La parabola del pescatore: la felicità è più semplice di quanto credi

Photo by Sarthak Navjivan

Cosa c’è di meglio di un buon libro quando devi affrontare un lungo viaggio in aereo? Personalmente ritengo che in volo ci siano tutte le condizioni per leggere nel migliore dei modi: non hai le notifiche del cellulare che ti distraggono continuamente, non puoi muoverti e solitamente godi di un silenzio che è difficile da trovare nel rumore della quotidianità. E se hai paura dell’aereo, leggere è uno straordinario modo per viaggiare con la mente e allontanarti dalle inutili ansie.

Leggere è sempre un’ottima idea. E può aprirti gli occhi su questioni che non avevi mai nemmeno considerato. Mi successe, ad esempio, su un volo per Bangkok di qualche anno fa, quando mi ritrovai a leggere quasi casualmente un libro chiamato “4 ore alla settimana“.

La felicità secondo Tim Ferriss

L’autore, Tim Ferris, aveva trovato il modo diminuire drasticamente la sua mole di lavoro, guadagnare come prima e godere di un sacco di tempo libero da dedicare alle sue passioni (tra cui lo snowboard e i viaggi).

Il libro è molto interessante ma al di là dei suoi discorsi tecnici sull’importanza di delegare quando si è a capo di un’azienda, trovai molto interessante la svolta che aveva dato alla sua vita dal punto di vista personale: Tim aveva trovato la felicità semplificando.

In base alla sua esperienza personale, sostiene che una vita felice sia molto più facile di ciò che crediamo.

Dal suo punto di vista siamo noi a complicare tutto inutilmente, in un modo ben preciso: non ci accontentiamo mai. Siamo portati a credere che la felicità sia complicata e che ciò che abbiamo a disposizione non sia mai abbastanza.

Come ho scritto nell’articolo sul tempo, il bene più importante che abbiamo:

“Lavori, lavori e lavori, inseguendo una ricchezza che non sarà mai sufficiente. Perché se quando hai zero ti sembra fantastica la prospettiva di avere 100, quando finalmente hai 100 pensi che sarebbe grandioso avere 1.000. E quando arrivi a 1.000 ti chiedi: “Perché non arrivare a un milione?” Nel frattempo, il tempo passa. Inesorabile.

Adottando questa mentalità, essere felici e pienamente soddisfatti diventa impossibile. Perché l’asticella si può sempre spostare più in alto e la nostra realizzazione personale sarà sempre proiettata su qualcosa di più difficile, fino a diventare un’utopia.

Tim Ferriss lo spiega nel suo libro con una breve storia che mi colpì molto quando la lessi durante quel viaggio infinito verso la mia amata Bangkok.

La parabola del pescatore

Un uomo d’affari statunitense, su ordine del medico, si concesse una vacanza in un piccolo villaggio costiero messicano. Incapace di prendere sonno dopo avere ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio, si avviò verso il molo per schiarirsi le idee. Lì era attraccata una minuscola imbarcazione con un solo pescatore, carica di tonni pinna gialla. L’americano si complimentò con il messicano per la pesca.

«Quanto ci ha messo a pescarli?» domandò l’americano.
«Pochissimo tempo» rispose il messicano in un inglese sorprendentemente buono.
«Perché non sta fuori di più e prende più pesce?» domandò allora l’americano.
«È sufficiente per sostenere la mia famiglia e regalarne un po’ agli amici» disse il messicano mentre li scaricava in una cesta.
«Ma… Che cosa fa il resto del tempo?»

Il messicano alzò lo sguardo e sorrise.

«Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei figli, faccio una siesta insieme a mia moglie Julia, e giro per il villaggio ogni sera, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e impegnata, señor.»

L’americano rise e si allungò in tutta la sua statura.

«Signore, mi sono laureato a Harvard con un Master in Business Administration e posso darle una mano. Dovrebbe dedicare più tempo alla pesca e in questo modo potrebbe acquistare una barca più grande. In un attimo, con l’aumento dei profitti, potrebbe comperare numerose barche. Alla fine avrebbe una flotta di pescherecci.»

«Invece di vendere quello che pesca a un intermediario, potrebbe vendere direttamente ai clienti, e alla fine potrebbe aprire un conservificio. Controllerebbe il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Naturalmente dovrebbe lasciare questo piccolo villaggio costiero di pescatori e trasferirsi a Città del Messico, poi a Los Angeles e infine a New York, dove potrebbe gestire la sua impresa in espansione con un management appropriato.»

