Il primo passo per cambiare vita è mettere da parte l’orgoglio

Photo by Cassiano Psomas

Per diversi anni ho lavorato nel mondo del poker. Scoprii questo gioco in Australia e me ne appassionai, successivamente sfruttai la conoscenza e l’esperienza che avevo maturato per ottenere un lavoro da articolista per un sito specializzato.

Fu così che realizzai il mio più grande sogno, perché quell’impiego era completamente in remoto e mi permetteva quindi di vivere in viaggio. Come racconto nel mio libro, “Le coordinate della felicità“, ho girato gran parte del sud-est asiatico mantenendomi con la scrittura online.

In questo modo ho esplorato una parte di mondo di cui mi sono innamorato ma ho anche avuto modo di osservare centinaia di giocatori di poker all’opera. Così ho capito che c’è una grande e importante differenza tra un vincente e uno che invece perde con costanza.

La fortuna? No, la fortuna ha un ruolo marginale sul lungo periodo. La capacità di fare bluff spettacolari? Per niente.

Il vero valore di un giocatore vincente sta nella capacità di passare una buona mano in un piatto dove ha già investito molto, se sa che probabilmente è battuto.

Chiunque abbia giocato a poker sa che è una delle cose più difficili da fare. Richiede un mix raro di lucidità mentale, disciplina e autocontrollo, ma soprattutto una caratteristica che manca non solo alla maggior parte dei giocatori ma anche alla maggior parte delle persone: l’umiltà di mettere da parte l’orgoglio, ammettere che non ha senso andare avanti su quella strada e ricominciare da capo.

La differenza tra un vincente e un perdente

Quando il giocatore amatoriale ha una ottima mano di partenza (come una coppia di Assi) tende a giocarsi tutto quello che ha fino alla fine, per il semplice fatto che all’inizio era il favorito. Per il giocatore amatoriale il poker è tutta una questione di orgoglio e non accetta che dopo essere partito avanti, possa ritrovarsi indietro.

Il professionista, invece, analizza sempre tutte le opzioni e le possibilità. E anche se ha un buon punto, anche se ha già investito tanto, anche se l’avversario fa una piccola puntata invitante, passa la sua mano se sa che probabilmente non è più la migliore.

I veri vincenti sono coloro che non hanno paura di cambiare condotta, perché sanno che non conta ciò che è stato. Non ha importanza se prima avevi la mano migliore, la domanda che devi porti è: come sei messo ora?

Questa è una delle tante metafore interessanti che ci offre il gioco del poker. Infatti, proprio nello stesso modo, il mondo è pieno di individui che pur sapendo di aver sbagliato percorso (a livello lavorativo, sentimentale o personale) scelgono comunque di continuare su quella strada con testardaggine.

La scusa più comune: ho investito troppo

Lo fanno principalmente per una questione di orgoglio. Il loro ego non gli permette di prendere in considerazione altre possibilità oltre a quella che stanno vivendo. L’idea di cambiare e ricominciare da capo è semplicemente inaccettabile.

Qual è il motivo alla base di questo comportamento? Molti diranno ciò che dicono tanti giocatori di poker perdenti: “La mia mano era molto forte e ho investito troppo in questo piatto, ora non ha più senso uscirne”.

Ed è proprio ciò che dice la maggior parte delle persone quando si parla di grandi rivoluzioni personali e cambiamenti di vita. La giustificazione, spesso, è qualcosa del genere:

“Quando ho preso questa strada nella vita credevo che fosse la migliore e ora mi ritrovo ad aver investito tutto in questa direzione. Ho preso una certa laurea e ho cercato un certo lavoro. Ho dato tanto per fare carriera. Ho acceso un mutuo trentennale. Ho messo le radici, ho fatto una famiglia e qui ho amici e parenti. Ho puntato tutto su questa vita. È andata così, e ora non si può cambiare

Se hai già letto il mio libro sai già che non penso sia vero. Cambiare è sempre possibile e ci sono infiniti casi che lo dimostrano, per qualsiasi categoria: single, coppie e famiglie, giovani e anziani, ricchi e poveri e via discorrendo.

Per riuscirci, però, è necessario fare un primo passo molto difficile: ammettere di aver sbagliato e decidere di ripartire da zero.

Mettere da parte l’orgoglio e ammettere di aver sbagliato

Da millenni uomini e donne dotati di grande saggezza affermano che l’ego è uno dei nostri più grandi nemici. I motivi sono molteplici ma è certamente vero che l’ego genera un orgoglio logorante che ci impedisce di ammettere con umiltà e razionalità di aver sbagliato.

E pensare che non c’è davvero nulla di male in una tale ammissione. Anzi, è un grandissimo gesto di umiltà e maturità. La perfezione non ci appartiene e ognuno di noi, prima o poi, è destinato ad andare incontro a piccoli o grandi fallimenti.

Gli unici esenti sono coloro che non rischiano mai, ma loro sono proprio i primi malati di ego: non si mettono in gioco perché non possono accettare l’idea di perdere. Non vuoi diventare quel genere di persona, te lo assicuro. È come fare uno spettacolare viaggio senza mai scendere dall’auto, sempre seduto sul sedile del passeggero, mai al volante.

