“Cosa vorresti fare per essere felice?”: una mentalità per realizzarsi nella vita

Photo by Gabrielle Cepella

Milioni di persone si pongono una domanda a cui è difficile trovare una risposta: come realizzarsi nella vita?

È uno di quei quesiti esistenziali che può toglierti molte energie e sovraccaricare la tua mente ma al tempo stesso potrebbe anche spingerti a partire per una ricerca entusiasmante, un viaggio sia interiore sia nel mondo intorno a te.

E se alla fine di questo difficile ma emozionante viaggio riesci a trovare una risposta e capisci come realizzarsi nella vita, allora tutto quello che hai passato e tutto ciò che ti aspetta assume un significato. Tutto inizia ad avere senso, una consapevolezza che personalmente considero quasi un sinonimo di felicità (ne parlerò più avanti in riferimento alla mia esperienza).

Ma concretamente, come si fa realizzarsi nella vita? Ci sono molte strade che si possono prendere e nell’immaginario comune sono una più difficile dell’altra. Dal mio punto di vista, invece, è tutto molto semplice. Basta una sola domanda per fare il primo passo verso la nostra realizzazione personale.

Come pensa un bambino, come pensa un adulto

Alcuni anni fa lessi di uno studio effettuato da un’agenzia pubblicitaria britannica su “come realizzarsi nella vita“. La conclusione più interessante riguardava il modo differente di affrontare questo tema in base all’età: i bambini e gli adolescenti tendevano ad avere grande ottimismo, gli adulti erano invece rassegnati e pessimisti.

La domanda era: “Cosa ti piacerebbe fare nella vita per essere felice?

I bambini davano risposte che iniziavano con “farò“, “sarò” oppure “mi occuperò di…“. Erano sicuri di potercela fare, per loro non c’era alcun dubbio.

Nonostante gli adulti fossero interpellati online e in modo anonimo, e avevano quindi la possibilità di scrivere senza alcun imbarazzo o timore di essere giudicati, rispondevano come se i loro sogni fossero assolutamente irrealizzabili, pura fantasia.

Un esempio mi colpì particolarmente.

Perché da adulti tutto ci sembra così irrealizzabile?

Un bambino rispose semplicemente così: “Diventerò un astronauta“. Nessun dubbio, nessuna ipotesi, era sicuro di poterlo fare.

Un adulto, invece, diede una risposta lunga e complessa per poi finalmente giungere a una conclusione inaspettata: “Mi piacerebbe cambiare vita, avere una mia  fattoria e fare il contadino. Ma non è facile, ci sono tante regole, bisogna chiedere i permessi. È complicato, non credo che ci riuscirò mai“.

La differenza tra il bambino e l’adulto è netta ed è tutta una questione di mentalità. Il bambino vuole diventare un astronauta. Quanti sono gli astronauti nel mondo? Probabilmente meno di mille. Eppure è sicuro di potercela fare.

L’adulto vorrebbe invece avere una fattoria e fare il contadino. Quanti contadini ci sono nel mondo? Milioni. Eppure è sicuro di non potercela fare.

Come realizzarsi nella vita: parti da una domanda

Ovviamente quando si è molto giovani si è anche ingenui, su questo non ci sono dubbi. E so che molti, di fronte a questo differente modo di prendere la vita, penseranno che il bambino non ha idea di come sia la vita reale, non sa cosa vuol dire dover pagare bollette e tasse, non deve lavorare per guadagnarsi da vivere, non ha tutte le responsabilità che abbiamo noi adulti.

Tutto questo è vero, ma… è anche giusto? Chi ci ha obbligati a smettere di avere sogni e ragionare come quando avevamo 10 o 15 anni? Perché nella nostra società il pessimismo e il cinismo vengono considerati normali e addirittura inevitabili?

In fondo, cosa c’è di sbagliato nel continuare a ragionare come un bambino o un adolescente? Chi lo ha detto che non si può fare anche da adulto?

Nessuno. Non è un’imposizione essere così negativi e freddi. Non è una regola, è una scelta. Eppure la maggior parte degli adulti è così: rassegnata, spenta, incapace di coltivare sogni e passioni.

Non è mio interesse capirne i motivi, so solo che la nostra società ci spinge in quella direzione. Anche io mi ero fatto trascinare da questa corrente ma alla fine la realizzazione personale l’ho trovata proprio quando ho deciso di muovermi nella direzione opposta.