Il pescatore messicano domandò: «Ma, señor, quanto ci vorrà per tutto questo?».
Al che l’americano rispose: «Quindici, vent’anni. Massimo venticinque».

«E poi, señor?»

L’americano rise e disse: «Questa è la parte migliore. Al momento giusto, lancerebbe una IPO e venderebbe le azioni della sua società al pubblico diventando veramente ricco. Farebbe i milioni».

«Milioni, señor? E poi?»

«A quel punto potrebbe ritirarsi e trasferirsi in un piccolo villaggio costiero di pescatori, dove potrebbe dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i suoi figli, fare una siesta insieme a sua moglie e girare per il villaggio la sera, per bere vino e suonare la chitarra insieme ai suoi amigos…»

Non importa ciò che hai, non sarà mai abbastanza

Il modo di ragionare del businessman americano non è forse quello più diffuso nella nostra società occidentale? Non ci viene insegnato fin da piccoli a puntare sempre più in alto, anche quando proprio non ne avremmo alcun bisogno?

Viaggiare ti apre gli occhi in questo senso. Ti mette di fronte alla felicità di persone che non hanno nulla secondo i nostri standard eppure hanno tutto ciò che serve davvero: un tetto sulla testa, del cibo semplice ma delizioso nel piatto, la giusta compagnia, un letto dove dormire. Non gli serve altro per essere felici.

Nel mio libro “Le coordinate della felicità” racconto di quando ho attraversato il confine tra Thailandia e Laos su una barca che solcava il Mekong:

Ancora una volta mi ritrovai a riflettere sul controsenso delle vite che noi occidentali ci costruiamo, sull’infelicità così paradossalmente diffusa considerando il livello di benessere apparente che abbiamo raggiunto. I pescatori del Mekong invece non avevano niente, nemmeno i denti, eppure ridevano e ci salutavano senza alcun secondo fine, mentre i bambini correvano per osservare meglio la nostra barca. Erano persone povere dal punto di vista materiale eppure erano chiaramente molto serene, di quella serenità che non trova spazio nella nostra abbondanza.

 

Tratto da “Le coordinate della felicità

Nella nostra società “civile”, invece, siamo ossessionati dalle ambizioni, dalla carriera e dal materialismo. E alla fine, puntando sempre in alto, ci dimentichiamo di ciò che abbiamo davanti e intorno. Non importa ciò che hai, non sarà mai abbastanza ragionando in questo modo.

Non hai bisogno di essere ricco per viaggiare

Lo noto spesso quando si parla di viaggi. Quante volte mi è capitato di leggere commenti come “vorrei viaggiare, ma non sono ricco“. Alcuni, addirittura, credono che serva essere milionari per poter viaggiare a lungo! È proprio questa la mentalità del businessman: pensare di non avere mai abbastanza e finire per rimandare continuamente la propria felicità.

Non hai bisogno di essere ricco per viaggiare. Con €1.500 puoi volare nel sud-est asiatico e girare per diverse nazioni per più di un mese. Non cercare ulteriori scuse: millecinquecento euro sono una cifra alla portata di chiunque abbia voglia di lavorare per finanziare un desiderio.

E ancora: non hai bisogno di tanti soldi per intraprendere il Cammino di Santiago, né per volare in Sud America o per fare il backpacker attraverso il continente. Se hai meno di 31 anni ti basta un biglietto aereo e il Working Holiday Visa per atterrare in Australia e trascorrere un anno intero lavorando e viaggiando.

Non rimandare la tua felicità. Come avevo già scritto in un altro articolo, molti ragionano così:

  • a vent’anni non hai abbastanza soldi;
  • a trent’anni non hai il tempo;
  • a quarant’anni devi prenderti cura dei parenti;
  • a cinquant’anni pensi che ormai la pensione è dietro l’angolo, tanto vale aspettare;
  • a sessant’anni ti senti troppo vecchio per partire;
  • a settant’anni (se ci arrivi) pensi con amarezza di non aver mai visitato il Giappone.

La verità è che quasi tutti hanno i mezzi per essere felici o quantomeno per gettare solide basi per una vita felice. Se viaggiare ti rende felice, non aspettare di essere milionario. Potresti aspettare per sempre. Renditi conto, invece, che hai bisogno di poco denaro per partire. Non devi attendere il momento giusto. Ogni momento può essere quello giusto.

Leggendo la storia del pescatore messicano e del businessman americano, dovresti rendertene conto: la felicità non è molto più facile di quanto pensiamo?

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