Essere un viaggiatore

Photo by Yuan Thirdy

Non è facile essere un viaggiatore.

Tutto e tutti provano a trasformarti in un turista.

Ed essere un turista è incredibilmente facile.

Il turista parte comodo e torna comodo.

Per il turista è tutta una questione di comodità: non lascia casa per amore della scoperta, ma per rilassarsi.

Per trascorrere intere giornate a non fare niente.

Quando ha un problema, paga. Quando ha bisogno di qualcosa, paga.

Per il turista è tutta una questione di soldi.

Ecco perché il turista è quello che etichetta coloro che viaggiano a lungo come figli di papà.

Non conosce Workaway, non sa cosa significhi “backpacker“, non dormirebbe mai in un ostello.

Non riuscirebbe mai a spendere $2 per una cena. Crede che lavorare viaggiando sia impossibile.

Ma poi dice con convinzione che per viaggiare tanto bisogna essere ricchi.

Il turista sceglie la prossima destinazione in base alla bellezza dell’hotel, non dei luoghi.

Non gli interessa la storia di un posto, potrebbe anche non sapere che lingua si parla, perché passerà più tempo dentro la gabbia dorata di un hotel che fuori.

Visita posti lontani ed esotici per motivi superficiali.

Per postare foto che prendano tanti “like” sui social network.

Per abbronzarsi e godere delle espressioni di stupore e invidia degli amici quando torna.

Per dire di aver visto questo e quello. Per poter aggiungere un’altra bandierina su Instagram.

Il turista scatta foto con elefanti incatenati e tigri drogate.

Beve birra e lascia le bottiglie in spiaggia.

Consuma i luoghi che visita, lasciando segni indelebili del suo passaggio.

Il turista vede solo quello che vuole vedere.

Dice di aver visitato il mondo intero ma non si è mai perso camminando in un mercato frequentato solo da locals.

Non ha mai mangiato un piatto pieno di spezie e ingredienti mai sentiti e provati prima.

Va in India e ai curry preferisce McDonald’s.

Va in Thailandia e al Pad Thai preferisce la pizza (di cui poi si lamenterà).

Non parla mai con uno sconosciuto, ma solo con le guide turistiche.

Non ha mai vissuto tutta l’umanità sconvolgente e meravigliosa che si trova lontano dalle grandi attrazioni turistiche.

Il turista vuole vedere solo cose belle, profumate e sicure.

Poi si rinchiude in una stanza d’hotel perché non vuole affrontare tutto il resto.

Il viaggiatore, invece, si immerge completamente in quel “resto“.

Ci sguazza dentro, nuotando come un bambino che si tuffa per la prima volta nel mare.

Perché un viaggiatore non lascia casa per andare a rilassarsi.

Un viaggiatore è consapevole che nella nostra quotidianità non abbiamo nessun vero problema.

I veri problemi li ha visti in Africa, in Asia e in Sud America, quando viaggiava con lo zaino in spalla.

Lì si è sentito grato di essere nato in una parte del mondo dove tutti danno per scontato certe cose (un tetto sulla testa, tre pasti al giorno, l’istruzione e via discorrendo) che a qualche migliaia di chilometri da noi sono considerate un privilegio.

Viaggiando ha capito le nostre vite sono già piene di comfort.

Abbiamo automobili, smartphone, case calde e accoglienti. Abbiamo la sicurezza, la salute e l’intrattenimento.

Abbiamo davvero bisogno di rilassarci per sette giorni in pieno agosto?

Il viaggiatore non parte per rilassarsi. Lo farà, ovviamente, ma non è quello lo scopo del suo viaggio.

Il viaggiatore parte per soddisfare il suo desiderio di scoprire. Luoghi, persone, cibi, tradizioni, miti, modi di vivere.

Il viaggiatore non è interessato ad apparire perfetto nelle foto, perché sa che la realtà sarà sempre meglio.

La realtà è sporca e cruda, spesso difficile da comprendere e a volte dolorosa. È davvero #nofilter.

Ma al viaggiatore interessa solo la realtà, perché è nella realtà che si sente vivo.

Non esiste una quantità di “mi piace” che lo faccia stare bene quanto un tramonto.

Non esiste un commento virtuale paragonabile al sorriso degli occhi di una persona incontrata in viaggio.

Il turista vive dentro la comfort zone e quando viaggia pretende che il mondo si adatti alle sue esigenze.

Vuole le comodità e gli agi che ha a casa, anche se questo significa distruggere tradizioni millenarie.

Non ha alcuna intenzione di allontanarsi da ciò che conosce e ha paura dell’ignoto.

Vuole solo rilassarsi, senza pensare a niente.

Il viaggiatore vive fuori dalla sua comfort zone. O meglio, si sente vivo quando è lontano da ciò che conosce.

Si sente vivo quando affronta la novità.

È attratto dal diverso, non perché non apprezzi la sua identità ma perché vuole confrontarla con le altre.

È curioso, impaziente ma rispettoso.

Il turista non scopre il mondo, lo consuma a suo piacimento.

Il turista ha visto hotel puliti e buffet stracolmi di cibo che a fine giornata verrà gettato nell’immondizia, magari in un paese dove ci sono migliaia di persone che muoiono di fame.

E alla fine, solo il viaggiatore può dire di averlo davvero visitato, questo incredibile mondo.

Al giorno d’oggi è molto più difficile essere un viaggiatore rispetto a essere un turista.

Però, nonostante tutto, vale la pena essere un viaggiatore.

Perché il turista vive esperienze di vita e di viaggio scritte da altri, pre-confezionate.

Le vacanze di un turista sono la replica delle vacanze di milioni di persone.

Fai questo, vedi quello, scatta un selfie.

Il viaggiatore, invece, prende in mano la penna e scrive da solo la storia della sua vita.

Sarà piena di errori e sbavature.

Ma sarà sempre una storia unica e originale.

Ecco perché varrà sempre la pena di essere un viaggiatore.

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