L’orgoglio è ciò che ti convince che la strada che hai scelto, magari tanti anni fa, sia certamente quella giusta per te. Mettere in dubbio questa verità, infatti, porterebbe a una sconfitta troppo dolorosa per l’ego.

E così, anche se nel profondo non sono per niente felici, tante persone continuano in quella direzione come fa il giocatore di poker amatoriale quando insiste con una mano che non vale più niente.

Essere infelici e investire ancora di più sulla propria infelicità

Prendiamo il lavoro. A tanti capita di detestare il proprio impiego eppure se c’è la possibilità di ricevere una promozione, non si tirano indietro e lavorano ancora di più. Se il capo chiede di fare gli straordinari, dicono di sì senza pensarci. Il lavoro è sempre nei loro pensieri, quando sono in ufficio e quando sono a casa.

Spesso, quando si rendono conto di sprecare la loro vita per fare qualcosa che detestano, si giustificano con se stessi e con gli altri dicendo che lo fanno per i soldi, ma anche questo non è vero. Sanno che i soldi vanno e vengono, mentre il tempo passa e basta. Se continuano su quella strada è solo perché non riescono ad ammettere di aver sbagliato e di voler cambiare.

Vale anche in amore. Quante coppie scelgono di affrontare una crisi investendo ancora di più nel rapporto? C’è chi sceglie di andare a convivere, altri si sposano, altri addirittura fanno figli. Questa è la loro soluzione a un problema che, inevitabilmente, non scomparirà ma diventerà ancora più grande.

Gli anni passano e le due persone si allontanano. Magari iniziano a mentirsi e a tradirsi, perché il loro orgoglio gli impedisce di ammettere che quella persona non è quella giusta oppure che per salvare la relazione sia necessario impegnarsi di più, evolversi, rivedere tutto. Cambiare, insomma.

Il non-attaccamento buddhista: impara a cambiare, perché tutto cambia

Chi non è disposto a cambiare è destinato a restare intrappolato nelle sue illusioni e nelle sue sofferenze. Perché tutto è in continuo mutamento, tutto quanto. E anche tu sei fatto per mutare, cambiare e (possibilmente) evolverti.

Nel buddhismo c’è un concetto che trovo molto affascinante: il non-attaccamento. Niente è immutabile e dura per sempre, quindi nessuno di noi possiede qualcosa o qualcuno. Ogni attaccamento è illusorio e fonte di sofferenza.

Solitamente questo discorso viene fatto in riferimento alle persone e alle cose, ma vale anche per le scelte di vita. Pensa a quando ti attacchi con tutte le tue forze alle decisioni che hai preso in passato e ti imponi di non cambiare mai idea.

Quando pensi di essere coerente ma sei solo schiavo del tuo ego e vittima del tuo orgoglio. E anche se nel profondo sei infelice, dici a tutti che quella è la strada giusta, punto e basta.

Una falsa credenza considerando, appunto, che tutto è in continua evoluzione e quindi quello che è giusto oggi per te potrebbe non esserlo tra cinque anni. Ma forse nemmeno tra mezzo secondo.

Qual è la soluzione, dunque? Vivere alla giornata perché nulla è per sempre? Assolutamente no. È molto più semplice di così: bisogna accettare che il cambiamento fa parte della vita. E che cambiare, a volte, è semplicemente l’unica scelta giusta.

“Ho sbagliato”: il primo passo verso la tua felicità

Per adottare questa mentalità, è necessario un atto di grande umiltà, ma anche un risveglio di razionalità e consapevolezza che si riduce a due parole: ho sbagliato.

Ho sbagliato a credere che quel lavoro da ufficio fosse giusto per me.
Ho sbagliato a gestire una crisi d’amore schivando i problemi.
Ho sbagliato a comprare casa in una città dove non voglio vivere.
Ho sbagliato indirizzo all’università.

Magari potresti anche guardarti allo specchio e dire: “Ho sbagliato tutto. Sì, proprio così, ho sbagliato tutto“.

Se ci riesci il tuo ego ne viene fuori a pezzi, ma ecco che una parte di te, quella piena di rabbia e risentimento, tristezza e paura, se ne va. Improvvisamente ti senti leggero/a. Potresti anche sorridere.

Succede perché l’ammissione di aver sbagliato non ti porta subito sulla strada giusta ma ti allontana da quella che non lo è. Questo gesto così raro e difficile ti donerà la leggerezza di chi non sa dove sta andando ma sa di essersi allontanato da dove non voleva essere.

Nella vita, non essere un giocatore di poker perdente. Non agire con orgoglio, non identificarti nelle scelte che hai preso. Sii come un giocatore di poker vincente: analizza sempre la situazione e non avere paura di cambiare.

Chi vince a poker, sa passare una mano anche se ha investito tanto. Chi vince nella vita, sa cambiare quando è infelice. Costi quel che costi.

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