Quando mi sono guardato allo specchio e mi posto una sola domanda: cosa sognavi di fare nella vita da ragazzo?

Come mi sono realizzato rispolverando un vecchio sogno

Io sognavo di scrivere. Mantenermi con le parole. Eppure, mi ritrovavo a 23 anni con due esperienze di vita all’estero alle spalle (Australia e Canada) e decine di lavori completamente diversi nel curriculum: operaio, panificatore, cameriere, pizzaiolo, commesso…

Mi resi conto di aver preso il mio grande sogno adolescenziale e averlo chiuso dentro un cassetto. Lo avevo fatto perché tutti gli adulti intorno a me mi avrebbero detto che era una follia anche solo provarci e dovevo trovare qualcosa di concreto e realizzabile. Mi avrebbero detto di mettere la testa a posto, qualsiasi cosa significhi.

Così avevo anche rinunciato a scrivere nel tempo libero, non so neanche io perché… forse perché mi avrebbe ricordato ciò che avrei voluto fare nella vita e sarebbe stato troppo doloroso pensare di non averci dedicato tutto me stesso.

Ma poi a un certo punto la vita mi ha fatto lo sgambetto, o almeno così credevo. Come racconto nel mio libro “Le coordinate della felicità” sono stato costretto a tornare in Italia e abbandonare la città che amavo (Vancouver). Dovevo ripartire da zero e così decisi di farlo in maniera creativa: perché scegliere un progetto di vita freddo e omologato dal mondo degli adulti? Perché non tornare indietro con la mente a quando ero un adolescente? Ecco da dove sarei ripartito.

Io sognavo di fare della scrittura un lavoro. Non sarei diventato il nuovo Stephen King, quello era un sogno infantile. Ma perché non adattare quel vecchio sogno alla mia nuova situazione?

È stato con questo spirito che ho iniziato a inviare candidature a decine di siti web, proponendomi come articolista. Un anno dopo mi mantenevo con la mia attività di web writer e oggi, solo pochi anni dopo, mi mantengo solo ed esclusivamente con la mia scrittura. Sono anche riuscito a pubblicare un libro. E poi un altro.

Mi sento realizzato, posso dirlo con grande sicurezza. E se ci sono riuscito è perché ho adottato questa regola che secondo me può funzionare per tante persone: pensa come un bambino e agisci come un adulto.

Pensa come un bambino, agisci come un adulto

La maggior parte delle persone fa esattamente il contrario. Pensa come un adulto medio del mondo occidentale, pertanto si fa sopraffare da stress e responsabilità. Un adulto ragiona come se tutto fosse impossibile e l’unica soluzione sia arrendersi e accettare il prima possibile che nulla cambierà mai, perché tutto è troppo complicato.

Ma poi, spesso, un adulto agisce come un bambino: nell’attuare le proprie idee, si fa piccolo, spaventato, infantile. Preferisce scappare invece di prendersi le responsabilità, accumulare problemi invece di occuparsene e risolverli, lamentarsi invece di impegnarsi.

E se invece la risposta alla domanda “come realizzarsi nella vita” fosse l’esatto opposto?

Magari troverai la tua strada e la tua felicità pensando come un bambino e agendo come un adulto.

Concretamente significa continuare a sognare e a coltivare le proprie passioni, voler vivere una vita divertente e colorata, fregarsene del giudizio altrui ed essere sempre curiosi ed esploratori. Aver voglia di vivere, non di sopravvivere.

Questo a livello mentale, ma poi, all’atto pratico, essere adulti: prendere decisioni forti, essere costanti nell’impegno d soprattutto prendersi le proprie responsabilità. Se fallisci, non piangi ma impari. E poi riparti.

Con me ha funzionato: qualche anno fa avevo un lavoro che odiavo e una vita che credevo normale e dovevo farmi piacere. Oggi ho realizzato il sogno che avevo da sempre, vivo viaggiando e ho conquistato una libertà che mai avrei creduto di poter avere.

Poniti un’altra domanda, molto semplice: cosa sognavi di fare da giovane? Renditi conto della distanza che hai messo tra te e i tuoi sogni e fai di tutto per colmarla. La tua felicità si trova lungo questo processo.

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