Il contadino e la nuvola: un’antica storia orientale su come prendere la vita

Photo by Joshua Earle

Sono convinto che ci siano tanti modi per realizzare un sogno o per trovare la propria felicità, ma ce ne sia solo uno per essere certi di non riuscirci: aspettare, rimandare e non fare niente di concreto.

Ciò che differenzia un sogno nel cassetto da un sogno realizzato è proprio l’azione. Ci ho messo molto tempo a capirlo, perché, come tutte le persone con un indole da sognatore, mi perdevo per ore a volare con la mente, immaginando scenari futuri per la mia vita ben diversi dal presente che stavo vivendo.

Mi immaginavo, ad esempio, lontano dalla città in cui vivevo e dove non mi sentivo a casa. Mi vedevo a vivere in un luogo tranquillo e in mezzo alla natura, magari sul mare, senza smog, traffico e rumore. Oppure mi immaginavo circondato di persone diverse, più simili a me. Gente con cui capirsi al volo. E poi desideravo una vita basata sulle mie coordinate della felicità e non sugli schemi e sulle regole decisi da altri.

Alla fine sono riuscito a realizzare tutti questi sogni, anche se per molti anni mi sono interrogato sul motivo dietro al successo della mia piccola grande rivoluzione personale: è stata fortuna? Sono stato più bravo degli altri? Ho un qualche talento? Ho avuto più opportunità di altri? È stata una questione di tempismo?

Non ho trovato risposta finché, un giorno, ho avuto modo di ascoltare una vecchia storia orientale. E ho capito immediatamente qual è il fattore chiave per realizzare un sogno.

La metafora della nuvola e il contadino

Qualche anno fa stavo girando il Laos con lo zaino in spalla (ero all’inizio del mio periodo da nomade digitale). Una sera, a Luang Prabang, io e la mia compagna cenammo in un meraviglioso ristorante che si affacciava sul Mekong. Al tavolino accanto, c’era un signore con lunghi capelli raccolti in una coda e la barba che gli arrivava al petto. Fumava una pipa e guardava il cielo, come incantato.

Sono quei personaggi che alle nostre latitudini verrebbero giudicati come dei disgraziati, persone da cui stare alla larga. Chi viaggia tanto (specialmente nel sud-est asiatico) impara invece a riconoscerli al volo: sono esseri umani a cui non importa nulla del giudizio altrui, perché sono troppo impegnati a vivere e a dare un senso profondo alla loro vita.

Ne ho incontrati a decine e ognuno di loro mi ha sempre donato qualcosa, spesso inconsapevolmente. Alla fine della cena, quell’uomo ci sorrise, noi ricambiammo e lui prese a parlare come se fossimo vecchi amici. La magia del viaggio è anche questa.

“C’è una vecchia storia orientale, credo sia cinese”, iniziò con l’aria di chi sta riprendendo una conversazione tra vecchi amici, anche se eravamo perfetti sconosciuti. “Un contadino sta lavorando i suoi campi, è una mattina di piena estate e fa caldissimo. Il sole picchia forte e il contadino, guardando il cielo, vede una grossa nuvola poco lontano. Così pensa: “Fantastico, aspetterò che la nuvola si sposti, copra il sole e mi permetta di lavorare all’ombra. Così potrò faticare meno e finirò anche più in fretta”. Poi si mise lì, appoggiato alla zappa, ad aspettare“.

L’uomo sbuffò il fumo della pipa. Poi ci chiese: “Sapete cosa è successo a quel contadino? È stato tutto il giorno ad aspettare che la nuvola coprisse il sole. E alla fine si è ritrovato alla sera senza aver combinato nulla. Non ha lavorato, non ha raccolto nulla. Ha sprecato tutta la sua giornata aspettando che la nuvola si muovesse ma alla fine il sole è stato alto in cielo per tutto il tempo”.

Non so perché quell’uomo decise di raccontarci quella storiella ma so che non dovetti nemmeno interrogarmi su quale fosse la morale, perché ripensando al mio percorso compresi subito che se mi ero costruito la possibilità di lavorare viaggiando e cenare a Luang Prabang in quel luogo stupendo era perché non avevo mai aspettato la nuvola. Avevo agito.

