata chissà dove. Quel giorno Silvia si era svegliata pensando di dedicare un’altra giornata della sua vita agli altri e invece si è ritrovata immersa in un incubo.

Un incubo che non è finito, perché nel momento in cui scrivo nessuno sa dove sia. Nessuno sa in che condizioni sia, a cosa stia pensando e quali speranze covi nel profondo del suo cuore. Una ragazza che era partita da sola per andare ad aiutare gli altri, si ritrova in mano a persone pericolose e senza scrupoli.

Ovviamente la notizia del suo rapimento ha fatto il giro di tutta l’Italia. Una notizia tragica che non credevo potesse suscitare una reazione diversa rispetto al dispiacere, magari la rabbia, sicuramente il rispetto e la solidarietà verso i suoi cari.

Invece abbiamo assistito a un’ondata di odio così forte da risultare disgustante. Chiunque abbia un minimo di consapevolezza dei tempi in cui viviamo sa bene che l’odio non è una novità ma anzi, è il mezzo preferito dai politici per controllare masse di individui infelici e spaventati.

Ma ciò che davvero pochi potevano immaginare era un sentimento di disprezzo così forte. Hanno scritto che il suo altruismo non era altro che un fastidioso esibizionismo, come se stessimo parlando di una celebrità.

Hanno parlato di Silvia come se loro sapessero davvero qualcosa sul suo conto, quando in realtà l’odio non nasce mai da una vera conoscenza dell’altro, bensì da un confronto negativo.

Ma anche loro sanno qual è la verità: di fronte a una ragazza che a 23 anni rinuncia alla facile vita da universitaria per andare in Africa ad aiutare gli altri, c’è solo da ringraziare e complimentarsi. Chi odia, lo fa perché si sente piccolo di fronte a coloro che hanno avuto il coraggio di prendere queste scelte di vita.

Chi fa, dà fastidio a chi non ha altro che giudizi e lamentele

Io non conosco personalmente Silvia ma so per certo che una ragazza di 23 anni che va in Kenya per fare volontariato ha scelto di essere la differenza che vuole vedere nel mondo. Posso scommettere che Silvia andasse a dormire alla sera sapendo di aver fatto qualcosa di concreto per gli altri, di aver dato il suo contributo per rendere il mondo un posto migliore.

Le persone come Silvia sono pericolose per chi vive nel terrore e nell’infelicità. Per coloro che sono insoddisfatti ma non hanno la forza o il coraggio di cambiare, Silvia rappresenta una minaccia. Perché dimostra a chiunque che se vuoi fare qualcosa di concreto, per te stesso, per gli altri o per il mondo, puoi farlo. Non esistono scuse.

Silvia è quel genere di persona a cui le persone piccole guardano con invidia, perché a soli 23 anni ha già visto e fatto molto più di quanto loro abbiano fatto in tutta la loro esistenza.

È fastidiosa per coloro che non muovono mai un dito per aiutare gli altri ma giudicano, per quelli che girano sempre la testa dall’altra parte, per quelli che giustificano il loro immobilismo inventando scuse che non esistono, per quelli che trovano sempre qualcos’altro di cui ci si dovrebbe preoccupare e alla fine non si occupano mai di nulla e nessuno.

Il mondo ha bisogno di persone come Silvia Romano

Chi non sogna, vuole vedere i sogni altrui infrangersi velocemente e in maniera brutale. Perché chi non sogna non ha empatia, vive nel suo piccolo quadrato di mondo senza mai alzare lo sguardo verso il cielo e le stelle, senza chiedersi cosa ci sia oltre l’orizzonte disegnato dal mare.

Accetta un solo modo di vivere – il suo – e fa di tutto per distruggere chi prova a realizzare un cambiamento. Perché del cambiamento ha terribilmente paura.

Poi ci sono sognatori e sognatrici, come Silvia. Sono quelli che non hanno paura del diverso e dell’ignoto, perché troppo impegnati a fare della propria vita una storia unica e straordinaria. Persone che hanno una naturale fiducia in se stessi, negli altri e nell’universo, che sanno per certo che in questa folle vita tutto è possibile se lo vuoi davvero.

Tra problemi climatici, sociali ed economici, l’odio diffuso quotidianamente da politici e media e la tecnologia che annulla il rapporto umano tra le persone, il mondo sta diventando un luogo oscuro e senza futuro.

Ma ci sono persone che possono salvarlo, questo mondo. Non saranno certamente quelli che giudicano e disprezzano senza mai fare nulla di concreto per cambiare la propria situazione e risolvere i problemi di cui sono a conoscenza.

Le uniche persone che possono salvare il mondo sono coloro che ogni giorno si svegliano con l’entusiasmo di chi non ha intenzione di lamentarsi o piangersi addosso ma vuole agire e fare qualcosa di concreto.

Nel mio libro “Le coordinate della felicità” scrivo:

Il mondo, oggi, ha un bisogno disperato di sognatori e viaggiatori. Sono loro la risposta al cinismo, all’odio e alla violenza dilaganti. Ma non solo: anche alla tragica mancanza di consapevolezza. Ci alziamo, facciamo colazione, ci laviamo, andiamo a lavorare, facciamo la spesa, torniamo a casa, mangiamo, andiamo a dormire e non ci rendiamo nemmeno conto di aver vissuto. Non c’è motivo per vivere, perché non siamo consapevoli di quale straordinario dono sia la vita. Io stesso ero così, poi, viaggiando, mi sono reso conto dell’immensa fortuna che ognuno di noi. Anche solo per il fatto di essere vivo e poter ammirare un’alba o un tramonto.

Il mondo ha bisogno di persone così. Persone che non abbiano paura del cambiamento e che non abbiano alcun motivo per mascherare ciò che sono nel profondo. Persone che non puntino in alto, ma puntino oltre.

Le coordinate della felicità

Voglio dedicare queste parole a Silvia Romano. A lei che a 23 anni ha scelto di lasciare la propria casa e una vita facile per andare a fare volontariato in mezzo al nulla. A regalare sorrisi a chi non ha altro a cui aggrapparsi. Ecco di chi ha bisogno il mondo.

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