La dolce attesa di quei viaggi che sogni e pianifichi in gran segreto

Photo by Asli Yilmaz

L’attesa di un viaggio è parte stessa del viaggio. 

È quel periodo magico e spaventoso nel quale non vedi l’ora di lasciarti tutto alle spalle e partire. Giorni infiniti, fatti di monologhi interiori e una facciata di normalità da tenere di fronte agli altri.

Vuoi che tutti pensino che la tua vita stia scorrendo normalmente, perché il viaggio che stai sognando è un segreto che conservi gelosamente.

Hai paura del giudizio altrui. Temi che le persone possano sminuire l’esperienza su cui fantastichi da tempo, che qualcuno se ne venga fuori con qualche frase come “Ah vai là? Ma guarda che non è un granché...”.

Non ti interessano le loro opinioni pronunciate senza alcun riguardo, non vuoi sapere cosa ne pensano. Quel viaggio è una cosa tua. Per questo lo proteggi, anche quando è solo un progetto.

Ricordo il mio primo vero lungo viaggio da nomade digitale. Nel “Le coordinate della felicità” ne parlo così:

Avrei viaggiato ma anche lavorato in remoto. Come potevo confidarmi con qualcuno se questo era qualcosa di nuovo e mai visto prima? Nessuno tra le persone che conoscevo poteva consigliarmi. Al massimo mi avrebbero giudicato, quindi non potevo che tenere tutto per me e coltivare intimamente la passione per quella grande esperienza che mi attendeva in un piccolo spazio dentro il tuo cuore, lontano da occhi indiscreti.

Le coordinate della felicità

Certi sogni sono come vini rari

Ma l’attesa di un viaggio non è una sofferenza.

È bellissimo aspettare l’inizio di un viaggio, è una sensazione che crea dipendenza. Perché ciò che ti spinge a voler viaggiare sempre e comunque è il pacchetto completo: non solo il viaggio in sé, ma anche tutto ciò che precede la partenza.

Forse non te ne rendi conto, ma quando metti piede sull’aereo il viaggio è già iniziato da tempo perché ogni volta che ci pensi stai viaggiando con la mente. A volte basta la pagina di un libro per venire a conoscenza di luoghi che ti entrano subito nel cuore.

Ricordo l’attesa interminabile ma a suo modo meravigliosa di quel mio primo viaggio in Asia. Mentre continuavo a vivere normalmente, sapevo che nel mio futuro c’era un viaggio sicuramente straordinario ad attendermi.

È una sensazione strana: i giorni passano, la data di partenza si avvicina e tu non riesci a pensare ad altro. Cosa troverò sulla mia strada? Quali luoghi visiterò? Quante e quali persone incontrerò? Questo viaggio cambierà la mia vita? Quel mix di entusiasmo, ansia, eccitazione, paura, desiderio è qualcosa che solo chi vede nel viaggio un processo di crescita personale conosce e sa apprezzare.

Un viaggiatore vive per queste sensazioni, per i giorni crocettati sul calendario e le notti passate ad immaginare colori, profumi, architetture, volti, sapori e modi di vivere nuovi. E vuole che tutto questo resti una questione privata. Non vuole condividerla con il mondo, perché il mondo non capirebbe.

Nel mio libro, scrivo:

Forse, mi dissi, perché certi desideri sono come vini rari: vanno tenuti in un posto sicuro, e tirati fuori solo quando è ora di brindare. E io non ero ancora pronto per buttarmi dentro a quel sogno e annunciarlo al mondo intero.

Come una notte a Bali

Quando l’attesa finisce e il sogno diventa realtà

Finalmente, però, l’attesa finisce.

Arriva il giorno in cui ti metti lo zaino sulle spalle e ti sembra sempre più pesante di quanto pensassi. Esci di casa, arrivi all’aeroporto e ti incanti davanti al tabellone delle partenze. Fai il check-in, superi i controlli e ti piazzi davanti al gate con occhi sognanti e il cuore leggero.

Il tuo viaggio sta per iniziare. Anzi, sta per continuare: in realtà era iniziato il giorno in cui lo avevi sognato per la prima volta. Ora, semplicemente e magicamente, il sogno sta diventando realtà.

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