La mia storia: ce l’ho fatta perché non ho aspettato la nuvola

Limitarsi a sognare significa comportarsi come il contadino, che sta lì, appoggiato alla zappa, a guardare il cielo e aspettare che la nuvola si sposti e gli conceda un po’ di ombra.

Intanto il tempo passa inesorabile e il contadino non solo non si guadagna da vivere ma rinuncia anche al suo tempo libero: se si desse da fare, finirebbe di lavorare per pranzo e potrebbe riempire il suo pomeriggio facendo ciò che ama e passando tempo di qualità con la sua famiglia.

Lo stesso discorso vale per coloro che non passano mai all’azione: trascorrono giorni, se non settimane o mesi, a non fare nulla di concreto per la loro felicità. Semplicemente, aspettano che succeda qualcosa di favorevole, sperano in un miracolo o in un intervento esterno. Intanto il tempo passa e si spreca in questa attesa logorante e inutile.

Non ho conquistato niente di particolarmente eclatante nella mia vita, ma ho realizzato tutti i sogni che avevo solo qualche anno fa. Vivo in un posto che mi fa sentire a casa, frequento persone con una visione della vita simile alla mia, ho fatto del viaggio uno stile di vita e della mia grande passione per la scrittura un lavoro.

Come ci sono riuscito? Sicuramente ho avuto anche un pizzico di fortuna ma il grande merito è stato quello di non aver mai aspettato. È anche così che ti crei la tua stessa fortuna.

Come scrivo in ordine sparso nel mio libro, quando ero uno studente universitario insoddisfatto non mi sono trascinato avanti per prendere una laurea che avrebbe fatto contenti solo gli altri; quando sono stato costretto a lasciare l’Australia, non ho aspettato che qualcuno, per miracolo, mi desse un visto permanente per quella terra che amavo; quando un brutto evento mi ha costretto a tornare a Torino e abbandonare la città dove volevo vivere (Vancouver) non sono rimasto con le mani in mano ad attendere un aiuto da qualcuno o da qualche entità superiore.

Non ho mai aspettato che la nuvola coprisse il sole, insomma.

Al contrario, ho sempre agito. Ho lasciato l’Università e sono partito con pochi soldi per andare a lavorare dall’altra parte del mondo; ho cambiato rotta alla mia vita e sono diventato un panificatore per poter tornare in Australia e ottenere il visto; ho sfruttato l’occasione del ritorno forzato dal Canada per ripartire dalla mia passione per la scrittura e dopo un anno di grandi sforzi e sacrifici mi mantenevo esclusivamente con gli articoli che scrivevo online.

Se vuoi realizzare qualcosa, non aspettare

La metafora della nuvola ci insegna a non aspettare le condizioni favorevoli, specialmente se esse non dipendono direttamente da noi. Infatti, un conto è dire: “Mi impegno ogni giorno per imparare il cinese e sono sicuro che tra un anno lo saprò parlare almeno un po’“. Un conto è dire: “La mia vita è un disastro, aspetto che succeda qualcosa per cambiare“.

Nel primo caso, le condizioni favorevoli le stai costruendo tu stesso. Nel secondo, tutto è in mano al caso.

Essere sognatori è fondamentale al giorno d’oggi. È un gesto di romantica ribellione al pessimismo e alla rassegnazione dei nostri tempi. Ma non basta. Per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare i tuoi sogni, devi agire.

Non essere come il contadino che aspetta la nuvola sprecando il suo prezioso tempo. Lavora duro, prenditi le tue responsabilità e i tuoi rischi. Fai di tutto per dare concretezza alle tue idee. Ti assicuro che se smetti di aspettare e ti butti nelle cose della vita, verrai ricompensato. Non da Dio o dal Destino, ma dai risultati del tuo impegno e della tua costanza.

E questa, caro lettore o lettrice, è una delle soddisfazioni più grandi che tu possa provare nella vita.

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